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Posts Tagged ‘Bellezza’

B.sapone

«La vera bellezza, quella che non svanisce e non crolla, ha bisogno di tempo, di fatica, di una resistenza incredibile. È la goccia lenta a creare una stalattite, il tremito della Terra a dare origine alle montagne, il continuo infrangersi delle onde a spezzare le rocce e smussare i margini più aspri. E dalla violenza, dalla foga, dalla furia dei venti, dal rombo delle acque, emerge qualcosa che è migliore, qualcosa che altrimenti non sarebbe mai esistito. Per questo noi resistiamo. Abbiamo fede che esista uno scopo più elevato. Speriamo in qualcosa che non possiamo vedere. Crediamo che ci sia un insegnamento nella perdita, che ci sia potere nell’amore, e che dentro di noi ci sia il potenziale di una bellezza tanto magnifica che i nostri corpi non possono contenerla»
Ami Harmon, “Sei il mio sole anche di notte”

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oasi

Il pericolo insito nella bellezza non canonica è che la sua precarietà rischia di enfatizzare il ruolo dell’osservatore. Perché quando l’immaginazione si stanca di quella fessura tra i denti, non resta che rivolgersi a un buon specialista in ortodonzia. Una volta che abbiamo collocato la bellezza nell’occhio dello spettatore, cosa succede se quell’occhio si rivolge altrove? Ma proprio questo limite era gran parte del fascino di Chloe. Il concetto soggettivo di bellezza fa dell’osservatore un essere meravigliosamente indispensabile.
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Qualunque sia il grado di felicità con la nostra compagna, l’amore per lei ci è di ostacolo ad avviare altre relazioni romantiche, a meno di non vivere in una società poligamica. Ma perché ciò dovrebbe essere causa di frustrazione, se davvero l’amiamo? Perché, se il nostro amore per lei è sempre vivo, dovremmo sentire come un limite tale condizione? Forse perché, nel risolvere il nostro bisogno di amare, non sempre riusciamo a risolvere il nostro bisogno di desiderare.
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Nell’ossessione dell’oasi, l’uomo assetato immagina l’acqua, le palme e l’ombra non perché ce ne siano oggettivi indizi, ma perché ne ha pressante necessità. I bisogni disperati fanno intravedere la soluzione attraverso le allucinazioni: l’assetato ha l’allucinazione dell’acqua, il bisogno di amore provoca l’allucinazione dell’uomo, o della donna ideale. L’ossessione dell’oasi non è mai una delusione completa: l’uomo nel deserto vede qualcosa all’orizzonte. È che le palme sono inaridite, il pozzo secco, il luogo infestato di locuste.

 Alain de Botton, “Esercizi d’amore”

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BARBERY Muriel

44 anni spesi come meglio non si può: un consensato di saggezza, professionalità, sensibilità, e chi più ne ha più ne metta …

“Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l’intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per sé è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida.”

Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”

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nietzsche

“La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia.”

Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano”

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Quest’articolo l’ho riscritto perché la prima versione, come è apparsa a qualcuno che l’ha letta, era poco comprensibile. Questo fatto è ammissibile per una poesia non per una riflessione.
Vi risparmio la foto allegata in precedenza, perché era un tantino provocante. Veniamo all’articolo vero e proprio.
E’ un fatto scontato ormai che chi è dotato di bellissima presenza, maschio o femmina che sia, ed è consapevole di questa sua dote, a fa leva su di essa, si trova indiscutibilmente in una condizione di vantaggio rispetto a tanti comuni mortali. Intendo tutta una serie facilitazioni negli scambi interpersonali, in qualunque campo, compreso quello lavorativo. Relativamente all’età, ovviamente, la disparità si avverte maggiormente in gioventù, nella fase evolutiva.
Quando si è giovani, a parer mio, lo scopo primario è quello di farsi accettare all’interno di un gruppo, di soddisfare il proprio spirito di partecipazione e le continue richieste di approvazione e consenso, indipendentemente dalle proprie attitudini , tendenze, propensioni, gusti e via dicendo. Insomma: di apparire e di piacere in senso lato. Questa considerazione è di carattere generale e non tiene conto di particolari esigenze, molto soggettive.
Col passare degli anni, poi, fino al raggiungimento della piena maturità (per chi la raggiunge), per effetto della legge dura e logica della compensazione, alla quale io credo fermamente, in molti soggetti normodotati si innesca un fenomeno, il più delle volte inconscio, che porta a sviluppare delle particolari doti caratteriali, sconosciute a molti modelli di bellezza. Questo non è altro che un espediente innato messo in atto per sopperire a certe “carenze”.
Se l’equazione gnocca=oca, ha un fondamento di verità, non è frutto di uno scompenso genetico, bensì di una semplice mancanza di “esercizio”. Che necessità ha un velina o un tronista, di mostrarsi sagace, ironico, brillante, acculturato? La sola necessità che ha è di apprendere, eventualmente, con un minimo sforzo, qualche nozione basilare di grammatica e di cultura molto, ma molto generale.
Tornando a normodotati, la gran parte, alla luce dell’autostima e della considerazione che si sono guadagnati tra i propri simili, di fronte a certi “prodigi della natura”, pur riconoscendone oggettivamente i pregi estetici, stabiliti secondo canoni universalmente riconosciuti, non provano la benché minima invidia e si sentono perfettamente realizzati, sicuri e soddisfatti di come sono. E non si pongono nemmeno il problema di quale strada abbiano percorso per raggiungere tale meta: la loro chiara identità, il loro equilibrio. Tantomeno che ho voluto intendere io con questo cazzo di articolo.
Comunque concludo rivolgendomi a quello sparuto gruppo di sfigati che, nonostante raccolgano stima e considerazione da parte di chi li circonda, per la loro brillantezza, acquisita in anni ed anni di “allenamento”, non hanno ancora raggiunto una condizione di serenità e di equilibrio interiore.
Sono le persone che mi toccano particolarmente, che m’incantano e vorrei felici e sereni. Sono quelli che fanno piangere e che fanno ridere, che soffrono e che toccano il cielo, che reprimono e che esplodono, che si arrendono e che combattono. Tutti gli insicuri: l’universo e il suo contrario. Gli ossimori vaganti come me.
Tenete duro!! Tra cinquant’anni sarà tutto finito … per alcuni anche prima.

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«Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi, e l’unica che l’aveva fatto, la bella Rosa, le aveva dato solo una sfumatura d’alga marina ai suoi capelli, che, se non era accompagnata da tutto il resto, sembrava piuttosto un errore del parrucchiere. Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta; tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si rimirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell’universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel».

Isabel Allende, “La casa degli spiriti”

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