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Posts Tagged ‘Dolore’

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Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore pezzi e sei così disperato che non ti riesce di aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

Oriana Fallaci

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” … mentre è vero che con il tempo il dolore guarisce, ciò accade solamente al costo del lento estinguersi delle persone amate dalla memoria, che è l’unico luogo in cui quelle esistevano prima ed esistono tuttora. I volti svaniscono, le voci si attenuano.
Riprenditeli, sussurrò il sepulturero. Parla con loro. Chiamali per nome. Fa’ così e non lasciare che il dolore si estingua, poiché è il dolore ad addolcire ogni dono. “

Cormac McCarthy, “Oltre il confine”

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finestra

“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte a esso siamo impotenti. E’ come una finestra che si apre di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire. Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto.”

Arthur Golden, “Memorie di una Geisha”

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Tolstoj

«Sentiva di non poter allontanare da sé l’odio degli uomini, perché quest’odio non derivava dal fatto ch’egli fosse cattivo (in tal caso avrebbe cercato di essere migliore), ma dal fatto ch’era infelice in una maniera vergognosa e ripugnante. Sapeva che proprio perché il suo corpo era lacerato, gli uomini sarebbero stati senza pietà verso di lui. Sentiva che gli uomini l’avrebbero annientato, come i cani strozzavano un cane dilaniato che guaisce dal dolore. Sapeva che l’unico modo di salvarsi dagli uomini era nascondere loro le proprie ferite».

Lev Tolstoj, “Anna Karenina”

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Il dolore

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«Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos’altro. Dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria. Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. È quel che accade ad ogni idea e passione umana».

Sándor Marái, “Il gabbiano”

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Sapete qual’è la cosa che gli italiani desiderano più di ogni altra? Godere di buona salute (grazie al c…).
Secondo un sondaggio di Donna Moderna, il fatto di stare bene per gli italiani conta più di qualunque cosa, anche più del matrimonio e dell’amore. Mah! Che conti più dell’amore, non ne sono tanto convinto. L’ideale sarebbe la coesistenza.
Passano gli anni, quindi, le ideologie, le mode, ma la vecchia convinzione secondo la quale la salute viene prima di tutto, resta sempre valida.
Molti filosofi e uomini di pensiero considerano la buona salute la condizione essenziale per il raggiungimento della felicità: il suo segreto.
Ecco cosa dice Schopenhauer in proposito: “Salute, giovinezza e libertà, questi tre sommi beni della vita, non li riconosciamo per tali fino a che li possediamo: li apprezziamo perduti. Similmente non ci accorgiamo d’aver vissuti giorni felici se non allora che ad essi ne siano susseguiti altri di dolore”. Un pensiero ineccepibile.
Io adoro Schopenhauer, quel grandissimo burlone. Sappiate che un suo pensiero, un autentico inno alla gioia, è diventato il mio manifesto: “La sola felicità è quella di non nascere”.
Tornando alla salute, Edward Bach, scopritore di molti vaccini e dei famosi fiori omonimi, ricercatore insieme a Samuel Hahnemann dei principi omeopatici, vide una relazione basilare tra felicità e guarigione. Egli sosteneva infatti che l’unico modo per essere felici, unitamente al rincorrere la propria missione qui sulla terra, è di seguire quello che la nostra anima ci trasmette soprattutto attraverso il corpo. Per questo disse: “Non vi è guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore (…) Cura l’uomo e non la malattia”.
Chiudo questo breve excursus dichiarando che: ove mai un piccolo acciacco dovesse colpe me, ma soprattutto voi, cari lettori, e qualcuno, ahimè!, sta già pagando tantissimo, ci consoli questo ottimistico rimedio di quel gran simpaticone di Epicuro: “Il male e il dolore corporei sono di breve durata, o al limite, sono facilmente sopportabili, se poi sono riferiti all’anima, per liberarsene è sufficiente rintracciarne la genesi fallace: gli errori della mente e le false opinioni”: un’impresa banalissima.

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Chi se la sente di contraddirlo?

“Per quanto ci si adoperi a sopprimere la sofferenza, non si potrà ottenere nulla di meglio che di farle mutare aspetto. Essa comincia a manifestarsi sotto forma di bisogno, di necessità, di angoscioso desiderio, di quanto è indispensabile alla vita materiale. Se, a costo di sforzi penosi, si riesca ad allontanare il dolore da questo lato, eccolo che si trasforma, ed assume mille diverse figure a seconda dell’età e delle circostanze: ora è l’istinto sessuale, ora è la passione amorosa, o la gelosia, l’invidia, l’odio, l’ambizione, la paura, l’avarizia, le malattie, e chi più ne ha più ne metta. Se poi non trova proprio altra via aperta, prenderà il greve e tetro mantello della noia e della sazietà, per debellare le quali occorrerà fucinar nuove armi. E quando pure si riesca, non senza lotta, a vincere, il dolore ritornerà alle sue metamorfosi antiche, e la musica riprenderà su egual tono.
(Arthur Schopenhauer)”

La questione, a parer mio, è tutta lì in quel passaggio: “… di quanto è indispensabile alla vita materiale.”

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