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Posts Tagged ‘Identità’

Sirenetta

Secondo voi me l’ha chiesto per davvero? Davvero c’è stato questo dialogo? Ovviamente no! Ma a me, sotto sotto, non dispiace che in molti si rafforzi la convinzione che sia davvero un marpione – un lumacone non troppo bavoso, però; direi più coscienzioso, di quelli che si pongono comunque dei limiti: anagrafici -.
E’ il gioco delle parti.  Quanta gente conosco, che piuttosto che rimanere degli anonimi personaggi, senza una precisa identità, fanno di tutto perché una loro peculiarità, più o meno latente (persino disdicevole … anzi …) li caratterizzi in qualche modo. Non tutti soffrono all’dea che si affibbi loro un’etichetta, molti sono ben felici di distinguersi dalla massa ad ogni costo. Ci sono addirittura femmine che si costruiscono un’immagine di mangiatrici di uomini e poi, alla prova dei fatti, sono molto, ma molto meno abbordabili di tante altre. E poi c’è anche gente che entra così bene nella parte, con così tanta disinvoltura, che non sa più uscirne fuori, anche perché, per abitudine, stanchezza, comodità, se non addirittura per non correre il rischio di crisi d’identità, di snaturarsi, trova difficile, poi, scovare una buona ragione per riabilitarsi agli occhi degli altri (forse solo per amore … chissà!).
Un saluto a tutti e a te, incantevole Cherryorange. Nonostante tu abbia l’età delle mie figlie, quasi 23 anni, per te farò un’eccezione. Farò in modo che anche tu possa “beneficiare” del mio mandato, confidando sul fatto che, nonostante la tua stravaganza, hai ben piantata la testa sulle spalle.
Sappi che io sono venuto al mondo con una missione bene precisa: far sentire qualunque (o quasi) femmina desiderata … (non ho ancora capito, però, chi me l’ha assegnata … la missione, intendo … boh!).

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Ieri sono capitato per caso sul blog WP di una ragazza che tra il serio ed il faceto, con uno stile ed un’ironia davvero accattivanti, raccontava di una sua disavventura avvenuta qualche giorno fa: ha dimenticato di prendere la pillola e al tempo stesso ha avuto una serie rapporti sessuali con un tizio (un uomo fidanzato, ma non con lei). La ragazza si presenta, come la maggioranza dei blogger che conosco (o che m’illudo di conoscere), sotto pseudonimo.
Prima di inoltrarmi in una riflessione, volevo rassicurare questa giovane sventurata, dal momento che nelle sue intime e pubbliche confessioni, a tratti mi è sembrata alquanto angosciata.
Cara blogger, in linea generale, qualunque inconveniente ti capiti, compreso questo dove hai statisticamente bassissime probabilità di rimanere incinta, ti consiglio, come faccio io quando incorro in un contrattempo, di considerare da subito la peggiore delle ipotesi. Se ti abitui da subito all’idea che nulla di peggio ti può accadere e ti concentri freddamente sulla soluzione da adottare, nulla ti troverà impreparata. Tutto ciò che ti accadrà di diverso, non può far altro che procurarti il più desiderabile ed appagabile tra i piaceri: quello indotto da uno scampato pericolo. Tengo a precisare che sto parlando di contrattempi, di imprevisti, e non gravi sciagure, come quelle che riguardano lo stato di salute nostro e di chi ci circonda.
Tornando a al tuo caso, sappi, qualora non ne fossi al corrente (cosa che non credo assolutamente), che in caso di gravidanza indesiderata, esiste una soluzione semplice, rapida, diffusa, sicura, collaudatissima, poco invasiva e che si chiama, in termini tecnici: I.V.G. (Interruzione volontaria di gravidanza). L’unica lieve conseguenza (reversibile) che potrebbe sortire è di carattere psichico, ma escluderei che possa gravare su soggetti temprati, maturi ed emancipati quale sembri tu.
Ciò premesso, mi sono chiesto: se questa femmina apparisse con il suo vero nome, come (ripeto per l’ennesima volta) faccio io, racconterebbe in modo libero e disinibito le sue intime vicende a chicchessia? Penso proprio di no, ed avrebbe mille motivi per rifiutarsi. E di questi casi ne posso riferire diversi.
Mi viene in mente, ad esempio, il meraviglioso e toccante articolo di presentazione di un’altra blogger, una giovanissima, pura ed ammirevole anima che parla delle sue sventure familiari. Una situazione delicatissima che ha potuto raccontare solo grazie al suo anonimato. Su questa scelta, di presentarsi sotto pseudonimo, ha scritto un post specifico, molto bello (se mi autorizza ve ne rivelo la non identità).
Io, entrambe le situazioni, non l’avrei potute raccontare, e non solo per le scarse probabilità che ho di subire una gravidanza indesiderata, e soprattutto, di avere una serie di rapporti sessuali, sia con maschi che con femmine, indifferentemente.
Le cose che vorrei raccontare e non racconto, i segreti che vorrei svelare e non svelo, le confessioni, le confidenze, tutti i tarli che ho per la testa (per usare un eufemismo) e lì tarlano (o cazzeggiano nell’altro caso), sono davvero tanti. Mi costa, a volte, dovermi reprimere, dover omettere. Mi costa anche un impegno mentale dover trovare la forma giusta, quella meno compromettente ma al tempo stesso comprensibile, per far partecipi dei miei desideri, delle mie speranze, dei miei tormenti, tutti voi (tre o quattro al massimo).
All’inizio, a dire il vero, quando ho deciso di presentarmi con tanto di foto, nome e cognome (continuando anche dopo …. perché ormai la frittata era fatta), ero una persona più tranquilla, semplice, innocua, allineata, narcotizzata. Non avevo grilli per la testa. Ora, tra grilli, tarli e lepidotteri, ho una testa affollata d’insetti.
I perni della mia vita erano: calcio, elettronica e formula1. E adesso??? …. basta non aggiungo più niente … non posso.

Ho deciso!! Prima o poi mi ripresento sotto nuove vesti e vi racconto tutte, ma proprio tutte le stupidaggini che mi passano per la mente. Ho già pensato ad un nickname sobrio e signorile dal quale traspaiano i miei più intimi e nobili propositi: Passero solitario.

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Sapete chi è Leonard Zelig?
E’ il protagonista di un film di Woody Hallen ambientato in America negli anni 20. Un autentico capolavoro tragicomico del 1983. Con queste parole lo stesso regista ne spiega il significato:
«Con Zelig volevo parlare del pericolo che si corre abbandonando il proprio vero io nello sforzo di piacere, di non creare problemi, di inserirsi, e di dove questo possa condurre una persona in ogni aspetto della sua vita, compreso quello politico, ovvero, ad un estremo conformismo e ad un’estrema sottomissione della volontà».
A causa di una bizzarra patologia, che non viene preservata dal crudele processo della mercificazione, Leonard Zelig si trova ad assumere sembianze di volta in volta diverse, imitando passivamente gli altri, copiandone usi, costumi e persino la fisionomia. Gli effetti che ne derivano sono esilaranti: Zelig si trova ad essere nero tra i neri, francese tra i francesi, nazista tra i nazisti, diventando così l’emblema del conformismo e dell’inautenticità. È come se Zelig scaricasse sugli altri la responsabilità dell’azione. Egli si mimetizza da perfetto camaleonte e rinuncia alla propria identità per vivere nell’invisibilità e nella sicurezza.
Spesso credo di somigliare a questo personaggio. Capita quando rinuncio alla mia identità per diverse ragioni, alcune note ed altre meno. Una su tutte, fra quelle comuni, un’eccessiva accondiscendenza, causata un po’ dalla stanchezza, dalle disillusioni, dai malumori e soprattutto dall’indole, ahimè, tendenzialmente poco combattiva. Anche in condizioni favorevoli, infatti, raramente mi cimento in appassionate difese delle mie ragioni, salvo delle sporadiche e civili rivendicazioni di alcuni diritti basilari.
In ogni caso presto sempre attenzione ai miei interlocutori. Non ho mai snobbato nessuno, neanche il peggiore dei miei rarissimi nemici.
Detto ciò ci sarebbero ora da analizzare le ragioni innate, quelle presumibilmente legate alle mie (e di tanti altri maschietti) interazioni col variegato universo femminile. Di queste ne divulgherò l’elenco quando mi sarà consegnato dal mio psicoterapeuta.
Tornando alla questione, quindi, a volte ho delle crisi d’identità, altre volte, invece, pervaso da uno spirito di autoassoluzione, penso che tutto sommato il mio atteggiamento non comprometta la stima dei miei tratti caratteriali, che mi caratterizzi comunque in una forma esclusiva, e soprattutto: che non sia tanto deprecabile. Lo stesso psicanalista Allan Fromme un certo senso mi assolve quando dice: “Un tratto di sicuro successo, per introdursi in ogni situazione sociale, è l’arte di capire la gente, per poter stabilire adeguate modalità di relazione.”
Vero è che il dott. Fromme per “adeguate modalità di relazione” credo che intenda l’attuazione, a seconda delle circostanze, di opportuni criteri comunicativi ed interpretativi. Dei metodi mirati al fine di relazionarsi nella migliore forma possibile, nell’assoluto rispetto dei propri interlocutori. Immagino, senza snaturarsi, senza negare la propria identità. Altra cosa, invece, è imitare, emulare, impersonare, immedesimarsi, assecondare indiscriminatamente il prossimo, i suoi gusti, le sue tendenze, magnificarne addirittura le pochezze, le nullità, assumendo atteggiamenti, linguaggi, forme comunicative, anche in forte contrasto tra di loro, per il solo scopo (presumo) di soddisfare un riflesso inconscio: un desiderio d’approvazione e di consenso (ne parlo già nelle mia presentazione) a volte condizionato da un ulteriore riflesso: quello sessuale.
E’ questo che succede a me o è soprattutto filantropia? Prima o poi ne verrò a capo.
Concludendo, ultimamente mi vengono degli strani pensieri, relazionandomi a due persone straordinarie, presumibilmente agli antipodi, una rispetto all’altra: Mistral e La Disfunzionale (perdonatemi se vi cito).
Immagino l’eventuale sorpresa di Mistral se leggesse quali termini adopero (da turpe maniaco alcolista) nel rispondere agli articoli de La Disfunzionale (sul suo blog e non solo), dal momento che mai e poi mai mi esprimerei nei suoi confronti con una benché minima volgarità. Viceversa, immagino la sorpresa de La Disfunzionale se leggesse con quale garbo e delicatezza commento le perle di Mistral. Già me l’immagino: “Ma tu guarda ‘sto paraculo che personcina a modo diventa in certi momenti ”
Io non so fino a che punto sia una cosa normale ma avrei piacere di colloquiare con questi due stupendi opposti nella stessa identica misura, pur ponendomi in modo diverso (almeno immagino).
Comunque che nessuno si permetta di dirmi: “Sii sempre te stesso” perché non saprei proprio cosa fare, che pensare, che dire.

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