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Posts Tagged ‘Relazioni’

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«Molto spesso a me sembra, quando penso all’amicizia, che si debba considerare sopratutto una questione: se l’amicizia sia desiderata per la nostra debolezza e povertà, in modo che, nel dare e nel ricevere favori, ciascuno riceva dall’altro, e a sua volta renda, ciò che da solo non potrebbe; oppure se, pur essendo questa la peculiarità dell’amicizia, la causa sia un’altra, più importante, più bella e proveniente dalla stessa natura. L’amore, da cui prende nome l’amicizia, è il primo impulso a farci unire per affetto.»
Cicerone, “L’amicizia”

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sorriso falso

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

(Wislawa Szymborska)

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Certe sfide

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Io, in tutta la mia vita, avrò preteso la ragione quanto le dita di una mano. Ho rinunciato a reclamarla migliaia di volte, sin da bambino, e molto spesso l’avevo nettamente dalla mia parte. Intendo qualsiasi tipo di ragione, non solo su questioni immateriali, anche su temi pratici. Tutto questo per un’arrendevolezza, più indotta che innata, (benedetti genitori!), ove l’indole ha giocato un ruolo di esaltazione, purtroppo.
MA CHI SE NE FREGA DEL CONSENSO DELLA GENTE!! Mi ripetevo all’inizio. Quello che conta è la convinzione delle mie teorie e non la loro strenua difesa in ambito relazionale. Un atteggiamento del genere, però, tendenzialmente distaccato, comporta dei rischi, se per “GENTE” s’intende chiunque. Può provocare una certa insensibilità e superficialità nei rapporti, qualora ci si abitui a porsi nei confronti degli altri in modo costante ed uniforme, senza operare le opportune discriminazioni, tra amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e quant’altro. Tra l’altro, si salta un passaggio importante: la validazione.
Il riscontro sulla reale correttezza dei propri principi è necessario, soprattutto se questi sono funzionali ad un progetto, ad un percorso esistenziale. Chi avrebbe potuto mai procurarmelo questo riscontro in una condizione d’isolamento? Allora, col passare del tempo, ho ritenuto opportuno esigere (timidamente) il parere e l’eventuale approvazione dei miei interlocutori, in funzione del tipo di legame e della stima che provavo nei loro confronti, mantenendo comunque un certo distacco, evitando profonde dipendenze. Esprimevo semplicemente le mie opinioni senza pretese e senza imposizioni e ascoltavo le loro ragioni, con rinnovata umiltà. L’imperativo in ogni caso era: poter fare a meno di chiunque in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Questo mi ha evitato gravi ferite (ma non scelte sbagliate) e mi ha reso apparentemente invulnerabile, ma poi ho compreso che la vera invulnerabilità non la si conquista disertando le sfide bensì affrontandole e superandole.
Perché questo scritto? Niente!! Sto provando una nuova tastiera (nella foto).

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Pspini

« Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini per evitare di rimanere assiderati. Ben presto, però, avvertirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza, che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro. Le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare, e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere. A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! . Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli. »
Arthur Schopenhauer, “Parerga e paralipomena”

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Mia adorata Juliette, quante volte ho sostenuto le vostre ragioni. Mai ho preteso forzatamente la vostra vicinanza. Ho sempre dominato ogni mio istinto e mi sono sempre accontentato di tutto ciò che spontaneamente e in pena libertà mi avete offerto: sospiri appassionati e dolci labbra. Di questo dovete darmene atto.

– Certo che ve ne do atto Adrien, così come dovete dare atto a me che oltre a sospiri appassionati e dolci labbra vi ho offerto qualcosa di più significativo, nonostante sia impedita dal terrore; dalla paura ci scoprano –

Io comprendo i vostri timori, madame, sappiatelo, sebbene a volte appaiano assai poco giustificati, ma questo rende ancora più prezioso quel gesto temerario.
Io benedico il cielo tutte le volte, e mai così incantevole mi pare l’origine del mondo.

– Caro Adrien, siete davvero originale. L’unica persona capace di farmi sorridere di gusto. Gustave Courbet potrebbe però trovare ingiusto un tale accostamento –

Se Gustave Courbet avesse avuto voi come modella, oltre all’origine del mondo ne avrebbe dipinto certo anche la fine.

– Voi mi viziate, Adrien, con queste assidue adulazioni. Ormai non posso più farne a meno. Io non mi sono mai sentita così desiderata e questo è frutto della vostra abilità –

Tra poco scoprirete che sono abile anche a ferire.
Io apprezzo la sincerità e la spontaneità con la quale mi parlate senza alcuna reticenza. Ho sempre auspicato un tale spirito e farò in modo che mai nulla al mondo potrà reprimervi.
Voi vi unite carnalmente con vostro marito, madama Juliette, per vostra ammissione, e lo fate per costrizione, proprio quando non potete più sottrarvi alle sue incalzanti richieste, perché di vostra iniziativa ne fareste volentieri a meno … giusto?

– Giustissimo, Adrien, dovete crederci –

Ed io ci credo. Quindi l’amplesso accade di rado e il tutto potrebbe intendersi come il semplice adempimento di un dovere coniugale, estorto con ricatto, aggiungo io. Perché di tale meschinità ormai si tratta.
Io ho in mente le vostre lamentele, madame, di come, a fronte di un legittimo rifiuto, il vostro carceriere s’inquieta.

– E trascura per dispetto anche i bambini. Voi sapete per me cosa vuol dire. Io miro alla loro serenità prima di tutto –

Questo lo capisco, mia adorata, ma è giusto che conosciate anche le mie ragioni.
Nonostante i vostri inviti a non pensarci, mi procura turbamento che quell’uomo vi possegga. Voi obietterete che la cosa non dovrebbe angustiarmi perché quando decideste di sposarlo, non faceste tale scelta a mio discapito. Io ancora non c’ero.

– Ben diverso sarebbe stato il nostro destino, Adrien, se vi avessi incontrato prima –

E ben diverso anche il futuro, ma di questo nulla è noto … forse: scritto.
Quel che è certo è che ogni volta che quel rozzo vi ghermisce, e gode indisturbato delle vostre splendide fattezze, mi apparite meno pura: contagiata.

– Finiamola questa farsa, Adriano, e dimmi al posto mio tu che faresti –

Me l’aspettavo questa domanda, Giulia, ma con te non posso esprimermi in modo obiettivo, e anche se volessi, se mi sforzassi di pensare al femminile, con te non sarebbe sufficiente. Io nel corso degli anni mi sono fatto una certa idea sulle donne – quelle normali, senza vizi estremi – sui loro processi mentali, di quanto più complessi e suscettibili siano rispetto a quelli maschili. Ho sempre creduto che certe situazioni un po’ forzate, costrette, o semplicemente non ottimali, condizionassero sensibilmente il loro grado di coinvolgimento, la loro spontaneità. Che inibissero, quindi, qualunque slancio, soprattutto di natura sessuale.  Nel tuo caso, invece, quando tu scopi con quell’essere, e lo fai senza passione, almeno spero, avviene qualcosa che per me è incomprensibile, ed è l’unica cosa che davvero mi arrovella.

– E sarebbe? –

Che raggiungi l’orgasmo.

 – Ah! tesoro mio, non posso farne a meno, altrimenti s’inquieta e mi tormenta –

Certe cose non dipendono dalla nostra volontà a meno che non assuma il comando del cervello qualcosa che s’infiamma tra le gambe.

luporenna, “Il tempio dei sospiri”

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Sapete chi è Leonard Zelig?
E’ il protagonista di un film di Woody Hallen ambientato in America negli anni 20. Un autentico capolavoro tragicomico del 1983. Con queste parole lo stesso regista ne spiega il significato:
«Con Zelig volevo parlare del pericolo che si corre abbandonando il proprio vero io nello sforzo di piacere, di non creare problemi, di inserirsi, e di dove questo possa condurre una persona in ogni aspetto della sua vita, compreso quello politico, ovvero, ad un estremo conformismo e ad un’estrema sottomissione della volontà».
A causa di una bizzarra patologia, che non viene preservata dal crudele processo della mercificazione, Leonard Zelig si trova ad assumere sembianze di volta in volta diverse, imitando passivamente gli altri, copiandone usi, costumi e persino la fisionomia. Gli effetti che ne derivano sono esilaranti: Zelig si trova ad essere nero tra i neri, francese tra i francesi, nazista tra i nazisti, diventando così l’emblema del conformismo e dell’inautenticità. È come se Zelig scaricasse sugli altri la responsabilità dell’azione. Egli si mimetizza da perfetto camaleonte e rinuncia alla propria identità per vivere nell’invisibilità e nella sicurezza.
Spesso credo di somigliare a questo personaggio. Capita quando rinuncio alla mia identità per diverse ragioni, alcune note ed altre meno. Una su tutte, fra quelle comuni, un’eccessiva accondiscendenza, causata un po’ dalla stanchezza, dalle disillusioni, dai malumori e soprattutto dall’indole, ahimè, tendenzialmente poco combattiva. Anche in condizioni favorevoli, infatti, raramente mi cimento in appassionate difese delle mie ragioni, salvo delle sporadiche e civili rivendicazioni di alcuni diritti basilari.
In ogni caso presto sempre attenzione ai miei interlocutori. Non ho mai snobbato nessuno, neanche il peggiore dei miei rarissimi nemici.
Detto ciò ci sarebbero ora da analizzare le ragioni innate, quelle presumibilmente legate alle mie (e di tanti altri maschietti) interazioni col variegato universo femminile. Di queste ne divulgherò l’elenco quando mi sarà consegnato dal mio psicoterapeuta.
Tornando alla questione, quindi, a volte ho delle crisi d’identità, altre volte, invece, pervaso da uno spirito di autoassoluzione, penso che tutto sommato il mio atteggiamento non comprometta la stima dei miei tratti caratteriali, che mi caratterizzi comunque in una forma esclusiva, e soprattutto: che non sia tanto deprecabile. Lo stesso psicanalista Allan Fromme un certo senso mi assolve quando dice: “Un tratto di sicuro successo, per introdursi in ogni situazione sociale, è l’arte di capire la gente, per poter stabilire adeguate modalità di relazione.”
Vero è che il dott. Fromme per “adeguate modalità di relazione” credo che intenda l’attuazione, a seconda delle circostanze, di opportuni criteri comunicativi ed interpretativi. Dei metodi mirati al fine di relazionarsi nella migliore forma possibile, nell’assoluto rispetto dei propri interlocutori. Immagino, senza snaturarsi, senza negare la propria identità. Altra cosa, invece, è imitare, emulare, impersonare, immedesimarsi, assecondare indiscriminatamente il prossimo, i suoi gusti, le sue tendenze, magnificarne addirittura le pochezze, le nullità, assumendo atteggiamenti, linguaggi, forme comunicative, anche in forte contrasto tra di loro, per il solo scopo (presumo) di soddisfare un riflesso inconscio: un desiderio d’approvazione e di consenso (ne parlo già nelle mia presentazione) a volte condizionato da un ulteriore riflesso: quello sessuale.
E’ questo che succede a me o è soprattutto filantropia? Prima o poi ne verrò a capo.
Concludendo, ultimamente mi vengono degli strani pensieri, relazionandomi a due persone straordinarie, presumibilmente agli antipodi, una rispetto all’altra: Mistral e La Disfunzionale (perdonatemi se vi cito).
Immagino l’eventuale sorpresa di Mistral se leggesse quali termini adopero (da turpe maniaco alcolista) nel rispondere agli articoli de La Disfunzionale (sul suo blog e non solo), dal momento che mai e poi mai mi esprimerei nei suoi confronti con una benché minima volgarità. Viceversa, immagino la sorpresa de La Disfunzionale se leggesse con quale garbo e delicatezza commento le perle di Mistral. Già me l’immagino: “Ma tu guarda ‘sto paraculo che personcina a modo diventa in certi momenti ”
Io non so fino a che punto sia una cosa normale ma avrei piacere di colloquiare con questi due stupendi opposti nella stessa identica misura, pur ponendomi in modo diverso (almeno immagino).
Comunque che nessuno si permetta di dirmi: “Sii sempre te stesso” perché non saprei proprio cosa fare, che pensare, che dire.

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Proprio così: ben venga l’inferno. Mi riferisco alle relazioni coniugali. Non è affatto una provocazione.
Immaginate quegli ambienti familiari apparentemente tranquilli dove tra i genitori regna un clima di formale e civile convivenza: nessuna aggressione, nessun litigio furioso, nessuna intimidazione, niente ultimatum, accuse, urla, grida, schiamazzi. E al tempo stesso: nessuno slancio, nessuna manifestazione spontanea d’affetto, di passione, d’intimità. Niente di tutto questo, solo generiche dichiarazioni d’intenti e per i più sensibili: continui sensi di colpa (e disincanto, tanto disincanto).
E’ una condizione molto ma molto frequente tra individui malauguratamente coscienziosi, che può protrarsi per anni ed anni senza arrecare sensibili danni psichici ai figli. Una lenta ed inesorabile agonia alla quale forse sarebbe meglio opporre l’inferno: quelle situazioni esasperate, insopportabili che stimolano l’istinto di reazione e sopravvivenza.
A questa gioiosa considerazione genericamente s’accompagna la domanda provocatoria: E’ giusto stare insieme solo per i figli?
Beh! Fate finta che non l’abbia posta perché se si aprisse un dibattito su quest’argomento satureremmo il server di WordPress (e senza arrivare ad una soluzione univocamente condivisa).
Comunque … se qualcuno vuole dire la sua … è sempre bene accetto.
Aggiungo una piccola nota: Sapete cosa disse un giorno Franz Kafka in relazione all’argomento?
I genitori che si aspettano riconoscenza dai figli sono come quegli usurai che rischiano volentieri il capitale pur d’incassare gli interessi.

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Esistono due vie per guadagnare la stima, l’affetto e l’ammirazione delle persone, il coraggio delle proprie azioni o l’onestà nel riconoscerne l’assenza.
Solo la prima, però, ci da il pieno diritto a manifestare, ad apparire, a pretendere ascolto e considerazione, A VIVERE, soprattutto quando questa forza è impegnata nella più nobile delle imprese: la strenua difesa della propria libertà. Nessun buon proposito, nessun colpo di genio può mai assegnarci questo privilegio.
Qualunque persona ci circondi, per quanto unito a noi, persino da legami di sangue, ha il sacrosanto dovere di riconoscere e rispettare il nostro impegno e il suo risentimento non dovrà e non potrà mai generare fondati rimorsi; solo la misurata pretesa di una legittima comprensione.
Perché vi scrivo questo? Per dichiarare il mio profondo affetto, ammirazione e vicinanza a tante anime in rivolta (chissà perché quasi tutte femminili) e la differenza sostanziale tra il sottoscritto e loro … tra la polvere e le stelle.

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Se a volte replicassi con un dubbio ai miei sospiri, sorreggerei l’ariete con fermezza. (HW)

« Samantha! Chi ti ha inviato questo strano messaggio? »
– Mamma! Oltre ad ascoltare le telefonate adesso mi leggi pure gli SMS? Ma non avevi detto che con questi aggeggi non ci capivi niente? E che cazzo! –
« Che hai detto? Ma sei impazzita? Così ti rivolgi a tua madre? Io alla tua età di cazzo non me ne sono fatto mai scappare uno »
– E papà era contento? Meno male che non ci ascolta nessuno –
« Perché? Guarda che tuo padre è stato sempre orgoglioso di me, per i miei modi fini ed educati »
– Lascia stare mamma. Papà è stato sempre orgoglioso di te per altri motivi. Non pensava ad altro che mostrare la sua bambola, a suscitare l’invidia degli stolti, comunque questa storia delle intercettazioni deve finire. Mi dispiace usare questo tono, ma questo tuo modo di interferire nella mia vita privata ed in quella di Deborah, nonostante abbia solo 13 anni, è assolutamente inaccettabile, oltre che ingiustificato.
Cosa speri di ottenere ascoltando le nostre conversazioni? Così facendo non fai altro che dimostrarci mancanza di fiducia, oltre che complicare i rapporti.
Io comprendo quali possano essere i tuoi intenti ma al tempo stesso ritengo che tutto ciò che noi già ti riferiamo sia più che sufficiente a darti un’idea di quali siano le nostre condotte.
Quei piccoli ed intimi segreti che condividiamo solo con poche persone sono altro che nostre legittime necessità; oltre che diritti –
« Anche un genitore ha i suoi diritti »
– Che non calpestino quelli dei figli –
« Brava! Chissà se avresti risposto così anche a tuo padre. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lui di tutta questa storia »
– Questo non mi preoccupa. Innanzitutto sul mio atteggiamento non ci vedo nulla di immorale e poi, cara mamma, ricorda sempre cosa ci ripete spesso:
“Una persona di valore nasconde sempre dei piccoli segreti. Troppe spiegazioni non vanno ne rese ne pretese”.
Papà ha un grande pregio che compensa tanti suoi difetti: è coerente. Non si contraddirà certo con sua figlia –
« Samantha, di questa cosa ne parliamo un’altra volta, adesso voglio sapere chi ti scrive queste frasi compromettenti, specialmente per la figlia di un sindaco »
– La figlia del sindaco? Ma chi se ne frega! E poi non credo si rischi la reputazione per queste cose –
« Perché no? Pensa se una frase simile la leggesse Paolo »
– Paolo sa tutto…o quasi. Diciamo che sa che ho uno scambio di e-mail con una persona –
« Maledetto computer, adesso ti sei trovata anche l’amico su internet, uno di questi maniaci informati. Da quanto tempo va avanti questa storia? »
– Innanzitutto non l’ho conosciuto in rete, e poi chiariamo una cosa, a proposito di internet: vorrei che non lo demonizzassi come fai ogni momento. Internet è uno strumento straordinario, assolutamente insostituibile.
In quale altro modo avrei potuto raccogliere dati, informazioni, notizie, sentire musica, vedere video in un modo così immediato e variegato? Certo, internet vuol dire anche blogging, MSN, Facebook: i tuoi demoni, però sappi che questi mezzi, usati con criterio e parsimonia, sono assolutamente formativi, aprono la mente, stimolano l’immaginazione, la creatività, ma soprattutto: aiutano a socializzare.
Tornando al mio amico. Era presente in chiesa al concerto dell’epifania. Ti ricordi il Gloria? E’ rimasto impressionato dalla mia voce. Lui ha la passione per la musica classica, e dice che quando mi ha sentito interpretare il Domine Deus è rimasto totalmente rapito, incantato. Secondo lui è stata un’entità sovrannaturale a guidare la mano di Vivaldi, di Hendel e di tanti altri. Così lui la interpreta la spiritualità.
La presenza di Dio è nella natura delle cose, nell’arte duratura, in certa musica, nei pensieri di San’Agostino e tant’altro. Nell’ispirazione degli eletti va cercata soprattutto l’essenza del Creatore. Io quella sera sono stata una lettrice; il mezzo.
Da quel giorno ha cominciato a mandarmi messaggi di ogni genere, ai quali ho sempre risposto con piacere. I più originali me li scrive sui muri o dove capita –
« Cooosaa!! Sui muri? Ma non sarà mica…Oh Cazzo! HW è quel pazzo »
– E vai! Finalmente te ne uscito uno, e pure con la rima. Comunque hai indovinato, si tratta proprio di Hungry Wolf –
« Mamma mia! Mi sento male. Tu sei impazzita…con quel folle »
– Ma quale folle, è solo una persona un po’ eccentrica, particolare –
« Come fai ad esserne certa. Lo conosci personalmente? Come si chiama? »
– Il nome non me l’ha svelato, so solo che abita in paese ed ha una decina di anni più di me –
« Ah! Su questo ci avrei scommesso, non è certo un adolescente »
– Se vuoi sapere con esattezza quanti anni ha glielo posso chiedere –
« Come è possibile che tu non conosca la sua età? Non ti è mai venuta la curiosità? »
– No! Per me conta poco, dal momento che si tratta solo un amico. Per me gli amici non hanno età –
« Un amico? Una persona del quale non conosci il nome, l’età, che vita conduce, lo chiami amico? –
« Si, ed anche particolare »
– Che significa particolare; che intendi? Non mi vorrai mica dire che avete un rapporto intimo e confidenziale? –
« Mamma, non ti allarmare, anche se la vicenda ti sembra strana, non vederla come una cosa impegnativa, almeno per me. Io non ho nessuna intenzione di andare aldilà di un semplice rapporto d’amicizia, e lui lo sa benissimo; sono stata chiara su questo punto. Fino ad ora abbiamo scambiato semplici opinioni, sensazioni…emozioni. Abbiamo parlato del senso della vita, dei nostri interessi, dei nostri progetti. »
– Samantha, queste cose sono pericolose, non puoi prevedere come vanno a finire. Anche se per te al momento non c’è niente, per lui è diverso. La frase che ti ha scritto, ad esempio, mi sembra una vera e propria dichiarazione, oltre che una richiesta, per cui è meglio che interrompi subito questa storia, prima che sia troppo tardi. Ricordati che quando una persona prende una sbandata non si rassegna tanto facilmente davanti ad un rifiuto. Può diventare assillante; io queste cose le so. Sapessi quante volte dei semplici amici mi hanno invitato a fare una passeggiata, a prendere una sciocchezzuola, e poi mi sono arrivate le proposte più indecenti, se non addirittura le palpatine –
« Su questo hai ragione, però ti ripeto, io non sono coinvolta sentimentalmente, almeno non nel senso comune. Credo sia opportuno che ti faccia leggere una sua lettera, così capisci meglio come stanno le cose. Questa è l’ultima, mi è arrivata proprio ieri »

Carissima Samantha,

perdonami se ieri sono stato un po’ laconico, in risposta al tuo rifiuto ad uscire da soli. Io avevo solo l’intenzione di presentarmi, di farti sapere tutto di me, di svelare il mistero. Probabilmente a te sta bene così, piuttosto che correre il rischio di rimanere delusa, preferisci che sia la tua immaginazione a tracciare il mio profilo, almeno fino a quando tu non sia motivata (spero che presto succeda) da altri intenti che non siano “semplici” scambi di essenze.
Per il momento non insisto più di tanto, ma soprattutto: non ti biasimo. Se a volte assumo atteggiamenti apparentemente risentiti è per una ragione molto semplice.
Mia adorata, come forse hai già intuito, relativamente al nostro rapporto, credo di essermi calato in una dimensione virtuale, una favola incantata che è solo frutto della mia immaginazione e di questo incontenibile sentimento che avverto nei tuoi confronti, diciamolo pure: di questa attrazione irrefrenabile.
Ciò detto, come in tutte le favole, purtroppo, il ritorto alla realtà è un rischio sempre presente, può bastare un niente perché sia sopraffatto dal disincanto per poi riprendere a sognare, quando l’istinto di conservazione non mi lascia intravedere alcun altro motivo di interesse e di profonda gioia.
Ieri, ad esempio, analizzando con distacco certe mie dichiarazioni, ho realizzato, con tutto ciò che ne consegue, quanto sia illusoria la mia situazione, quando siano assurdi certi miei atteggiamenti, certe mie pretese.
Che senso ha profondere unilateralmente un sentimento forte senza ottenere in cambio nient’altro che attestati di stima e amichevoli inclinazioni? E poi, semmai dovessimo incontrarci, che piacere potrei mai trarre, oggettivamente, da certe mie affettuosità se non ricambiate? A queste cose, purtroppo, spesso ci penso, ma al tempo stesso non posso fare a meno di constatare, qualunque strada prenda il nostro rapporto, la fortuna che mi è capitata nell’instaurare con una persona matura saggia e profonda come te questo meraviglioso rapporto d’amicizia. Costi quel che costi, farò in modo che questa immensa preziosissima ricchezza non venga sciupata da un interesse limitato.
Ciò che separa noi, in questo preciso istante, da quello che saremo tra cent’anni è solo il bene effimero di una passione.
Tuo HW –

« E tu che hai risposto? »
– Quel bene effimero è la vita…o forse no –
« Samantha non so che dirti. L’unica cosa certa è che da domani eviterò certi mezzi però tu devi comprendere la mia posizione. Se cerco di controllarti è solo per metterti sugli attenti »
– Mettermi sugli attenti? Hai visto Ufficiale gentiluomo ieri sera? Forse volevi dire: mettermi sull’avviso, in guardia, sul chi va là –
« Vabbè, quello che è. Volevo solo raccomandarti di stare attenta perché tra il dire e il fare c’è di mezzo mare, anzi: un oceano intero »
– Starò attenta mamma, però al momento non me la sento d’interrompere questo rapporto, non ne vedo il motivo. Non entra in competizione con quello tra me e Paolo. Ogni legame è una cosa a sé stante. Non so come spiegartelo, mamma, ma questa storia mi fa sentire importante, mi completa, mi stimola. E’ come un riconoscimento. Me la sono guadagnata e me la tengo stretta.

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