Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘coppia’

mela

“ Riguardo al piacere, in quanto bellezza, il giudizio di gusto determina il suo oggetto, pretendendo il consenso d’ognuno, come se il piacere fosse oggettivo.
Dire che questo fiore è bello vale quanto esprimere la propria pretesa che debba piacere a chiunque. La gradevolezza del suo odore non ha simili pretese. Ad uno piace, ad un altro dà alla testa. E che cosa si potrebbe presumere da ciò se non che la bellezza viene considerata come una proprietà dell’oggetto stesso, non regolata dalla diversità degli individui e dei loro organismi? Diversità sulla quale, invece, questi dovrebbero regolarsi, volendone giudicare, poiché il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamare bella una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla.”
Immanuel Kant

Dove c’è gusto

Non è la grazia delle tue forme
il compenso d’una attesa,
le tue pulsioni,
le tue movenze,
o quantomeno non solo queste.
Sebbene i sensi, 
intendevo non transigere.
Ma tant’è!
Serio e attonito
trascuro le distanze:
le tue assenze.

Astratte affinità.

Dove c’è gusto non c’è ragione
Dove c’è gusto non c’è certezza.

Annunci

Read Full Post »

Separati

” Due persone che significhino qualcosa l’una per l’altra non possono vivere covando un segreto nel cuore. In ciò consiste il tradimento. Tutto il resto non ha poi una grande importanza … riguarda il corpo e il più delle volte non è che un triste affanno.
Amori calcolati, a ore, che si svolgono in luoghi prestabiliti, senza alcuna spontaneità … è così triste e meschino. E dietro tutto cova un ignobile segreto, che infetta la convivenza, come se da qualche parte in quella bella casa, magari sotto il canapè, ci fosse un cadavere in decomposizione. “

Sándor Márai, ” La donna giusta”

Read Full Post »

impotence-causes

Se Jacob Graham fosse stato un oggetto, senza ombra di dubbio sarebbe stato una spugna, un’enorme spugna. Jacob era in grado di assorbire un intero lago e rimanere, all’apparenza, asciutto e imperturbabile. In famiglia, sin da piccolo, acquisì l’abitudine a subire passivamente urla, litigi, collera. Ad accumulare vessazioni e privazioni nel più totale immobilismo, senza manifestare il benché minimo segno di reazione.
Col passare degli anni entrò a far parte di quella schiera di soggetti, inquieti e insoddisfatti, che in frequente disarmonia con l’ambiente, facendo leva su un aspetto gradevole, impegnano tutto il loro tempo e le loro risorse nella realizzazione dell’unica forma di rivalsa ed evasione realmente appagante, secondo il loro giudizio, retaggio di chissà quale arcaico ed arcano istinto di competizione e/o sopraffazione: l’accoppiamento sessuale.
Ma il sesso è pur sempre un’impresa, un’esibizione che richiede tranquillità, scioltezza, meglio ancora: padronanza, e nulla contrasta con quest’esigenze che farsi sopraffare dal terrore d’un orgasmo non indotto. Un circolo vizioso del quale Jacob fu vittima per lungo tempo. Qualche meccanismo in lui non funzionava a dovere. Era impensabile immaginare una sua totale invulnerabilità.
Ciò che l’angustiava non era il mancato raggiungimento dell’erezione – sempre pervenuta in ogni condizione – piuttosto l’incapacità di protrarre il rapporto per un tempo soddisfacente. Questa malefica deriva suscitava in lui sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione.
Sopraffatto dalla smania di rimettersi alla prova, si concesse poche distrazioni, soprattutto in gioventù.
Nei suoi sogni più ambiziosi immaginava di avere un membro addomesticato, totalmente sottomesso ai suoi voleri: un pene ON/OFF.
Jacob conobbe la passione vera che non era più un giovinetto. Con Caroline il sesso era tutta un’altra cosa. C’era l’amore: l’apoteosi. Si sentiva protetto, compreso. Questo aveva un effetto benefico sulla sua psiche. Assieme a Caroline s’era incamminato verso la guarigione.
Jacob pensò, che qualunque esito avesse avuto la loro storia, da quel momento in avanti avrebbe inteso il sesso solo ed esclusivamente come completamento di una profonda intensa sentimentale. Mai più avrebbe seguito i nobili intenti dei suoi compagni: scopare per accumulare trofei.
Le cose con Caroline non proseguirono per il verso giusto. Troppo irruente l’offensiva dei nobili parenti per le sue fragili difese, per la sua indole troppo remissiva ed arrendevole.
Riprese a frequentare femmine, o meglio cloni di Caroline, a colpi di chiodo scaccia chiodo, sospingendo forzatamente coinvolgimenti affettivi, con apparente naturalezza, suscitando attaccamento e comprensione con lo scopo inconsapevole – forse non del tutto – di premunirsi in caso di ricadute. Quello che produsse, oltre a specializzarsi in preliminari, furono, però, dei frettolosi surrogati, con conseguenti performance altalenanti. Meglio sarebbe stato testare delle professioniste, piuttosto che plagiare delle vittime indifese. Le prede potenziali più avvedute si tenevano alla larga.
Raggiunta la mezza età, non rassegnato, Jacob cominciò a studiare in profondità la sua sindrome, allenandosi quotidianamente su se stesso. Inizialmente diede ad essa un nome: EP (eiaculazione precoce) e successivamente trovò un discreto rimedio, una molecola: la DAPOXETINA, della famiglia degli SSRI – gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, un ormone neurotrasmettitore – tipo Prozac, Sarafem, Fontex, per intenderci, venduta poi alla JANSSEN-CILAG (sperando che non mi facciano causa…)

Read Full Post »

Vi siete mai posti questa domanda: perché le coppie più famose e facoltose si separano con maggiore frequenza? Perché la fedeltà e la costanza in amore non sono una prerogativa dei Vip? Aggiungo che faccio rifermento a dati statisticamente accertati.
Se non vi siete mai posti questo quesito, potete tranquillamente tornare alla vostra homepage a controllare se ci sono nuovi post dei vostri following. Diversamente vi sarei grato se mi faceste partecipe del vostro pensiero in proposito, poiché, a parer mio, l’argomento non è da considerarsi del tutto insignificante.
Partiamo da una prima considerazione che riguarda il tenore di vita di questi poveri sfigati.
Un Vip medio, non necessariamente una star di prim’ordine, rispetto a un medio/borghese, dispone di risorse economiche in quantità smisurate. Una disponibilità tale da consentirgli di intrattenere scambi interpersonali in qualunque ambito e sostenere tali relazioni con una frequenza pressoché illimitata. In poche parole: di cazzeggiare con chi gli pare e piace e in qualunque momento, consapevole, tra l’altro, delle proprie attrattive.
Già questa condizione, sostenuta dal noto proverbio: l’occasione fa l’uomo ladro, potrebbe di per se giustificare dei frequenti cambiamenti, esercitati il più delle volte, con disinvoltura e spregiudicatezza, favorendo, quindi, una concezione più libertina ed indipendente della vita in generale. D’altra parte un bombo attempato o un’ape allegra, sempre alla ricerca del nettare migliore, imperversa in qualunque contesto, tanto più se la sorte offre loro un vasto assortimento floreale.
Detto questo, comunque, mi è difficile pensare che tali individui siano motivati solo ed esclusivamente da una ricerca continua di nuove emozioni, di nuovi innamoramenti: la spinta propulsiva più potente in natura. E’ più plausibile immaginare che, grazie ad un maggior numero di scambi relazionali, aumentino notevolmente le probabilità d’incontrare persone più conformi alle proprie aspettative.
Alzi la mano chi, pur avendo giurato eterna fedeltà al proprio partner, nel corso della propria esistenza, incrociando sul proprio cammino altre anime più affini e appassionanti, non sia stato sfiorato da un benché minimo dubbio; il più delle volte immediatamente represso per ragioni d’ogni genere: sensi di colpa, questioni morali o la semplice incapacità di far fronte a degli esborsi notevoli.
Per un Vip, invece, far fronte a delle spese, anche se rilevanti, non è ovviamente un problema, come non lo è placare, grazie a un congruo risarcimento, anche il risentimento più radicato, col conseguente ridimensionamento del proprio senso di colpa indotto.
Per quanto concerne le ragioni etico-religiose, non è detto che ad un Vip, nella remota eventualità che ne avvertisse il bisogno, venga negato in modo indiscriminato il sacramento della comunione. Questi veti inviolabili si riservano solo ai poveracci.
Concludendo, sapete chi è la persona da ammirare più di qualunque altra? E’ quel Vip, che pur conducendo una vita da milionario, pur pressato da incessanti ed allettanti tentazioni, rimane costantemente una persona umile, fedele e irreprensibile: un clochard nell’anima, al contrario di quelli come me, che si sentono Vip nell’anima e conducono una vita da clochard.

Read Full Post »

In merito all’articolo precedente “Sull’amicizia tra maschi e femmine” a seguito di un’autentica valanga di risposte (2), sento il dovere di integrarlo con una nota chiarificatrice. A tale scopo, come spunto di riflessione, prendo una risposta a caso.
Qualcuno potrebbe essere sfiorato da un sospetto su quale sia la nota oggetto delle mie attenzioni. La risposta selezionata è quella di (la scelta è davvero imbarazzante) ………….. Proserpina (perdonami cara se divulgo a mezzo mondo i ca**i tuoi). Ve la ripropongo:
“Per quale motivo il sesso non dovrebbe complicare le cose?
Non so tu, ma io sono stata a letto solo con persone che mi hanno emotivamente travolto. Poi qui i doppi sensi fioccano, ma credo che il punto sia effettivamente questo: quanta e quale importanza si da al sesso. Perché per molti è – davvero – solo ginnastica, ma per altri invece no…”
Meno male Pros che hai ristretto notevolmente il cerchio parlando di soggetti che considerano il sesso solo ginnastica e quelli che vanno a letto solo con persone emotivamente travolgenti, altrimenti qui, considerata la vastità dell’argomento, non ne saremmo usciti facilmente. Oltretutto, a facilitare il compito, c’è un aspetto che li accomuna: in entrambi i casi esercitano pratiche notoriamente salutari, una per il corpo e l’altra per la mente.
Detta questa prima caz***a, vengo alla tua saggia e correttissima osservazione, e ciò che il punto cruciale è tutto lì: quanta e quale importanza si da al sesso.
Allora io aggiungo, più genericamente, quanta e quale importanza si da alla vita di coppia nel lungo periodo.
Io credo che ognuno di noi, da uno stabile rapporto di coppia, superato un primo periodo più o meno lungo, cerchi essenzialmente tutti quei requisiti, quelle condizioni, quegli elementi, quella solidità caratteristica inequivocabile di un vero rapporto d’amicizia. Il punto critico, a parer mio, è concentrato in quel primo periodo. Per primo periodo intendo, sommariamente, quella fase evolutiva che comprende: l’avvicinamento, l’attrazione, l’innamoramento, la passione amorosa. Quella fase alla quale s’accompagnano tutta una miriade di sensazioni, di emozioni, di riflessi consci ed inconsci, di attese, palpitazioni, allucinazioni, campane, campanelle, farfalle, inquietanti interrogativi.
Queste cose, in una transizione da amicizia a stabile rapporto di coppia, in un certo senso sono attenuate, in parte compromesse se non addirittura perse integralmente. Semplificando: si salta un passaggio. Perché?
Per due ragioni, secondo una mia modestissima supposizione (se ne fossi certo farei concorrenza a Raffaele Morelli). La prima è che tra due amici manca la sorpresa, il mistero, l’imprevedibilità. Dell’altro si sa tutto, vita morte e miracoli. Si soffoca l’immaginazione e lo spirito di conquista … e non è poco.
La seconda è che ognuno di noi nel rapportarsi con il prossimo, in funzione degli argomenti trattati, si cala in una parte, assume, chi più chi meno, un ruolo. Tra due amici, poi, interpretazione è ancora più sentita, radicata, profonda, coinvolgente. In queste condizioni, non è semplice, ad esempio, per una donna, indossare ora i panni della sorella confidente (o della paziente), e di li a poco, con estrema disinvoltura, indossare quelli della languida gatta morta (a dire il vero, questo è un problema che riguarda, in generale, un po’ tutte le coppie).
Per molti maschi vale lo stesso identico discorso, ma per altri, un’altrettanta folta schiera, tutto è più semplificato. Il più delle volte, a suggerire le mosse giuste, viene in soccorso una voce interiore proveniente da un’area localizzata più o meno ….. beh! Potete immaginare dove.

Read Full Post »

Da “Le affinità elettive” di Wolfgang Goethe (dialogo tra il Capitano e Carlotta).

«Allora,» disse il capitano, «torniamo a quello che già prima abbiamo menzionato e discusso.
Per esempio, ciò che chiamiamo calcare, è una terra calcarea, più o meno pura, intimamente combinata con un acido leggero, che conosciamo solo allo stato gassoso. Se immergiamo un pezzo di calcare in acido solforico diluito, questo attacca la calce e si trasformano in gesso, mentre quell’acido leggero e aeriforme si libera. In tal modo è avvenuta una separazione e una nuova combinazione, e ci si sente davvero autorizzati ad impiegare la parola affinità, perché sembra proprio che una relazione venga anteposta ad un’altra, che si operi una scelta.»

«Voglia perdonarmi,» disse Carlotta, «come io perdono al naturalista. Ma io qui non vedrei una scelta, piuttosto una necessità naturale, e neppur questa: giacché forse, in sostanza, non si tratta che dell’occasione. L’occasione genera le relazioni, così come fa l’uomo ladro …. »

Grazie alla sua inventiva e la sua profonda conoscenza, Johann Wolfgang von Goethe, con questo passaggio ci offre la spiegazione scientifica del termine “affinità elettive”. Esso deriva da una caratteristica di alcuni composti chimici, che se pur uniti da un legame apparentemente stabile con un altro composto, in presenza di un terzo abbandonano il primo legame per unirsi al nuovo. Ciò avviene perché il primo composto, nel caso de “Le affinità elettive” costituito da calcare, presenta un’affinità maggiore con l’acido solforico anziché con l’acido leggero al quale era unito in origine.
Nella seconda parte del dialogo, l’atteggiamento di Carlotta potrebbe assimilarsi alla condotta di chi si presta al gioco delle allusioni e dei sottintendimenti con cautela e scetticismo iniziale nonostante sia animato da intimo interesse.
Per Carlotta le cause ipotetiche che determinerebbero lo sfaldamento di un rapporto a beneficio di un altro, in presenza di affinità, non sarebbero dettate né da scelte consapevoli né da legittime necessità piuttosto da situazioni occasionali colte per mero opportunismo, svuotandole di qualsiasi contenuto aulico e romantico.
Questo è vero se il processo d’avvicinamento è innescato da impulsi di carattere prevalentemente sessuale. Le affinità elettive sono ben altra cosa, qualcosa di molto più profondo. Motivazioni rare ed ineguagliabili a volte male interpretate a causa di fenomeni illusori. Incaute suggestioni, ahimè, molto frequenti, indotte spesso ostinatamente a causa di mancanze. Limiti che emergono inevitabilmente con la conoscenza più approfondita.
Le affinità elettive sono una condizione di naturale e sublime compatibilità che si realizza il più delle volte casualmente, in modo inatteso, aldilà d’ogni schema comportamentale prefissato. Esse stimolano la mente ed il corpo nella forma più completa. La percezione dei sensi raggiunge la sua massima intensità e svela i segreti della sofferenza più acuta e della gioia più intensa, senza alcun artificio.
Incrociare i cammini in un momento che appare sempre giustificatamente propizio e risolutivo, offre la risposta a qualunque interrogativo (il senso del nostro peregrinare).
Chi, almeno una volta nella vita, a prescindere dalle circostanze, non ha mai avvertito improvvisa e viscerale un’attrazione verso qualcun altro; verso quell’essere che più di tutti, enormemente più, ha calamitato la nostra attenzione? Ma ciò non basta, affinché i protagonisti possano identificarsi come lo specchio dell’anima, l’ingranaggio perfetto, è auspicabile che le affinità si accertino vicendevolmente con pari consapevolezza.
Questo è il requisito dal quale partire con una grande dose di volontà, coraggio e amore per la vita, soprattutto la propria, gli unici sentimenti in grado di fornirci la forza necessaria per affrontare gli inevitabili sconvolgimenti che certe scelte provocano; quelli del quieto vivere, dei legami, delle convivenze: unioni pacificamente stabili, consolidate da anni ed anni di accordi, condivisioni, complicità, compromessi.
Purtroppo, molti di noi, piegati in schiavitù, ad un passo dal coronare l’intento supremo della propria esistenza, si sentono, inibiti, paralizzati, sopraffatti dalla paura e dai sensi di colpa  a causa della più letale ed immotivata espressione di rinuncia del proprio bene ed interesse a favore del prossimo: lo spirito d’abnegazione, indotto per motivi etico-religiosi o quant’altro. E’ la forma di conflitto interiore più lacerante e dolorosa. Non v’è supplizio tra gli inferi che possa minimamente paragonarsi allo straziante dimenarsi di un’anima trafitta impietosamente dai rimpianti, dai rimorsi, dagli struggimenti.
Quale ostacolo può mai essere tanto insuperabile dal consentire tutto ciò, dal permettere che vite intere si erodano con una lenta inesorabile agonia?
Eppure basterebbe che una fragile parete di vetro temperato, aldilà della quale giace timorosa un’incantevole particella di calcare, cada in frantumi a colpi d’umana comprensione.
Una nota di speranza a tutti noi, ridotti men che l’acido solforico libero in natura, costretti in un’ampolla, stillati in quattro gocce.

Read Full Post »

Esistono due vie per guadagnare la stima, l’affetto e l’ammirazione delle persone, il coraggio delle proprie azioni o l’onestà nel riconoscerne l’assenza.
Solo la prima, però, ci da il pieno diritto a manifestare, ad apparire, a pretendere ascolto e considerazione, A VIVERE, soprattutto quando questa forza è impegnata nella più nobile delle imprese: la strenua difesa della propria libertà. Nessun buon proposito, nessun colpo di genio può mai assegnarci questo privilegio.
Qualunque persona ci circondi, per quanto unito a noi, persino da legami di sangue, ha il sacrosanto dovere di riconoscere e rispettare il nostro impegno e il suo risentimento non dovrà e non potrà mai generare fondati rimorsi; solo la misurata pretesa di una legittima comprensione.
Perché vi scrivo questo? Per dichiarare il mio profondo affetto, ammirazione e vicinanza a tante anime in rivolta (chissà perché quasi tutte femminili) e la differenza sostanziale tra il sottoscritto e loro … tra la polvere e le stelle.

Read Full Post »