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Posts Tagged ‘Malinconia’

ombra

“Sai Joe! Spesso ho la sensazione di vivere due vite parallele, da sempre: una proiettata alle questioni pratiche, ai contatti reali, e una che vaga nell’iperspazio.”

«Descritto in questo modo, Fred! sembra il profilo di un qualunque dannato abitante della terra che vive il presente distrattamente, con la testa altrove. L’universo e pieno di sognatori che aspirano ad uno stato diverso …»

“No! Joe, la questione non è così semplice, lo percepisco nei momenti di malinconia. Io non provo una comune nostalgia di luoghi, di persone e di avvenimenti reali, a me si sovrappone, contemporaneamente, un sentimento struggente. E’ un desiderio di luoghi, di persone e di avvenimenti, paradossalmente, solo immaginati. Sono proiezioni illusorie che riaffiorano alla memoria ciclicamente, nitide e circostanziate. Io, ad esempio, sarei in grado di descriverti, di un preciso momento, sia gli elementi reali, dov’ero, con chi ero, cosa ho fatto, che certe visioni, dove in quell’istante avrei voluto essere, con chi avrei voluto essere e cosa avrei voluto fare, e con maggior coinvolgimento emotivo. E’ strana questa cosa, è come vivere una doppia dimensione.”

«Spiegati meglio, Fred!»

“Non è un fenomeno semplice da descrivere, me ne rendo conto. Rientrerebbe nella normalità se in me si configurassero, al tempo stesso, immagini di vita reale e prospettive seducenti senza che quest’ultime s’imprimano nella mente in modo indelebile, senza che lascino traccia, che si stratifichino.”

«Sei fuori strada! Le persone si caratterizzano univocamente anche in funzione dei propri sogni, delle proprie aspirazioni, delle proprie perenni illusioni. Si diventa tutt’uno. E che si resti un’itera vita fedele anche ad una sola immutabile aspirazione, è un fatto normale.»

“Quindi la mia situazione potrebbe essere, banalmente, causata da una cieca dedizione verso un unico, impareggiabile ideale e, conseguentemente, da una viziosa propensione all’evasione … giusto?”

«Più o meno …»

“Mah! Non sono troppo convinto … Comunque dimmi un’ultima cosa, Joe, se tutto questo non è strano, che cos’è?”

«Umano …. e letale»

“Grazie!“

«Prego!»

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Emil-Cioran

Capita un giorno che tu ti senta malinconico, pervaso da una vaga ed intima mestizia, senza una ragione precisa, persino di fronte ad una sublime visione. Capita, poi, che una rinuncia opprimente, un motivo reale e definito, ti renda triste e sconsolato. Pensi a questi stati d’animo, comunemente simili tra loro, e ti chiedi se sia normale che tu li viva in modo totalmente diverso; poi da qualche parte leggi che un famoso filosofo, relativamente a ciò, ha scritto:
“ Se la melanconia è uno stato di trasognamento diffuso che non giunge mai a una grande profondità né ad un’intensa concentrazione, la tristezza presenta, al contrario, una serietà ripiegata su se stessa e un’interiorizzazione dolorosa. Si può essere tristi da qualsiasi parte; ma mentre gli spazi aperti acuiscono la melanconia, quelli chiusi fanno aumentare la tristezza. Nella tristezza la concentrazione deriva dal fatto che essa ha quasi sempre una ragione precisa, mentre per la melanconia la coscienza non saprebbe individuare nessuna causa esterna. So perché sono triste, ma non saprei dire perché sono melanconico. Prolungandosi nel tempo senza mai raggiungere un’intensità particolare, gli stati melanconici cancellano dalla coscienza ogni motivo iniziale, presente invece nella tristezza.”

La cosa finisce li, non gli dai tanto peso. Passano altri giorni e per caso, o volutamente, pervaso dalla tua semicronica inquietudine, entri in un cimitero. Sei assorto nei tuoi pensieri e avverti una sensazione di pace, di benefico distacco temporale, indescrivibile. Nessuno ti ha mai suggerito tale pratica. Il tuo istinto ti ha guidato, eppure c’è qualcuno che ha dispensato, in proposito, tale consiglio:
“ Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino, dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove. Un rimedio miracoloso, per una volta. E’ molto meglio che andare dal medico; non ci sono medici per questo tipo di dolori, ma una passeggiata al cimitero è una lezione di saggezza, quasi automatica.”

Capita, ancora, che in un momento della tua vita tu sia afflitto da un malanno, in forma casuale, inaspettata, come potrebbe essere, ad esempio, una patologia virale che rischia di causarti gravi danni alla vista. Ti senti perso, ed invochi qualunque aiuto, di qualunque genere, ma poi pensi che non sia giusto, tra le tante cose, rivolgerti a Dio solo per necessità, e scopri che qualcuno ha tradotto questo pensiero:
“ Non vorrei buscarmi la fede solo perché sono più infelice di quanto non sia mai stato. Bisogna essere forti, andare avanti senza appoggi, senza stampelle, senza l’assistenza di nessuno. Non voglio ricorrere a Dio solo perché sono alle strette. “

Colui che ha messo nero su bianco questi concetti è sempre lo stesso: il famoso filosofo, saggista rumeno per la precisione. Ho letto molti suoi pensieri e la maggior parte di essi, permeati indistintamente da una sottile ironia, sembrano usciti dalla mia mente. Questa simbiosi mi sorprende e m’inquieta. Sono pensieri apparentemente comuni e scontati, che trovo, invece, profondi e personali.

Caro Emil Cioran, pace all’anima tua. Nonostante l’immensa stima che provo nei tuoi confronti, mi auguro che nella tua esistenza – poco spensierata, presumo – abbia cannato qualche volta, o come minimo, che qualche tuo pensiero non sia stato costantemente supportato da inconfutabili riscontri oggettivi, come questo, ad esempio:
“ Il fatto è che tutti gli uomini che gettano uno sguardo sulle loro rovine passate credono, per evitare le rovine future, che sia in loro potere ricominciare qualche cosa di radicalmente nuovo. Fanno a se stessi una promessa solenne e attendono un miracolo che li tiri fuori dal baratro mediocre in cui il destino li ha sprofondati. Ma non accade nulla. Tutti continuano a essere gli stessi, modificati soltanto dall’accentuarsi di quella tendenza a decadere che è il loro marchio.”

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Molte di voi lo conosceranno già, è un discorso autorevole che parla di un “guaio”. Un malumore molto simile lo provo anch’io.
A te donna che non lo conosci, e vivi questa sventura, forse puoi trovare una risposta. Io purtroppo no, ma posso comprenderti … in assoluto silenzio.

“… le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare  a galla: questo è il vero guaio delle donne. Le donne spesso si vergognano di avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo di incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione  e schiavitù che non sarà tanto facile vincere”

Natalia Ginzburg, “Discorso sulle donne: un carteggio epistolare con Alba de Cèspedes”.

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