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Posts Tagged ‘Intimità’

Presenza-assenza

Ditemi un po’, compagni, avete mai preso in considerazione l’eventualità, tra la gente che vi legge con una certa frequenza, dopo un vostro periodo di assenza prolungata, non preannunciata, insolita, che qualcuno possa porsi il quesito di che fine abbiate fatto? In un caso simile cosa fareste?
Io l’ho immaginata questa possibilità, relativamente alla mia persona, e questa cosa mi ha fatto riflettere. Io credo che in certe circostanze, più che in altre, certe reticenze siano inopportune. Sarebbe preferibile, ad esempio, in casi simili, per rispetto di chiunque abbia condiviso con noi gioie e dolori, per instaurare un clima confidenziale, per consolidare una certa intimità, di farlo partecipe anche di eventi della nostra vita quotidiana apparentemente poco meritevoli di una pubblica divulgazione, di cambiamenti sostanziali o non sostanziali, previsti o non previsti, limitanti o non limitanti. Sarebbe preferibile che non ci si ripresenti di punto in bianco, dopo un lungo periodo di silenzio, con un semplice saluto, come se ci fosse lasciati da poche ore, facendo leva sul fatto che tra noi regna la più assoluta libertà d’azione e di pensiero, senza il benché minimo condizionamento, ma che si offra spontaneamente una giustificazione, preferibilmente esaustiva e sincera, e per fare questo, delle volte, occorre far ricorso a delle premesse che rivelino dei nostri dettagli personali normalmente tenuti nascosti, tipo l’età, la professione o lo stato civile.
Buona giornata!

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lupo solo

” L’opposto di solitudine non è stare insieme. È stare in intimità.” (Richard Bach).

Mi piace quest’aforisma. Sebbene molto sintetico, esprime, nella sua semplicità, la mia idea di solitudine. Non intendo quella che si cerca nella meditazione e nella preghiera, che si sospinge nella ricerca dell’ispirazione o della contemplazione estatica, intendo quella più deprimente e deleteria, sinonimo d’isolamento ed emarginazione. E’ una condizione che mi appartiene, aldilà delle apparenze, e che ho cercato più volte di comprendere nelle sue stratificazioni.
Ritorno all’aforisma dove dice: “E’ stare in intimità”.
Per me l’intimità, aldilà della sua definizione classica, ovvero una condizione di particolare vicinanza, fisica e/o emotiva, fra due o più esseri umani, presuppone un requisito essenziale: la condivisione della verità. Quella che dimora infondo ai nostri cuori: l’unica, totale, autentica. Quella che troppo spesso sussurriamo sottovoce, velata, mistificata, persino a noi stessi. Quella che non ammette aggettivi, come l’amore vero o la giustizia – la mezza giustizia o l’equa giustizia. La giustizia è una sola: o è giustizia o non lo è -.
Tornando all’intimità, non ci può essere vera intimità, o profondo scambio di essenze, se non ci si apre nella forma più totale e sincera; direi anche: disinibita. Questo limite ci spinge alla solitudine. Spalanca le porte ad uno tra i vizi più subdoli: l’autocommiserazione.
Più si restringe il cerchio dei depositari dei nostri più intimi segreti, per viltà, per vergogna, per mancanza di profondo convincimento, per stanchezza, depressione o anche per orgoglio o supponenza, più si tende a rifugiarsi nella solitudine. Si protende a quella forma di auto-appagamento che non ha niente che fare con la libertà e l’indipendenza.
A parer mio, uno dei doveri principali che ci tocca rispettare su questa terra, con rispetto ed onestà verso chiunque, è l’iterazione sociale; ma non solo, qualora gli eventi, o la nostra stessa natura, ci abbiano dirottato, bisogna puntare alla nostra piena riabilitazione reclamando corrispondenza, con fiducia ed entusiasmo.
Questo è ciò che penso, o meglio, ciò di cui soffro … a volte.
Vostro luporenna.

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sorriso[1]

“ L’intimità si crea così. Prima si dà il miglior ritratto di se stesso, un prodotto splendente e rifinito, ritoccato di vanterie, falsità e umorismi. Poi diventano necessari i particolari e si dipinge un secondo ritratto e poi un terzo … In breve i lineamenti migliori si cancellano … e finalmente si rivela il segreto: i piani dei ritratti si sono mescolati e ci hanno tradito, e per quanto continuiamo a dipingere non riusciamo più a vendere un quadro. “

Francis Scott Fitzgerald, “Belli e dannati”

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