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Posts Tagged ‘Poesia’

Silenzio

S’alza l’eco del creato
nel silenzio,
più forte delle parole.
Spazio neutro,
assenza essenza,
ove l’anima si espande
– tra pulsioni,
pulsazioni.
Un distacco temporale
che lenisce,
assai più della semplice quiete.
In quel fluido ovattato,
primordiale,
per i più solo silenzio,
è il mio universo.

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lampo_1

E poi irruppe lui
col suo bagliore.
E fu l’oracolo,
l’apoteosi.
E mai così prezioso
fu il cammino,
e mai così distante
il paradiso.
Collassarono le menti,
tracimarono gli umori.

Per molti fu soltanto
un’evasione:
il lampo effimero
di una passione.

Ma quella luce,
benché fugace,
guidò l’amore.

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Omaggio ad una Stella

L’audio, purtroppo, non è un granché ma le parole …

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leone in gabbia

Magari!! Potessi sempre … E’ quello che vorrei. E’ come ci si dovrebbe comportare. Diciamo che, sufficientemente, saprei anche cavarmela, senza apparire troppo patetico e scontato. Per fortuna esistono i grandi poeti – in fondo, che ci stanno a fare?

Sii gentile

Ci viene sempre chiesto
di comprendere l’altrui
punto di vista,
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

Uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

Ma l’età è la somma
delle nostre azioni.
Sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa?
Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

L’età non è un crimine
ma l’infamia
di un’ esistenza
deliberatamente
sprecata,
in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate, lo è.

(Charles Bukowski)

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Non esistono
ragioni o convenienze
che fomentano
pulsioni estenuanti.
Penso ai padri missionari,
penso agli eroi.
Penso ai matti,
ai saltimbanchi.
Penso al genio di quell’uomo
che dall’alto della vetta
più imponente del Nepal
urlò al cielo a squarciagola:
“CHE VEDUTAAA!!”

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Whitman

Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio io ti guardo,
tu devi essere colui che io cercavo, o colei che cercavo
(mi arriva come un sogno),
certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia,
con te.
Tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro,
fluido, amorevole, casto, maturo.
Sei cresciuto con me, sei stato ragazzo o ragazza con me,
io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato
qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha
lasciato  che il mio restasse mio soltanto.
Mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne,
mentre io passo tu ne prendi in cambio
dalla mia barba, dal  mio petto, dalle mie mani.
Non devo parlarti, devo pensare a te quando seggo da solo
o veglio la notte da solo.
Devo aspettarti, non dubito che t’incontrerò ancora,
e a questo devo badare, di non perderti.
(Walt Whitman)

 

“I più grandi brani di poesia vanno accostati solamente a una certa distanza, a quel modo che talvolta cerchiamo di notte le stelle, non fissandole direttamente, ma spostando lo sguardo da una parte.” (W.W.)

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cielo_2

Il cielo

Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un’apertura e nulla oltre,
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l’ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c’è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è assunta in cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.

Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

Dividendo il Cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E’ solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l’estasi e la disperazione.

(Wislawa Szymborska)

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Universo_1

Non esiste nient’altro che materia,
dicono alcuni,
fino ai confini dell’universo:
14 miliardi di anni luce,
ed anche oltre.
E dove c’è materia non c’è spirito,
dicono altri,
al massimo c’è il vuoto.
Maledetto me!
che ho sempre preteso risposte razionali,
e ho sempre storto il naso
alla parola “cielo”.
Altri ancora,
dicono che c’è un’altra dimensione,
che non è il tempo,
non è lo spazio,
ma questo è più difficile da credere,
talvolta è conveniente,
talvolta indispensabile.

“Bisogna saper scegliere in tempo
– dice un poeta –
non arrivarci per contrarietà”
– o per necessità,
in ogni faccenda della vita.

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maestrale_2

Quanto ancora mi sorprende
quest’anelito infinito
che è la vita.
Tra gli spasmi della resa
ho auspicato la sua fine.
Non si tratta d’espediente,
inseguivo la riscossa.
In un cosmo vorticoso
di mirabili evasioni
ne ho plasmato le sembianze.
Io rifiuto i surrogati.

Quanto ancora mi sorprende
ogni singolo frammento.
Dopo secoli di buio
un riflesso inaspettato.
Non si tratta d’artificio
è la ruota,
è il maestrale,
è il principio ineluttabile.
Ora vivo.
Benedico le salite.

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Alba_2

Trame di pensieri
come sciami
assoggettati
ad un unico richiamo.

Tale è la mente:
fogli freschi di stampa
tra pagine ingiallite.
Non c’è numerazione,
mentre l’opera dell’uomo
si compone, si scompone

in un vortice incessante.
E’ un romanzo a tinte fosche
questa vita,
potrei farne poesia.
Penso a qualcosa di grande,
al traguardo di un’attesa,
penso a un’impresa.
Il mio viso controvento.
Il sapore rosa-azzurro
di un’aurora ad Austerlitz.
Sento l’eco di un boato
ma è soltanto un’illusione,
il respiro di un pendio.
E’ più facile dipingere,
fare musica,
o inventare storie fantastiche,
che tradurre in versi l’aria.

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