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Posts Tagged ‘Suicidio’

“ E’ giusto, Joe, che io avverta il desiderio di dire tutta la verità, la mia più intima, soltanto a certe persone. E che lo faccia con assoluta spontaneità e perseveranza? “

– Non è giusto Fred. Il fatto che tu ti senta disinibito ed invogliato solo con determinate persone, quelle che intendi ammaliare, è un tuo limite.
Le nostre assolute verità, quelle che dimorano infondo ai nostri cuori – il manifesto dell’anima, l’enunciazione d’un principio filosofico – dovremmo affiggerle ovunque, urlarle a squarciagola, liberamente, senza alcun timore e senza aspettarci comprensione o condivisione. –

“ Ma il rischio di ferire qualcuno c’è, Joe. “

– Ovvio! Ma quel qualcuno lo si ferisce ugualmente, Fred, attraverso quotidiane omissioni o falsità. Procurandogli, certo, una sofferenza meno acuta, ma comunque lenta ed incessante. –

“ Non sempre. Esistono dei bravi attori che recitano la loro parte con assoluta maestria, fino all’ultimo respiro e si farebbero torturare piuttosto che gettare la maschera. “

– Ma i più sono aguzzini, silenziosi, enigmatici, inespressivi, che non sanno né fingere né infierire. Indecisi ed inquieti. Quelli che spediscono le persone al manicomio, inesorabilmente.
In ogni caso, tutti, ma proprio tutti, offendono soprattutto se stessi, la propria dignità ed ogni legittima aspirazione, e tu ne fai parte Fred. –

“ Davvero? Allora dammi qualche consiglio. “

– Alza quel maledetto culo di piombo dalla sedia e MUOVITI!!! In qualunque direzione. Non aspettare alcun invito. Ogni momento potrebbe essere quello giusto, sia che tu lo faccia per amore di qualcuno o per te stesso, poco importa a questo punto. L’unica alternativa indolore che ti resta, Fred, è una morte improvvisa, certamente non dignitosa. –

“ Ci sto pensando, Joe.”

– Bravo!! Continua a non concederti neanche un minimo sussulto … martire del cazzo. –

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uomo che pensa

Venti poesie: il mio testamento.
Venti lampi nel buio.
Una al tramonto.
Tre alle muse.
Una a Caroline e l’altra ad Hester,                   
le figlie del droghiere,
che hanno allietato i sogni da ragazzo.
Una a mia mamma: la fabbrica dei mostri.      
Due alle figlie: rugiada di forsizie.
Una a mia moglie,                                      
che tese la rete al mio trapezio
voltandomi lo sguardo.
Tre ai maestri, uno a stagione.
Una a zia Isabel, morta illibata.                      
Uno al mio Husky, morto investito.                           
Una a Denise, venere acerba,                          
che impavido tremante
mi accolse nel suo ventre.
Quattro agli oppressi,                                     
agli esuli, agli schiavi,
ai popoli in rivolta.
Una al buon Dio,                                            
che presto offenderò senza timore
restituendogli la vita.
E l’ultima a una stella.                                   
Il bene più fuggente e duraturo:
quel Sogno che si sfiora
e non si appaga
(l’epigrafe).

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