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Posts Tagged ‘Hermann Hesse’

« L’Arte non può essere moderna, l’Arte appartiene all’eternità. » Egon Schiele

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« Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d’arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro e appare a chi la vede come una cosa eterna, come il suo proprio sogno di felicità».
Herman Hesse, “Il lupo della steppa”

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« Soltanto l’umorismo, la stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana alle irradiazioni dei suoi prismi. Vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non fosse rinuncia: tutte queste esigenze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare unicamente con l’umorismo ».
Hermann Hesse, “Il lupo della steppa”

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Vescovo

“ Mi sento così rilassato oggi, così in pace con me stesso, soddisfatto e senza pensieri. Cos’ho che non va? “ (Woody Allen)

Partendo dal pensiero della mia saggia amica Antonella Ferraro sull’autoironia:
“ Molti sono portati a pensare che l’autoironia sia un segno di forza. In realtà, è esattamente l’opposto: è segno di fragilità, una specie di meccanismo di difesa. Un po’ come dire: “Me lo dico io, da solo, prima che me lo diciate voi “,
credo sia giunto il momento di spendere due parole su quest’atteggiamento, su questo modo di porsi, del quale, io personalmente, ne ho fatto la mia filosofia di vita.

Dalla rete (integrato dal sottoscritto) :

“ Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia dell’uomo a prendere sul serio la propria persona.” (Hermann Hesse)
In psicologia l’ironia e l’autoironia sono molto studiate come fenomeni relazionali, addirittura il padre della psicanalisi Sigmund Freud, ne “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio” , ha fatto uno studio sistematico su questo tipo di comunicazione.
L’ironia in generale è sempre stata vista in maniera negativa in quanto il linguaggio comunicativo deve essere chiaro e funzionale, mentre di base essa è un’ “inversione di senso”. In realtà la sua apparente contraddittorietà  ha uno scopo più profondo e relazionale che prescinde dalla chiarezza del linguaggio. L’autoironia mette in evidenza ciò che della persona è più celato. E’ un diverso tipo di comunicazione che si rivela essere efficace ad ottimizzare i rapporti interpersonali e può essere usata a scopi terapeutici. Fare autoironia significa ridere di se stessi con la piena consapevolezza della propria condizione di vita, dei propri limiti e della propria fragilità riuscendo a sdrammatizzare con un tipo di comunicazione che stimola umiltà, modestia e coraggio. Si può avere un uso diretto e cosciente dell’autoironia in diversi contesti ed in rapporto a determinate situazioni.
Sei tipi di autoironia :

  1. Autoironia come strumento positivo di coscienza di se stessi, nel caso in cui prendersi in giro è piena accettazione della propria condizione. In questo caso si riesce a rendere noto agli altri una propria debolezza, o difetto, sottolineando che ciò non costituisce motivo di sofferenza (Ironia socratica).
  2. Autoironia come strumento di punizione. In questo caso prendersi in giro è mettere in evidenza le proprie incapacità, i propri limiti, con lo scopo di autopunirsi. Il significato latente comunica una situazione di sofferenza.
  3. Autoironia come strumento salvafaccia per salvarsi dalla vergogna e da una situazione imbarazzante. Questo si identifica come l’uso più frequente di autoironia.
  4. Autoironia come strumento di conforto. In questo caso viene usata per ricevere conforto dal proprio interlocutore attraverso un processo di affiliazione.
  5. Autoironia come strumento scaramantico per sdrammatizzare l’eccessivo successo ottenuto, al fine di evitare l’eventuale negatività proveniente dall’invidia degli altri e dalla sorte.
  6. Autoironia come affermazione di giudizio autoreferenziale. In questo caso si utilizza per prendersi in giro prima che lo facciano gli altri. E’ una consapevole accettazione dei propri limiti, ma ha lo scopo di affermare che il soggetto è l’unico giudice di se stesso, al fine di evitare la critica e la censura da parte degli altri e del contesto sociale e culturale in cui vive.

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hermann-hesse

“ C’è una virtù che amo molto, l’unica. Essa ha nome tenacia.
Delle molte virtù di cui leggiamo nei libri e di cui sentiamo parlare i maestri non so che farmene. E, d’altro canto, tutte le molte virtù che l’uomo si è inventato potrebbero essere raccolte sotto un’unica denominazione. Virtù significa obbedienza. Solo che c’è da chiedersi a chi si obbedisce. Anche la tenacia, infatti, è obbedienza. Ma tutte le altre virtù, tanto amate e lodate, sono obbedienza a leggi che sono state imposte da uomini; soltanto la tenacia non si inchina a queste leggi. Chi è tenace obbedisce infatti a un’altra legge, una legge particolare, assoluta, sacra, la legge che ha in se stesso, il “tenere a se stesso”. “
Hermann Hesse, “Il coraggio di ogni giorno”

Di me non saresti orgoglioso, Herr Hesse, perché io sono un ossimoro: remissivamente tenace.
Quanti di voi lo sono? Quanti perseguono un ideale con incessante ostinazione solo ed esclusivamente col pensiero? Quanti rimangono interdetti nel momento di agire: pietrificati? Questo non tanto per l’immaterialità del traguardo, la sua irraggiungibilità, bensì per l’aberrante inconscio meccanismo che fa apparire riprovevole qualunque aspirazione.
La soluzione consisterebbe in una resa dignitosa e consapevole. Ma un uomo tenace non consegna le armi, esattamente come chi è docile: colui che le armi non l’ha mai possedute

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