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Posts Tagged ‘Donne’

nicole_kidman_

«Sono stanco di vedere facce femminili ritoccate dal botox, tette strabordanti dalle scollature in concorrenza, culi in mostra, tacchi e trucchi fetish e gesti hard da donnacce, ormai non più distinguibili da quelle del mestiere.
Voglio vedere donne con la loro femminilità nei gesti morbidi e gentili, nei sorrisi aggraziati, nelle movenze seducenti, ma accennate, dalle parole dolci e decise allo stesso tempo, dai pensieri originali e nuovi.
Vorrei vedere donne indipendenti, non succubi dell’uomo a cui immolano la propria dignità, femmine dai cuori di ghiaccio fuso, compagne e amiche dell’uomo, libere e sincere. Vere!»
Charles Bukowski

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Donna-con-soldi

«Non è questa la ragione per la quale ci sono tanti divorzi? Se davvero ci interessassimo alle nostre donne nel solito modo possessivo e barbaro, credi veramente che rinunceremo a loro tanto facilmente? Il vero paradosso è che sono proprio questi uomini, che materialmente fanno i sacrifici più grossi per le loro donne, a fare sacrifici minimi per loro sul piano spirituale e romantico. E quali sono i risultati … come si vendicano le donne? Hanno tutta la mia comprensione, povere care deluse, quando le vedo attaccarsi alle briciole che il maschio preoccupato getta loro – soldi, automobili, vestiti – e fingere con se stesse e con le altre che sia proprio quella l’essenza della vita! Oh, so benissimo quello che stai per dirmi … per loro è sempre meno una finzione. Sì è vero: soccombono sempre di più alla forza della suggestione; però mi piace pensare che di tanto in tanto ci sia qualcuno ancora in grado di vedere al di là delle nebbie, e di capire che i soldi e le macchine e i vestiti sono semplicemente l’alto prezzo che l’uomo paga per tenere la donna lontana dai suoi affari!»
Edith Wharton,”L’usanza del paese

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donna-al-computer

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare…

ma non lo danno a chiunque.

Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.

Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.

Quelle che non si accontentano più.

Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,

quelli buoni da quelli no.

Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.

Quelle che e non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.

Quelle che vale la pena.

Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.

Quelle con l’anima vicina alla pelle.

Quelle che vedono con mille occhi nascosti.

Quelle che sognano a colori.

Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.

Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,

danno sapore alla vita.

(Mara Bagatella, dicembre 2010)

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Andrea K

“Risalivano a quell’epoca le sue teorie più semplicistiche sul rapporto tra il fisico delle donne e le sue attitudini amatorie. Diffidava del tipo sensuale, quelle che sembravano capaci di mangiarsi crudo un caimano e che di solito a letto erano le più passive. Il suo tipo era l’opposto: quelle ranocchiette squallide per le quali nessuno si prendeva la fatica di voltarsi a guardare per la strada, che sembravano restare senza niente quando si toglievano i vestiti, che facevano pena per lo scricchiolio delle ossa al primo impatto e che però potevano lasciare il più chiacchierone dei corteggiatori pronto per il secchio dell’immondizia.”

Gabriel García Marquez, “L’amore ai tempi del colera”

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Molte di voi lo conosceranno già, è un discorso autorevole che parla di un “guaio”. Un malumore molto simile lo provo anch’io.
A te donna che non lo conosci, e vivi questa sventura, forse puoi trovare una risposta. Io purtroppo no, ma posso comprenderti … in assoluto silenzio.

“… le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare  a galla: questo è il vero guaio delle donne. Le donne spesso si vergognano di avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo di incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione  e schiavitù che non sarà tanto facile vincere”

Natalia Ginzburg, “Discorso sulle donne: un carteggio epistolare con Alba de Cèspedes”.

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Un sussulto

Concediti un sussulto di dignità,
di misericordia:
non sono carne da godere o da macello,
sono creatura come te,
contraddittorio impasto di cielo e di terra,
di miele e di dolore.
Devi accettarmi, non plasmarmi
-come argilla il vasaio-
Sono pesanti le tue mani,
magli che illividiscono
e spaccano la pelle,
aprono rivoli di sangue,
lacrime ed orrore.
Non appartengo a te
né a nessun altro, sappilo:
io sono della stessa materia delle stelle,
degli acini che si gonfiano nel grappolo,
della linfa che vivifica i tronchi
e fiorisce gemme a primavera.
La mia anima è ovunque, credilo:
nelle maree lievitate dalla luna,
nei movimenti delle posidonie sui fondali,
nel frullio d’ali degli uccelli,
nel vibratile sussurro della neve.
Non è forza la tua,
è solo debolezza vigliacca
che m’umilia e t’umilia,
che recide ogni filo della trama
tessuta un giorno insieme.
Perché l’anima, sai, non si possiede
non si possiede mai.
E questo corpo
su cui cantasti un giorno, forse,
una canzone d’amore
è diventato una sfida e una prigione.
E’ sbocciato l’odio nel mio cuore
e lo coltivo come fosse un fiore.
E mi ripeto che questa non è vita
è un cadavere senza sepoltura,
un incubo perverso
e allucinante l’inferno,

senza averne colpa.

Maria Gisella Catuogno (una nobile scrittrice ed amica)

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Sesso in ufficio? Il lavoro ci guadagna

I flirt in ufficio faranno anche distrarre i dipendenti ma se si spingono oltre le normali schermaglie amorose, per trasformarsi invece in relazioni anche a base di sesso, il rendimento sul lavoro ci guadagna.
La teoria, che prenderà in contropiede la gran parte dei capi azienda, arriva da uno studio norvegese condotto dalla sessuologa Elsa Aalmas e pubblicato sulla rivista scientifica on-line “Dagens Naeringsliv”, cui fa eco una ricerca condotta in Italia dall’associazione “Donne e Qualità della vita” che, sotto la guida dalla sessuologa Serenella Salomoni, ha approfondito l’argomento su un campione di 480 individui fra i 25 e i 55 anni.
Dalla ricerca emerge che 1 lavoratore su 5 ha ammesso di aver avuto almeno una relazione con un collega, e 1 coppia su 10 afferma di essersi formata sul posto di lavoro; mentre, in generale, la gran parte degli intervistati afferma che avere una storia con un collega di scrivania dà più felicità ed energia, con la conseguenza che si rende di più. Più energia, più capacità. “Le persone che legano con i colleghi”, spiega la dottoressa Aalmas, “conoscono meglio i propri sentimenti e questo produce più energia e più capacità di lavoro. Questo effetto favorisce anche un comportamento più professionale ed elimina la possibilità che si creino problemi con il capo o con altri colleghi”.
Ad analoghe conclusioni è giunto lo studio italiano: le persone, perlopiù donne innamorate sul lavoro, sostengono di essere più produttive nel 65% dei casi. Un intervistato su tre afferma che pur di stare vicino al partner, supera abbondantemente l’orario sindacale, e uno su due confessa di andare al lavoro più volentieri. Uno su cinque (soprattutto donne) svela di portarsi perfino il lavoro a casa per mantenere un rapporto ideale e a distanza con la persona amata. Un intervistato su sette ha addirittura rivelato di aver rifiutato offerte di lavoro con aumenti di stipendio o promozioni solo per poter stare vicino al collega prediletto.
Un occhio alla carriera: il 65% delle donne ha una relazione con un uomo in una posizione gerarchica superiore; solo nel 20% dei casi è un pari grado e nel 15% un uomo in una posizione inferiore. Il 30% di quelle donne che hanno una storia di sesso con un superiore è anche disposto ad ammettere che, tra i propri obiettivi, c’è anche la possibilità di un avanzamento di carriera. Tuttavia appena il 15% delle donne definisce la propria relazione lavorativa “strumentale”.
Significativo il numero di donne che non giudicano negativamente quelle che ricorrono a una relazione per migliorare la posizione sociale: il 24% ammette di capirle, il 12% non le condanna. Resta un 43% che le definisce “poco serie”.

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