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Posts Tagged ‘Affinità’

mela

“ Riguardo al piacere, in quanto bellezza, il giudizio di gusto determina il suo oggetto, pretendendo il consenso d’ognuno, come se il piacere fosse oggettivo.
Dire che questo fiore è bello vale quanto esprimere la propria pretesa che debba piacere a chiunque. La gradevolezza del suo odore non ha simili pretese. Ad uno piace, ad un altro dà alla testa. E che cosa si potrebbe presumere da ciò se non che la bellezza viene considerata come una proprietà dell’oggetto stesso, non regolata dalla diversità degli individui e dei loro organismi? Diversità sulla quale, invece, questi dovrebbero regolarsi, volendone giudicare, poiché il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamare bella una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla.”
Immanuel Kant

Dove c’è gusto

Non è la grazia delle tue forme
il compenso d’una attesa,
le tue pulsioni,
le tue movenze,
o quantomeno non solo queste.
Sebbene i sensi, 
intendevo non transigere.
Ma tant’è!
Serio e attonito
trascuro le distanze:
le tue assenze.

Astratte affinità.

Dove c’è gusto non c’è ragione
Dove c’è gusto non c’è certezza.

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Da “Le affinità elettive” di Wolfgang Goethe (dialogo tra il Capitano e Carlotta).

«Allora,» disse il capitano, «torniamo a quello che già prima abbiamo menzionato e discusso.
Per esempio, ciò che chiamiamo calcare, è una terra calcarea, più o meno pura, intimamente combinata con un acido leggero, che conosciamo solo allo stato gassoso. Se immergiamo un pezzo di calcare in acido solforico diluito, questo attacca la calce e si trasformano in gesso, mentre quell’acido leggero e aeriforme si libera. In tal modo è avvenuta una separazione e una nuova combinazione, e ci si sente davvero autorizzati ad impiegare la parola affinità, perché sembra proprio che una relazione venga anteposta ad un’altra, che si operi una scelta.»

«Voglia perdonarmi,» disse Carlotta, «come io perdono al naturalista. Ma io qui non vedrei una scelta, piuttosto una necessità naturale, e neppur questa: giacché forse, in sostanza, non si tratta che dell’occasione. L’occasione genera le relazioni, così come fa l’uomo ladro …. »

Grazie alla sua inventiva e la sua profonda conoscenza, Johann Wolfgang von Goethe, con questo passaggio ci offre la spiegazione scientifica del termine “affinità elettive”. Esso deriva da una caratteristica di alcuni composti chimici, che se pur uniti da un legame apparentemente stabile con un altro composto, in presenza di un terzo abbandonano il primo legame per unirsi al nuovo. Ciò avviene perché il primo composto, nel caso de “Le affinità elettive” costituito da calcare, presenta un’affinità maggiore con l’acido solforico anziché con l’acido leggero al quale era unito in origine.
Nella seconda parte del dialogo, l’atteggiamento di Carlotta potrebbe assimilarsi alla condotta di chi si presta al gioco delle allusioni e dei sottintendimenti con cautela e scetticismo iniziale nonostante sia animato da intimo interesse.
Per Carlotta le cause ipotetiche che determinerebbero lo sfaldamento di un rapporto a beneficio di un altro, in presenza di affinità, non sarebbero dettate né da scelte consapevoli né da legittime necessità piuttosto da situazioni occasionali colte per mero opportunismo, svuotandole di qualsiasi contenuto aulico e romantico.
Questo è vero se il processo d’avvicinamento è innescato da impulsi di carattere prevalentemente sessuale. Le affinità elettive sono ben altra cosa, qualcosa di molto più profondo. Motivazioni rare ed ineguagliabili a volte male interpretate a causa di fenomeni illusori. Incaute suggestioni, ahimè, molto frequenti, indotte spesso ostinatamente a causa di mancanze. Limiti che emergono inevitabilmente con la conoscenza più approfondita.
Le affinità elettive sono una condizione di naturale e sublime compatibilità che si realizza il più delle volte casualmente, in modo inatteso, aldilà d’ogni schema comportamentale prefissato. Esse stimolano la mente ed il corpo nella forma più completa. La percezione dei sensi raggiunge la sua massima intensità e svela i segreti della sofferenza più acuta e della gioia più intensa, senza alcun artificio.
Incrociare i cammini in un momento che appare sempre giustificatamente propizio e risolutivo, offre la risposta a qualunque interrogativo (il senso del nostro peregrinare).
Chi, almeno una volta nella vita, a prescindere dalle circostanze, non ha mai avvertito improvvisa e viscerale un’attrazione verso qualcun altro; verso quell’essere che più di tutti, enormemente più, ha calamitato la nostra attenzione? Ma ciò non basta, affinché i protagonisti possano identificarsi come lo specchio dell’anima, l’ingranaggio perfetto, è auspicabile che le affinità si accertino vicendevolmente con pari consapevolezza.
Questo è il requisito dal quale partire con una grande dose di volontà, coraggio e amore per la vita, soprattutto la propria, gli unici sentimenti in grado di fornirci la forza necessaria per affrontare gli inevitabili sconvolgimenti che certe scelte provocano; quelli del quieto vivere, dei legami, delle convivenze: unioni pacificamente stabili, consolidate da anni ed anni di accordi, condivisioni, complicità, compromessi.
Purtroppo, molti di noi, piegati in schiavitù, ad un passo dal coronare l’intento supremo della propria esistenza, si sentono, inibiti, paralizzati, sopraffatti dalla paura e dai sensi di colpa  a causa della più letale ed immotivata espressione di rinuncia del proprio bene ed interesse a favore del prossimo: lo spirito d’abnegazione, indotto per motivi etico-religiosi o quant’altro. E’ la forma di conflitto interiore più lacerante e dolorosa. Non v’è supplizio tra gli inferi che possa minimamente paragonarsi allo straziante dimenarsi di un’anima trafitta impietosamente dai rimpianti, dai rimorsi, dagli struggimenti.
Quale ostacolo può mai essere tanto insuperabile dal consentire tutto ciò, dal permettere che vite intere si erodano con una lenta inesorabile agonia?
Eppure basterebbe che una fragile parete di vetro temperato, aldilà della quale giace timorosa un’incantevole particella di calcare, cada in frantumi a colpi d’umana comprensione.
Una nota di speranza a tutti noi, ridotti men che l’acido solforico libero in natura, costretti in un’ampolla, stillati in quattro gocce.

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