Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘depressione’

onde01

Sale l’onda infondo all’anima

con un vortice impietoso

di quelli che inabissano i ricordi.

Rimpianti e beatitudini.

Il cuore è in una morsa.

Monta l’oblio.

Il buio s’impossessa della mente.

Non so se i sentimenti siano rocce,

né quanto sopravviva una speranza.

Avrei voluto un’onda protettrice

di quelle che inabissano i tormenti.

Read Full Post »

Immagino che sia capitato anche a voi di trovarvi in uno stato di profonda prostrazione, di avere l’umore sotto i piedi, di trovarvi in un vicolo cieco, apparentemente senza via d’uscita. Sono stati d’animo terribili, devastanti. Una volta ho scritto in proposito, senza eccessiva convinzione, per la verità, essendo disarmonicamente ispirato :
Un essere umano, compreso il sottoscritto, quando è in preda a stati d’animo estremi, più che altro negativi, dovrebbe sforzarsi comunque di comunicare pubblicamente, cercando, però, di misurare e parole. Il rischio di una deriva, di qualunque genere, è molto alto, a meno che non sia dotato di un buon autocontrollo o sia un professionista, capace, quindi, di esporre in modo composto, costruttivo e comprensibile anche tetri pensieri. Questo non è il mio caso, per cui, quando avverto impellente la necessità di comunicare, ricorro ad un espediente: riporto frasi d’autore, passaggi profondi, sensati, attinenti ad una particolare condizione. Per me vale come un esorcismo. Ultimamente ne faccio largo uso. Ovviamente, a tale pratica si può far ricorso per tante ragioni, sospinti da qualunque stato d’animo. Ciò vale per me e per chiunque di voi. Io lo considero un omaggio, una forma di riguardo, una delicatezza, che sia forgiato da un vecchio saggio o da una semisconosciuta giovinetta di 33 anni.

img_2299_2

” Nessuno dovrebbe raccontare la propria storia a meno che non sia assolutamente certo di avere qualcosa da dire. Ad essere sinceri non è che io sia proprio sicura che quanto sto per rivelarvi possa cambiare la vita a qualcuno o sia così importante; so però che le parole mi si affollano sulla punta delle dita, e se non le scarico sulla tastiera potrebbero tornare indietro e trasformarsi in grumi lessicali intorno al mio cuore. Grumi del genere possono essere peggio di un coagulo di sangue: quest’ultimo può ucciderti se raggiunge un’area vitale dell’organismo, i coaguli di parole se ne stanno lì, a procurarti un’occasionale acidità di stomaco per tutte le cose che avresti potuto dire e non hai detto.”

” Capita che s’incontrino persone che non dovrebbero mai finire insieme, in nessun caso, neanche fossero l’ultimo uomo e l’ultima donna rimasti sulla faccia della terra, per il dolore e la sofferenza che inevitabilmente si procureranno l’un l’altra. “

Meenakshi Reddy Madhavan, “Diario segreto di una ragazza indiana”

Read Full Post »

Le crisi segnano le tappe fondamentali dell’esistenza umana in special modo per quegli individui in continua evoluzione: un po’ instabili.
Il passaggio da una fase all’altra della vita, da uno stato all’altro, transizioni segnate da un qualunque mutamento sostanziale, dall’esaurimento di una fase propulsiva, sono sempre caratterizzate da un momento centrale nel quale non si hanno più le certezze del passato. I convincimenti più o meno consolidati si rimuovono o si modificano, sia perché non più accettati sia perché ormai raggiunti ed esauriti.
Ad aggravare la situazione contribuisce spesso la mancanza di definizione di ciò che si vorrebbe creare in alternativa. Probabilmente perché non ancora concepito o perché abbozzato solo in forma astratta. Ci si accorge soltanto che così non va, ma non si sa bene ciò che si desidererebbe realizzare.
Tale condizione provoca un’instabilità emotiva che rappresenta un po’ la terra di nessuno. Questo stato si definisce crisi, ed ho buone ragioni di credere che diversi blogger che operano su questa piattaforma WordPress ne siano affetti, me compreso.
E’ un momento in cui si hanno tutti i pezzi smontati e si devono rimontare aggiungendo del nuovo, una fase in cui gli eccessi si notano, tutto è amplificato: grande è la gioia, grande è il dolore, grande la fatica, grande anche la creatività.
A questo stato generalmente si accompagna un disordine emotivo, un caos che è generato da una vulnerabilità interiore.
Per spiegare questa condizione alcuni esperti ricorrono all’immagine del corpo di armata, ovvero un esercito guidato da un generale ipervulnerabile, pervaso da timori ed incertezze.
A causa del caos determinato dalla successione convulsa di ordini e contrordini, compagnie, battaglioni, plotoni si incrociano in tutti i sensi, e quando il disordine è al massimo, presa dal panico, l’armata non opera più: i soldati gettano le armi e cercano scampo abbandonando il generale al suo destino. In queste condizioni, nei casi più accentuati, si rischia la depressione.
Il quadro sintomatologico che tipicamente si accompagna comprende: inerzia, apatia, abulia, bradicardia e, come indicato nel titolo, ipotensione diastolica.
Cos’è l’ipotensione diastolica? E’ la pressione minima troppo bassa (inferiore a 60 mmHg, millimetri di mercurio).
A questo punto mi sento di fare una prima affermazione, rivolgendomi alle persone che sentono d’appartenere ai soggetti in esame, e cioè che per uscirne spesso non è sufficiente la consapevolezza della propria condizione, anche se importante.
Quando lo stato d’instabilità persiste per troppo tempo e non lascia intravvedere alcuna via d’uscita, sarebbe meglio rivolgersi ad uno specialista (grazie al ca…volo, aggiungerebbe qualcuno), prima che lo scorrere degli anni ci privi, inesorabilmente, di ogni residua risorsa.
Se invece pensiamo, in modo lucido e razionale, che qualunque soluzione terapeutica ci venga suggerita non potrà mai oggettivamente rimuovere i macigni che ci opprimono in questo preciso istante della vostra vita, a causa di qualche condizionamento transitorio, (un compito che spetta solo ed esclusivamente a noi stessi): SCRIVIAMO!! SCRIVIAMO!! SCRIVIAMO!! E confrontiamoci, raccontiamo le nostre esperienze, o più semplicemente: tutto ciò che ci passa per la testa, con enorme rispetto verso le persone che ci contattano, che lasciano un commento, che ci stimano.
A me procura grande conforto e credo che lo stesso sollievo possa procurarlo anche a voi.
Perché quest’articolo? A chi è rivolto?
E’ un semplice incitamento che rivolgo innanzitutto a me e a tutti quelli che spesso si lasciano sopraffare dall’apatia, tenendo presente che da un fruttuoso scambio di riflessioni, d’esperienze, di propositi, non è escluso che possano nascere degli interessanti spunti di valutazione, degli stimoli, delle idee, delle aperture a volte anche risolutive … perché no!

Read Full Post »

Secondo me la gente, compreso il sottoscritto, quando è in preda a particolari stati d’animo dovrebbe comunicare pubblicamente in modo molto, ma molto misurato, a meno che non lo faccia per mestiere. Questa non è la mia professione e neanche di tanti altri intestatari di spazi telematici quindi:

  • La gente non dovrebbe affliggere il lettore su spazi pubblici con i propri tormenti quando è depressa. Esistono soggetti preposti a tale scopo, intesi sia come figure specializzate che come parenti stretti e/o intimi confidenti. Inoltre terzi soggetti, aventi libero accesso allo spazio, potrebbero angustiarsi in egual misura qualora ravvisassero una propria diretta corresponsabilità nello stato depressivo (oltre che reagire in forma scomposta).
  • La gente non dovrebbe disorientare il lettore su spazi pubblici con i propri funambolismi criptici quando è in preda ad uno stato di smania ansiosa dovuta al lungo perdurare d’un sentimento d’attrazione sentimentale e/o sessuale parzialmente corrisposto o assolutamente non corrisposto. Anche in questo caso terzi soggetti, aventi libero accesso allo spazio, potrebbero desumere una corresponsabilità diretta di un loro stretto familiare (od una loro stretta familiare) nell’insorgenza dello stato di stress (oltre che reagire, ancor più di prima, in forma scomposta). Apro una piccola parentesi per sottolineare che quest’ultima eventualità ha identiche probabilità di verificarsi anche in caso di reciproco interesse tra i protagonisti (anzi …).
  • La gente non dovrebbe scandalizzare il lettore su spazi pubblici con esclamazioni colorite, termini licenziosi, locuzioni volgari quando è in preda ad uno stato di smisurata euforia od incazzatura. E’ sperimentalmente accertato che in queste condizioni s’interdice qualunque forma di sobrietà ed autocensura. Anche in questo caso terzi soggetti, aventi libero accesso allo spazio, potrebbero supporre l’utilizzo di sostanze in grado di alterare le normali funzioni cognitive (oltre che reagire …ecc. ecc.).

Detto questo è probabile che decida di rivedere qualche post precedente, tipo quello che segue, ed eventualmente eliminarlo. Ciò al fine d’evitare d’apparire scontato, enigmatico, volgare o addirittura patetico.

Read Full Post »

Cavoli!! Ragazzi, in tre giorni ho ricevuto quasi 200 visite. Considerato che non sono né un opinionista né un grande saggio, il traguardo è ragguardevole.
Che stia cominciando a scrivere qualcosa di sensato?
Comunque quello di cui vorrei parlare è una sensazione che si sta materializzando man mano che leggo alcune vostre introspezioni. Mi riferisco a voi, miei cari compagni della piattaforma di WordPress. Traspare spesso una condizione comune tra me e voi, di altalenante inquietudine.
Che sia un caso che ci troviamo a parlare con una certa frequenza di legami esausti, di solitudine, di manchevolezze, di disincanto?
Anche nelle note più vivaci ed armoniose, ravviso a volte un velo di malinconia, di rimpianto. Certo, potrebbe trattarsi di espedienti romantici. La letteratura ne è piena.
Alcuni articoli, però, sono dei veri e propri appelli disperati. Altri: dei proclami di guerra. Quest’ultimi, se non altro, manifestano una certa vitalità.
Se questa percezione riflettesse un reale disagio, ci sarebbe un solo termine per definirci: SFIGATI!!
Di sfigati, a dire il vero, se ne trovano in qualunque contesto.
Sono quelle persone non strettamente vittime di una disgrazia, di una sorte sciagurata. Infatti, grazie a Dio (come si suol dire) la maggior parte di noi gode di buona salute, almeno così sembra. Anche perché se qualcuno fosse affetto da qualche infermità, anche mentale, avrebbe tutt’altro a cui pensare piuttosto che disquisire sull’influenza dei social network o diffondere immagini.
Gli sfigati siamo noi, che corriamo nei boschi o andiamo a cinema da soli, senza dispiacercene più di tanto. Un po’ folli ma molto lucidi e coscienziosi. Sull’orlo della depressione ma che consideriamo uno spreco ricorrere allo psicoanalista (anche perché la maggior parte di noi ha la piena consapevolezza di cosa avrebbe bisogno).
Dove voglio andare a parare?
Da nessuna parte. Volevo solo un riscontro da voi, un’eventuale conferma. E se le mie supposizioni fossero fondate, volevo una vostra valutazione sul potere “terapeutico” della scrittura, intesa come confronto, come scambio. Insomma: da quando avete aperto il vostro blog, vi sentite meglio, si o no? Vi sentite migliorati in qualcosa?
Io personalmente nella grammatica italiana.

Read Full Post »