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Posts Tagged ‘Passione’

Voglio il vento,
l’acqua,
le fronde
e gravide malinconie.

Voglio il silenzio,
tramonti senza tempo
e cieli stellati.

Voglio sussulti,
labbra da mordere,

vene da esplodere.

Voglio volere,
voglio volare

Io non vorrei,
… VOGLIO!!!

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Nulla è per caso,
tutto è già scritto.
Ho bisogno di un indizio.
Cado nell’impazienza,
sfrenata frenesia del cercare.
Sospingo i sensi,
scruto le menti,
rovisto il cuore.
Eppure deve esserci una luce.
Non mi resta troppo tempo,
e nemmeno
tanta forza nelle braccia.
Geni, maghi, fattucchiere,
vi offro in cambio la mia anima.
A me basta ciò che resta:
mille fremiti e sussurri
da serbare,
di natura sovrumana,
d’energia inesplosa.

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«Le carezze sono appropriazione del corpo dell’altro. E’ evidente che, se le carezze consistessero semplicemente nello sfiorare o toccare, non potrebbero avere alcun rapporto con il potente desiderio che pretendono di colmare; rimarrebbero alla superficie, come gli sguardi, e non potrebbero rendermi padrone dell’altro. La carezza, quindi, non è un semplice sfiorare: ma un foggiare. Carezzando l’altro, io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita. La carezza fa parte dell’insieme di cerimonie che incarnano l’altro. La carezza fa nascere l’altro come carne per me e per lui. Così la carezza non si distingue per nulla dal desiderio: carezzare con gli occhi o desiderare è la stessa cosa; il desiderio si esprime con la carezza come il pensiero col linguaggio».

Jean-Paul Sartre, “L’essere e il nulla”

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Il piacere

Avere un pensiero unico, assiduo,
di tutte le ore, di tutti gli attimi…
non concepire altra felicità
che quella sovrumana,
irraggiata della sola tua presenza
sull’essere mio…
vivere tutto il giorno nell’aspettazione
inquieta, furiosa, terribile
del momento in cui ti rivedrò…
nutrire l’immagine
delle tue carezze,
quando sei partita,
e di nuovo possederti
in un ombra quasi creata…
sentirti quando io dormo,
sentirti sul mio cuore viva,
reale, palpabile,
mescolata al mio sangue,
mescolata alla mia vita…
e credere in te soltanto,
giurare in te soltanto,
riporre in te soltanto la mia fede,
la mia forza, il mio orgoglio,
tutto il mio mondo,
tutto quel che so
e tutto quel che spero…

Gabriele D’Annunzio

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Un bacio …

«Si alzò e venne verso di me. Con la sua andatura aerea. Le mie braccia erano aperte. Dovevo solo stringerla a me. Mi baciò. Le sue labbra erano vellutate, come le rose che avevo inviato quella mattina a Babette, di un rosso scuro più o meno uguale. La sua lingua cercò la mia. Non ci eravamo mai baciati così. Il mondo si stava rimettendo in ordine. Le nostre vite. Tutto quel che avevamo perso, sbagliato, dimenticato, trovava finalmente un senso. Con un solo bacio. Quel bacio».

Jean-Claude Izzo, “Casino totale”

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A te …

Certo che ti farò del male.
Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza significa accettare il rischio dell’assenza.

Antoine de Saint-Exupéry

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In merito all’articolo precedente “Sull’amicizia tra maschi e femmine” a seguito di un’autentica valanga di risposte (2), sento il dovere di integrarlo con una nota chiarificatrice. A tale scopo, come spunto di riflessione, prendo una risposta a caso.
Qualcuno potrebbe essere sfiorato da un sospetto su quale sia la nota oggetto delle mie attenzioni. La risposta selezionata è quella di (la scelta è davvero imbarazzante) ………….. Proserpina (perdonami cara se divulgo a mezzo mondo i ca**i tuoi). Ve la ripropongo:
“Per quale motivo il sesso non dovrebbe complicare le cose?
Non so tu, ma io sono stata a letto solo con persone che mi hanno emotivamente travolto. Poi qui i doppi sensi fioccano, ma credo che il punto sia effettivamente questo: quanta e quale importanza si da al sesso. Perché per molti è – davvero – solo ginnastica, ma per altri invece no…”
Meno male Pros che hai ristretto notevolmente il cerchio parlando di soggetti che considerano il sesso solo ginnastica e quelli che vanno a letto solo con persone emotivamente travolgenti, altrimenti qui, considerata la vastità dell’argomento, non ne saremmo usciti facilmente. Oltretutto, a facilitare il compito, c’è un aspetto che li accomuna: in entrambi i casi esercitano pratiche notoriamente salutari, una per il corpo e l’altra per la mente.
Detta questa prima caz***a, vengo alla tua saggia e correttissima osservazione, e ciò che il punto cruciale è tutto lì: quanta e quale importanza si da al sesso.
Allora io aggiungo, più genericamente, quanta e quale importanza si da alla vita di coppia nel lungo periodo.
Io credo che ognuno di noi, da uno stabile rapporto di coppia, superato un primo periodo più o meno lungo, cerchi essenzialmente tutti quei requisiti, quelle condizioni, quegli elementi, quella solidità caratteristica inequivocabile di un vero rapporto d’amicizia. Il punto critico, a parer mio, è concentrato in quel primo periodo. Per primo periodo intendo, sommariamente, quella fase evolutiva che comprende: l’avvicinamento, l’attrazione, l’innamoramento, la passione amorosa. Quella fase alla quale s’accompagnano tutta una miriade di sensazioni, di emozioni, di riflessi consci ed inconsci, di attese, palpitazioni, allucinazioni, campane, campanelle, farfalle, inquietanti interrogativi.
Queste cose, in una transizione da amicizia a stabile rapporto di coppia, in un certo senso sono attenuate, in parte compromesse se non addirittura perse integralmente. Semplificando: si salta un passaggio. Perché?
Per due ragioni, secondo una mia modestissima supposizione (se ne fossi certo farei concorrenza a Raffaele Morelli). La prima è che tra due amici manca la sorpresa, il mistero, l’imprevedibilità. Dell’altro si sa tutto, vita morte e miracoli. Si soffoca l’immaginazione e lo spirito di conquista … e non è poco.
La seconda è che ognuno di noi nel rapportarsi con il prossimo, in funzione degli argomenti trattati, si cala in una parte, assume, chi più chi meno, un ruolo. Tra due amici, poi, interpretazione è ancora più sentita, radicata, profonda, coinvolgente. In queste condizioni, non è semplice, ad esempio, per una donna, indossare ora i panni della sorella confidente (o della paziente), e di li a poco, con estrema disinvoltura, indossare quelli della languida gatta morta (a dire il vero, questo è un problema che riguarda, in generale, un po’ tutte le coppie).
Per molti maschi vale lo stesso identico discorso, ma per altri, un’altrettanta folta schiera, tutto è più semplificato. Il più delle volte, a suggerire le mosse giuste, viene in soccorso una voce interiore proveniente da un’area localizzata più o meno ….. beh! Potete immaginare dove.

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