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Posts Tagged ‘Jugoslavia’

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Correva l’anno 1985. Prime due settimane d’agosto. Nord della Riviera di Makarska, Croazia (all’epoca dei fatti: Jugoslavia), nei pressi di Spalato. I nomi esatti dei due alberghi, a 4 stelle, uno a settimana, e la loro precisa ubicazione, non li ricordo. Chiedo lumi a te, miss Posillipo (la mia compagna di vacanza), semmai dovessi trovarti a leggere questo post. Rammento solo che la quota giornaliera per la mezza pensione era di 30mila lire (15€ circa), irrisoria già a quei tempi.
La prima settimana trascorse egregiamente, senza alcun imprevisto: sistemazione ottima, spiaggia pulita e poco affollata, sebbene poco ampia. D’altra parte, trovare in Croazia un tratto di costa che non sia devastato da spuntoni rocciosi è davvero un’impresa. Principali attività diurne: sbracamento toltale ed escursioni su di un arcipelago antistante l’albergo. Attività notturne: “considerazioni esistenziali” in essenza di pivo, una specie di birra poco alcolica e dolciastra.
La settimana successiva, dopo aver sistemato i bagagli nel nuovo albergo, ci dirigemmo verso la spiaggia privata.

«Azz!! Qua pare ‘e stà a Mondragone!»

“Mamma che folla, Tommy, e mò che facciamo?”

«Incamminiamoci da quella parte, cara! Seguiamo quel sentiero; quello lì immerso in quella macchia mediterranea.»

“Ecco!! Cominciamo a dire fesserie! Chi ti ha detto che si tratta di macchia mediterranea?”

«Conosci, per caso, un posto di mare, e non solo di mare, dove non ci sta ‘sta cazz’ ‘e macchia mediterranea? ‘Sti posti so’ tutti uguali: sempre ‘e stesse piante.»

Dopo 300/400 metri …

“Noooo!!! Tommy, guarda quei due anziani che passeggiano … Come è possibile? … Torniamo indietro.”

«Hai! Hai! Miss Posillipo, sono sfiorato da un sospetto …»

“Quale sospetto? … Io mi sento in imbarazzo. Sembriamo due guardoni.”

«Non ti preoccupare, prosegui! Fai la tipa distratta.»

Superata una collinetta, una distesa di sabbia bianca, pulitissima, molto meno affollata della precedente e popolata, a perdita d’occhio, da culi, tette e sanguisughe giganti, senza un minimo rivestimento.

«Porca Troia!!»

“Oh! Mioddio!! Io me ne torno in albergo”

«Ma quando mai!! Stai calma! Ragioniamo un attimo … La spiaggia è bellissima; non c’è folla; il mare è uno spettacolo; nessuno ci conosce … ma che ce ne fotte!»

E fu così che iniziò la mia prima e unica settimana in una spiaggia per nudisti. Il primo giorno, abituati già a lunghi periodi di esposizione, tornammo in albergo come due babbuini. Quella sera camminammo tantissimo, fino allo stremo delle forze, senza mai sederci. Per un giorno e mezzo andarono a farsi benedire anche le considerazioni esistenziali. Il lieve disagio psicologico iniziale, invece, durò pochissimo, solo qualche minuto. Più passava il tempo, e più tutto ci sembrava nomale, naturale, spontaneo. E’ un’esperienza simpatica, liberatoria, che consiglio a chiunque. I racconti di maschi meridionali, retrogradi, costretti in campi nudisti, a pancia sotto, a lasciare la propria postazione al tramonto, dopo ripetute trivellazioni del sottosuolo, sono solo una leggenda metropolitana, non c’è che dire, soprattutto in posti come quelli, dove le femminucce non praticano (almeno a quei tempi) alcuna forma di depilazione. Ovviamente, di tanto in tanto, compariva qualche silfide teutonica, e magari qualcuna di queste non si curava affatto – chissà fino a che punto, involontariamente – di evitare di evocare antiche pratiche catartiche, quando si spalmava la crema, massaggiandosi in ogni dove, con gesti accurati e cadenzati. Per fortuna, in ogni angolo della terra, la natura offre sempre un rimedio per qualunque afflizione. Alle prime avvisaglie, VIA!! Un bel tuffo in acqua e tutto rientrava nell’alveo della normalità; tutto si ridimensionava … anche troppo!!

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