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dieta

« Orandum est ut sit mens sana in corpore sano. »: « Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano. » Questa è la locuzione corretta – e completa – di Giovenale.
Io una spiegazione me la sono data, e cioè che quando una persona si prende cura del suo corpo, solo del suo corpo, con l’alimentazione controllata, con le diete, gli infusi, gli integratori; con l’attività fisica, evitando gli eccessi, il fumo, l’alcol, e via dicendo, si guadagna il plauso di tutti – e non rompe le scatole a nessuno. Il vero miracolo, per il quale pregare (appunto), e prendersi cura, oltre che del fisico, anche della propria salute mentale dando conto solo a se stessi, senza calpestare i piedi a nessuno. Provateci voi.

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La Tana(tologia)

Luigi Renna

Mio padre apprezzava molto l’ironia, soprattutto quella si tramanda, per cui il titolo di quest’articolo sono certo che non l’avrebbe trovato per nulla irriverente, persino a tre sole settimane dalla sua scomparsa. Oltretutto non fa riferimento a lui direttamente, si riferisce piuttosto ad un clima contingente generale, e soprattutto allo stato d’abbandono di questa tana: polvere dappertutto e rovi che ne ostruiscono l’ingresso. E una vita che non mi soffermavo da queste parti. Se ci sono tornato è proprio per lui, per mio padre, per adornare le pareti con questa sua foto: aveva più o meno l’età che ho io in questo momento.
In questo luogo, per quel che ha rappresentato per me, e rappresenta ancora, non poteva mancare un suo ricordo, sebbene tempo fa gli abbia già dedicato un articolo con tanto di immagini: “Babbo!!! Ma perché non ti sei dato al cinema?” – a parer mio ne aveva tutti i requisiti.
Tra me e lui, più in generale tra lui e i figli, non si è mai instaurato un legame affettivo solidissimo, profondamente intimo, confidenziale. Si è trattato, più che altro, di un rapporto caratterizzato da reciproca stima e ammirazione, da (quasi) reciproco rispetto e da unilaterale timore, svanito nell’ultimo periodo. Nonostante ciò, io c’ho sempre tenuto a fargli sapere ciò che mi accadeva – senza rivolgermi a lui direttamente. Nel raccontare molti avvenimenti significativi della mia esistenza, quelli che sicuramente non l’avrebbero irritato, a mamma o a chiunque altro, ho sempre fatto in modo che fosse presente, e che stesse ad ascoltare. Non so cosa significhi questo, probabilmente qualcosa di anomalo, ma anche di positivo. Spero che ne abbia tratto godimento, da acuto osservato quale era.
A questo punto, come è prassi in circostanze simili (commemorative) dovrei soffermarmi ad elencare pregi e difetti di un uomo che, nel bene o nel male, ha lasciato, in modo inconfutabile, un ricordo estremamente positivo in moltissime persone. Beh! Forse un giorno lo farò. Adesso, il senso che voglio dare a questo post è un altro. Io intendo rivolgermi essenzialmente a tutti coloro i quali – soprattutto giovani -, per partito preso, per spirito di ribellione, per anticonformismo, per scarsissima o eccessiva sensibilità, per risentimento, per incapacità di contestualizzare, o per qualunque altra ragione, tendono a muovere critiche nei confronti dei propri genitori in modo poco responsabile e per nulla imparziale, sconfinando nel pregiudizio. Operando scelte e ad assumendo, intenzionalmente, comportamenti diametralmente opposti ai loro. E quando a marcare le differenze, a sostenere la parte, si è assecondati da una natura che ben si adatta al ruolo, il rischio di un allontanamento irreversibile, è davvero molto alto, come alto è il rischio che di un’indole gracile e malferma nessuno se ne prenda cura: in balia della sorte. E a poco più servire la vana illusione di sapersi autogestire in totale autonomia, di saper dare ascolto, in qualunque momento o circostanza, al proprio cuore e alla propria coscienza, in modo umile ed obiettivo e di rimettersi, se necessario, anche in totale discussione, puntando persino a sovvertire radicalmente il proprio carattere, i propri atteggiamenti, il proprio modo di porsi: non v’è nulla di più difficile da realizzare – questo vale un po’ per qualunque genere di rapporto. Qui si entra nel pernicioso mondo delle abitudini, quelle peggiori, quelle che si cementano, che si stratificano, che ergono muri invalicabili: veri e propri vizi.
Concludo con un saluto a Luigi Renna, un autentico guerriero, un personaggio, col grande rammarico di avergli dedicato, forse, troppe poche attenzioni, e soprattutto di non essere stato in grado neanche minimamente, con tutta l’intelligenza che mi riconoscono, di emulare il suo più grande pregio, del quale l’ho sempre ritenuto la persona più dotata in assoluto: non avere peli sulla lingua!
Ciao!! Papà, torno a riassettare questi cunicoli, a dargli un po’ di brillantezza. Da quando siete andati via tu e Maria Teresa, questa tana mi sembra un mortorio … oops! Perdonatemi! Il fatto e che all’ironia proprio non ce la faccio a rinunciare … con tutto l‘impegno.

Paola_1

Quel fuoco

A te che lo reclami,
puro, immenso,

travolgente.
A te vittima eterna
d’incaute suggestioni.
A te che scruti le tenebre
e soffri i risvegli.
E’ inutile smaniare,
segnare affinità.
Non conta ornare il tempio.
Quel fuoco che divampa
all’improvviso tra le sterpi,
a scandire le delizie della vita,
non ha autori né profeti.
Brucia ai piedi di un altare,
tra i rifiuti.
Partorisce arcobaleni.
Scalza demoni striscianti.
Doma il fato.

Senno

«Facciamolo un bambino, poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«Compriamoci una casa, poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«Fuggiamocene via! Poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«T’affidiamo la sua anima, Signore!»
“Non era questo il momento giusto»

Se si pensa con troppo raziocinio
non è mai il momento giusto
per nascere o morire,
o per dar sostanza ai sogni.

Se si pensa con troppo raziocinio:
nessun Dio ci penserà.

Capre

Il sottoscritto declina ogni responsabilità per danni a persone o cose derivanti dall’utilizzo difforme del seguente precetto, ovvero, dalla sua applicazione nei confronti di soggetti e/o specie diversi da quelli specificatamente indicati. (luporenna)

«Dammi ascolto uomo di poca fede. Accogli le capre in casa tua, e renderai gloria al Signore».
Dopo un anno il povero si ripresentò:
«Allora, sei più felice?», chiese il giusto.
“Felice? La mia vita è un inferno. Preferisco morire piuttosto che avere ancora tra i piedi quelle maledette capre!”.
«Ecco! Adesso puoi sbarazzartene, così apprezzerai la fortuna che prima non riconoscevi».

Irène Némirosvky, “I cani e i lupi”

Noi e gli altri

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Viviamo nell’attesa – molti – che arrivi quel fatidico giorno in cui, tutto ciò che abbiamo vissuto fino ad allora, ogni singolo avvenimento, possa assumere, all’improvviso, un unico sorprendente significato. E tutte le ipocondrie, le smanie, le inquietudini scaturite dalla convinzione d’aver perso del tempo, impegnati in attività non funzionali a nulla, possano trasformarsi, magicamente, in un sentimento di profonda gratitudine.
Questi siamo noi e le nostre aspettative – e le nostre persecuzioni. E poi ci sono le persone normali, quelle che non reclamano alcuna contropartita, e festeggiano i loro compleanni, come traguardi.

Tommaso Renna (6 Ottobre 1492 – mancavano appena 6 giorni alla scoperta dell’America)

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 «L’esistenza di ognuno di noi comincia con un’unica cellula, più piccola di un granello di polvere, molto più piccola. Suddividiti, moltiplicati, somma e sottrai, la materia cambia padrone, gli atomi affluiscono e defluiscono, le molecole ruotano, le proteine si legano, i mitocondri emanano i loro decreti di ossidazione – in principio erano microscopici sciami elettrici. I polmoni, il cervello il cuore. Quaranta settimane dopo, seimila miliardidi cellule s’incuneano nella morsa del canale del parto di nostra madre, e noi strilliamo. Dopo di che il mondo inizia a darci addosso.»
Anthony Doerr, “Tutta la luce che non vediamo”