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Posts Tagged ‘Fede’

Senno

«Facciamolo un bambino, poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«Compriamoci una casa, poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«Fuggiamocene via! Poi Dio ci penserà»
“Non è il momento giusto”

«T’affidiamo la sua anima, Signore!»
“Non era questo il momento giusto»

Se si pensa con troppo raziocinio
non è mai il momento giusto
per nascere o morire,
o per dar sostanza ai sogni.

Se si pensa con troppo raziocinio:
nessun Dio ci penserà.

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Prendo spunto da un’osservazione che mi è stata mossa per chiudere il cerchio su un argomento abbastanza delicato, spiegandovi il mio rapporto con esso.
Dovete sapere che da giovane, influenzato da certe dottrine materialistiche, politico-filosofiche, che molto hanno in comune con la dottrina cristiana, ma che non contemplano in alcun modo il concetto di religione, anch’io ho assunto, come tanti, una posizione di scetticismo nei confronti del cristianesimo, anche se con l’orecchio sempre attento e sempre fermo sostenitore di tutti i principi sui quali si fonda.
Mi sono sentito una sorta di un agnostico-credente, anche se, in effetti, di credente c’era ben poco, dal momento che ritengo che la fede sia qualcosa di assoluto che non ammette aggettivazioni, come la giustizia. E’ improprio parlare di giustizia clemente o giustizia inumana, di fede salda o fede labile, la giustizia, come la fede, è una e incondizionata, o c’è o non c’è, o ci si crede o non ci si crede. Operare coscientemente in nome della giustizia, della fede – e dell’amore puro, aggiungo -, nella stretta osservanza di dogmi, leggi o consuetudini, conduce sempre a univoche soluzioni.
Col tempo, sfumata una certa irremovibilità, ho iniziato ad interrogarmi sulla mia “religiosità” in modo meno settario, e ad avvertire il dovere di operare una scelta, in qualunque direzione, obiettiva e serena. Cosa è successo, allora? Mi sono “concentrato”, quanto più neutrale e refrattario possibile di fronte ad eventuali condizionamenti esterni o fenomeni di suggestione, con l’intento di ascoltare netta e inconfondibile la Voce. Netta e inconfondibile non l’ho mai sentita, per la verità, allora ho pensato che non a tutti, e nelle stesse modalità, si manifesta Dio, e mi sono persuaso che è proprio questo il mistero della fede, altrimenti si tratterebbe di un fenomeno dimostrabile, “scientifico”, e quindi, anche se con contenuto fervore, e qualche perplessità, ho abbracciato la fede, o meglio, ho supposto di farlo nel momento in cui mi sono reso disponibile a ricevere, in piena liberta e gratitudine, tutti i sacramenti possibili, tutti tranne l’unzione, così come una buona metà di tutti gli esseri umani che conosco.
A questo punto mi si può chiedere: è bastato tutto questo a farmi sentire un buon cristiano? E’ bastato a rasserenarmi, a convincermi, ora più che mai, dell’esistenza dell’aldilà, adesso che ho sdoganato, tragicamente, per davvero la morte? E’ bastata la mia “osservanza” ad offrirmi una spiegazione convincente sul senso del libero arbitrio, la non ingerenza di Dio su ogni vicenda umana, sulla smisurata mole – tralasciando gli eventi naturali – di turpitudini, atrocità, infamie, scelleratezze, empietà, ignominie, crimini, misfatti commessi quotidianamente da orde di belve sanguinarie in ogni angolo della terra? Credo proprio di no! Mi manca ancora qualcosa – semmai arriverà.
Vi saluto col proposito di non tornare più sull’argomento, di non cavalcare oltre questo “filone”, soprattutto per non correre il rischio di essere accusato di strumentalizzazione: un sospetto purtroppo fondato.
Alla prossima!

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Universo_1

Non esiste nient’altro che materia,
dicono alcuni,
fino ai confini dell’universo:
14 miliardi di anni luce,
ed anche oltre.
E dove c’è materia non c’è spirito,
dicono altri,
al massimo c’è il vuoto.
Maledetto me!
che ho sempre preteso risposte razionali,
e ho sempre storto il naso
alla parola “cielo”.
Altri ancora,
dicono che c’è un’altra dimensione,
che non è il tempo,
non è lo spazio,
ma questo è più difficile da credere,
talvolta è conveniente,
talvolta indispensabile.

“Bisogna saper scegliere in tempo
– dice un poeta –
non arrivarci per contrarietà”
– o per necessità,
in ogni faccenda della vita.

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disabili

Ho visto disabili affrontare il quotidiano con forza e ottimismo.
Ho visto malati cronici mostrare fede e speranza.
Ho visto poveri offrire conforto e assistenza.
Ho visto vittime di abusi riacquistare fiducia nel prossimo.
Ho visto immigrati senza patria, senza famiglia, senza istruzione, senza aspettative, donare sorrisi sinceri.
E ho visto persone normali, sensibili e intelligenti, con un lavoro dignitoso, in piena salute, cercare invano una maledettissima ragione per mostrare gratitudine verso la vita.

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Ahimé!

Libri d'amore

Di cosa parlano
i libri d’amore?
Vizi, abbagli e stramberie.
Milioni di pagine
e nemmeno un precetto.
E’ il trionfo dell’istinto:
l’anarchia.
Per le pratiche del cuore
ci vorrebbe qualche legge,
altro che libero arbitrio.
Ci sarebbe più giustizia
se ci fosse un tribunale,
e persino più profitto.
Non ha senso!
Non esiste un giudicante
tra i mortali.
E chi oltraggia i sentimenti
non patisce alcuna pena,
a dispetto d’un principio
universale.
In certe faccende
non vigono norme
solo una prassi:
mai un carnefice
implorerà il perdono,
mai una vittima
cancellerà il sopruso
– in attesa che s’invertano
le parti.
Così va il mondo,
per chi non crede.

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Emil-Cioran

Capita un giorno che tu ti senta malinconico, pervaso da una vaga ed intima mestizia, senza una ragione precisa, persino di fronte ad una sublime visione. Capita, poi, che una rinuncia opprimente, un motivo reale e definito, ti renda triste e sconsolato. Pensi a questi stati d’animo, comunemente simili tra loro, e ti chiedi se sia normale che tu li viva in modo totalmente diverso; poi da qualche parte leggi che un famoso filosofo, relativamente a ciò, ha scritto:
“ Se la melanconia è uno stato di trasognamento diffuso che non giunge mai a una grande profondità né ad un’intensa concentrazione, la tristezza presenta, al contrario, una serietà ripiegata su se stessa e un’interiorizzazione dolorosa. Si può essere tristi da qualsiasi parte; ma mentre gli spazi aperti acuiscono la melanconia, quelli chiusi fanno aumentare la tristezza. Nella tristezza la concentrazione deriva dal fatto che essa ha quasi sempre una ragione precisa, mentre per la melanconia la coscienza non saprebbe individuare nessuna causa esterna. So perché sono triste, ma non saprei dire perché sono melanconico. Prolungandosi nel tempo senza mai raggiungere un’intensità particolare, gli stati melanconici cancellano dalla coscienza ogni motivo iniziale, presente invece nella tristezza.”

La cosa finisce li, non gli dai tanto peso. Passano altri giorni e per caso, o volutamente, pervaso dalla tua semicronica inquietudine, entri in un cimitero. Sei assorto nei tuoi pensieri e avverti una sensazione di pace, di benefico distacco temporale, indescrivibile. Nessuno ti ha mai suggerito tale pratica. Il tuo istinto ti ha guidato, eppure c’è qualcuno che ha dispensato, in proposito, tale consiglio:
“ Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino, dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove. Un rimedio miracoloso, per una volta. E’ molto meglio che andare dal medico; non ci sono medici per questo tipo di dolori, ma una passeggiata al cimitero è una lezione di saggezza, quasi automatica.”

Capita, ancora, che in un momento della tua vita tu sia afflitto da un malanno, in forma casuale, inaspettata, come potrebbe essere, ad esempio, una patologia virale che rischia di causarti gravi danni alla vista. Ti senti perso, ed invochi qualunque aiuto, di qualunque genere, ma poi pensi che non sia giusto, tra le tante cose, rivolgerti a Dio solo per necessità, e scopri che qualcuno ha tradotto questo pensiero:
“ Non vorrei buscarmi la fede solo perché sono più infelice di quanto non sia mai stato. Bisogna essere forti, andare avanti senza appoggi, senza stampelle, senza l’assistenza di nessuno. Non voglio ricorrere a Dio solo perché sono alle strette. “

Colui che ha messo nero su bianco questi concetti è sempre lo stesso: il famoso filosofo, saggista rumeno per la precisione. Ho letto molti suoi pensieri e la maggior parte di essi, permeati indistintamente da una sottile ironia, sembrano usciti dalla mia mente. Questa simbiosi mi sorprende e m’inquieta. Sono pensieri apparentemente comuni e scontati, che trovo, invece, profondi e personali.

Caro Emil Cioran, pace all’anima tua. Nonostante l’immensa stima che provo nei tuoi confronti, mi auguro che nella tua esistenza – poco spensierata, presumo – abbia cannato qualche volta, o come minimo, che qualche tuo pensiero non sia stato costantemente supportato da inconfutabili riscontri oggettivi, come questo, ad esempio:
“ Il fatto è che tutti gli uomini che gettano uno sguardo sulle loro rovine passate credono, per evitare le rovine future, che sia in loro potere ricominciare qualche cosa di radicalmente nuovo. Fanno a se stessi una promessa solenne e attendono un miracolo che li tiri fuori dal baratro mediocre in cui il destino li ha sprofondati. Ma non accade nulla. Tutti continuano a essere gli stessi, modificati soltanto dall’accentuarsi di quella tendenza a decadere che è il loro marchio.”

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