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Posts Tagged ‘Charles Bukowski’

caro_amico

Io scrivo troppo chiaramente, per cui devo avere uno di questi problemi:

A – Non sono sensibile
B – Non sono poetico.
C – Non ci sto proprio con la testa.

(Charles Bukowski)

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nicole_kidman_

«Sono stanco di vedere facce femminili ritoccate dal botox, tette strabordanti dalle scollature in concorrenza, culi in mostra, tacchi e trucchi fetish e gesti hard da donnacce, ormai non più distinguibili da quelle del mestiere.
Voglio vedere donne con la loro femminilità nei gesti morbidi e gentili, nei sorrisi aggraziati, nelle movenze seducenti, ma accennate, dalle parole dolci e decise allo stesso tempo, dai pensieri originali e nuovi.
Vorrei vedere donne indipendenti, non succubi dell’uomo a cui immolano la propria dignità, femmine dai cuori di ghiaccio fuso, compagne e amiche dell’uomo, libere e sincere. Vere!»
Charles Bukowski

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vecchia_scarpa

Uno spazio di pausa

Uno spazio di pausa
devi averne uno,
altrimenti le pareti ti schiacceranno.

Devi mollare tutto quanto,
gettarlo via,
liberarti di tutto.

Devi guardare ciò che guardi
o pensare ciò che pensi
o fare ciò che fai
oppure non fai,
senza pensare ai vantaggi personali,
senza accettare la guida di nessuno.

La gente si consuma per la fatica
si nasconde nelle abitudini comuni.
Le sue preoccupazioni sono
le preoccupazioni del gregge.

Soltanto pochi sono capaci di fissare
una vecchia scarpa per dieci minuti
o di pensare a cose strampalate
tipo: “chi ha inventato
il pomello della porta?”

Le persone perdono il senso della vita
perché sono incapaci di fermarsi,
di disfarsi di se stessi,
di sciogliersi,
di smettere di vedere,
di disimparare,
di mettersi in salvo.

Ascolta la propria falsa risata,
e poi puoi andar via.

(Charles Bukowski)

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leone in gabbia

Magari!! Potessi sempre … E’ quello che vorrei. E’ come ci si dovrebbe comportare. Diciamo che, sufficientemente, saprei anche cavarmela, senza apparire troppo patetico e scontato. Per fortuna esistono i grandi poeti – in fondo, che ci stanno a fare?

Sii gentile

Ci viene sempre chiesto
di comprendere l’altrui
punto di vista,
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

Uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

Ma l’età è la somma
delle nostre azioni.
Sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa?
Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

L’età non è un crimine
ma l’infamia
di un’ esistenza
deliberatamente
sprecata,
in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate, lo è.

(Charles Bukowski)

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cucina_3

«Gli uomini confusi e insicuri, d’indole remissiva, sono dei pensatori. Le loro cucine sono come le loro menti, ingombre di rifiuti, stoviglie sporche, impurità, ma essi sono coscienti del loro stato mentale e ne vedono il lato umoristico. L’uomo con la cucina sempre in ordine è, invece, un maniaco. Diffidatene. Lo stato della sua cucina e quello della sua mente coincidono: costui, così preciso e ordinato, si è in realtà lasciato condizionare dalla vita.»
Charles Bukowski, “Storie di ordinaria follia

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sc_mare

«Una delle migliori scopate della mia vita. Sentivo l’acqua, sentivo la risacca che andava e veniva. Era come se stessi venendo con tutto l’oceano. E venivo, venivo, non finiva mai. Alle fine rotolai giù – Oh! Gesù Cristo – dissi – Oh, Gesù Cristo -.
Non so come mai Gesù Cristo finisse sempre col mischiarsi a faccende del genere.»
(Charles Bukowski)

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«Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “Oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avranno fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa.»
Charles Bukowski, “Il gran gioco dell’erba“

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alcool

«Ma c’è un vecchio proverbio secondo cui la conoscenza che non viene seguita dall’azione è peggio dell’ignoranza. Perché se tiri a indovinare e non ci prendi, puoi sempre dire, merda, gli dei mi sono avversi, ma se sai e non fai, vuol dire che in testa hai soffitte e anticamere buie da percorrere avanti e indietro e a cui pensare. Non è mica una cosa sana, produce serate noiose, un eccesso d’alcool e seghe.»
Charles Bukowski, “Taccuino di un vecchio sporcaccione”

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auteur_26

Stavano tutti fuori sulla veranda a chiacchierare: Hemingway, Faulkner, T. S. Eliot, Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens, E. E. Cummings e qualcun altro.

“Senti”, disse mia madre, “puoi dirgli di starsi zitti?”.

“No”, dissi io.

“Stanno dicendo solo fesserie”, disse mio padre, “dovrebbero trovarsi un lavoro”.

“Ce l’hanno un lavoro”, dissi io.

“Un accidenti”, disse mio padre.

“Esattamente”, dissi io.

A quel punto Faulkner entrò dentro barcollando. trovò il whisky nella credenza e se lo portò fuori.

“E’ una persona tremenda”, disse mia madre. Poi si alzò e sbirciò fuori in veranda. “C’è una donna con loro”, disse lei,  “solo che sembra un uomo”.

“È Gertrude”, dissi io.

“C’è un altro tizio che sta facendo vedere i muscoli”, disse lei, “dice di poterli battere a tre a tre”.

“È Ernie”, dissi io.

“E lui”, mio padre mi indicò, “vuole essere come loro!”.

“Davvero?”, chiese mia madre.

“Non come loro”, dissi io, “ma uno di loro”.

“Trovati uno stramaledetto lavoro”, disse mio padre.

“Stai zitto”, dissi io.

“Che?”.

“Ho detto, stai zitto, sto ascoltando queste persone”.

Mio padre guardò sua moglie: “Questo non è figlio mio!”.

“Spero di no”, dissi io.

Faulkner entrò di nuovo nella stanza barcollando. “Dov’è il telefono?”, chiese.

“A che diavolo ti serve?”, chiese mio padre.

“Ernie si è appena fatto saltare le cervella”, disse lui.

“Lo vedi cosa succede alla gente così?”, urlò mio padre.

Mi alzai lentamente e aiutai Bill a trovare il telefono.

(Charles Bukowski)

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