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Posts Tagged ‘Desiderio’

oasi

Il pericolo insito nella bellezza non canonica è che la sua precarietà rischia di enfatizzare il ruolo dell’osservatore. Perché quando l’immaginazione si stanca di quella fessura tra i denti, non resta che rivolgersi a un buon specialista in ortodonzia. Una volta che abbiamo collocato la bellezza nell’occhio dello spettatore, cosa succede se quell’occhio si rivolge altrove? Ma proprio questo limite era gran parte del fascino di Chloe. Il concetto soggettivo di bellezza fa dell’osservatore un essere meravigliosamente indispensabile.
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Qualunque sia il grado di felicità con la nostra compagna, l’amore per lei ci è di ostacolo ad avviare altre relazioni romantiche, a meno di non vivere in una società poligamica. Ma perché ciò dovrebbe essere causa di frustrazione, se davvero l’amiamo? Perché, se il nostro amore per lei è sempre vivo, dovremmo sentire come un limite tale condizione? Forse perché, nel risolvere il nostro bisogno di amare, non sempre riusciamo a risolvere il nostro bisogno di desiderare.
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Nell’ossessione dell’oasi, l’uomo assetato immagina l’acqua, le palme e l’ombra non perché ce ne siano oggettivi indizi, ma perché ne ha pressante necessità. I bisogni disperati fanno intravedere la soluzione attraverso le allucinazioni: l’assetato ha l’allucinazione dell’acqua, il bisogno di amore provoca l’allucinazione dell’uomo, o della donna ideale. L’ossessione dell’oasi non è mai una delusione completa: l’uomo nel deserto vede qualcosa all’orizzonte. È che le palme sono inaridite, il pozzo secco, il luogo infestato di locuste.

 Alain de Botton, “Esercizi d’amore”

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pensare

Pensando a momenti straordinari che ho immaginato di vivere, a “contropartite considerevoli”, mi chiedo a volte, lucidamente: come ho potuto credere di riuscire a realizzare quel sogno? Come ho potuto sottovalutare tutte le difficoltà e gli insormontabili ostacoli che si frapponevano (e si frappongono tuttora) tra me e quel mirabile traguardo? Quanto e come incide nella definizione di un riscatto, la passione, il desiderio sessuale? Cosa ha a che fare tutto questo con una sana speranza, con la legittima ambizione? E l’egoismo? E’ sempre dietro l’angolo? E’ sempre da combattere?
E’ questo il mio tormento, la mia cronica follia: un continuo andirivieni tra miraggi e tristi risvegli. Ed il tempo, ahimè, non m’ha guarito. Io volo ancora, per brevi esplorazioni: ho il sonno più leggero e consapevole. Capita a volte, addirittura, che l’immaginazione preceda di un nulla il raziocinio, quasi a sfiorarlo.
Il giorno in cui la ragione presiederà la mente, e chiuderà le porte alle utopie, o a semplici illusioni, allora forse si, sarò maturo, serenamente equilibrato, oppure tragicamente rassegnato?

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83_n

“ Il sesso è una droga molto pesante: dà forte assuefazione e una tipica crisi di astinenza, nota come «delusione d’amore».” (Gianni Monduzzi)

Arriva il sole, i primi tepori, la natura si risveglia, s’innalzano i “tassi” e per chi soffre di “delusione d’amore”, per chissà quale congiunzione astrale, si fa particolarmente pressante un unico bisogno. Questo in funzione dall’età, dell’appetito, dei ritmi biologici, della presenza di sentimenti negativi come la stizza, l’invidia, la frustrazione, la gelosia, la vendetta.
Un solo richiamo, acuto e netto, prevale su tutto. E’ una crisi altalenante che condiziona più di qualunque altra l’umore, la concentrazione, la disponibilità.
Tutto sfuma. Si confondono i dettagli. Si perde sensibilità per le cose belle della vita, piccole o grandi che siano. Ogni nobile proposito va a farsi benedire, e con esso l’autostima. Si diventa sordi alla gente, ai consigli, alla morale.
Succede, allora, che per stanchezza mentale, viene spontaneo semplificare: l’estrema sintesi.
L’universo si scompone in sue metà. Da una parte ci sei tu, assieme a quelli che hanno il tuo stesso problema, e dall’altra, quelli che non lo vivono. Tutto qui!
Se poi tra questi c’è gente che è inferma, soffre la fame, la povertà, gli abusi … pazienza! Tu non hai né la forza né la sensibilità per condividere le loro sofferenze. Sei concentrato sulla tua priorità e basta.
Il mondo per te – in forma un po’ provocatoria e chissà quanto tempo – non si divide in buoni e cattivi, in poveri e ricchi, in sani e malfermi o in atei e credenti. Il mondo si divide in chi scopa e chi no.

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«Le carezze sono appropriazione del corpo dell’altro. E’ evidente che, se le carezze consistessero semplicemente nello sfiorare o toccare, non potrebbero avere alcun rapporto con il potente desiderio che pretendono di colmare; rimarrebbero alla superficie, come gli sguardi, e non potrebbero rendermi padrone dell’altro. La carezza, quindi, non è un semplice sfiorare: ma un foggiare. Carezzando l’altro, io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita. La carezza fa parte dell’insieme di cerimonie che incarnano l’altro. La carezza fa nascere l’altro come carne per me e per lui. Così la carezza non si distingue per nulla dal desiderio: carezzare con gli occhi o desiderare è la stessa cosa; il desiderio si esprime con la carezza come il pensiero col linguaggio».

Jean-Paul Sartre, “L’essere e il nulla”

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L’angelo ribelle

Basta il lieve movimento di una mano,
per placare una voglia licenziosa,
di quelle che ti offuscano la mente.
Cosicché un desiderio in solitario
si trasforma in una turpe tentazione.
Ma è soltanto un surrogato.
E vorresti trascurare quel richiamo,
ma non puoi.
Ed allora t’abbandoni,
con un lento andirivieni cadenzato,
mentre un’ombra detta il ritmo,
ora incalza …
i ventricoli in affanno …
è il segnale …
sei nel gorgo …
è il collasso …
la quiete immaginaria.
Mentre l’angelo ribelle è ancora lì,
nudo, etereo,
che ti ammicca.
Ed il senso d’impotenza ti devasta.
Ed ancora più tremende son le pene
che vorresti che la vita t’infliggesse,
per l’inganno che hai accettato incautamente,
senza alcuna costrizione.

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Chi se la sente di contraddirlo?

“Per quanto ci si adoperi a sopprimere la sofferenza, non si potrà ottenere nulla di meglio che di farle mutare aspetto. Essa comincia a manifestarsi sotto forma di bisogno, di necessità, di angoscioso desiderio, di quanto è indispensabile alla vita materiale. Se, a costo di sforzi penosi, si riesca ad allontanare il dolore da questo lato, eccolo che si trasforma, ed assume mille diverse figure a seconda dell’età e delle circostanze: ora è l’istinto sessuale, ora è la passione amorosa, o la gelosia, l’invidia, l’odio, l’ambizione, la paura, l’avarizia, le malattie, e chi più ne ha più ne metta. Se poi non trova proprio altra via aperta, prenderà il greve e tetro mantello della noia e della sazietà, per debellare le quali occorrerà fucinar nuove armi. E quando pure si riesca, non senza lotta, a vincere, il dolore ritornerà alle sue metamorfosi antiche, e la musica riprenderà su egual tono.
(Arthur Schopenhauer)”

La questione, a parer mio, è tutta lì in quel passaggio: “… di quanto è indispensabile alla vita materiale.”

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