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Posts Tagged ‘Filosofia’

Cioran_1

«Ogni volta che le cose non vanno e ho pietà del mio cervello, sono colto da una voglia irresistibile di proclamare. Proprio allora intuisco da quali baratri meschini sorgano riformatori, profeti e salvatori.»

«Anche se inattivi, da soli non si spreca tempo. Lo si sperpera quasi sempre quando si è in compagnia. Nessun colloquio con se stessi può essere del tutto sterile: qualcosa ne vien fuori per forza, non fosse altro che la “speranza” di ritrovarsi, un giorno.»

«Se ciò che si dice di noi non ci tocca in alcun modo, perché logorarci in imprese subordinate comunque all’approvazione altrui?»

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Emil-Cioran

Capita un giorno che tu ti senta malinconico, pervaso da una vaga ed intima mestizia, senza una ragione precisa, persino di fronte ad una sublime visione. Capita, poi, che una rinuncia opprimente, un motivo reale e definito, ti renda triste e sconsolato. Pensi a questi stati d’animo, comunemente simili tra loro, e ti chiedi se sia normale che tu li viva in modo totalmente diverso; poi da qualche parte leggi che un famoso filosofo, relativamente a ciò, ha scritto:
“ Se la melanconia è uno stato di trasognamento diffuso che non giunge mai a una grande profondità né ad un’intensa concentrazione, la tristezza presenta, al contrario, una serietà ripiegata su se stessa e un’interiorizzazione dolorosa. Si può essere tristi da qualsiasi parte; ma mentre gli spazi aperti acuiscono la melanconia, quelli chiusi fanno aumentare la tristezza. Nella tristezza la concentrazione deriva dal fatto che essa ha quasi sempre una ragione precisa, mentre per la melanconia la coscienza non saprebbe individuare nessuna causa esterna. So perché sono triste, ma non saprei dire perché sono melanconico. Prolungandosi nel tempo senza mai raggiungere un’intensità particolare, gli stati melanconici cancellano dalla coscienza ogni motivo iniziale, presente invece nella tristezza.”

La cosa finisce li, non gli dai tanto peso. Passano altri giorni e per caso, o volutamente, pervaso dalla tua semicronica inquietudine, entri in un cimitero. Sei assorto nei tuoi pensieri e avverti una sensazione di pace, di benefico distacco temporale, indescrivibile. Nessuno ti ha mai suggerito tale pratica. Il tuo istinto ti ha guidato, eppure c’è qualcuno che ha dispensato, in proposito, tale consiglio:
“ Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino, dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove. Un rimedio miracoloso, per una volta. E’ molto meglio che andare dal medico; non ci sono medici per questo tipo di dolori, ma una passeggiata al cimitero è una lezione di saggezza, quasi automatica.”

Capita, ancora, che in un momento della tua vita tu sia afflitto da un malanno, in forma casuale, inaspettata, come potrebbe essere, ad esempio, una patologia virale che rischia di causarti gravi danni alla vista. Ti senti perso, ed invochi qualunque aiuto, di qualunque genere, ma poi pensi che non sia giusto, tra le tante cose, rivolgerti a Dio solo per necessità, e scopri che qualcuno ha tradotto questo pensiero:
“ Non vorrei buscarmi la fede solo perché sono più infelice di quanto non sia mai stato. Bisogna essere forti, andare avanti senza appoggi, senza stampelle, senza l’assistenza di nessuno. Non voglio ricorrere a Dio solo perché sono alle strette. “

Colui che ha messo nero su bianco questi concetti è sempre lo stesso: il famoso filosofo, saggista rumeno per la precisione. Ho letto molti suoi pensieri e la maggior parte di essi, permeati indistintamente da una sottile ironia, sembrano usciti dalla mia mente. Questa simbiosi mi sorprende e m’inquieta. Sono pensieri apparentemente comuni e scontati, che trovo, invece, profondi e personali.

Caro Emil Cioran, pace all’anima tua. Nonostante l’immensa stima che provo nei tuoi confronti, mi auguro che nella tua esistenza – poco spensierata, presumo – abbia cannato qualche volta, o come minimo, che qualche tuo pensiero non sia stato costantemente supportato da inconfutabili riscontri oggettivi, come questo, ad esempio:
“ Il fatto è che tutti gli uomini che gettano uno sguardo sulle loro rovine passate credono, per evitare le rovine future, che sia in loro potere ricominciare qualche cosa di radicalmente nuovo. Fanno a se stessi una promessa solenne e attendono un miracolo che li tiri fuori dal baratro mediocre in cui il destino li ha sprofondati. Ma non accade nulla. Tutti continuano a essere gli stessi, modificati soltanto dall’accentuarsi di quella tendenza a decadere che è il loro marchio.”

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Sapete qual’è la cosa che gli italiani desiderano più di ogni altra? Godere di buona salute (grazie al c…).
Secondo un sondaggio di Donna Moderna, il fatto di stare bene per gli italiani conta più di qualunque cosa, anche più del matrimonio e dell’amore. Mah! Che conti più dell’amore, non ne sono tanto convinto. L’ideale sarebbe la coesistenza.
Passano gli anni, quindi, le ideologie, le mode, ma la vecchia convinzione secondo la quale la salute viene prima di tutto, resta sempre valida.
Molti filosofi e uomini di pensiero considerano la buona salute la condizione essenziale per il raggiungimento della felicità: il suo segreto.
Ecco cosa dice Schopenhauer in proposito: “Salute, giovinezza e libertà, questi tre sommi beni della vita, non li riconosciamo per tali fino a che li possediamo: li apprezziamo perduti. Similmente non ci accorgiamo d’aver vissuti giorni felici se non allora che ad essi ne siano susseguiti altri di dolore”. Un pensiero ineccepibile.
Io adoro Schopenhauer, quel grandissimo burlone. Sappiate che un suo pensiero, un autentico inno alla gioia, è diventato il mio manifesto: “La sola felicità è quella di non nascere”.
Tornando alla salute, Edward Bach, scopritore di molti vaccini e dei famosi fiori omonimi, ricercatore insieme a Samuel Hahnemann dei principi omeopatici, vide una relazione basilare tra felicità e guarigione. Egli sosteneva infatti che l’unico modo per essere felici, unitamente al rincorrere la propria missione qui sulla terra, è di seguire quello che la nostra anima ci trasmette soprattutto attraverso il corpo. Per questo disse: “Non vi è guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore (…) Cura l’uomo e non la malattia”.
Chiudo questo breve excursus dichiarando che: ove mai un piccolo acciacco dovesse colpe me, ma soprattutto voi, cari lettori, e qualcuno, ahimè!, sta già pagando tantissimo, ci consoli questo ottimistico rimedio di quel gran simpaticone di Epicuro: “Il male e il dolore corporei sono di breve durata, o al limite, sono facilmente sopportabili, se poi sono riferiti all’anima, per liberarsene è sufficiente rintracciarne la genesi fallace: gli errori della mente e le false opinioni”: un’impresa banalissima.

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