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Posts Tagged ‘Sesso’

correre

“ Forse il mio senso morale rifiuta questi discorsi: eppure, in base alla mia esperienza e all’osservazione di me stesso e degli altri, sono arrivato alla persuasione che la sessualità è il centro di gravitazione intorno al quale ruota non solo la vita intima dell’individuo, ma anche tutta la vita sociale “.
Wilhelm Reich

E’ un pensiero assolutamente condivisibile, del quale sono stato sempre un convintissimo sostenitore, ancor prima che venissi a conoscenza della sua divulgazione su scala mondiale. Ma chi è il prestigioso autore che l’ha concepito?
Wilhelm Reich, nato nel 1897 e morto nel 1957, è stato un medico e psichiatra austriaco, uno dei più autorevoli allievi di Sigmund Freud, noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità e per i suoi studi sul rapporto fra autoritarismo e repressione sessuale, nonché per la sua controversa teoria sulla cosiddetta “energia orgonica”.
Per le sue teorie sulla sessualità ed i suoi appelli pubblici per la liberazione dei costumi, Reich è passato unanimemente alla storia come il “profeta” della “rivoluzione sessuale”, quella che scosse l’Europa tra gli anni sessanta e gli anni settanta. (fonte Wikipedia).
Un suo studioso, Lodovico De Cesare, così ne sintetizza l’impegno:
“ Molti considerarono e continuano a considerare Reich un folle, uno psicopatico, ma anche se si volesse condannare l’uomo non si può distruggerne l’opera.
Punti fermi rimangono, nei suoi scritti, l’esaltazione della libertà sessuale e l’affermazione che la sua repressione costituisce la causa principale non soltanto delle turbe psichiche individuali ma dell’oppressione capitalista, dell’insorgere del fascismo, dell’autoritarismo stalinista, insomma la radice di ogni forma di tirannia.
Reich ebbe il merito di intuire e di sottolineare che il paziente, per guarire, avrebbe dovuto essere messo nelle condizioni di ottenere un abbandono completo nella fase dell’orgasmo.
Reich era un comunista, pur essendo divenuto nel corso degli anni un accanito pacifista non violento. Il suo il motto era « L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le vere sorgenti della nostra vita» (come dargli torto) “ (da “Lo psicanalista senza divano”).
Di Reich, della sua vita, dei suoi lavori, si sono scritte pagine e pagine. Anche la sola sintesi richiederebbe un impegno, una competenza ed uno spazio non trascurabili. Ciò su cui intendo soffermarmi io, è un particolare aspetto di natura puramente scientifica.
Reich aveva intuito il ruolo fondamentale di alcuni neurotrasmettitori sull’equilibrio psichico di un individuo. Ad una forma di rilassamento fisico deve associarsi, secondo Reich, una forma di “liberazione mentale” mediante il rilascio a livello cerebrale di Endorfine. All’epoca il sistema più noto (e semplice) per produrre le endorfine era l’orgasmo: qui si fonda, a torto o a ragione, l’importanza che Reich dava all’orgasmo e di conseguenza alla “liberazione dei costumi sessuali” al fine di rendere l’uomo più libero e consapevole della propria sessualità e dei legami tra una “sessualità repressa” e l’insorgere di patologie psicofisiche.
Le Endorfine, giusto per chiarire, sono un gruppo di sostanze prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’Ipofisi, classificabili come neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, ma con portata più ampia.
La comunità scientifica internazionale, successivamente, oltre a confermare la funzione primaria delle Endorfine, ha accertato anche l’incidenza positiva di altri ormoni neurotrasmettitori come la Prolattina, l’Ossitocina, la Dopamina e la Serotonina. Tutte sostanze prodotte durante l’attività sessuale.
Concludendo si può affermare che, senza scendere troppo nel dettaglio, per puntare al raggiungimento, o al semplice mantenimento, di uno stato di benessere psicofisico, di equilibrio, per rilassarsi, per scaricare le tensioni emotive e rendere più efficiente il sistema immunitario, l’unica via efficace risulta essere quella di liberare questi benedetti neurotrasmettitori. Dal momento, però, che qui su WordPress, come si evince da certe confessioni (lagnanze) non per tutti, ahimè!, risulta agevole far ricorso al metodo di produzione più efficace ed auspicabile, e soprattutto più piacevole: un appagante accoppiamento sessuale che vada ben oltre la semplice, sebbene sempre ben accetta, scopata, o il classico surrogato fai da te, ritengo doveroso informare i lettori, qualora ne fossero allo scuro, che l’esercizio fisico praticato con criterio, sortisce gli stessi benefici effetti. A tal proposito, sarebbe consigliabile il raggiungimento della soglia anaerobica o soglia del lattato: l’indice che determina il livello massimo di sforzo fisico che l’organismo può sostenere senza accumulare acido lattico e ioni idrogeno nel sangue e nei muscoli …. vabbè! Lasciamo perdere. Approfittiamo quindi dell’arrivo, sebbene stentato, della bella stagione e CORRIAMO!!
Reprimiamo le tensioni, piuttosto che i “malsani” propositi: basta con l’intolleranza, con l’eccessiva suscettibilità, con l’incazzarsi per nulla. Basta con le imprecazioni!! ECCHECCAZZO!!! … almeno fino al prossimo inverno.

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“ Il sesso è una droga molto pesante: dà forte assuefazione e una tipica crisi di astinenza, nota come «delusione d’amore».” (Gianni Monduzzi)

Arriva il sole, i primi tepori, la natura si risveglia, s’innalzano i “tassi” e per chi soffre di “delusione d’amore”, per chissà quale congiunzione astrale, si fa particolarmente pressante un unico bisogno. Questo in funzione dall’età, dell’appetito, dei ritmi biologici, della presenza di sentimenti negativi come la stizza, l’invidia, la frustrazione, la gelosia, la vendetta.
Un solo richiamo, acuto e netto, prevale su tutto. E’ una crisi altalenante che condiziona più di qualunque altra l’umore, la concentrazione, la disponibilità.
Tutto sfuma. Si confondono i dettagli. Si perde sensibilità per le cose belle della vita, piccole o grandi che siano. Ogni nobile proposito va a farsi benedire, e con esso l’autostima. Si diventa sordi alla gente, ai consigli, alla morale.
Succede, allora, che per stanchezza mentale, viene spontaneo semplificare: l’estrema sintesi.
L’universo si scompone in sue metà. Da una parte ci sei tu, assieme a quelli che hanno il tuo stesso problema, e dall’altra, quelli che non lo vivono. Tutto qui!
Se poi tra questi c’è gente che è inferma, soffre la fame, la povertà, gli abusi … pazienza! Tu non hai né la forza né la sensibilità per condividere le loro sofferenze. Sei concentrato sulla tua priorità e basta.
Il mondo per te – in forma un po’ provocatoria e chissà quanto tempo – non si divide in buoni e cattivi, in poveri e ricchi, in sani e malfermi o in atei e credenti. Il mondo si divide in chi scopa e chi no.

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otello8

Quanti di voi, camuffati o meno, con i vostri articoli o commenti, sia ricevuti che indirizzati essenzialmente a soggetti di sesso opposto, hanno generato “risentimento” in qualcuno? Un qualcuno che, molto probabilmente, conosce la vostra vera identità.
Una Desdemona ed un Otello in rete esistono eccome. Alcuni lo erano prima di confessarsi pubblicamente. Altri, invece, per affinità, empatia o quant’altro, lo sono diventati successivamente, in modo spontaneo, grazie a WordPress, Facebook, Twitter, alla rete in generale. Fenomeni non necessariamente sospinti da “malsani” propositi … anzi. Però questo, a volte, genera qualche problema, dei fraintendimenti, per effetto del libero accesso ai nostri spazi – giusto per rimanere in tema – da parte di qualche testa di Cassio.
Chi vuole intendere intenda e tutti gli altri in roulotte.

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Andrea K

“Risalivano a quell’epoca le sue teorie più semplicistiche sul rapporto tra il fisico delle donne e le sue attitudini amatorie. Diffidava del tipo sensuale, quelle che sembravano capaci di mangiarsi crudo un caimano e che di solito a letto erano le più passive. Il suo tipo era l’opposto: quelle ranocchiette squallide per le quali nessuno si prendeva la fatica di voltarsi a guardare per la strada, che sembravano restare senza niente quando si toglievano i vestiti, che facevano pena per lo scricchiolio delle ossa al primo impatto e che però potevano lasciare il più chiacchierone dei corteggiatori pronto per il secchio dell’immondizia.”

Gabriel García Marquez, “L’amore ai tempi del colera”

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Se Jacob Graham fosse stato un oggetto, senza ombra di dubbio sarebbe stato una spugna, un’enorme spugna. Jacob era in grado di assorbire un intero lago e rimanere, all’apparenza, asciutto e imperturbabile. In famiglia, sin da piccolo, acquisì l’abitudine a subire passivamente urla, litigi, collera. Ad accumulare vessazioni e privazioni nel più totale immobilismo, senza manifestare il benché minimo segno di reazione.
Col passare degli anni entrò a far parte di quella schiera di soggetti, inquieti e insoddisfatti, che in frequente disarmonia con l’ambiente, facendo leva su un aspetto gradevole, impegnano tutto il loro tempo e le loro risorse nella realizzazione dell’unica forma di rivalsa ed evasione realmente appagante, secondo il loro giudizio, retaggio di chissà quale arcaico ed arcano istinto di competizione e/o sopraffazione: l’accoppiamento sessuale.
Ma il sesso è pur sempre un’impresa, un’esibizione che richiede tranquillità, scioltezza, meglio ancora: padronanza, e nulla contrasta con quest’esigenze che farsi sopraffare dal terrore d’un orgasmo non indotto. Un circolo vizioso del quale Jacob fu vittima per lungo tempo. Qualche meccanismo in lui non funzionava a dovere. Era impensabile immaginare una sua totale invulnerabilità.
Ciò che l’angustiava non era il mancato raggiungimento dell’erezione – sempre pervenuta in ogni condizione – piuttosto l’incapacità di protrarre il rapporto per un tempo soddisfacente. Questa malefica deriva suscitava in lui sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione.
Sopraffatto dalla smania di rimettersi alla prova, si concesse poche distrazioni, soprattutto in gioventù.
Nei suoi sogni più ambiziosi immaginava di avere un membro addomesticato, totalmente sottomesso ai suoi voleri: un pene ON/OFF.
Jacob conobbe la passione vera che non era più un giovinetto. Con Caroline il sesso era tutta un’altra cosa. C’era l’amore: l’apoteosi. Si sentiva protetto, compreso. Questo aveva un effetto benefico sulla sua psiche. Assieme a Caroline s’era incamminato verso la guarigione.
Jacob pensò, che qualunque esito avesse avuto la loro storia, da quel momento in avanti avrebbe inteso il sesso solo ed esclusivamente come completamento di una profonda intensa sentimentale. Mai più avrebbe seguito i nobili intenti dei suoi compagni: scopare per accumulare trofei.
Le cose con Caroline non proseguirono per il verso giusto. Troppo irruente l’offensiva dei nobili parenti per le sue fragili difese, per la sua indole troppo remissiva ed arrendevole.
Riprese a frequentare femmine, o meglio cloni di Caroline, a colpi di chiodo scaccia chiodo, sospingendo forzatamente coinvolgimenti affettivi, con apparente naturalezza, suscitando attaccamento e comprensione con lo scopo inconsapevole – forse non del tutto – di premunirsi in caso di ricadute. Quello che produsse, oltre a specializzarsi in preliminari, furono, però, dei frettolosi surrogati, con conseguenti performance altalenanti. Meglio sarebbe stato testare delle professioniste, piuttosto che plagiare delle vittime indifese. Le prede potenziali più avvedute si tenevano alla larga.
Raggiunta la mezza età, non rassegnato, Jacob cominciò a studiare in profondità la sua sindrome, allenandosi quotidianamente su se stesso. Inizialmente diede ad essa un nome: EP (eiaculazione precoce) e successivamente trovò un discreto rimedio, una molecola: la DAPOXETINA, della famiglia degli SSRI – gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, un ormone neurotrasmettitore – tipo Prozac, Sarafem, Fontex, per intenderci, venduta poi alla JANSSEN-CILAG (sperando che non mi facciano causa…)

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Legami

legame

Trame ordinate
d’incanto tessute
il fato governa.

Legami di sangue,
di sesso, fraterni,

di sacra alleanza,
tenuti per mano,
reali, virtuali.

Animo angusto,
colui che traduce
in unico moto
del fato la tela.

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Girando qua e la tra i blog di wordpress, assolutamente alla luce del sole, mi sono imbattuto in storielle erotiche nelle quali vengono descritti incontri piccantissimi in modo molto esplicito. Si tratta di brevi racconti, alcuni sembrano ispirati da episodi reali. In ogni caso nulla è lasciato all’immaginazione. Si spazia senza alcuna reticenza da descrizioni di organi sessuali maschili e femminili che nulla hanno da invidiare ad un referto autoptico, ad esposizioni di contatti di ogni genere, fotogramma per fotogramma. Il più delle volte si usano termini molto scandalosi, comunemente osceni, tranne che per il sottoscritto, ovviamente.
Relativamente alle varie forme d’accoppiamento, l’intera collezione viene narrata ed approfondita con dovizia di particolari, tranne una pratica, della quale stranamente si fa cenno una sola volta, tra l’altro, riferendosi alle fantasie notturne di un uomo. Si tratta di un esercizio sessuale alternativo, una variante richiesta quasi esclusivamente dai maschi; non da tutti, ovviamente.
Questa cosa mi sembra un po’ una limitazione, trattandosi di interpreti molto intraprendenti, disinibiti, soprattutto aperti, al limite della depravazione. Che sia forse una forma di condizionamento innato, di garbo spropositato, dal momento che l’intera materia letteraria appena citata è solo ed esclusivamente frutto dell’inventiva, o dote narrativa, come preferite, di autrici femminili? Proprio così. Oltretutto seguite da un discreta schiera di estimatrici.
Io personalmente, in merito all’argomento, che attira la mia attenzione ne più e ne meno di un qualunque altro tema antropologico, ho sempre avuto istintivamente la convinzione che la sua trattazione fosse una prerogativa dei maschi, per l’ardore e la familiarità che mostrano nel rappresentare certi immagini, per cui mi sorprende un po’ tanta disinvoltura da parte delle donne.
Ci tengo a precisare che questa nota non costituisce assolutamente una critica, ci mancherebbe. Ben venga l’approfondimento di qualunque argomento da parte delle donne, senza alcuna censura o limitazione. Io ammiro profondamente il vostro estro, la vostra versatilità, il vostro stile, la vostra spontaneità. Ho solo da imparare da voi. Io intendo solo sollevare una piccola perplessità.
Innanzitutto va fatto un distinguo tra storie e storie. Io faccio esclusivamente riferimento a quelle vicende erotiche più disinibite e provocanti, dove è manifesta l’intenzione di coinvolgere il lettore senza farsi sfuggire nulla … o quasi.
Riferito alle autrici, io credo che voi abbiate spontaneamente omesso un dettaglio, non per una forma di pudore, ma perché statisticamente rientra malvolentieri nel vostro repertorio onirico, rendendo incompiute alcune scene orgiastiche. Avete descritto un bel banchetto con tanto di antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce, caffè, a quel punto metteteci pure un po’ di amaro … che ne pensate? Non che io me ne intenda, eh! Questo va chiarito, innanzitutto perché sono una persona facilmente identificabile, nonché segnalabile alle forze dell’ordine. La questione è che nel narrare un qualunque avvenimento, anche scabroso, bisognerebbe sforzarsi di entrare nella psicologia dei personaggi, maschi o femmine che siano. D’immaginare le loro fantasie in funzione delle loro diversità, in una forma neutra, imparziale.
Faccio un esempio: paragoniamo un incontro intimo tra due o più persone ad una partita di calcio, una particolarmente combattuta, un derby. Supponiamo che voi siate chiamate a svolgerne la cronaca. Voi pensate sia professionalmente accettabile, parlare, tra le trame, di aperture, entrate, inserimenti, penetrazioni, sfondamenti, simulazioni, palle alte, palle contese, primo palo, secondo palo, fallo laterale, ed omettere, per preconcetta antipatia, uno dei contatti più frequenti: il fallo da dietro?

Basta!! Mi fermo qui, non vado oltre, non voglio rischiare un’accusa di eccessiva dietrologia.

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L’angelo ribelle

Basta il lieve movimento di una mano,
per placare una voglia licenziosa,
di quelle che ti offuscano la mente.
Cosicché un desiderio in solitario
si trasforma in una turpe tentazione.
Ma è soltanto un surrogato.
E vorresti trascurare quel richiamo,
ma non puoi.
Ed allora t’abbandoni,
con un lento andirivieni cadenzato,
mentre un’ombra detta il ritmo,
ora incalza …
i ventricoli in affanno …
è il segnale …
sei nel gorgo …
è il collasso …
la quiete immaginaria.
Mentre l’angelo ribelle è ancora lì,
nudo, etereo,
che ti ammicca.
Ed il senso d’impotenza ti devasta.
Ed ancora più tremende son le pene
che vorresti che la vita t’infliggesse,
per l’inganno che hai accettato incautamente,
senza alcuna costrizione.

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Il sesso parte 1 – le origini

Siamo prodotti della libido (by luporenna)

Raccolgo la proposta dell’amica Melodiestonate di scrivere insieme un articolo sul sesso, nonostante rappresenti un argomento un po’ ostico per me. Più che altro: poco esplorato.
Lo faccio pubblicando un mio studio già presentato qualche anno fa e che si avvale di reali e documentate ricerche scientifiche.
Faccio una premessa. E’ una mia consuetudine, nel comprendere a fondo e trattare qualunque argomento, di risalire alle sue origini. Per esempio, se devo capire il funzionamento delle eliche delle navi, non mi soffermo su delle semplici spiegazioni tecniche, io risalgo all’età del bronzo, tempo permettendo.
Comunque, questa storia del giramento di eliche, meglio ancora: del giramento di pale, non l’ho introdotta a caso. Riferita alla mia persona, e credo anche alla collega Melodiestonate, costituisce un fenomeno che si attiva spontaneamente, anche più volte al giorno. E non so più a cosa risalire per comprenderne le cause.

Veniamo all’argomento.
Sapere cos’è un gorilla? E’ un primate antropomorfo, il più grande primate della terra. Il gorilla si suddivide in due specie: gorilla delle pianure (gorilla gorilla) e gorilla delle montagne (gorilla beringei); il famoso Silver Back tanto caro a Dian Fossey.
L’uomo condivide con quest’animale, gran parte del proprio patrimonio genetico. La differenza è davvero minima. E’ presente unicamente a livello di “Famiglia”, come si osserva dal prospetto seguente, stilato secondo i livelli gerarchici della classificazione tassonomica:

Regno: Animali (Uomo e Gorilla)
Tipo: Cordati (Uomo e Gorilla)
Sottotipo: Vertebrati (Uomo e Gorilla)
Classe: Mammiferi (Uomo e Gorilla)
Ordine: Primati (Uomo e Gorilla)
Sottordine: Ominoidei (Uomo e Gorilla)
Famiglia 1: Ominidi (Uomo “Homo sapiens”)
Famiglia 2: Pongidi (Gorilla “Gorilla gorilla” – Scimpanzè “Pan troglodytes” – Bonobo “Pan paniscus”)

 Detto ciò, sapete qual’è la dimensione media del pene in posizione eretta di questa bestia da due metri per due quintali? (per posizione eretta intendo quella dell’appendice) Circa 8 cm; misura sufficiente a garantirgli la riproduzione e, a differenza dell’uomo, nessun altro impiego improprio.
Ora, considerato che il suo naturale alloggiamento, la sua dimora, riferito sempre al pene, ovvero il dotto vaginale della femmina di gorilla, è di dimensioni pressoché simili a quello della donna, perché il membro maschile dell’uomo si attesta esattamente su una misura doppia? Perche questa sproporzione?
Sproporzione relativa, ovviamente. Per talune rappresentanti del gentil sesso, affette da “bulimia sessuale” sproporzionato è un aggettivo inadatto riferito a certe misure. Si può parlare di adeguatezza del termine solo se si fa riferimento alle specie bovine o equine, pony esclusi.
Comunque, per trovare la risposta al primo quesito dobbiamo tornare indietro a circa 3,2 milioni di anni fa; la datazione certa dell’Australopithecus afarensis denominato Lucy, la nostra prima ufficiale antenata, anche se da ritrovamenti successivi e da studi del DNA, è ormai appurato che la separazione tra le scimmie antropomorfe e i primi ominidi è avvenuta circa 5 milioni di anni fa.
Immaginiamo la giornata tipo di Lucy. Esonerata dagli impegni ordinari della donna moderna. Una volta spazzata la caverna, cucinata una costoletta di mammut, messi a dormire i pargoletti in qualche anfratto roccioso, che cavolo aveva da fare se non concentrarsi su certe ludiche attività? Senza, tra l’altro, alcun vincolo indotto dal rispetto della fedeltà coniugale. Che cosa volete che ne capissero quelli del matrimonio (beati loro…)
Continuando, tutti sanno benissimo che tra il maschio e la femmina chi cattura è la donna, e questo è valso soprattutto per Lucy, non in senso figurato, nel suo caso, consentendole di irretire a suo piacimento, con clave o mezzi di fortuna, qualunque cavernicolo dotato che le capitasse a tiro.
Cos’ha prodotto questa scelta mirata, questa ricerca libidinosa di una maggiore gagliardia di un certo organo e di una maggiore “profondità” nel rapporto, con la conseguente disponibilità di una più numerosa varietà di posizioni d’accoppiamento? Una bella ed inevitabile: SELEZIONE. Sostanziale e determinante, aggiungo.
Per migliaia di anni, quindi, Lucy e sue le focose discendenti, hanno determinato una modificazione anatomica del maschio costringendo all’estinzione i normodotati del tempo.
Per fortuna, ad un certo punto, trovata una conformazione standard, più o meno sufficiente a garantire delle performance soddisfacenti, le nostre progenitrici si sono date una calmata. A tutto c’è un limite.
Grande gratitudine dobbiamo noi maschietti a queste “giudiziose” antenate. Se il trend fosse continuato in modo scriteriato, al giorno d’oggi saremmo stati costretti a trascinarci dietro dei veri e propri attrezzi da scasso.
Qui si potrebbe aprire una discussione su quanto sia cambiata la moralità della donna nel corso della storia, dati certi pregiudizievoli trascorsi, e di quanto abbia inciso e quanto incida tuttora la libido nei suoi aspetti comportamentali. Con questo non intendo assolutamente assolvere i maschi, sia contemporanei che antenati. Relativamente a quest’ultimi, se la donna costituisce l’unico esempio di mammifero che possiede i lobuli ed il tessuto adiposo delle ghiandole mammarie di dimensioni e quantità spropositate, nonché le stesse mammelle esterne costantemente protese, non solo durante la fase pre e post gestazionale, una certa responsabilità emerge. Per fortuna le protesi siliconiche sono state introdotte solo alcuni decenni dopo, altrimenti, per quei trogloditi, sai che abbagli. Altro che selezione naturale.

Il sesso parte 2 – la chimica

“La donna sceglie l’uomo, che poi la sceglierà!” (by Melodiestonate)

Nel mondo animale, tutto dipende dal “feromone”, ovvero la “sostanza secreta da un individuo e recepita da un altro, capace di scatenare in quest’ultimo una reazione eccitante”
Tra gli esseri umani esiste una piccolissima percentuale di persone che hanno sviluppato un olfatto più sensibile e che quindi hanno percezioni, sia piacevoli che spiacevoli, molto più intense. Questo è frutto di emozioni inconsapevoli legate ad esperienze passate.
Le prime relazioni madre-bambino e padre-bambino si creano, infatti, proprio attraverso l’odore, tanto che il neonato riconosce i genitori “annusandoli” fin dai primi giorni di vita.
Per quale motivo il maschio appare più interessato al sesso rispetto alle femmine e cosa rappresenta veramente il sesso per questo?
La ragione è che l’impulso sessuale maschile è più forte perché l’area del cervello, in cui gli ormoni stimolano il desiderio sessuale, è più grande rispetto a quello delle femmine.
Per l’uomo il sesso, data la sua elevata importanza, è un metodo efficace per mettere da parte molti problemi. Egli tende a concentrarsi su questa attività piuttosto che sui suoi grattacapi.
Un’alta caratteristica tipica del mondo maschile è lo spirito di competizione e l’ansia da prestazione. Il maschio, rispetto alla femmina, ovviamente non può simulare, e poi, culturalmente, ci si attende di più da lui. A l’uomo spetta l’iniziativa, la parte più attiva nel rapporto, e questo determina, di conseguenza, una  maggiore responsabilità nella riuscita dell’atto.
Per le donne la maternità e la bellezza assumono un rilievo importante. Una donna accetta anche un seno “al silicone”, se questo può contribuire all’accrescimento della propria autostima.
A volte mi torna in mente questa frase: “come la donna ha bisogno di amore per aprirsi al sesso, l’uomo ha bisogno di sesso per aprirsi all’amore. – John Gray – Marte e Venere in camera da letto”
Penso che il sesso sia paragonabile ad un videogioco. Con ogni nuova/o compagna/o è come se si giocasse una nuova partita. Il primo livello, (l’innamoramento) è sempre molto eccitante, di bello c’è la novità, la conoscenza ma quando si è esplorato il tutto, si giunge inevitabilmente ad un bivio. Le alternative sono, o cambiare videogioco, per superare la noia, o passare al secondo livello, quello più profondo, (l’amore).
Un rapporto di coppia maturo è tale quando c’è condivisione sin dall’inizio di momenti felici e meno felici. Quando si sono combattute per diversi anni le avversità della vita, nella stessa trincea. Si tratta di un capitale che sarebbe un peccato sprecare. A tale scopo, se usato al meglio, il sesso si rivela un mezzo molto efficace per rendere più profonda qualunque relazione, l’importante è che entrambi i partecipanti siano motivati a farlo. Non sempre buttare il vecchio videogioco per uno nuovo si rivela un affare.

Ma solo provando (sono luporenna a parlare) se ne può avere il riscontro.

 

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Chi conosce quest’aforisma di Kahlil Gibran?:
“Dove potrò trovare un uomo che sia guidato dalla ragione anziché dalle consuetudini e dalle necessità?”

Relativamente alle consuetudini, una mia interpretazione la si ricava da quest’esempio:
Immaginate di entrare in una ricevitoria del Superenalotto, come dei patetici sfigati. Vi avvicinate al bancone e compilate la vostra schedina con tutta “l’oculatezza” che l’operazione richiede, adottando un criterio tutto vostro, il più delle volte assolutamente assurdo, per non dire: a ca…cchio!!.
Uscite dalla ricevitoria e, sebbene consapevoli che le probabilità di vincita siano ridottissime, cominciate a fantasticare con la mente. Quella scommessa vi infonde ottimismo e benessere. Sono sensazioni che durano al massimo due giorni: l’arco temporale tra un’estrazione e l’altra.
Al secondo tentativo (perché c’è sempre un secondo tentativo. Lo spirito di rivalsa, dopo una sconfitta, attecchisce sempre nell’animo dello sfigato), un impegno inderogabile vi costringe ad entrare nelle ricevitoria giusto due minuti prima della chiusura. Afferrate di corsa la prima schedina prestampata, e senza neanche guardarla ve la giocate.
Uscite fuori e con calma la leggete. Altro che sogni, altro che progetti, l’unica sensazione e di aver buttato i soldi. Riuscite a malapena ad esclamare: “non usciranno mai!”
Perché tanto sconforto? I numeri impressi sono 1, 2, 3, 4, 5, 6, una sequenza che di vostra iniziativa non avreste giocato mai, ne sono più che convinto.
Il problema sta nelle “consuetudini” di Gibran, quelle direttive mentali che ci governano istintivamente senza il supporto dalla ragione.
Partiamo da un presupposto oggettivo: la fortuna è un evento casuale (oltre che un breve neologismo di largo uso: culo!!, Puro e semplice culo). Alla casualità si associa tecnicamente, nella numerologia, un insieme di numeri presi alla rinfusa. Cosa s’intende per numeri presi alla rinfusa, secondo le nostre consuetudini, ovvero secondo alcuni concetti erroneamente scontati? Tutto tranne che un’esatta sequenza di numeri, tanto più la prima in assoluto, e cioè: 1, 2, 3, 4, 5, 6”, ignorando, irragionevolmente, che questa serie, tornando all’esempio al Superenalotto, ha la stessa identica probabilità d’uscire di qualunque altra combinazione numerica (una su 622.614.630).

Passiamo alle necessità.
Cosa sono le necessità? Le necessità sono: la fame in senso lato, i bisogni spirituali e quelli corporali.
Soffermiamoci su quest’ultimi perché rendono meglio l’idea dell’ingovernabilità di talune esigenze, di taluni richiami.
Sull’opportunità scientifica di tale scelta, potrebbe nascere qualche malizioso sospetto. Accetto il rischio.
Per spiegare il fenomeno vi parlo di un mio amico. Si tratta di una persona che conosco sin dalla nascita, un po’ in là negli anni ma ancora perfettamente idoneo alla pratica dell’accoppiamento sessuale.
Questo mammifero invertebrato, probabilmente a causa di una sua debolezza, si rifiuta di farsi guidare dalla ragione, come direbbe Gibran, nel gestire serenamente dei prolungati e forzati periodi di astinenza sessuale.
Questo caso, comune a tanti altri individui, vittime di scelte giovanili sventuratamente incaute e non dotati di spirito di reazione autonomo, dimostra quanto sia complesso e controverso l’argomento.
Come dargli torto se per una situazione vincolante è impossibilitato a dare libero sfogo alle sue più intime pulsioni, con danni a carico, oltre che della psiche, anche dell’apparato riproduttivo (o ex-riproduttivo)?
Il problema potrebbe apparire comunemente risolvibile. Spesso, in circostanze analoghe, con una modica spesa, si fa ricorso “all’assistenza privata”. Vi sono soggetti preposti a tale scopo in ogni angolo di strada (appunto!!).
Sapete perché non può funzionare con lui, nonostante soffra maledettamente il dover costantemente reprimere? Perché, sebbene appaia tutt’altro che aulico, col suo modo volgare di esprimersi, fa parte di quella schiera di sognatori recidivi sfigatamente romantici che si ostinano a voler considerare il sesso solo come un piacevole complemento, che ci crediate o non (voi che lo conoscete).

Alla prossima, con buona pace di Gibran che forse per “necessità” intendeva qualcosa di meno materiale.

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