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Posts Tagged ‘Amicizia’

Brindisi-di-Natale

«Mi sono accorto che trovarsi con quelli che piacciono può bastare. Fermarsi in compagnia degli altri la sera, può bastare. Trovarsi circondato da carne bella, curiosa, che respira, che ride può bastare. Passare tra quelli, toccarli, posare il braccio anche leggermente e per un istante sul collo di lui o di lei. Che cosa è mai questo? Non chiedo maggiore delizia, e in essa nuoto come in un mare.
Vi è qualcosa nel fermarsi accanto a uomini e donne, nel guardarli, nel contatto, nell’odore di essi, che soddisfa l’anima. Tutte le cose soddisfano l’anima, ma questa la soddisfa compiutamente.»
Walt Whitman, “Io canto il corpo elettrico”

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amicizia_3

«Molto spesso a me sembra, quando penso all’amicizia, che si debba considerare sopratutto una questione: se l’amicizia sia desiderata per la nostra debolezza e povertà, in modo che, nel dare e nel ricevere favori, ciascuno riceva dall’altro, e a sua volta renda, ciò che da solo non potrebbe; oppure se, pur essendo questa la peculiarità dell’amicizia, la causa sia un’altra, più importante, più bella e proveniente dalla stessa natura. L’amore, da cui prende nome l’amicizia, è il primo impulso a farci unire per affetto.»
Cicerone, “L’amicizia”

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gelosia

“ … Sono emotiva, un po’ timida, in continua lotta con le mie inibizioni; sono affamata di affetto, sono una pignola rompicoglioni; sono onesta, leale, tenace, e testarda, talvolta egocentrica; a volte razionale altre utopica, comprensiva e a volte patetica (come ora!); intollerante verso la stupidità, aggressiva con chi mi mina alla mia indipendenza; sono un’esagitata e non so stare ferma. Ho un forte senso del dovere, e sono troppo, troppo responsabile.
Amo la vita, la natura, amo questo mondo, nonostante tutto, e amo l’amore.
Sono passionale, esigente, e talvolta possessiva e gelosa, anche nei rapporti di amicizia.
Sono fragile ed insicura. Amo ridere e scherzare, amo l’ironia ed il senso dell’umorismo, amo la spensieratezza e la vita semplice.”

Te la ricordi Maggie questa mail? Sono trascorsi 11 anni. Chissà quanto sei cambiata.
Allora quel: “talvolta possessiva e gelosa, anche nei rapporti di amicizia” mi suonò un po’ strano. Ero convinto che la gelosia fosse un sentimento inammissibile al di fuori dei rapporti di coppia, e nell’ambito di questi, avevo difficoltà a concepirlo. Della gelosia, fino a quel momento, non ne avevo mai avvertito i morsi, in qualunque rapporto. Forse perché i rapporti li ho sempre vissuti in una forma poco partecipativa, chissà! Oppure perché, semplicemente, aldilà della mia indole, non mi sono mai imbattuto in situazioni rischiose. Di certo, il fatto che non siano mai scattati in me impeti di gelosia, non costituiva e non costituisce necessariamente un indice di maturità ed autostima. Le due cose non vanno di pari passo, così come non è scontato che i rischi d’insorgenza s’attenuino con l’età, anzi, spesso aumentano addirittura.
Lo vedi questo blog, amica? Qui ho conosciuto persone meravigliose. Qui non ci scambiamo pacche sulle spalle, né pizzicotti, né sgambetti, né carezze, né versacci, né sguardi d’intesa o mutamenti del tono della voce, né urla, né risate sonore, e nemmeno lacrime e sudore, nulla di tutto questo. Qui ci scambiamo soprattutto essenze. Checché se ne dica, siamo diventati amici e un po’ ci apparteniamo. Proprio così! Tu chiamale se vuoi amicizie virtuali, eppure, io soffro particolarmente per le loro disagio e in altri momenti (quando non sono all’inferno), provo anche un po’ di gelosia. Lo deduco perché delle volte, quando leggo dei commenti un po’ più confidenziali del solito, tra gli amici più intimi ed altri blogger, avverto un impercettibile fastidio, proprio come succedeva tra noi.

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mouse_juve

Si dice che l’ironia sia il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; sia il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato, e non solo. L’ironia è l’occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza, scriveva Kierkegaard, senza aderire al dramma, aggiunge Fulvio Fiori, consentendo di sdrammatizzare, di alleggerire, di guardare i problemi appesi a un palloncino, il che (sempre secondo lui) aiuta sicuramente a risolverli. Io non credo che l’ironia sia semplicemente questo. L’ironia è anche un’arma, un’abitudine. A volte, più che un effetto riuscito, è un’intenzione mancata. Di certo è una risposta spontanea e arguta che può significare:
“Amico mio, io non ho risposte competenti ed efficaci per il tuo problema, sebbene si fondato (ma non insormontabile), per cui consentimi di ironizzarci su. Magari a te basterebbe una semplice parola di conforto, con tono serio e caritatevole, ma a me, al quale non è mai stata riservata una tale premura, viene spontaneo d’agire diversamente. Di fronte a problemi risolvibili, preferisco ironizzare, soprattutto con me stesso. Certo! Se lo facessi indiscriminatamente sarei un idiota. Questo è il mio modo per starti vicino e tentare di strapparti un sorriso, sebbene tu possa fraintendermi e sentirti preso per in giro inopportunamente, in un periodo nel quale sei più distratto e vulnerabile, (questo è rischio che corro spesso, ahimè!) ma io confido nella tua intelligenza”.
Oppure può significare:
“Amico mio, io non credo che il tuo problema sia un problema reale, per cui consentimi di ironizzarci su. Mi viene spontaneo così, mi riesce bene. Questo è il mio modo per tentare di farti capire che quello che ti tormenta, al pari di quello che angoscia me, non merita la misericordia di nessuno. Siamo due emeriti imbecilli, ancor più se paragonati alle persone che soffrono realmente di mali terribili, compresi i loro familiari e tutti coloro i quali si fanno carico del loro dramma. Certo! Potresti sentirti preso per in giro, in un periodo nel quale sei più distratto e vulnerabile, e pensare che anche il nostro male sia comunque un male e che possa significare disperazione, o il preavviso di un “Male oscuro”, ma io confido nella tua (e nella mia) intelligenza, altrimenti: rivolgiti a un esperto. L’autocommiserazione non va mai sostenuta”.
Perché quest’articolo? Niente!! Sto provando un nuovo mouse.

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Certe sfide

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Io, in tutta la mia vita, avrò preteso la ragione quanto le dita di una mano. Ho rinunciato a reclamarla migliaia di volte, sin da bambino, e molto spesso l’avevo nettamente dalla mia parte. Intendo qualsiasi tipo di ragione, non solo su questioni immateriali, anche su temi pratici. Tutto questo per un’arrendevolezza, più indotta che innata, (benedetti genitori!), ove l’indole ha giocato un ruolo di esaltazione, purtroppo.
MA CHI SE NE FREGA DEL CONSENSO DELLA GENTE!! Mi ripetevo all’inizio. Quello che conta è la convinzione delle mie teorie e non la loro strenua difesa in ambito relazionale. Un atteggiamento del genere, però, tendenzialmente distaccato, comporta dei rischi, se per “GENTE” s’intende chiunque. Può provocare una certa insensibilità e superficialità nei rapporti, qualora ci si abitui a porsi nei confronti degli altri in modo costante ed uniforme, senza operare le opportune discriminazioni, tra amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e quant’altro. Tra l’altro, si salta un passaggio importante: la validazione.
Il riscontro sulla reale correttezza dei propri principi è necessario, soprattutto se questi sono funzionali ad un progetto, ad un percorso esistenziale. Chi avrebbe potuto mai procurarmelo questo riscontro in una condizione d’isolamento? Allora, col passare del tempo, ho ritenuto opportuno esigere (timidamente) il parere e l’eventuale approvazione dei miei interlocutori, in funzione del tipo di legame e della stima che provavo nei loro confronti, mantenendo comunque un certo distacco, evitando profonde dipendenze. Esprimevo semplicemente le mie opinioni senza pretese e senza imposizioni e ascoltavo le loro ragioni, con rinnovata umiltà. L’imperativo in ogni caso era: poter fare a meno di chiunque in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Questo mi ha evitato gravi ferite (ma non scelte sbagliate) e mi ha reso apparentemente invulnerabile, ma poi ho compreso che la vera invulnerabilità non la si conquista disertando le sfide bensì affrontandole e superandole.
Perché questo scritto? Niente!! Sto provando una nuova tastiera (nella foto).

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” Una delle più gran consolazioni di questa vita è l’amicizia: e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione. Lo prega è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d’amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell’immensa catena, tanto che arriva all’orecchio di colui, o di coloro, a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai.”
Alessandro Manzoni, “I promessi Sposi”

 

 

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Ehi! Amici, come immaginate che sia Tramedipensieri, intendo d’aspetto fisico: minuta, slanciata, bionda, mora, castana. Oppure Diemme, Elinepal, Blogdibarbara, La disfunzionale, Melodiestonate, Sguardipercorsi, Pandora, I tacchi a spillo, Masticone, (solo per elencarli alcuni a caso) insomma tutti i vostri amici blogger che non hanno mai pubblicato una loro foto?
Per quanto poco importante sia, vi sarà successo, immagino, anche solo per istinto, di associare il profilo caratteriale di un amico/a ad una certa fisionomia?
L’associazione, a dire il vero, potrebbe valere anche per quelle qualità caratteriali che non si manifestano palesemente attraverso gli articoli, come la saggezza e la conoscenza, il coraggio, l’umanità, il senso di giustizia, la temperanza, la trascendenza, e via dicendo. Ma di questo ne parleremo, semmai, in un altro post, istituendo, ad esempio, per gioco, un sondaggio. Si potrebbe partire da un elenco di partecipanti. Ad ogni singolo nome, di volta in volta, un blogger di sua conoscenza, potrebbe associare un tratto caratteristico, per poi estrarne una media. Il modo più divertente sarebbe farlo con i tratti somatici … sai che sorprese. Comunque, tornando al senso del post. Io ho un amico, qui su WordPress, uno dei più “vecchi” in assoluto, (abbiamo aperto il blog nello stesso periodo, 5 anni fa), il suo nome e Vicozzarecord, oppure Vuc’s. Non mi soffermo sulle sue straordinarie doti caratteriali. Chi lo conosce, anche solo minimamente, non può non apprezzare la sua spontaneità, la sua ironia, la sua creatività, la sua umanità, solo per citarne alcune. Ieri, per una serie di circostanze favorevoli, ci siamo incontrati. E’ stato un incontro davvero bello, simpaticissimo, a tratti emozionante. Io, non so perché (e qui potrebbe aprirsi una disamina psicoanalitica, su di me, ovviamente), lo immaginavo scuro, dai capelli neri, pesante, poco agile e poco appariscente. Beh! devo ammettere che è tutt’altra cosa. Dichiaro ufficialmente, a tutti, e soprattutto a tulle coloro che non l’hanno mai incontrato, che Vuc’s è UN GRAN PEZZO DI FIGO!! Alto, possente, bello, solare, simpatico e affascinante. Fidatevi di me.

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