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Posts Tagged ‘Rapporti sessuali’

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“ Il sesso è una droga molto pesante: dà forte assuefazione e una tipica crisi di astinenza, nota come «delusione d’amore».” (Gianni Monduzzi)

Arriva il sole, i primi tepori, la natura si risveglia, s’innalzano i “tassi” e per chi soffre di “delusione d’amore”, per chissà quale congiunzione astrale, si fa particolarmente pressante un unico bisogno. Questo in funzione dall’età, dell’appetito, dei ritmi biologici, della presenza di sentimenti negativi come la stizza, l’invidia, la frustrazione, la gelosia, la vendetta.
Un solo richiamo, acuto e netto, prevale su tutto. E’ una crisi altalenante che condiziona più di qualunque altra l’umore, la concentrazione, la disponibilità.
Tutto sfuma. Si confondono i dettagli. Si perde sensibilità per le cose belle della vita, piccole o grandi che siano. Ogni nobile proposito va a farsi benedire, e con esso l’autostima. Si diventa sordi alla gente, ai consigli, alla morale.
Succede, allora, che per stanchezza mentale, viene spontaneo semplificare: l’estrema sintesi.
L’universo si scompone in sue metà. Da una parte ci sei tu, assieme a quelli che hanno il tuo stesso problema, e dall’altra, quelli che non lo vivono. Tutto qui!
Se poi tra questi c’è gente che è inferma, soffre la fame, la povertà, gli abusi … pazienza! Tu non hai né la forza né la sensibilità per condividere le loro sofferenze. Sei concentrato sulla tua priorità e basta.
Il mondo per te – in forma un po’ provocatoria e chissà quanto tempo – non si divide in buoni e cattivi, in poveri e ricchi, in sani e malfermi o in atei e credenti. Il mondo si divide in chi scopa e chi no.

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Se Jacob Graham fosse stato un oggetto, senza ombra di dubbio sarebbe stato una spugna, un’enorme spugna. Jacob era in grado di assorbire un intero lago e rimanere, all’apparenza, asciutto e imperturbabile. In famiglia, sin da piccolo, acquisì l’abitudine a subire passivamente urla, litigi, collera. Ad accumulare vessazioni e privazioni nel più totale immobilismo, senza manifestare il benché minimo segno di reazione.
Col passare degli anni entrò a far parte di quella schiera di soggetti, inquieti e insoddisfatti, che in frequente disarmonia con l’ambiente, facendo leva su un aspetto gradevole, impegnano tutto il loro tempo e le loro risorse nella realizzazione dell’unica forma di rivalsa ed evasione realmente appagante, secondo il loro giudizio, retaggio di chissà quale arcaico ed arcano istinto di competizione e/o sopraffazione: l’accoppiamento sessuale.
Ma il sesso è pur sempre un’impresa, un’esibizione che richiede tranquillità, scioltezza, meglio ancora: padronanza, e nulla contrasta con quest’esigenze che farsi sopraffare dal terrore d’un orgasmo non indotto. Un circolo vizioso del quale Jacob fu vittima per lungo tempo. Qualche meccanismo in lui non funzionava a dovere. Era impensabile immaginare una sua totale invulnerabilità.
Ciò che l’angustiava non era il mancato raggiungimento dell’erezione – sempre pervenuta in ogni condizione – piuttosto l’incapacità di protrarre il rapporto per un tempo soddisfacente. Questa malefica deriva suscitava in lui sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione.
Sopraffatto dalla smania di rimettersi alla prova, si concesse poche distrazioni, soprattutto in gioventù.
Nei suoi sogni più ambiziosi immaginava di avere un membro addomesticato, totalmente sottomesso ai suoi voleri: un pene ON/OFF.
Jacob conobbe la passione vera che non era più un giovinetto. Con Caroline il sesso era tutta un’altra cosa. C’era l’amore: l’apoteosi. Si sentiva protetto, compreso. Questo aveva un effetto benefico sulla sua psiche. Assieme a Caroline s’era incamminato verso la guarigione.
Jacob pensò, che qualunque esito avesse avuto la loro storia, da quel momento in avanti avrebbe inteso il sesso solo ed esclusivamente come completamento di una profonda intensa sentimentale. Mai più avrebbe seguito i nobili intenti dei suoi compagni: scopare per accumulare trofei.
Le cose con Caroline non proseguirono per il verso giusto. Troppo irruente l’offensiva dei nobili parenti per le sue fragili difese, per la sua indole troppo remissiva ed arrendevole.
Riprese a frequentare femmine, o meglio cloni di Caroline, a colpi di chiodo scaccia chiodo, sospingendo forzatamente coinvolgimenti affettivi, con apparente naturalezza, suscitando attaccamento e comprensione con lo scopo inconsapevole – forse non del tutto – di premunirsi in caso di ricadute. Quello che produsse, oltre a specializzarsi in preliminari, furono, però, dei frettolosi surrogati, con conseguenti performance altalenanti. Meglio sarebbe stato testare delle professioniste, piuttosto che plagiare delle vittime indifese. Le prede potenziali più avvedute si tenevano alla larga.
Raggiunta la mezza età, non rassegnato, Jacob cominciò a studiare in profondità la sua sindrome, allenandosi quotidianamente su se stesso. Inizialmente diede ad essa un nome: EP (eiaculazione precoce) e successivamente trovò un discreto rimedio, una molecola: la DAPOXETINA, della famiglia degli SSRI – gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, un ormone neurotrasmettitore – tipo Prozac, Sarafem, Fontex, per intenderci, venduta poi alla JANSSEN-CILAG (sperando che non mi facciano causa…)

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Mia adorata Juliette, quante volte ho sostenuto le vostre ragioni. Mai ho preteso forzatamente la vostra vicinanza. Ho sempre dominato ogni mio istinto e mi sono sempre accontentato di tutto ciò che spontaneamente e in pena libertà mi avete offerto: sospiri appassionati e dolci labbra. Di questo dovete darmene atto.

– Certo che ve ne do atto Adrien, così come dovete dare atto a me che oltre a sospiri appassionati e dolci labbra vi ho offerto qualcosa di più significativo, nonostante sia impedita dal terrore; dalla paura ci scoprano –

Io comprendo i vostri timori, madame, sappiatelo, sebbene a volte appaiano assai poco giustificati, ma questo rende ancora più prezioso quel gesto temerario.
Io benedico il cielo tutte le volte, e mai così incantevole mi pare l’origine del mondo.

– Caro Adrien, siete davvero originale. L’unica persona capace di farmi sorridere di gusto. Gustave Courbet potrebbe però trovare ingiusto un tale accostamento –

Se Gustave Courbet avesse avuto voi come modella, oltre all’origine del mondo ne avrebbe dipinto certo anche la fine.

– Voi mi viziate, Adrien, con queste assidue adulazioni. Ormai non posso più farne a meno. Io non mi sono mai sentita così desiderata e questo è frutto della vostra abilità –

Tra poco scoprirete che sono abile anche a ferire.
Io apprezzo la sincerità e la spontaneità con la quale mi parlate senza alcuna reticenza. Ho sempre auspicato un tale spirito e farò in modo che mai nulla al mondo potrà reprimervi.
Voi vi unite carnalmente con vostro marito, madama Juliette, per vostra ammissione, e lo fate per costrizione, proprio quando non potete più sottrarvi alle sue incalzanti richieste, perché di vostra iniziativa ne fareste volentieri a meno … giusto?

– Giustissimo, Adrien, dovete crederci –

Ed io ci credo. Quindi l’amplesso accade di rado e il tutto potrebbe intendersi come il semplice adempimento di un dovere coniugale, estorto con ricatto, aggiungo io. Perché di tale meschinità ormai si tratta.
Io ho in mente le vostre lamentele, madame, di come, a fronte di un legittimo rifiuto, il vostro carceriere s’inquieta.

– E trascura per dispetto anche i bambini. Voi sapete per me cosa vuol dire. Io miro alla loro serenità prima di tutto –

Questo lo capisco, mia adorata, ma è giusto che conosciate anche le mie ragioni.
Nonostante i vostri inviti a non pensarci, mi procura turbamento che quell’uomo vi possegga. Voi obietterete che la cosa non dovrebbe angustiarmi perché quando decideste di sposarlo, non faceste tale scelta a mio discapito. Io ancora non c’ero.

– Ben diverso sarebbe stato il nostro destino, Adrien, se vi avessi incontrato prima –

E ben diverso anche il futuro, ma di questo nulla è noto … forse: scritto.
Quel che è certo è che ogni volta che quel rozzo vi ghermisce, e gode indisturbato delle vostre splendide fattezze, mi apparite meno pura: contagiata.

– Finiamola questa farsa, Adriano, e dimmi al posto mio tu che faresti –

Me l’aspettavo questa domanda, Giulia, ma con te non posso esprimermi in modo obiettivo, e anche se volessi, se mi sforzassi di pensare al femminile, con te non sarebbe sufficiente. Io nel corso degli anni mi sono fatto una certa idea sulle donne – quelle normali, senza vizi estremi – sui loro processi mentali, di quanto più complessi e suscettibili siano rispetto a quelli maschili. Ho sempre creduto che certe situazioni un po’ forzate, costrette, o semplicemente non ottimali, condizionassero sensibilmente il loro grado di coinvolgimento, la loro spontaneità. Che inibissero, quindi, qualunque slancio, soprattutto di natura sessuale.  Nel tuo caso, invece, quando tu scopi con quell’essere, e lo fai senza passione, almeno spero, avviene qualcosa che per me è incomprensibile, ed è l’unica cosa che davvero mi arrovella.

– E sarebbe? –

Che raggiungi l’orgasmo.

 – Ah! tesoro mio, non posso farne a meno, altrimenti s’inquieta e mi tormenta –

Certe cose non dipendono dalla nostra volontà a meno che non assuma il comando del cervello qualcosa che s’infiamma tra le gambe.

luporenna, “Il tempio dei sospiri”

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Girando qua e la tra i blog di wordpress, assolutamente alla luce del sole, mi sono imbattuto in storielle erotiche nelle quali vengono descritti incontri piccantissimi in modo molto esplicito. Si tratta di brevi racconti, alcuni sembrano ispirati da episodi reali. In ogni caso nulla è lasciato all’immaginazione. Si spazia senza alcuna reticenza da descrizioni di organi sessuali maschili e femminili che nulla hanno da invidiare ad un referto autoptico, ad esposizioni di contatti di ogni genere, fotogramma per fotogramma. Il più delle volte si usano termini molto scandalosi, comunemente osceni, tranne che per il sottoscritto, ovviamente.
Relativamente alle varie forme d’accoppiamento, l’intera collezione viene narrata ed approfondita con dovizia di particolari, tranne una pratica, della quale stranamente si fa cenno una sola volta, tra l’altro, riferendosi alle fantasie notturne di un uomo. Si tratta di un esercizio sessuale alternativo, una variante richiesta quasi esclusivamente dai maschi; non da tutti, ovviamente.
Questa cosa mi sembra un po’ una limitazione, trattandosi di interpreti molto intraprendenti, disinibiti, soprattutto aperti, al limite della depravazione. Che sia forse una forma di condizionamento innato, di garbo spropositato, dal momento che l’intera materia letteraria appena citata è solo ed esclusivamente frutto dell’inventiva, o dote narrativa, come preferite, di autrici femminili? Proprio così. Oltretutto seguite da un discreta schiera di estimatrici.
Io personalmente, in merito all’argomento, che attira la mia attenzione ne più e ne meno di un qualunque altro tema antropologico, ho sempre avuto istintivamente la convinzione che la sua trattazione fosse una prerogativa dei maschi, per l’ardore e la familiarità che mostrano nel rappresentare certi immagini, per cui mi sorprende un po’ tanta disinvoltura da parte delle donne.
Ci tengo a precisare che questa nota non costituisce assolutamente una critica, ci mancherebbe. Ben venga l’approfondimento di qualunque argomento da parte delle donne, senza alcuna censura o limitazione. Io ammiro profondamente il vostro estro, la vostra versatilità, il vostro stile, la vostra spontaneità. Ho solo da imparare da voi. Io intendo solo sollevare una piccola perplessità.
Innanzitutto va fatto un distinguo tra storie e storie. Io faccio esclusivamente riferimento a quelle vicende erotiche più disinibite e provocanti, dove è manifesta l’intenzione di coinvolgere il lettore senza farsi sfuggire nulla … o quasi.
Riferito alle autrici, io credo che voi abbiate spontaneamente omesso un dettaglio, non per una forma di pudore, ma perché statisticamente rientra malvolentieri nel vostro repertorio onirico, rendendo incompiute alcune scene orgiastiche. Avete descritto un bel banchetto con tanto di antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce, caffè, a quel punto metteteci pure un po’ di amaro … che ne pensate? Non che io me ne intenda, eh! Questo va chiarito, innanzitutto perché sono una persona facilmente identificabile, nonché segnalabile alle forze dell’ordine. La questione è che nel narrare un qualunque avvenimento, anche scabroso, bisognerebbe sforzarsi di entrare nella psicologia dei personaggi, maschi o femmine che siano. D’immaginare le loro fantasie in funzione delle loro diversità, in una forma neutra, imparziale.
Faccio un esempio: paragoniamo un incontro intimo tra due o più persone ad una partita di calcio, una particolarmente combattuta, un derby. Supponiamo che voi siate chiamate a svolgerne la cronaca. Voi pensate sia professionalmente accettabile, parlare, tra le trame, di aperture, entrate, inserimenti, penetrazioni, sfondamenti, simulazioni, palle alte, palle contese, primo palo, secondo palo, fallo laterale, ed omettere, per preconcetta antipatia, uno dei contatti più frequenti: il fallo da dietro?

Basta!! Mi fermo qui, non vado oltre, non voglio rischiare un’accusa di eccessiva dietrologia.

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