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Posts Tagged ‘Dapoxetina’

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Se Jacob Graham fosse stato un oggetto, senza ombra di dubbio sarebbe stato una spugna, un’enorme spugna. Jacob era in grado di assorbire un intero lago e rimanere, all’apparenza, asciutto e imperturbabile. In famiglia, sin da piccolo, acquisì l’abitudine a subire passivamente urla, litigi, collera. Ad accumulare vessazioni e privazioni nel più totale immobilismo, senza manifestare il benché minimo segno di reazione.
Col passare degli anni entrò a far parte di quella schiera di soggetti, inquieti e insoddisfatti, che in frequente disarmonia con l’ambiente, facendo leva su un aspetto gradevole, impegnano tutto il loro tempo e le loro risorse nella realizzazione dell’unica forma di rivalsa ed evasione realmente appagante, secondo il loro giudizio, retaggio di chissà quale arcaico ed arcano istinto di competizione e/o sopraffazione: l’accoppiamento sessuale.
Ma il sesso è pur sempre un’impresa, un’esibizione che richiede tranquillità, scioltezza, meglio ancora: padronanza, e nulla contrasta con quest’esigenze che farsi sopraffare dal terrore d’un orgasmo non indotto. Un circolo vizioso del quale Jacob fu vittima per lungo tempo. Qualche meccanismo in lui non funzionava a dovere. Era impensabile immaginare una sua totale invulnerabilità.
Ciò che l’angustiava non era il mancato raggiungimento dell’erezione – sempre pervenuta in ogni condizione – piuttosto l’incapacità di protrarre il rapporto per un tempo soddisfacente. Questa malefica deriva suscitava in lui sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione.
Sopraffatto dalla smania di rimettersi alla prova, si concesse poche distrazioni, soprattutto in gioventù.
Nei suoi sogni più ambiziosi immaginava di avere un membro addomesticato, totalmente sottomesso ai suoi voleri: un pene ON/OFF.
Jacob conobbe la passione vera che non era più un giovinetto. Con Caroline il sesso era tutta un’altra cosa. C’era l’amore: l’apoteosi. Si sentiva protetto, compreso. Questo aveva un effetto benefico sulla sua psiche. Assieme a Caroline s’era incamminato verso la guarigione.
Jacob pensò, che qualunque esito avesse avuto la loro storia, da quel momento in avanti avrebbe inteso il sesso solo ed esclusivamente come completamento di una profonda intensa sentimentale. Mai più avrebbe seguito i nobili intenti dei suoi compagni: scopare per accumulare trofei.
Le cose con Caroline non proseguirono per il verso giusto. Troppo irruente l’offensiva dei nobili parenti per le sue fragili difese, per la sua indole troppo remissiva ed arrendevole.
Riprese a frequentare femmine, o meglio cloni di Caroline, a colpi di chiodo scaccia chiodo, sospingendo forzatamente coinvolgimenti affettivi, con apparente naturalezza, suscitando attaccamento e comprensione con lo scopo inconsapevole – forse non del tutto – di premunirsi in caso di ricadute. Quello che produsse, oltre a specializzarsi in preliminari, furono, però, dei frettolosi surrogati, con conseguenti performance altalenanti. Meglio sarebbe stato testare delle professioniste, piuttosto che plagiare delle vittime indifese. Le prede potenziali più avvedute si tenevano alla larga.
Raggiunta la mezza età, non rassegnato, Jacob cominciò a studiare in profondità la sua sindrome, allenandosi quotidianamente su se stesso. Inizialmente diede ad essa un nome: EP (eiaculazione precoce) e successivamente trovò un discreto rimedio, una molecola: la DAPOXETINA, della famiglia degli SSRI – gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, un ormone neurotrasmettitore – tipo Prozac, Sarafem, Fontex, per intenderci, venduta poi alla JANSSEN-CILAG (sperando che non mi facciano causa…)

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