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Posts Tagged ‘Fedeltà’

MariaTeresa

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
(da “Fedeltà”)

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono, intendo,
come facevo ogni mattina
e anche la sera,
quando i nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono,
ha squillato quattro volte,
potete immaginarmi trattenere il respiro,
poi c’è stato un terribile rumore telefonico,
una voce ha detto questo numero non è più attivo,
che meraviglia, ho pensato,
posso ancora chiamare,
non hanno assegnato il suo numero a un’altra persona,
malgrado due anni di assenza
per morte.

Grace Paley

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oasi

Il pericolo insito nella bellezza non canonica è che la sua precarietà rischia di enfatizzare il ruolo dell’osservatore. Perché quando l’immaginazione si stanca di quella fessura tra i denti, non resta che rivolgersi a un buon specialista in ortodonzia. Una volta che abbiamo collocato la bellezza nell’occhio dello spettatore, cosa succede se quell’occhio si rivolge altrove? Ma proprio questo limite era gran parte del fascino di Chloe. Il concetto soggettivo di bellezza fa dell’osservatore un essere meravigliosamente indispensabile.
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Qualunque sia il grado di felicità con la nostra compagna, l’amore per lei ci è di ostacolo ad avviare altre relazioni romantiche, a meno di non vivere in una società poligamica. Ma perché ciò dovrebbe essere causa di frustrazione, se davvero l’amiamo? Perché, se il nostro amore per lei è sempre vivo, dovremmo sentire come un limite tale condizione? Forse perché, nel risolvere il nostro bisogno di amare, non sempre riusciamo a risolvere il nostro bisogno di desiderare.
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Nell’ossessione dell’oasi, l’uomo assetato immagina l’acqua, le palme e l’ombra non perché ce ne siano oggettivi indizi, ma perché ne ha pressante necessità. I bisogni disperati fanno intravedere la soluzione attraverso le allucinazioni: l’assetato ha l’allucinazione dell’acqua, il bisogno di amore provoca l’allucinazione dell’uomo, o della donna ideale. L’ossessione dell’oasi non è mai una delusione completa: l’uomo nel deserto vede qualcosa all’orizzonte. È che le palme sono inaridite, il pozzo secco, il luogo infestato di locuste.

 Alain de Botton, “Esercizi d’amore”

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Vi siete mai posti questa domanda: perché le coppie più famose e facoltose si separano con maggiore frequenza? Perché la fedeltà e la costanza in amore non sono una prerogativa dei Vip? Aggiungo che faccio rifermento a dati statisticamente accertati.
Se non vi siete mai posti questo quesito, potete tranquillamente tornare alla vostra homepage a controllare se ci sono nuovi post dei vostri following. Diversamente vi sarei grato se mi faceste partecipe del vostro pensiero in proposito, poiché, a parer mio, l’argomento non è da considerarsi del tutto insignificante.
Partiamo da una prima considerazione che riguarda il tenore di vita di questi poveri sfigati.
Un Vip medio, non necessariamente una star di prim’ordine, rispetto a un medio/borghese, dispone di risorse economiche in quantità smisurate. Una disponibilità tale da consentirgli di intrattenere scambi interpersonali in qualunque ambito e sostenere tali relazioni con una frequenza pressoché illimitata. In poche parole: di cazzeggiare con chi gli pare e piace e in qualunque momento, consapevole, tra l’altro, delle proprie attrattive.
Già questa condizione, sostenuta dal noto proverbio: l’occasione fa l’uomo ladro, potrebbe di per se giustificare dei frequenti cambiamenti, esercitati il più delle volte, con disinvoltura e spregiudicatezza, favorendo, quindi, una concezione più libertina ed indipendente della vita in generale. D’altra parte un bombo attempato o un’ape allegra, sempre alla ricerca del nettare migliore, imperversa in qualunque contesto, tanto più se la sorte offre loro un vasto assortimento floreale.
Detto questo, comunque, mi è difficile pensare che tali individui siano motivati solo ed esclusivamente da una ricerca continua di nuove emozioni, di nuovi innamoramenti: la spinta propulsiva più potente in natura. E’ più plausibile immaginare che, grazie ad un maggior numero di scambi relazionali, aumentino notevolmente le probabilità d’incontrare persone più conformi alle proprie aspettative.
Alzi la mano chi, pur avendo giurato eterna fedeltà al proprio partner, nel corso della propria esistenza, incrociando sul proprio cammino altre anime più affini e appassionanti, non sia stato sfiorato da un benché minimo dubbio; il più delle volte immediatamente represso per ragioni d’ogni genere: sensi di colpa, questioni morali o la semplice incapacità di far fronte a degli esborsi notevoli.
Per un Vip, invece, far fronte a delle spese, anche se rilevanti, non è ovviamente un problema, come non lo è placare, grazie a un congruo risarcimento, anche il risentimento più radicato, col conseguente ridimensionamento del proprio senso di colpa indotto.
Per quanto concerne le ragioni etico-religiose, non è detto che ad un Vip, nella remota eventualità che ne avvertisse il bisogno, venga negato in modo indiscriminato il sacramento della comunione. Questi veti inviolabili si riservano solo ai poveracci.
Concludendo, sapete chi è la persona da ammirare più di qualunque altra? E’ quel Vip, che pur conducendo una vita da milionario, pur pressato da incessanti ed allettanti tentazioni, rimane costantemente una persona umile, fedele e irreprensibile: un clochard nell’anima, al contrario di quelli come me, che si sentono Vip nell’anima e conducono una vita da clochard.

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