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Posts Tagged ‘Animali’

Asso

Qualche settimana fa vi ho raccontato di Elsa, la cagnetta trovatella che ho accudito per tre mesi e che poi è emigrata a Londra, con non poco dispiacere. Bene! Vi racconto il seguito; in parte prevedibile.
Spesso si sostiene che la vita sia una partita a carte, e che le carte le assegna esclusivamente la sorte, ma non sempre è così. Capita che certi eventi vengano un po’ forzati – o del tutto pilotati – e che i bari vengano anche smascherati. E quali sono gli imbroglioni più comuni ed incalliti, quelli che non s’ingegnano neanche più di tanto per evitare d’essere sgamati e per i quali non esistono efficaci deterrenti? Ovviamente i figli, grazie ai quali, qualunque attenuante risulta ammissibile e qualunque provocazione si trasforma in scommessa, come quest’ultima in ordine di tempo, e cioè che con amore, costanza, socializzazione e disciplina, un simpatico cucciolo, di una ventina di chili, figlio di un Corso (la mamma) ed un incrocio tra un Pitbull e un Dogo Argentino (il mite babbo), possa assumere, da adulto, i comportamenti di un Cocker … mah! Staremo a vedere.
In teoria – e solo in teoria – tra qualche mese, dovrebbe già iniziare ad amputare qualche braccio o a dilaniare qualche milza. Fino ad ora – ha quasi quattro mesi – più che fare le feste e leccare in faccia qualunque essere vivente, bambini compresi, che incontra per strada, non s’è spinto oltre: assolutamente nessun danno a persone o cose.
Chissà se è vero, quanto asseriscono esperti cinofili, che non esiste il cane aggressivo per natura, esiste soltanto una latente potenzialità in alcune razze. Una propensione che, in funzione dell’”uso”, può essere sospinta – da criminali – o soppressa totalmente, con la forza dell’amore – speriamo!
Tornando alle carte, ho ceduto una regina – Elsa, così com’era trattata – e ho pescato un Asso – il nome del tricheco, dal pelo nero e lucido.

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Uomo e lupi_1

“Credo che potrei voltare la schiena e andare a vivere con gli animali,

così placidi e contenti,

mi fermo e li contemplo per ore e ore.

Non s’affannano mai, non gemono per la loro condizione,

non vegliano al buio a piangere i loro peccati,

non mi danno disgusto discutendo sui loro doveri verso Dio,

nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per smania di possedere,

nessuno s’inginocchia davanti a un suo simile,

né ad altri della sua specie vissuti migliaia di anni fa,

nessuno è rispettabile o infelice per la terra universa.”

 

Walt Whitman, “Il canto di me stesso”

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I desideri dei bambini sono davvero sorprendenti. Spesso ci lasciano stupefatti. Se la gente li soffermasse ad esaminarli con maggior impegno, otterrebbe risposte più esaustive sulle concrete potenzialità dei propri figli, alunni, assistiti … sulle loro vocazioni. Ma quante persone dedicano attenzione a quest’aspetto, specialmente di fronte a certe richieste a dir poco singolari, dove più che un semplice ascolto, è richiesta un’arguta interpretazione? Ovviamente, parlo di situazioni normali, nelle quali, cioè, non affiora alcun sintomo psicopatologico.
Io, ripensando alla mia adolescenza, ai miei desideri più assillanti, suppongo di essermi mosso su una borderline. Indipendentemente da questo, nel corso degli anni, non sono mai riuscito a trovare una risposta plausibile sul significato e l’origine di certi miei sogni. Con questo non voglio trascinarvi in alcun processo analitico, semmai sapere se qualcuno di voi ha mai sognato di possedere un animale esotico (non in senso sessuale), di prendersene cura ed instaurare con lui un forte legame affettivo. Io non ho ma desiderato armi, trenini elettrici, giochi elettronici (semmai fossero esistiti), tantomeno Big Jim, Barbie, trucchi, cucine in miniature, finte parure, io sognavo giorno e notte un animale tutto per me, ma non un banalissimo cane, gatto, criceto … Giusto per introdurre un ulteriore elemento di confusione, vi dirò che fino a 6 anni m’ero fissato per un canguro, dai 6 ai 10 per un ghepardo e dai 10 in poi, fino a qualche anno fa, per una volpe ridimensionando coscientemente le mie pretese … Aho!! Ne avessi beccata una, ma neanche in senso metaforico.

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CANI-RANDAGI

Vi riporto il significato del termine “razza” estrapolato dalla rete.
“Esseri viventi appartenenti alla stessa specie possono dar luogo ad incroci o ibridi con capacità riproduttive immutate. Il termine non è utilizzato in biologia per la classificazione tassonomica.”
Per classificazione tassonomica si intende, in biologia, l’ordine di classificazione di qualunque essere vivente secondo l’appartenenza alle seguenti suddivisioni: regno, tipo (phylum), classe, ordine, famiglia, genere, specie, sottospecie e via dicendo. Questa classificazione non comprende il termine razza semplicemente perché non è biologicamente naturale.
Tale termine viene usato esclusivamente in zootecnia e si applica soltanto agli animali domesticati: cani, gatti, cavalli ed altri animali da reddito o da compagnia.
Il termine razza, quindi, fa riferimento a popolazioni selezionate di animali, per esempio: razze equine, bovine, ovine, suine, canine, feline, costituenti varietà prodotte artificialmente al fine di conservare determinati standard.
E’ chiaro quindi che, grazie alla più potente, devastante e inarrestabile forza di contrasto di qualunque processo naturale: la mano dell’uomo, un gruppo “eletto” di specie mammifere, esiguo come tipologia ma non numericamente, ha potuto godere, suo malgrado, dell’immenso privilegio di costituirsi, in modo manipolato, in “razze”.
Tutto è cominciato nel tardo Paleolitico (30.000 a.c. circa) quando l’uomo ha cominciato ad osservare il comportamento degli animali.
Osservare il comportamento degli animali, per i trogloditi del tempo, non significava necessariamente un intento analitico per scopi scientifici. Non tutti erano ispirati da sani propositi. Molti di essi, un po’ per la scarsa avvenenza e docilità delle loro compagne, ma ancor più per la loro spossatezza (sali e scendi tutto il giorno da quelle benedette palafitte), ricorrevano ad ogni mezzo, pur di “possedere” un animale domestico: una morbida e mansueta capretta, ad esempio.
Successivamente allo studio è iniziata la cattura, la reclusione in recinti, l’allevamento, la selezione delle specie, l’ibridazione, e in ultimo (la ciliegina): la selezione in razze.
Indovinate chi sono stati i primi fortunati? I cani (che culo!). Poi sono arrivati gli erbivori e gli onnivori. L’attenzione era rivolta quasi esclusivamente verso animali di peso superiore ai 40-50 kg. Tra i grossi animali, però, nessun carnivoro si è lasciato addomesticare. Domare si, senza mutare la loro natura originaria però.
Le specie di mammiferi che si suppone siano state analizzate e studiate dai nostri avi, sono state circa 70. L’uomo ha tentato di domesticarle tutte, ma solo su 14 di esse ha avuto successo, la maggior parte si sono dimostrate refrattarie. Tra queste la zebra che costituisce il più illustre rompicapo (più avanti vi spiegherò cos’ha rischiato). Si tratta di un equino erbivoro in tutto simile ai suoi parenti prossimi, l’asino e il cavallo, eppure ogni tentativo di addomesticarlo si è rivelato infruttuoso, dalla preistoria a oggi.
Riguardo all’uomo, la comunità scientifica ha fatto un’eccezione, ha dosato molto il termine “razza”, specialmente negli ultimi anni. E’ praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana.
Quelle che in passato erano comunemente definite “razze”, come la bianca, la negra o l’asiatica, sono oggi definite “tipi umani”, “etnie” o “popolazioni”, a seconda dell’ambito sociologico, antropologico o genetico nel quale esse vengono considerate. Apprezziamo la sensibilità e torniamo agli animali.
Tralasciamo per motivi di spazio le razze bovine, ovine e suine. L’opportunità della loro selezione in funzione di specifiche richieste, più che altro per esigenze produttive, è anche giustificabile, ciò che è opinabile, invece, e quanto segue, estratto da un autorevolissimo sito, riferito al cane ma che potrebbe valere anche per il gatto:
“Attualmente tra tutti gli animali che abitano il nostro pianeta sono conosciute ben 4236 specie di mammiferi e tra queste numerose sono quelle domesticate, tuttavia una sola tra tutte ha avuto l’importante onore di venire elevata al rango di migliore amico dell’uomo: il cane. (non aspettava altro).
Come l’incontro tra gli esseri umani e i progenitori dei cani domestici sia potuto avvenire è difficile a immaginarsi, tuttavia è estremamente evidente come la nuova specie del Canis familiaris, col tempo, abbia subito una gigantesca pressione selettiva (evviva l’onestà) che, mossa da motori diversi (che eufemismo), è arrivata a creare razze estremamente diverse tra loro, sia sul piano morfologico che su quello comportamentale.”
Peccato che di questi motori diversi, nel corso degli anni, l’uomo ne abbia perso un pò il controllo, intendo il fenomeno del randagismo oppure la selezione di vere e proprie fiere sanguinarie per gli scopi più criminosi, ed altri spiacevoli effetti collaterali, alcuni a grave danno di altre specie, come l’ibridazione del Dingo Australiano.
Premesso che tutti gli esseri viventi devono poter godere del medesimo diritto alla vita e alla riproduzione (tranne le zanzare, per quanto mi riguarda), è innegabile che di fronte a certi prodigi si è arresa anche la natura. Sto parlando della stravaganza e della disomogeneità di certi meticci, anche se sulle specie d’allevamento ci sarebbe da tanto da dire. Innanzitutto bisognerebbe informare i rispettivi padroni sulla loro provenienza, con quali manipolazioni si è giunti a quell’esemplare. Spiegare, ad esempio, che tra gli antenati dell’Alaskan Malamute ed i Siberian Husky, probabilmente sono stati introdotti geneticamente i lupi.
A me è capitato a volte di fare jogging tra i boschi e di trovarmi all’improvviso di fronte una ventina di folletti a quattro zampe e di paralizzarmi, non tanto per la paura, piuttosto per il dubbio di essere stato colto da allucinazione ipoglicemica. Tra l’esemplare più piccolo e quello più grande, indipendentemente dal colore e dalla fisionomia, c’era un rapporto in dimensioni pari a 1 a 30, unico caso tra le specie viventi. Per i gatti il discorso, riferito alla stravaganza di taluni esemplari, non cambia di molto. Ho visto dei gatti castrati intenzionalmente, rimpinzati di ormoni, che sembravano dei ghepardi.
Concludo con la zebra. Provate solo un istante ad immaginare (ho già i brividi) cosa avremmo visto gareggiare nei nostri ippodromi o zebrodromi, se quest’animale si fosse fatto ammansire, se avesse ceduto alle nostre avances. Avremmo ammirato nell’ordine: la razza “pied de poule”, quella “a scacchi”, la “spigata”, quella “a poins” e la più nobile di tutte, la zebra “Principe di Galles”.

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