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Archive for the ‘Satira’ Category

All’improvviso la signora Winwood accese l’abat-jour, diede un’occhiata all’orologio, saltò giù dal letto ed afferrò il cellulare.

“ Steve!! “
“ Daisy! Cosa c’è? Perché mi chiami a quest’ora? “
“ Fred non è tornato, ormai sono le due di notte. Tu lo sai come la penso su quel pervertito. Il problema è Marion, è legatissima a suo padre. Se dovesse succedergli qualcosa ne morirebbe “
“ Ma che cavolo stai dicendo, Daisy? Perché tuo marito sarebbe dovuto rientrare stanotte, non è a Birmingham in trasferta? “
“ No Steve, ti ho raccontato una fandonia. Fred ieri sera è andato ad una cena di lavoro. Se non mi fossi inventata questa storia non saresti venuto. Avevo bisogno di vederti Steve, lo capisci questo? “
“ Porca puttana!! Daisy!! Sei impazzita? Così rischiamo troppo. Un giorno di questi ci arriverà una bella fucilata nella schiena e addio tresca “
“ Ti prego Steve, la situazione è tesa, non contribuire a peggiorarla “
“ Ok!, ragioniamo con calma, anche se, a dire il vero, non è facile immaginare che fine abbia fatto tuo marito. Fred è imprevedibile, potrebbe essere rimasto bloccato in un passaggio a livello, oppure può essersi distratto nel superare un TIR, mentre era in compagnia di una delle sue solite puttanelle “
“ Certo!! Tutto e possibile, anche che sia stato tamponato da una navicella spaziale e che sia stato avvicinato da un’equipe di ricercatori alieni transessuali con intenti poco benevoli. In tal caso, conoscendolo, è probabile che abbia tentato dapprima la fuga e che poi, vistosi raggiunto, abbia scavalcato il primo muro di cinta, quello dello zoo, e sia finito dritto dritto nel recinto degli orsi polari “
“ Non è possibile! “
“ Perché? “
“ Perché il recinto degli orsi polari si trova proprio al centro dello zoo e non nell’area perimetrale “
“ Sai Steve, a volte mi chiedo cosa mi leghi a te …. sei un emerito imbecille! “
“ Mamma mia!! Che reazione scomposta … Ti devi calmare, Daisy. Lascia che del caso se ne occupi la polizia “
“ Era nelle mie intenzioni, Steve, ma prima volevo rassicurarmi che tu fossi a casa, al sicuro “
“ Volevi assicurarti che io fossi al sicuro? … Amoruccio!! … Cosa stai cercando di dirmi? Non capisco “
“ Ascolta Steve, non te l’ho detto subito per non allarmarti ma due giorni fa, mentre facevo pulizie, mi è caduto a terra il telefono e nel raccoglierlo ho notato una cimice “
“ Come è possibile Daisy, hai cambiato la moquette il mese scorso “
“ CRETINOOOOO!! Era una microspia. E’ uscita fuori dalla cornetta “
“ OH!! Mio Dio!! … Mi sento male … Sai cosa vuol dire questo? “
“ Che qualcuno, del quale ignoro totalmente l’identità, sta tentando di intercettare le nostre conversazioni “
“ Brava!! E quindi deve esserci un registratore nascosto da qualche parte. Dobbiamo trovarlo assolutamente, Daisy. Nel frattempo rimetti la microspia nel telefono “
“ Già fatto. Il problema è che non ho la più pallida idea di dove abbia potuto nascondere questo cazzo di registratore. Ho setacciato la casa da cima a fondo “
“ Hai una finestra con le tapparelle da qualche parte? “
“ Si in bagno e in cucina “
“ Vai in bagno, è più discreto “
“ OK! ……….. Ci sono “
“ Apri il cassonetto dell’avvolgibile, in alto sulla finestra “
“ Come faccio!! Steve, ci vogliono gli attrezzi “
“ Non è necessario. Il pannello anteriore si sgancia semplicemente spingendolo verso l’alto “

Qualche attimo dopo …

“ BINGOOOO!! STEVE!!! Ho trovato il registratore … Guarda quello stronzo dove l’ha nascosto … Ma tu come hai fatto ad indovinare? “
“ Ci nascondevo l’erba … non nel tuo bagno, nel mio “
“ Che peccato! Avevo già pronta una cartina … Figlio di puttana!! Quando te l’ho proposta io hai sempre fatto orecchio da mercante “
“ Lascia stare, Daisy, dobbiamo muoverci, non abbiamo troppo tempo … Prendi il nastro all’interno del registratore, cancella quello che c’è registrato e rimettilo dov’era. Tutto deve essere perfettamente funzionante “
“ Come cazzo lo cancello? “
“ Hai una sola possibilità, Daisy, sperando che funzioni, dal momento che si tratta di un supporto sensibile ai campi elettromagnetici “
“ E sarebbe? “
“ Infila il nastro nel microonde per una decina secondi alla massima intensità, evitando che il calore lo danneggi “

Dopo un po’ …

“ Che Dio ce la mandi buona, Steve … Sai, a volte, non so come spiegarlo, ho l’impressione di parlare con un’altra persona … Vabbè, me ne torno a letto “
“ Avvisami Daisy, appena senti arrivare la macchina “
“ Non credo di poterlo fare, ho il cellulare completamente scarico “
“ Allora chiamami con il fisso “
“ COOSAAAA!?! Chiamarti con il fisso? … TESTA DI CAZZOOOOO!! “

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Steve & Daisy (1a puntata)

L’auto di Steve non era ancora ferma che la signora Winwood era già seduta al suo fianco. Pervasa da un leggera agitazione si accostò al viso di Steve e lo baciò teneramente.
Steve d’istinto le poggiò una mano sul ginocchio.

” Calmo Steve, ti prego. Allontaniamo da qui. Anche se siamo fuori zona non sono tranquilla ”
” Scusa tesoro, con questo caldo mi è venuta un po’ di sete. Mi passi la Red Bull, lì nel cruscotto ”
” Come fai a dissetarti con questa roba dolciastra ”
” Questa roba da energia, cara, ed oggi ne ho tanto bisogno “

Un’espressione di beatitudine si dipinse sul suo volto mentre Daisy, leggermente stupita:

” Scusa Steve, ma tu ti ricarichi solo con il Red Bull e nient’altro? ”
” E cosa dovrei prendere? ”
” Dai!! Non prendermi per il culo. Considerate certe tue performance e l’età che ti ritrovi, non vorrai mica farmi credere che non usi il Viagra ”
” Certo che lo uso … come ammorbidente ”
” WOW! E magari ci metti a mollo le mutande? “
“ Le mutande?!? Ma nooo!! Daisy … è solo una battuta “
“ Oh! Che stupida! Meno male che me l’hai detto … Ma vaffanculo!! Va! … Sarà meglio se ci avviamo. Mi e venuta un po’ di fame “

Una sgommata violenta ruppe il silenzio

” STEEVEE!! Contieniti! Non c’è bisogno di correre. Oltretutto rischiamo di essere fermati da un vigile o in caso d’incidente di finire sbattuti in prima pagina, su qualche quotidiano locale, quelli che legge mio marito ”
” Bambola, fidati di questo vecchio lupo. Alle due del pomeriggio in piena estate non trovi un vigile neanche se lo paghi a peso d’oro “

Un fischio echeggiò all’improvviso trai giganteschi platani, come una fucilata ed una sinistra figura si materializzò all’improvviso.

” Accosti per favore “

Steve rallentò. Daisy osservò il suo volto e cominciò a chiedersi con sgomento se in quella lattina di Red Bull non si nascondesse in realtà Atropina pura. In pochi attimi Steve fu colto da midriasi, secchezza delle fauci e azzeramento della sudorazione.

” Mi porga i documenti per favore … Anche lei signora “

I piccioncini lo assecondarono prontamente, mentre nelle loro menti si affollavano inquietanti interrogativi.

” Voi di solito non usate la cintura di sicurezza? ”
” Ehm! … Vede noi … ” Steve farfugliò confusamente ” Siamo saliti da poco in auto. Abitiamo giusto in fondo al viale, dopo il semaforo ”
” A proposito di semaforo, come mai ha ignorato il rosso? ”
” Non è possibile!! Signor agente, ci avrei giurato che fosse un giallo … al massimo sarà stato un rosso fresco “

Con un gesto sdegnato il vigile si tolse il cappello e allentò il nodo della cravatta.

” Ha detto rosso fresco, ho sentito bene? Lei estende la gamma cromatica di un dispositivo elettronico comunemente dotato di soli tre colori a suo uso e consumo? ”
“ Mi scusi, non volevo irritarla, signor tenente. Rosso fresco è un modo di dire, si usa a Napoli. Ci sono stato in vacanza l’estate scorsa e mi ha colpito questa espressione ”
” Eh già! E magari li ha imparato pure a superare i limiti di velocità nei tratti urbani ”
” No! No! La prego, non può accusarmi di questo. In trent’anni di patente non ho mai preso una multa. Le uniche contestazioni per eccesso di velocità me le ha ratificate mia moglie “

All’improvviso un silenzio surreale avvolse la scena. Il vigile, con un ghigno beffardo, si avvicinò lentamente al viso di Steve … Giunto a pochi centimetri, con tono languido:

” Sua moglie? “

Steve deglutì.

” Si! Si! … mia moglie ”
“ Solo lei? “
“ Beh! … non esattamente … Anche la mia collega, qui affianco, a volte si lamenta … “

Daisy sbiancò.

“ Ci avrei giurato, signor Fletcher … Ed è successo a letto, vero? “
“ No! No!, signor Colonnello, è successo a tavola … Sono sempre il primo a finire “

L’agente rimase muto. Si tirò su leggermente sorpreso … Dopo qualche attimo:

” Potete andare signori. Suppongo che abbiate delle pratiche urgenti da sbrigare “

Dopo un po’

“ Ci è andata di culo, Steve. Complimenti! Ha apprezzato la battuta “
“ Quale battuta? “

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Le Pari Opportunità

Boscaiolo irpino e consorte

amor

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pascolo

Un giorno in un allevamento di pecore, dopo anni ed anni di onorati accoppiamenti, l’unico montone presente passa a miglior vita. Dopo un po’ di tempo, il pastore, preoccupato per la mancata riproduzione del suo gregge, si rivolge ad un veterinario. Questi gli suggerisce la soluzione più efficace: l’inseminazione artificiale. Il pastore non ha la più pallida idea di come essa si pratichi, ma per non mostrare la sua ignoranza, chiede solamente al veterinario come fare a capire quando le pecore sono gravide. Il veterinario gli dice che quando una pecora e’ incinta anziché stare in piedi a girare per il pascolo, si distende per terra e si rotola sul prato. L’uomo ringrazia il veterinario e comincia a pensare. Dopo ore ed ore di meditazione, giunge alla conclusione che ad ingravidare le pecore deve provvedere lui stesso, accoppiandosi con le bestiole. Così carica le pecore sul suo camion, le porta in un boschetto, fa del sesso con tutte quante, le riporta all’ovile e va a letto.
La mattina seguente si sveglia e osserva le pecore. Vedendo che sono ancora tutte in piedi vaganti per il pascolo, conclude che il primo tentativo è andato a vuoto e le carica nuovamente sul camion. Le riporta nel boschetto, e per essere sicuro, si accoppia con ogni pecora per ben due volte, poi le riporta indietro e va a letto.
La mattina seguente si sveglia e trova le pecore ancora a pascolare in piedi. Senza perdersi d’animo le ricarica sul camion e le conduce nel boschetto. Passa tutto il giorno a scoparsi le pecore e una volta ritornato a casa, si stende esausto sul letto.
La mattina dopo non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto per controllare le pecore. Chiede allora a sua moglie di guardare fuori e di dirgli se finalmente qualche pecora è distesa sul prato.
“No caro” risponde la moglie “Sono tutte sul camion, e una di loro sta pure suonando il clacson!”

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vahina_01

Io ero molto felice, la mia ragazza era un incanto. Dopo tre mesi di fidanzamento decidemmo di sposarci. I nostri genitori ci aiutarono ed i nostri amici ci furono vicini. Tutto procedeva per il verso giusto. L’unica nota stonata era la migliore amica della mia ragazza.
Era una femmina molto attraente e sexy. Gli ultimi periodi aveva iniziato inspiegabilmente a provocarmi in modo spudorato. Questo fatto mi creava turbamento.
Un giorno mi telefonò e mi chiese di andare a casa sua ad aiutarla a compilare la lista degli invitati al matrimonio. Ci andai. Appena entrai mi mise comodo e mi confessò che da un po’ di tempo aveva cominciato ad avvertire una forte attrazione nei miei confronti e che, nonostante stessi per sposare la sua migliore amica, aveva deciso di fare l’amore con me, accontentandosi di farlo anche una sola volta, mostrandosi, quindi, rassegnata all’idea di perdermi definitivamente.
Cosa potevo rispondere? Ero talmente sorpreso che rimasi senza parole.
Lei mi voltò le spalle e si diresse verso la camera da letto. Mentre si allontanava mi disse: “Se lo desideri, entra e sarò tua”. Rimasi ad osservare i movimenti il suo meraviglioso fondo schiena come mai prima d’allora.
Mi alzai di scatto andai verso la porta. Uscii e raggiunsi la macchina. Qui trovai la mia fidanzata con le lacrime agli occhi. Mi lanciò le braccia al collo mi disse: “Sono felice e orgogliosa di te, hai passato la mia piccola prova, non potevo scegliere un uomo migliore”.
Chiusi gli occhi e pensai alla morale di questa storia: Lasciate sempre i profilattici in auto.

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Alle prime luci dell’alba, il rumore del camion della spazzatura riechèggiò nell’ampio androne. Il signor Taylor chiuse rapidamente il portone alle sue spalle e si avviò verso l’ascensore. Con un piccolo strattone vinse le ultime resistenze dell’animale, lo tirò verso di se e liberò le antine dell’angusta cabina.
In quei pochi secondi, fece giusto in tempo a darsi un’aggiustatina e tentare di rassicurare quella stupenda e impaurita bestiola.
Giunse al piano. Con la mano destra infilò la chiave nella toppa. Con la sinistra teneva ben serrate le mascelle della sua compagna. Un solo flebile belato avrebbe potuto insospettire gli anziani vicini.
Una volta all’interno libero la bocca di Nancy, uno stupendo esemplare di pecora Shetland. Afferrò il guinzaglio e si diresse verso la camera da letto. Giunto sulla soglia accese la luce.
Al centro del letto la signora Taylor, seduta a braccia conserte gli lanciò un’occhiata minacciosa.

< BRAVO!! THOMAS!! Complimenti per quest’ennesima trovata. Riesci sempre a stupirmi. Pretendo una spiegazione. >

E lui, con tono pacato ed impenitente:

“ Vedi, cara, questo è quel maiale che sono costretto a scoparmi tutte le volte che mi respingi”

< MA THOMAS!!! SEI IMPAZZITO? Non distingui più una pecora da un maiale?>

“ Stai zitta Sarah, non sto parlando con te.”

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Stadio comunale di Ceppo del Colle. Incontro di calcio di 2a Categoria tra la compagine locale e l’Ospedaletto.

« Ciao Samantha; posso sedermi? »
– Certo! Francesco, perché no –
« Il tuo Paolo lo vedo in forma oggi »
– Spero solo non si faccia male; questi avversari sono delle bestie –
« Vieni spesso a vedere le partite? »
– Non sempre, solo quando ci sono incontri importanti, quando c’è bisogno del supporto del pubblico –
« Per un fidanzato si fa questo ed altro »
– Non vengo per lui, o meglio, non solo. A me piacciono le competizioni agonistiche in generale. Tu piuttosto, non ti ho mai visto qui. Sei sempre alle prese con i tuoi scritti. A proposito; lo sai che i bambini alla festa della natura si sono divertiti un sacco con la tua fiaba? Dicono che la maestra si sia anche commossa. Sei davvero bravo –
« Grazie Samantha, con te troverò mille spunti per ricambiare il complimento »
– No! No! Astieniti. Ho una formazione ultracattolica alle spalle e i complimenti mi imbarazzano tantissimo, anche quando so di meritarli; eppure vorrei tanto godermeli, in modo disinibito, ironico, senza malizia.
Parliamo dei tuoi racconti. Lo sai che mi affascinano? Li trovo intriganti e divertenti. Ho avuto modo di leggerne qualcuno su una rivista. Quanto vorrei saper scrivere come te, soprattutto articoli –
« Se questa è la tua vocazione, seguila. L’anno prossimo, invece di iscriverti a medicina, giusto per accontentare i tuoi genitori, fai come ho fatto io: iscriviti a Lettere e Filosofia. A quel punto, puoi specializzarti in Giornalismo e Cultura Editoriale. Ovviamente stile e creatività te li devi inventare. Quelli non l’insegna nessuno »
– Grazie per il consiglio, però, riguardo ai miei genitori: come fai a sapere certe cose? Secondo me hai tirato ad indovinare; non c’è altra spiegazione. Io ne ho parlato in privato solo con… –
« Con chi? »
– No! No! Niente…con un amico, su internet –
« Hai uno scambio di e-mail con qualcuno? E Paolo lo sa? »
– Anche tu la stessa domanda. Perché cercate il vizio dove non c’è? Tu, ovviamente, non mi conosci e non puoi saperlo, ma le persone mi circondano, che sanno quel penso, o forse fingono di comprendere, il dubbio mi si insinua, non dovrebbero pormi sempre lo stesso quesito. Io spero di vivere esperienze di rapporti a più persone, lo auspico per un mio arricchimento. L’idea della vita a compartimenti stagni mi sembra un’intollerabile ipocrisia verso se stessi, oltre che strana e incomprensibile –
« Perdonami Samantha, io penso la stessa identica cosa. Il fatto è che, nonostante io rifugga i preconcetti per principio, delle volte, inconsciamente, mi faccio condizionare da certi stereotipi.
Al cospetto di una ragazza di soli 18 anni, che per giunta vive in un piccolo paese, mi sembra inverosimile che possa perseguire certi propositi, oltretutto con una tale fermezza e cognizione. I rapporti complessi sono un argomento delicato e l’equivoco costituisce un rischio frequente. Quel che danneggia è l’esempio di certe donzellette di buona famiglia che di rapporti a più persone ne praticano, altroché, senza alcun pudore.
Io non sono un bigotto moralista e non mi scandalizzo certo di fronte a certe libertà, ma ogni cosa va integrata e dosata al punto giusto. Rapportarsi agli altri solo ed esclusivamente attraverso il canale sessuale è davvero riduttivo, e lo ripeto: non mi riferisco a peripatetiche conclamate.
Con questi presupposti, secondo me, non si può instaurare un rapporto vero e proprio; il cosiddetto scambio di essenze, al massimo uno scambio di umori, nel senso fisiologico però; perdonami la volgarità »
– Condivido tutto ciò che hai detto e al tempo stesso mi chiedo, riferendomi a me stessa,: perché riesco a impormi alcune condotte ed invece su certi atteggiamenti non riesco a controllarmi. Mi riferisco al mio imbarazzo, ad esempio, quello di cui parlavo prima –
« E’ semplice. La definizione di una condotta, di un principio, di un concetto, segue sempre un percorso mentale razionale. La sua formulazione al massimo può generare contrasti di carattere etico/morale ma sempre a livello conscio. L’imbarazzo, viceversa, è un riflesso inconscio. Ogni impulso indotto da processi mentali incondizionati è molto più difficile da governare. In questo preciso istante, ad esempio, tu non puoi notarlo, ma io sto tremando, e non posso farci niente »
– Perché stai tremando? –
« Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già »
– Questa la conosco, anche se è del 1970. Io adoro Guccini.
« Lo so »
– Ennesimo mistero. Sei davvero enigmatico Francesco, ed anche sorprendente. Viviamo nello stesso paese e mi sembra di conoscerti per la prima volta. Credevo fossi un semplice apprendista, un letterato dilettante e invece sto scoprendo aspetti del tuo carattere impensati. Chi l’avrebbe mai immaginato che ti intendessi anche di psicologia –
« Già! La psicologia. L’amava tanto mio padre. Diceva che un bravo psicologo possiede un’arma in più. Aveva questa strana convinzione: chiunque, attraverso la psicologia, è in grado di dominare il prossimo prevedendone il comportamento. Può darsi che avesse anche ragione, pensando che ogni profilo psichico è decifrabile secondo una precisa classificazione…chissà. Io non ho competenza in materia, l’unica cosa che mi sento di affermare e che lui più che il prossimo volesse dominare le donne. La sua mira, la sua difesa, era tentare di pensare al femminile.
Mio padre era totalmente succube delle donne, le considerava esseri superiori. Era sempre alla ricerca di sintonia ed approvazione.
Nonostante questa sua debolezza, io l’ammiravo quell’essere: maestro di tutto, maestro di niente »
– Ero adolescente quando è scomparso tuo padre. Ne ho sentito parlare in giro ma non so cosa sia successo di preciso. Com’è morto? –
« E’ una storia particolare la sua. Sai come la definiva una persona come lui Schopenhauer?
Il suicida è uno che, anziché cessare di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita.
ed è una verità assoluta. Dal suo diario ho letto che quando lui era molto depresso, l’idea del suicidio non lo sfiorava assolutamente. Secondo il suo pensiero, l’estrema soluzione va accolta come l’esaudimento di un supremo desiderio; una liberazione alla quale protendere serenamente e consapevolmente. Nessun pensiero molesto avrebbe dovuto distrarlo durante il trapasso. L’importante è che la morte ci trovi vivi, mi ripeteva sempre, paradossalmente »
– Sono shoccata. L’avessi saputo non t’avrei posto la domanda –
« Non preoccuparti per me. A differenza di mia madre e mio fratello, il trauma l’ho superato presto; benché fossi il suo preferito. Io ho compreso appieno il suo disagio e questo mi ha aiutato tantissimo.
Mi ricordo il giorno della mia laurea, avevo 23 anni, giusto 4 anni fa. Mi prese in disparte e mi disse con tono solenne, insolito per un beffeggiatore come lui, :
“Da oggi tu raccoglierai la mia eredità, quel poco o tanto che sia; e non intendo i beni materiali. Dovrai solo impegnarti a realizzare ogni tuo progetto e mai ti chiederò di primeggiare ove io ho fallito” »
– In cosa ha fallito tuo padre? –
« E’ finita la partita mia cara, ne parleremo alla prossima occasione, ma stavolta lo faremo di persona. Ho finito d’imbrattare le pareti »

Portò le mani al viso in un baleno, quella stupenda creatura, a nascondere il rossore del suo volto. Riuscì a malapena a proferire …

– Sei una fogna! Lupo famelico –

Mai un improperio suonò più sublime e dolce…

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