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Posts Tagged ‘Ragione’

Non esistono
ragioni o convenienze
che fomentano
pulsioni estenuanti.
Penso ai padri missionari,
penso agli eroi.
Penso ai matti,
ai saltimbanchi.
Penso al genio di quell’uomo
che dall’alto della vetta
più imponente del Nepal
urlò al cielo a squarciagola:
“CHE VEDUTAAA!!”

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Case di pescatori_

«Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembrano navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga.
Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi difficili ma io, per qualche strana ragione, ero felice.»
Stefano Benni; “Il bar sotto il mare”

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Perché dovrei spiegarne la ragione? Per darvi l’opportunità d’una ragionevole ragione che, ragionandoci su, servirebbe solo a dare una ragionevole risposta a voi stessi non a me?
Abbiamo provato, tentato, io a dire la mia voi le vostre ragionate ragionevoli ragioni, cercando di proseguire come se la ragione data fosse veramente ragionevole, ignorando (o non accettando) ciò che realmente è “irragionevole”.
Tutto ci riporterebbe inevitabilmente al medesimo punto: alla ragionata ragione, al non volervi spiegare per l’ennesima volta la ragione, e nel caso che, irragionevolmente, vi volessi dare quella ragione – come se non fossero state sufficienti le mille volte precedenti – darvi l’ulteriore possibilità di offrire le vostre ragioni, valide solo per continuare a dare ragione a voi stessi.
Una ragnatela inestricabile che, probabilmente, non c´è ragione sia districata. E che rimanga pure per il resto della nostra comune irragionevole esistenza ingarbugliata. Ognuno si tenga ben strette le sue ragioni!
Qui casca l’asino, però, – almeno per me – perché voi andreste via felici, contenti con il vostro “buono ragione” in tasca da sbandierare a piacere, ed io continuerei a chiedermi: “Perché devo tenermela questo cazzo di ragione se in realtà l’irragionevolezza, la perdita definitiva della ragione – quest’appendice utile solo per gli altri ma inutile, anzi nociva per me – è ciò a cui aspiro?”.
Non conosco la risposta, la ragione. Ho provato più di una volta con tutti i mezzi disponibili ad estirparla. Ho tappato la bocca per tacere, segmentando il cervello, tagliuzzando gran parte delle parole pensabili, esistenti, sensate, contenute, ma non ho raggiunto l’obiettivo. Ho perso parole, non son riuscito a bloccare il corso dei pensieri e della ragione.
In conclusione sapete cosa vi dico? Andiamo tutti al diavolo!! Voi con i vostri “punti ragione” e io con la mia ragione, ridotta a un “punto!”.

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Donna in riva

La bocca di Sophie si posa stancamente
su di un maschio che reclama devozione.
E’ un monotono refrain:
il rispetto del dovere coniugale.
Ma la bocca di Sophie sogna i tuoi mari.

Quanti approdi avventurosi hai già tentato?
Quanti fremiti hai sospinto, rinnegati?
Per principio o insicurezza, poco importa:
la coscienza muove il passo,
la natura frena il passo.
La passione cede il passo alla ragione.

Ora soffri il suo torpore:
né un commiato, né un abbraccio.
Giaci esanime e grondante
mentre attendi il maestrale.
(non v’è mai vento a favore
per chi erra senza meta).

La tua musa adesso vaga
per la riva un po’ smarrita.
Tutta adorna di ghirlande
cinge un figlio e scruta il mare.

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Certe sfide

Logitech_keyboardk

Io, in tutta la mia vita, avrò preteso la ragione quanto le dita di una mano. Ho rinunciato a reclamarla migliaia di volte, sin da bambino, e molto spesso l’avevo nettamente dalla mia parte. Intendo qualsiasi tipo di ragione, non solo su questioni immateriali, anche su temi pratici. Tutto questo per un’arrendevolezza, più indotta che innata, (benedetti genitori!), ove l’indole ha giocato un ruolo di esaltazione, purtroppo.
MA CHI SE NE FREGA DEL CONSENSO DELLA GENTE!! Mi ripetevo all’inizio. Quello che conta è la convinzione delle mie teorie e non la loro strenua difesa in ambito relazionale. Un atteggiamento del genere, però, tendenzialmente distaccato, comporta dei rischi, se per “GENTE” s’intende chiunque. Può provocare una certa insensibilità e superficialità nei rapporti, qualora ci si abitui a porsi nei confronti degli altri in modo costante ed uniforme, senza operare le opportune discriminazioni, tra amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e quant’altro. Tra l’altro, si salta un passaggio importante: la validazione.
Il riscontro sulla reale correttezza dei propri principi è necessario, soprattutto se questi sono funzionali ad un progetto, ad un percorso esistenziale. Chi avrebbe potuto mai procurarmelo questo riscontro in una condizione d’isolamento? Allora, col passare del tempo, ho ritenuto opportuno esigere (timidamente) il parere e l’eventuale approvazione dei miei interlocutori, in funzione del tipo di legame e della stima che provavo nei loro confronti, mantenendo comunque un certo distacco, evitando profonde dipendenze. Esprimevo semplicemente le mie opinioni senza pretese e senza imposizioni e ascoltavo le loro ragioni, con rinnovata umiltà. L’imperativo in ogni caso era: poter fare a meno di chiunque in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Questo mi ha evitato gravi ferite (ma non scelte sbagliate) e mi ha reso apparentemente invulnerabile, ma poi ho compreso che la vera invulnerabilità non la si conquista disertando le sfide bensì affrontandole e superandole.
Perché questo scritto? Niente!! Sto provando una nuova tastiera (nella foto).

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Il museo dell'innocenza

“ In realtà, nessuno si rende conto di vivere l’istante più felice della propria vita nell’attimo in cui lo sta vivendo. Alcune persone, in certi momenti emozionanti, possono pensare (e forse anche dirlo) del tutto sinceramente, che l’istante più prezioso della loro vita è quello che stanno vivendo «ora», e allo stesso tempo credere, in un angolo del loro cuore, che in futuro vivranno comunque momenti più belli e felici di quello. Perché, soprattutto da giovani, nessuno conduce la propria esistenza pensando che in futuro le cose andranno peggio, e se uno è felice al punto da poter sognare di vivere il momento più felice della propria vita, sarà ottimista al punto da pensare che anche il futuro sarà meraviglioso. “
Orhan Pamuk, “Il museo dell’innocenza”

Molte anime crescono così, non gustano l’attimo incondizionatamente, non isolano il fotogramma, piuttosto ne fanno esperienza, ne fanno tesoro. Godono semplicemente della sua singolare capacità d’accrescere la loro immaginazione. Accumulano ricchezza per un uso futuro, senza estasi, spesso in modo smanioso, a volte ostentato.
Il piacere (più consolatorio che sublime), scaturisce essenzialmente dalla consapevolezza delle loro potenzialità: le infinite possibilità che l’universo che li circonda (la natura, le cose, l’opera dell’uomo e soprattutto l’altro sesso), offre loro per di vivere attimi d’infinità felicità.
Intanto il tempo scorre e crescono tante cose: la sensibilità, gli impedimenti, le disillusioni e la coscienza che le delizie della vita non vanno reclamate, tanto più in modo ossessivo, ma vanno assaporate al momento, più con l’istinto che con la ragione, senza attendere, quindi, il contesto ideale, poiché la ripetibilità e la programmabilità di un evento meraviglioso, rimangono un sogno quasi irraggiungibile.
luporenna

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Ghiottone

“ Accetterò di assimilare l’amore alle gioie puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell’essere amato.
Di tutti i nostri giochi questi è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi.
Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone “

Marguerite Yourcenar, “Memorie di Adriano”

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