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Posts Tagged ‘Istinto’

sorpasso-pericoloso

Ah! Se fossimo sempre decisi come lo siamo in auto; quando ci lanciamo in quei sorpassi, ad esempio, senza il minimo tentennamento, con la giusta dose di audacia. Forse è così che dovremmo immaginare certi impedimenti, certi “rallentamenti”, come delle auto che ci precedono, troppo lente rispetto al nostro ritmo. In quei momenti agiamo d’istinto, quell’istinto frutto dell’esperienza – o dell’intuito, o della passione – che prevale sull’esagerata ponderatezza. Quell’istinto che si fa beffa della nostra sensibilità, assumendo decisioni fulminee, in totale autonomia. Spesso indugiamo troppo a considerare qualunque rischio, coinvolgimento, controindicazione. A volte persino a tentare di amministrare l’imponderabile: di farci trovare pronti. Un sorpasso in se non è un pericolo, lo diventa se si resta affiancati ad un’auto per troppo tempo – il più delle volte, sciaguratamente, senza più alcuna facoltà di recedere dall’intento … in balia del destino.

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Il museo dell'innocenza

“ In realtà, nessuno si rende conto di vivere l’istante più felice della propria vita nell’attimo in cui lo sta vivendo. Alcune persone, in certi momenti emozionanti, possono pensare (e forse anche dirlo) del tutto sinceramente, che l’istante più prezioso della loro vita è quello che stanno vivendo «ora», e allo stesso tempo credere, in un angolo del loro cuore, che in futuro vivranno comunque momenti più belli e felici di quello. Perché, soprattutto da giovani, nessuno conduce la propria esistenza pensando che in futuro le cose andranno peggio, e se uno è felice al punto da poter sognare di vivere il momento più felice della propria vita, sarà ottimista al punto da pensare che anche il futuro sarà meraviglioso. “
Orhan Pamuk, “Il museo dell’innocenza”

Molte anime crescono così, non gustano l’attimo incondizionatamente, non isolano il fotogramma, piuttosto ne fanno esperienza, ne fanno tesoro. Godono semplicemente della sua singolare capacità d’accrescere la loro immaginazione. Accumulano ricchezza per un uso futuro, senza estasi, spesso in modo smanioso, a volte ostentato.
Il piacere (più consolatorio che sublime), scaturisce essenzialmente dalla consapevolezza delle loro potenzialità: le infinite possibilità che l’universo che li circonda (la natura, le cose, l’opera dell’uomo e soprattutto l’altro sesso), offre loro per di vivere attimi d’infinità felicità.
Intanto il tempo scorre e crescono tante cose: la sensibilità, gli impedimenti, le disillusioni e la coscienza che le delizie della vita non vanno reclamate, tanto più in modo ossessivo, ma vanno assaporate al momento, più con l’istinto che con la ragione, senza attendere, quindi, il contesto ideale, poiché la ripetibilità e la programmabilità di un evento meraviglioso, rimangono un sogno quasi irraggiungibile.
luporenna

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Chi se la sente di contraddirlo?

“Per quanto ci si adoperi a sopprimere la sofferenza, non si potrà ottenere nulla di meglio che di farle mutare aspetto. Essa comincia a manifestarsi sotto forma di bisogno, di necessità, di angoscioso desiderio, di quanto è indispensabile alla vita materiale. Se, a costo di sforzi penosi, si riesca ad allontanare il dolore da questo lato, eccolo che si trasforma, ed assume mille diverse figure a seconda dell’età e delle circostanze: ora è l’istinto sessuale, ora è la passione amorosa, o la gelosia, l’invidia, l’odio, l’ambizione, la paura, l’avarizia, le malattie, e chi più ne ha più ne metta. Se poi non trova proprio altra via aperta, prenderà il greve e tetro mantello della noia e della sazietà, per debellare le quali occorrerà fucinar nuove armi. E quando pure si riesca, non senza lotta, a vincere, il dolore ritornerà alle sue metamorfosi antiche, e la musica riprenderà su egual tono.
(Arthur Schopenhauer)”

La questione, a parer mio, è tutta lì in quel passaggio: “… di quanto è indispensabile alla vita materiale.”

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