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Posts Tagged ‘Danaro’

schopenhauer

Oggi, mentre smembravo un notebook della Toshiba (perfettamente riparato), mi è venuto in mente un pensiero di Schopenhauer (pensate un po’!) e facevo una considerazione  (più che altro, una pippa, per cui se non vi sentite predisposti, vi consiglio di abbandonare il  blog e aspettare il prossimo post.
Diversamente … Il pensiero – questa soggettiva interpretazione: cosa c’è di peggio di una persona che non è né carne né pesce? – s’ispira a questa argomentazione di Schopenhauer (sono mie estrapolazioni):
« Si consideri l’assurdità del desiderio dei beni materiali. Gli stolti credono che, se potessero ottenere anche soltanto la ricchezza, i loro desideri sarebbero del tutto appagati: un uomo di molti mezzi si suppone abbia il potere di soddisfare ogni desiderio. Molta gente è spesso rimproverata per la brama del denaro, ch’essa predilige sopra ogni altra cosa; tuttavia, questa brama è naturale ed inevitabile, poiché il denaro, come un instancabile Proteo, è sempre pronto a convertirsi nell’oggetto su cui si sono fissati per un istante i loro mutevoli e multiformi desideri. Qualunque altra cosa non può che soddisfare uno specifico desiderio; solo il denaro è buono in modo assoluto, perché esso rappresenta, in astratto, la soddisfazione di ogni brama. Ciò nonostante, una vita consacrata all’acquisto della ricchezza sarebbe totalmente perduta, se non si conoscesse il modo di convertire la ricchezza in felicità; e questa è un’arte che richiede cultura e saggezza. Una successione di imprese nel dominio dei sensi non soddisfa mai a lungo; si deve comprendere il fine della vita e non solo l’arte di acquistare i beni. Gli uomini sono mille volte più intenti a diventar ricchi che ad acquistare una cultura; sebbene sia fuori di dubbio che un uomo in quanto ” è ” contribuisce assai più alla sua felicità che in quanto egli ” ha “ »
Ho il sospetto che questo concetto abbia ispirato anche Erich Fromm … andiamo avanti …
« Un uomo che non sente bisogni intellettuali non sa come impiegare il suo tempo – « dificilis in otio quies » (la pace nell’ozio è difficile), egli erra da luogo a luogo, ricercando avidamente nuove sensazioni, ed infine, è raggiunto da quella Nemesi del ricco ozioso o dell’epicureo cinico. »
E ancora …
« Non la ricchezza si deve conquistare, dunque, ma la saggezza: il potere dell’intelletto sulla volontà. Grazie ad esso, il desiderio può essere moderato o vinto dal sapere. Di dieci cose che suscitano in noi la noia, nove non potrebbero farlo se noi le studiassimo nelle loro cause e conoscessimo perciò la loro necessità e la loro vera natura; poiché, ciò che la briglia e il morso sono per un cavallo riottoso, é, nell’uomo, l’intelletto per la volontà. Per necessità intrinseca ed estrinseca; nulla più ci dona quiete quanto una cultura raffinata. Più conosciamo le nostre passioni, e meno esse potranno dominarci, e nulla potrà maggiormente proteggerci »
Detto tutto questo, ho cercato d’immedesimarmi non in un classico “ciuccio” né in una persona di cultura (alta o medio alta), bensì in quell’essere né carne né pesce. Sono quegli individui che sanno benissimo che uno stolto, benché spesso inconsapevole della propria condizione, difficilmente può godere, senza una conoscenza, una predisposta sensibilità, una capacità di discernimento (la cura dell’intelletto, insomma), le massime espressioni e manifestazioni della creatività e dell’ingegno umano (e Divino). Penso all’arte, alla letteratura, alla natura; persino agli umani sentimenti. Questi abitanti della terra di mezzo (che non sono gli hobbit … magari lo fossero, almeno si caratterizzerebbero in qualche maniera) mirano a tutto ciò, mirano all’interpretazione dell’essenza, ma per qualche limite, non hanno sviluppato un intelletto sufficientemente forte, esigente, sensibile, nobile, pregiato, tale da contrastare le istanze della volontà e del desiderio (soprattutto materialistico).
Sapete come ho fatto ad immedesimarmi nella forma più appropriata? Sono andato in bagno a lavarmi le mani.

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Esimio imprenditore,
è da tempo che avrei voluto dirglielo, da quando tempo fa lei ha avanzato una proposta ad una sua giovane subalterna. Non so se lei leggerà mai questa lettera, probabilmente no ma allo stesso tempo è presumibile che venga letta da qualche suo pari.
Ho pensato molto a questa faccenda, che mi ha toccato personalmente. A questa storia nella quale lei, pur non esercitando alcuna violenza fisica, nella formulazione della sua proposta, in funzione di quanto ha offerto, non tralasciando la sua sfrontatezza, ha inconfutabilmente fatto leva sulla sua posizione predominante. Quanto avvenuto in seguito, poi, certe sue mirate disposizioni punitive, hanno inequivocabilmente evidenziato un intento ricattatorio. Tengo a precisarle, dal momento che la padronanza della lingua italiana non è una prerogativa correlata alla condizione sociale di un individuo, che ricattare vuol dire essenzialmente: estorcere a qualcuno denaro, favori, vantaggi con la minaccia, manifesta o sottintesa, di azioni che lo danneggino.
Proseguendo.
E’ risaputo da millenni che in certi ambienti, quali il suo, in funzione del potere del quale dispone un uomo ricco, è consuetudine diffusa ritenere legittimo imporre la propria volontà su chicchessia, così come è risaputo, d’altro canto, che il mondo è popolato da femmine che offrono qualunque tipo di prestazione in cambio d’offerte vantaggiose, posizioni di prestigio o semplici ricchezze.
Premesso ciò, diciamo che un’iniziativa pari alla sua, ove non si palesino gravi violazioni del codice penale, potrebbe, per certi versi, considerarsi anche ammissibile, tanto più se a provarci con le donne s’azzardano anche i morti di fame o semplicemente chi il potere non ce l’ha: soggetti animati da illegittime ambizioni, tipo il sottoscritto.
Ciò che è condannabile, a parer mio, oltre ai preconcetti, ai modi, alle premesse sommarie secondo le quali le donne sono: a) tutte puttane perché tutto ha un prezzo; b) tutte zoccole perché questa è la loro natura, è il modo scomposto con il quale si reagisce ad un imprevedibile ed inammissibile rifiuto.
Quello che caratterizza una persona saggia, civile e responsabile, molto meno rara tra i comuni mortali, non è reprimere incondizionatamente le proprie pulsioni, bensì porsi o proporsi nei confronti del prossimo in modo umile, umano e rispettoso. Saper accettare rifiuti che non rappresentano né sconfitte né fallimenti né affronti, ed ancor più riuscire a comprendere che esiste un universo di femmine disposte a negarsi totalmente anche in cambio della luna o a concedersi fino all’ultima molecola solo in cambio d’un sorriso, d’uno sguardo … o anche solo per amore.

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