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Posts Tagged ‘Crisi’

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“ Il sesso è una droga molto pesante: dà forte assuefazione e una tipica crisi di astinenza, nota come «delusione d’amore».” (Gianni Monduzzi)

Arriva il sole, i primi tepori, la natura si risveglia, s’innalzano i “tassi” e per chi soffre di “delusione d’amore”, per chissà quale congiunzione astrale, si fa particolarmente pressante un unico bisogno. Questo in funzione dall’età, dell’appetito, dei ritmi biologici, della presenza di sentimenti negativi come la stizza, l’invidia, la frustrazione, la gelosia, la vendetta.
Un solo richiamo, acuto e netto, prevale su tutto. E’ una crisi altalenante che condiziona più di qualunque altra l’umore, la concentrazione, la disponibilità.
Tutto sfuma. Si confondono i dettagli. Si perde sensibilità per le cose belle della vita, piccole o grandi che siano. Ogni nobile proposito va a farsi benedire, e con esso l’autostima. Si diventa sordi alla gente, ai consigli, alla morale.
Succede, allora, che per stanchezza mentale, viene spontaneo semplificare: l’estrema sintesi.
L’universo si scompone in sue metà. Da una parte ci sei tu, assieme a quelli che hanno il tuo stesso problema, e dall’altra, quelli che non lo vivono. Tutto qui!
Se poi tra questi c’è gente che è inferma, soffre la fame, la povertà, gli abusi … pazienza! Tu non hai né la forza né la sensibilità per condividere le loro sofferenze. Sei concentrato sulla tua priorità e basta.
Il mondo per te – in forma un po’ provocatoria e chissà quanto tempo – non si divide in buoni e cattivi, in poveri e ricchi, in sani e malfermi o in atei e credenti. Il mondo si divide in chi scopa e chi no.

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Le crisi segnano le tappe fondamentali dell’esistenza umana in special modo per quegli individui in continua evoluzione: un po’ instabili.
Il passaggio da una fase all’altra della vita, da uno stato all’altro, transizioni segnate da un qualunque mutamento sostanziale, dall’esaurimento di una fase propulsiva, sono sempre caratterizzate da un momento centrale nel quale non si hanno più le certezze del passato. I convincimenti più o meno consolidati si rimuovono o si modificano, sia perché non più accettati sia perché ormai raggiunti ed esauriti.
Ad aggravare la situazione contribuisce spesso la mancanza di definizione di ciò che si vorrebbe creare in alternativa. Probabilmente perché non ancora concepito o perché abbozzato solo in forma astratta. Ci si accorge soltanto che così non va, ma non si sa bene ciò che si desidererebbe realizzare.
Tale condizione provoca un’instabilità emotiva che rappresenta un po’ la terra di nessuno. Questo stato si definisce crisi, ed ho buone ragioni di credere che diversi blogger che operano su questa piattaforma WordPress ne siano affetti, me compreso.
E’ un momento in cui si hanno tutti i pezzi smontati e si devono rimontare aggiungendo del nuovo, una fase in cui gli eccessi si notano, tutto è amplificato: grande è la gioia, grande è il dolore, grande la fatica, grande anche la creatività.
A questo stato generalmente si accompagna un disordine emotivo, un caos che è generato da una vulnerabilità interiore.
Per spiegare questa condizione alcuni esperti ricorrono all’immagine del corpo di armata, ovvero un esercito guidato da un generale ipervulnerabile, pervaso da timori ed incertezze.
A causa del caos determinato dalla successione convulsa di ordini e contrordini, compagnie, battaglioni, plotoni si incrociano in tutti i sensi, e quando il disordine è al massimo, presa dal panico, l’armata non opera più: i soldati gettano le armi e cercano scampo abbandonando il generale al suo destino. In queste condizioni, nei casi più accentuati, si rischia la depressione.
Il quadro sintomatologico che tipicamente si accompagna comprende: inerzia, apatia, abulia, bradicardia e, come indicato nel titolo, ipotensione diastolica.
Cos’è l’ipotensione diastolica? E’ la pressione minima troppo bassa (inferiore a 60 mmHg, millimetri di mercurio).
A questo punto mi sento di fare una prima affermazione, rivolgendomi alle persone che sentono d’appartenere ai soggetti in esame, e cioè che per uscirne spesso non è sufficiente la consapevolezza della propria condizione, anche se importante.
Quando lo stato d’instabilità persiste per troppo tempo e non lascia intravvedere alcuna via d’uscita, sarebbe meglio rivolgersi ad uno specialista (grazie al ca…volo, aggiungerebbe qualcuno), prima che lo scorrere degli anni ci privi, inesorabilmente, di ogni residua risorsa.
Se invece pensiamo, in modo lucido e razionale, che qualunque soluzione terapeutica ci venga suggerita non potrà mai oggettivamente rimuovere i macigni che ci opprimono in questo preciso istante della vostra vita, a causa di qualche condizionamento transitorio, (un compito che spetta solo ed esclusivamente a noi stessi): SCRIVIAMO!! SCRIVIAMO!! SCRIVIAMO!! E confrontiamoci, raccontiamo le nostre esperienze, o più semplicemente: tutto ciò che ci passa per la testa, con enorme rispetto verso le persone che ci contattano, che lasciano un commento, che ci stimano.
A me procura grande conforto e credo che lo stesso sollievo possa procurarlo anche a voi.
Perché quest’articolo? A chi è rivolto?
E’ un semplice incitamento che rivolgo innanzitutto a me e a tutti quelli che spesso si lasciano sopraffare dall’apatia, tenendo presente che da un fruttuoso scambio di riflessioni, d’esperienze, di propositi, non è escluso che possano nascere degli interessanti spunti di valutazione, degli stimoli, delle idee, delle aperture a volte anche risolutive … perché no!

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