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Posts Tagged ‘Sentimenti’

Ahimé!

Libri d'amore

Di cosa parlano
i libri d’amore?
Vizi, abbagli e stramberie.
Milioni di pagine
e nemmeno un precetto.
E’ il trionfo dell’istinto:
l’anarchia.
Per le pratiche del cuore
ci vorrebbe qualche legge,
altro che libero arbitrio.
Ci sarebbe più giustizia
se ci fosse un tribunale,
e persino più profitto.
Non ha senso!
Non esiste un giudicante
tra i mortali.
E chi oltraggia i sentimenti
non patisce alcuna pena,
a dispetto d’un principio
universale.
In certe faccende
non vigono norme
solo una prassi:
mai un carnefice
implorerà il perdono,
mai una vittima
cancellerà il sopruso
– in attesa che s’invertano
le parti.
Così va il mondo,
per chi non crede.

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onde01

Sale l’onda infondo all’anima

con un vortice impietoso

di quelli che inabissano i ricordi.

Rimpianti e beatitudini.

Il cuore è in una morsa.

Monta l’oblio.

Il buio s’impossessa della mente.

Non so se i sentimenti siano rocce,

né quanto sopravviva una speranza.

Avrei voluto un’onda protettrice

di quelle che inabissano i tormenti.

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Amica cara, che ti sentita più volte calpestata nei sentimenti da persone diverse, e con tono d’amarezza e di disillusa speranza, sei giunta alla frettolosa conclusione che le persone, infondo, siano tutte uguali, sai cosa penso? Che il più delle volte, la colpa delle nostre sciagure, soprattutto sentimentali, è da addossare solo ed esclusivamente a noi stessi. Quasi sempre, ahimè!, per una mancanza d’un minimo di lungimiranza. Questo scatena il risentimento più implacabile: l’odio verso se stessi. Nulla ci consola. A nulla ci si può appellare. Non esiste giustizia violata, non esiste delitto conclamato, nulla da invocare: vittima e carnefice coesistono – in noi -.
La tragedia è che spesso si persevera nell’errore, riponendo su altre persone, sempre le stesse medesime aspettative – spesso esagerate o mal riposte -, per effetto di una nostra maledetta recidiva tendenza all’errore. E quando queste vengono disattese, poi, gli altri appaiono, ai nostri occhi, tutti uguali, perdendo di vista il loro valore assoluto, la loro unicità. Tutti “meritevoli”, in egual misura, del nostro più profondo risentimento: l’equivoco più subdolo e frequente.

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Tolstoj

«Sentiva di non poter allontanare da sé l’odio degli uomini, perché quest’odio non derivava dal fatto ch’egli fosse cattivo (in tal caso avrebbe cercato di essere migliore), ma dal fatto ch’era infelice in una maniera vergognosa e ripugnante. Sapeva che proprio perché il suo corpo era lacerato, gli uomini sarebbero stati senza pietà verso di lui. Sentiva che gli uomini l’avrebbero annientato, come i cani strozzavano un cane dilaniato che guaisce dal dolore. Sapeva che l’unico modo di salvarsi dagli uomini era nascondere loro le proprie ferite».

Lev Tolstoj, “Anna Karenina”

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Alda Merini

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

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Capita anche a voi di avvertire una leggerissima apprensione un attimo dopo aver pubblicato un articolo? A volte succede anche dopo avere inviato un semplice commento. Ovviamente non è come affrontare un esame. E’ ben diverso dal mettersi alla prova in senso stretto, con tutti gli inquietanti interrogativi che ne conseguono. Tutto si svolge con naturalezza, leggerezza e soprattutto con il piacere di dialogare con persone straordinarie.
Consentitemi questa ruffianeria: io vi trovo, chi per una sfumatura chi per un’altra, delle persone piacevolissime, meravigliose, di grande spessore, sia umano che culturale.
Tornando all’argomento, quella che nasce è la semplice curiosità di sapere come vengono interpretati alcuni concetti, alcuni pensieri, la scelta di certi argomenti e cosa essi suscitano. Se dalle parole traspare in forma corretta il sentimento, felice o triste che sia, che anima chi scrive in quel preciso istante. Oppure se, nonostante i suoi sforzi, non riesca comunque a mascherare alcune tendenze poco lodevoli. Nel mio caso, ad esempio, di evitare di apparire sempre e comunque: patetico. Un rischio per me frequentissimo. Molto meglio, comunque, che subdolo lumacone o addirittura: vecchio rattuso.
Chiudo l’articolo con il proposito, per il futuro, di trattare sempre meno questi aspetti teorici.
E’ un po’ come chi, in campo fotografico, cura prevalentemente i temi tecnici, esprimendosi in termini di ottiche, aberrazioni prospettiche, profondità di campo, e poi di creatività artistica: nemmeno l’ombra

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