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Posts Tagged ‘Arte’

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Io non credo che riuscirò, per il resto della mia esistenza, ad ammirare dal vivo i più grandi patrimoni dell’umanità sparsi in ogni angolo della terra, soprattutto quelli più remoti e irraggiungibili, e per tale ragione, se seguissi un criterio diffuso – un tantino egoista: estinto io, estinto il mondo – potrei non dispiacermi più di tanto per il loro stato d’abbandono o per la loro devastazione, eppure provo un’angoscia enorme, ineguagliabile, per gli oltraggi perpetrati dall’uomo a danno di opere d’arte e architettoniche: testimonianze storiche di valore inestimabile, sebbene “oggetti” (semplici manufatti stimati convenzionalmente). Cos’è questo, amore per l’arte?; Disprezzo per ogni forma di vandalismo e trascuratezza nei confronti di opere uniche e irreplicabili (anche mie)?; Avere a cuore i destini delle future generazioni?; Indignazione verso chiunque osi contrastare le disposizioni del tempo, sottraendo per sempre alla sua custodia ciò che il re dei re aveva stabilito di preservare: “Assurdo!! … Era lì da millenni …”

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« Contrariamente al concetto romantico secondo il quale ognuno di noi aderisce per natura all’idea più consona di bellezza, sembra che invece le nostre facoltà visive ed emotive abbiano bisogno di una costante guida esterna che le aiuti a decidere che cosa notare e che cosa apprezzare. «Cultura» è il termine che abbiamo assegnato alla forza che ci assiste nell’identificare su quale delle nostre molteplici sensazioni dobbiamo concentrarci e a quale attribuire valore. »
Alain de Botton, “Architettura e felicità”

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« L’Arte non può essere moderna, l’Arte appartiene all’eternità. » Egon Schiele

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« Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d’arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro e appare a chi la vede come una cosa eterna, come il suo proprio sogno di felicità».
Herman Hesse, “Il lupo della steppa”

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Esiste qualche manifestazione di umana capacità artistica (figurativa, musicale, teatrale o quant’altro) che rapisce particolarmente la vostra attenzione? Nel senso che vi lascia incantati e suscita in voi profonda ammirazione, a tratti anche invidia.
Tralasciando al momento esibizioni di tipo agonistico o sessuale, che costituiscono anch’esse, in forma diffusa, dominanti motivi d’attrazione (ne rimando l’esposizione ad altri momenti, se v’interessa), vi faccio partecipi di due esempi, due espressioni di virtuosismo artistico (musicale) che costituiscono per me, due momenti di profondo interesse.
La prima è una versione della “Suite per orchestra No. 2 in Si minore, BWV1067 di J.S.Bach (Badinerie)”, degnamente proposta dal trombettista Paul Mayes. Normalmente eseguita con flauto traverso.
La seconda, invece, è il “The arrival of the Queen of Sheba, di George Frederic Handel” proposto dalla famosa arpeggiatrice Glenda Clwyd, che oltre ad essere una prestigiosa musicista vanta una rara peculiarità: un cognome senza neanche una vocale (eccheca**o!), anche se, da fonte wikipedia:
“La Y (chiamata ipsilon in italiano, più anticamente conosciuta anche come i greca) è la venticinquesima lettera dell’alfabeto latino. Essa rappresenta anche la lettera ypsilon dell’alfabeto greco e la U di quello cirillico, e rappresenta inoltre una vocale anteriore alta labializzata nell’alfabeto fonetico internazionale.”
Riassumendo: in greco e latino è una consonante, mentre costituisce la vocale “U” nel cirillico e a livello internazionale … boh!

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