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Posts Tagged ‘Lavoro’

V sea ancona

Et voilà les jeux sont faits.! Rien ne va plus … ma proprio plus!
Alla venerabile età di 87876721567 anni luporenna si rimette in gioco, o meglio, al lavoro: al servizio di un’azienda molto prestigiosa, la FINCANTIERI – parente della mia vecchia e onorabile ANSALDOBREDA. A fare cosa? Una collaborazione tecnica – elettronica/elettrotecnica, per l’esattezza.
Dopo una vita sui locomotori, e dopo aver dissotterrato l’ascia – non in senso metaforico, intendo proprio l’attrezzo agricolo – inaspettatamente mi si offre di allargare i miei orizzonti – comprese le aree di lavoro – e di cambiare aria, e pure sponda (!?!), dal Tirreno alla’Adriatico … (che pensavate?)
Che spettacolo, gente, le navi da crociera!! Che emozione vederle da vicino (proprio la Viking Sea della foto). E che belle le Marche!! … Vi terrò informati.
Due mesi fa pubblicai questi versi – in tempi non sospetti:

“C’è gente che ha bisogno d’ingegnarsi,
di buttarsi giù dal letto di buonora.
Gente che compensa col sudore,
che si fa scudo dei propri affanni:
chi può mai biasimare chi si sfianca?
Gente smaniosa,
che salda il proprio conto faticando,
scrollandosi di dosso solo polvere.”

Il “paradiso” può attendere.

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meccanico

Io potrei non lavorare, proprio così. Diciamo che potrei vivere di rendita. Potrei starmene nella mia tenuta di montagna a coltivare gli ortaggi o a scolpire il legno, oppure a dedicarmi ad un hobby qualsiasi, sia fisico che mentale. Nessun marcatempo, niente badge, niente registro, nulla di tutto questo. Ho già dato. Un giorno, forse, ve ne spiegherò la ragione. Eppure non riesco a non lavorare. Odio l’ozio, il “cazzeggiare”, tranne che affiggere qualche introspezione sulla parete di questa tana.
In questa settimana, ad esempio, per una serie di sfortunate coincidenze, nell’azienda dove opero come consulente tecnico polivalente multidimensionale, sono stato molto impegnato su tre, e dico tre, grosse macchine CNC (a controllo numerico computerizzato).
In questi tipi di macchinari, generalmente, interagiscono: circuiti idraulici, oleodinamici, pneumatici, elettrici, elettronici (hardware), e software (applicativi dedicati), e se non si possiede un minimo di capacità di concentrazione, di intuito, di puntiglio, di conoscenza specifica sulla funzionalità di ogni singola sezione, non “CI SE NE ESCE” (scrisse Carlo Levi in “Cristo si è fermato ad Eboli”), culo a parte, e non è il mio caso. Intendo quelle persone “illuminate” che con la sola imposizione delle mani, e qualche attrezzo da scasso, risolvono i problemi senza alcuna cognizione, o quantomeno, non li risolvono ma non apportano danni ulteriori.
Beh! Devo ammettere che alla fine, quando tutto riprende magicamente a funzionare, compresa la mia FIAT Multijet Diesel, dopo la sostituzione della Centralina Preriscaldo Candelette, contro il parere di diversi meccanici, un po’ di soddisfazione la si prova.
“Il lavoro nobilita l’uomo” e ne accresce dignità ed autostima, oltre distrarlo quanto basta, nella forma più efficace e produttiva.

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spiaggia-deserta

Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l’ampiezza del disastro.
Con queste misure davanti agli occhi, la giornata sarebbe migliore, l’illusione bandita, il paesaggio chiaramente delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l’orizzonte ostruito dall’imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate, si valuta male, ci si immagina messi peggio di come si sta. Qualche volta, addirittura, ci si crede felici!

Daniel Pennac, “Il paradiso degli orchi”

 

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Sesso in ufficio? Il lavoro ci guadagna

I flirt in ufficio faranno anche distrarre i dipendenti ma se si spingono oltre le normali schermaglie amorose, per trasformarsi invece in relazioni anche a base di sesso, il rendimento sul lavoro ci guadagna.
La teoria, che prenderà in contropiede la gran parte dei capi azienda, arriva da uno studio norvegese condotto dalla sessuologa Elsa Aalmas e pubblicato sulla rivista scientifica on-line “Dagens Naeringsliv”, cui fa eco una ricerca condotta in Italia dall’associazione “Donne e Qualità della vita” che, sotto la guida dalla sessuologa Serenella Salomoni, ha approfondito l’argomento su un campione di 480 individui fra i 25 e i 55 anni.
Dalla ricerca emerge che 1 lavoratore su 5 ha ammesso di aver avuto almeno una relazione con un collega, e 1 coppia su 10 afferma di essersi formata sul posto di lavoro; mentre, in generale, la gran parte degli intervistati afferma che avere una storia con un collega di scrivania dà più felicità ed energia, con la conseguenza che si rende di più. Più energia, più capacità. “Le persone che legano con i colleghi”, spiega la dottoressa Aalmas, “conoscono meglio i propri sentimenti e questo produce più energia e più capacità di lavoro. Questo effetto favorisce anche un comportamento più professionale ed elimina la possibilità che si creino problemi con il capo o con altri colleghi”.
Ad analoghe conclusioni è giunto lo studio italiano: le persone, perlopiù donne innamorate sul lavoro, sostengono di essere più produttive nel 65% dei casi. Un intervistato su tre afferma che pur di stare vicino al partner, supera abbondantemente l’orario sindacale, e uno su due confessa di andare al lavoro più volentieri. Uno su cinque (soprattutto donne) svela di portarsi perfino il lavoro a casa per mantenere un rapporto ideale e a distanza con la persona amata. Un intervistato su sette ha addirittura rivelato di aver rifiutato offerte di lavoro con aumenti di stipendio o promozioni solo per poter stare vicino al collega prediletto.
Un occhio alla carriera: il 65% delle donne ha una relazione con un uomo in una posizione gerarchica superiore; solo nel 20% dei casi è un pari grado e nel 15% un uomo in una posizione inferiore. Il 30% di quelle donne che hanno una storia di sesso con un superiore è anche disposto ad ammettere che, tra i propri obiettivi, c’è anche la possibilità di un avanzamento di carriera. Tuttavia appena il 15% delle donne definisce la propria relazione lavorativa “strumentale”.
Significativo il numero di donne che non giudicano negativamente quelle che ricorrono a una relazione per migliorare la posizione sociale: il 24% ammette di capirle, il 12% non le condanna. Resta un 43% che le definisce “poco serie”.

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