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Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Missione_1

Supponiamo che una quindicina di persone decidano, per un paio di mesi, di cooperare con dei volontari presso qualche centro d’accoglienza e formazione dislocato in un angolo del terzo mondo, gestito da qualche ente umanitario o da un’organizzazione missionaria.
Ipotizziamo pure che queste persone non intendano, però, correre troppi rischi, dal punto di vista della salute ed altro: contagi o rapimenti. Si tratta, tutto sommato, di una richiesta non difficile da soddisfare; facendo riferimento all’Africa, ad esempio, esistono paesi che si affacciano sulla costa sud-orientale, di fronte al Madacascar, come il Mozambico, Malawi, Tanzania, Burundi, che sono ben distanti dalle aree più pericolose, quelle centro-occidentali, quelle colpite dall’epidemia dell’Ebola e dove più frequentemente imperversano milizie di terroristi.
Supponiamo, infine, che questa armata improvvisata, sebbene impegnata a collaborare materialmente a tempo pieno – impegno inteso come supporto tecnico, sanitario, didattico, ma anche morale, con la semplice animazione – non sia strettamente motivata da uno spirito umanitario ma, piuttosto, dal desiderio di guadagnare visibilità e ammirazione, nell’eventualità che tale esperienza sia documentata e diffusa mediaticamente – non vi è alcuna controindicazione, in tal senso, purché si lavori.
Premesso tutto ciò, chiedo alla Magnolia TV e a Mediaset – la RAI si è ravveduta in tempo, per fortuna – anziché puntare a soddisfare forme di becero voyeurismo consensuale, mascherato da innocente e simpatico esibizionismo, oppure pettegolezzi e maldicenze, o duelli e prevaricazioni d’ogni genere, volgari e antisportivi, spacciati per leali competizioni, perché non sostenere finalità molto più utili e nobili – evitando, tra l’altro, la devastazione di intere piantagioni di noci di cocco?
In poche parole: anziché “L’isola dei famosi”, perché non organizzare “La missione dei famosi”?

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profeta_isaia

«Qualora si trovi in mezzo a te, in una delle città che il Signore tuo Dio sta per darti, un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi del Signore tuo Dio, trasgredendo la sua alleanza, e che vada e serva altri dei e si prostri davanti a loro [….] farai condurre alle porte della tua città quell’uomo o quella donna che avrà commesso quell’azione cattiva e lapiderai quell’uomo o quella donna, così che muoia.» “Deuteronomio, 17, 2 – 5”.

e ancora: «Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro [….] Se vi conducete secondo le mie leggi, se osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica, io vi darò le piogge nella loro stagione, la terra darà i suoi prodotti, e gli alberi della campagna daranno i loro frutti [.…] Ma se non mi date ascolto e se non mettete in pratica tutti questi comandamenti, se disprezzate le mie leggi e l’anima vostra disdegna le mie prescrizioni in guisa che non mettiate in pratica tutti i miei comandamenti e rompiate il mio patto, ecco quel che vi farò a mia volta: manderò contro voi il terrore, la consunzione e la febbre, che vi faranno venir meno gli occhi e languir l’anima, e seminerete invano la vostra sementa: la mangeranno i vostri nemici [….] E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto ma con la vostra condotta mi resistete, anch’io vi resisterò con furore, e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete la carne dei vostri figliuoli, e mangerete la carne delle vostre figliuole. Io devasterò i vostri alti luoghi, distruggerò le vostre statue consacrate al sole, metterò i vostri cadaveri sui cadaveri dei vostri idoli, e l’anima mia vi aborrirà.[….] Tali sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che l’Eterno stabilì fra sé e i figliuoli d’Israele, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè.» “Levitico 26”

Sono versi della Torah ebraica e della Bibbia cristiana implicitamente ratificati nel Nuovo Testamento da seguente passo di Paolo: “Tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione. E’ scritto infatti: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per praticarle» – “Nuovo Testamento – Lettera ai Galati 3: 10”).
A questo punto mi chiedo: come mai non mi è mai giunta notizia, in tempi moderni, di un solo fedele professante la religione cristiana o ebraica, che per interesse, oppure semplicemente per fanatismo, ignoranza, ottusità, si sia sentito legittimato ad attenersi rigidamente ai suddetti precetti – così come, purtroppo, è accaduto, in alcuni casi, nel corso dei secoli – senza applicare il benché minimo e opportuno criterio d’interpretazione, sia contestuale dei suddetti passaggi che sommaria degli interi testi sacri, nonostante le innumerevoli apparenti contraddizioni in essi comprese?
E’ tutto effetto della modernità? Forse si! Forse tutti noi, col tempo, abbiamo preso coscienza di tante cose, e fra queste, che i profeti erano pur sempre degli umani; umani che senza remissivi proseliti, prima o poi si sarebbero estinti, ma soprattutto che il disegno di Dio non punta di certo all’estinzione dell’uomo – perché di estinzione col tempo si tratterebbe, se tutti i fedeli – o anche solo dei gruppi sparuti – di tutte le religioni monoteiste, si attenessero scriteriatamente a qualsiasi prescrizione, comprese le seguenti:

«Non sceglietevi amici tra loro (i miscredenti), finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate.» “Sura IV, 89”

«Combatteteli finché non ci sia più politeismo, e la religione sia tutta per Allah.» “Sura VIII, 39”

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.» “Sura IX, 29”

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Commemorare la scomparsa di una persona celebre, a volte, da un po’ l’idea di qualcosa di strumentale, specialmente se fatto in modo frettoloso e superficiale. Moltissimi, cavalcando l’onda emozionale generale – vastissima, nel caso di Pino Daniele – si sentono in dovere di esprimere un proprio pensiero, di condividere una propria emozione. Non v’è nulla di male in tutto questo. Che ognuno dica la sua, purché lo faccia con l’enorme rispetto dovuto. Se poi il pensiero è espresso da un assiduo sostenitore o da un estimatore occasionale, poco cambia. In circostanze come queste, stabilire dei criteri di legittimità, lo trovo inutile – e anche un po’ impietoso.
Detto questo, celebro anch’io questo straordinario artista, che ha saputo amplificare certe mie emozioni all’inverosimile. Grazie a lui e grazie a me – e non solo perché conosco il napoletano.
“Io vivo come te”, la amo particolarmente.

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… eppure sembrava una normalissima sigaretta.

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Perché dovrei spiegarne la ragione? Per darvi l’opportunità d’una ragionevole ragione che, ragionandoci su, servirebbe solo a dare una ragionevole risposta a voi stessi non a me?
Abbiamo provato, tentato, io a dire la mia voi le vostre ragionate ragionevoli ragioni, cercando di proseguire come se la ragione data fosse veramente ragionevole, ignorando (o non accettando) ciò che realmente è “irragionevole”.
Tutto ci riporterebbe inevitabilmente al medesimo punto: alla ragionata ragione, al non volervi spiegare per l’ennesima volta la ragione, e nel caso che, irragionevolmente, vi volessi dare quella ragione – come se non fossero state sufficienti le mille volte precedenti – darvi l’ulteriore possibilità di offrire le vostre ragioni, valide solo per continuare a dare ragione a voi stessi.
Una ragnatela inestricabile che, probabilmente, non c´è ragione sia districata. E che rimanga pure per il resto della nostra comune irragionevole esistenza ingarbugliata. Ognuno si tenga ben strette le sue ragioni!
Qui casca l’asino, però, – almeno per me – perché voi andreste via felici, contenti con il vostro “buono ragione” in tasca da sbandierare a piacere, ed io continuerei a chiedermi: “Perché devo tenermela questo cazzo di ragione se in realtà l’irragionevolezza, la perdita definitiva della ragione – quest’appendice utile solo per gli altri ma inutile, anzi nociva per me – è ciò a cui aspiro?”.
Non conosco la risposta, la ragione. Ho provato più di una volta con tutti i mezzi disponibili ad estirparla. Ho tappato la bocca per tacere, segmentando il cervello, tagliuzzando gran parte delle parole pensabili, esistenti, sensate, contenute, ma non ho raggiunto l’obiettivo. Ho perso parole, non son riuscito a bloccare il corso dei pensieri e della ragione.
In conclusione sapete cosa vi dico? Andiamo tutti al diavolo!! Voi con i vostri “punti ragione” e io con la mia ragione, ridotta a un “punto!”.

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AB_2

Non so se siete d’accordo, ma se io incontrassi di persona qualcuno di voi, uno qualunque, singolarmente, la prima cosa che farei è raccontargli tutta la mia vita, senza alcuna reticenza e falsità, dall’inizio fino ad oggi, e per concludere, gli spiegherei anche quale recente avvenimento, oltre a quelli, ahimè, già noti, ha provocato in me dei cambiamenti, ha modificato certe mie consuetudini, come quella di pubblicare con una certa assiduità.
In questo momento ho la tentazione di farlo collettivamente, attraverso questo blog, perché no! Metterei in pratica anche l’invito rivoltovi nel post precedente, quello di chiarire pubblicamente qualsiasi nostro comportamento che possa apparire difficilmente decifrabile, magari tralasciando, per ovvie ragioni di privacy, data la pubblica accessibilità di questo spazio, riferimenti a oggetti, luoghi o persone facilmente identificabili.
Bene! Iniziamo con il mio nome, Renna Tommaso – e questo è un dato noto. Passiamo ad un dato sostanziale, per una vantaggiosa e soprattutto irripetibile opportunità concessami dalla benemerita ditta AnsaldoBreda, ed altre fortunate coincidenze, dal primo Luglio del 2013 – oltre un anno fa – sono in PENSIONE!! Proprio così! Un traguardo raggiunto ben prima dei 60 anni – molto prima, poco prima, abbastanza prima, sensibilmente prima, non è questo quello che conta, l’importante e che non si sappia quanto manca. Nel frattempo, però, dato che la mia condizione fisica, contrariamente a quella mentale, mi ha sempre supportato, e continua a supportarmi splendidamente, ho continuato a lavorare. Nonostante questo impegno, o meglio, grazie ad esso, ho continuato a prendermi cura di questo blog con una certa assiduità. Dal giorno 7 di questo mese di ottobre, però, per ragioni condivise ed opportune, staziono temporaneamente a casa, giorno e notte, costretto ad accudire il miei possedimenti e gli animali stanziali che vi risiedono: due gatti, due cani e due figlie. Se sono soddisfatto, sereno, speranzoso, eccitato, ispirato, avvilito, impedito o in procinto di, ve lo spiegherò un po’ alla volta. Non voglio fare leva esageratamente sul vostro spirito d’assistenza.
Alla prossima – chissà quando.

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Presenza-assenza

Ditemi un po’, compagni, avete mai preso in considerazione l’eventualità, tra la gente che vi legge con una certa frequenza, dopo un vostro periodo di assenza prolungata, non preannunciata, insolita, che qualcuno possa porsi il quesito di che fine abbiate fatto? In un caso simile cosa fareste?
Io l’ho immaginata questa possibilità, relativamente alla mia persona, e questa cosa mi ha fatto riflettere. Io credo che in certe circostanze, più che in altre, certe reticenze siano inopportune. Sarebbe preferibile, ad esempio, in casi simili, per rispetto di chiunque abbia condiviso con noi gioie e dolori, per instaurare un clima confidenziale, per consolidare una certa intimità, di farlo partecipe anche di eventi della nostra vita quotidiana apparentemente poco meritevoli di una pubblica divulgazione, di cambiamenti sostanziali o non sostanziali, previsti o non previsti, limitanti o non limitanti. Sarebbe preferibile che non ci si ripresenti di punto in bianco, dopo un lungo periodo di silenzio, con un semplice saluto, come se ci fosse lasciati da poche ore, facendo leva sul fatto che tra noi regna la più assoluta libertà d’azione e di pensiero, senza il benché minimo condizionamento, ma che si offra spontaneamente una giustificazione, preferibilmente esaustiva e sincera, e per fare questo, delle volte, occorre far ricorso a delle premesse che rivelino dei nostri dettagli personali normalmente tenuti nascosti, tipo l’età, la professione o lo stato civile.
Buona giornata!

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Clown_triste_1

Non so fino a che punto sia vero, ma ho l’impressione che in qualunque scritto, in qualunque discorso, persino nelle poesie, in tutte quelle parole in libertà mescolate tra di loro col nobile intento di suscitare emozioni, la prima cosa che un lettore, o ascoltatore, tenta istintivamente di cogliere, sia un segnale di speranza, un insegnamento o una battuta di spirito. E’ la presenza di queste positività, che per molta gente da un senso compiuto a certi pensieri, che l’impreziosisce. Per tale ragione, una qualsiasi esposizione dalla quale non traspaia almeno uno di questi elementi, non può suscitare, secondo me, particolare interesse né tantomeno, essere pienamente condivisa. Mi riferisco, ad esempio, a certi sfoghi, a certe amare considerazioni esistenziali, spesso dettate da un momento di smarrimento, oppure a certi consuntivi fallimentari fini a se stessi, privi d’aspetti propositivi. Queste costernazioni, normalmente, sarebbe opportuno che rimanessero confinate nell’ambito di intimi scambi, e non enunciate apertamente, tuttavia bisogna tenere presente che tra i fondamentali principi ai quali si ispirano tutte quelle anime che comunicano pubblicamente, per svago, per esercizio, per passione, per amore, senza alcuna remora, su qualunque argomento e con qualunque accento, e soprattutto, senza alcun fine professionale, e per nulla motivati da un’ossessiva ricerca di consenso e notorietà, come i blogger, vi è quello della condivisione incondizionata dei propri sentimenti e stati d’animo – qualcosa che, forse, più che un’ispirazione è un imperativo.
Ultimamente, anch’io mi sono lasciato andare a delle disamine che lasciano davvero poco spazio all’ottimismo, alla speranza, anche se giustificatamente – per la verità, anche scavando in passato … – così come tanti altri imbrattamonitor, e sono rimasto, inizialmente, abbastanza perplesso sull’opportunità o meno di rendere partecipe chiunque di certe mie vicende, di certi miei dubbi – quando si scrive, spesso, ci si fa prendere un po’ la mano, si perde un po’ di vista il fatto che, potenzialmente, potrebbe leggerci chiunque e chiunque potrebbe trovarci assolutamente patetici, evvabbé!! – ma poi, considerato il tutto, ho ritenuto di non dovermi astenere. Purtroppo, non sempre posso far leva sulla mia arma migliore, con le dovute proporzioni, ovviamente, un collaudato senso dell’umorismo e dell’autoironia, anche se, tra i miei più assidui lettori, c’era colei che con questo codice, e solo ed esclusivamente con esso, avrebbe voluto che mi esprimessi – o vuole ancora che mi esprima, ininterrottamente. Di questo ne sono certo.

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Prendo spunto da un’osservazione che mi è stata mossa per chiudere il cerchio su un argomento abbastanza delicato, spiegandovi il mio rapporto con esso.
Dovete sapere che da giovane, influenzato da certe dottrine materialistiche, politico-filosofiche, che molto hanno in comune con la dottrina cristiana, ma che non contemplano in alcun modo il concetto di religione, anch’io ho assunto, come tanti, una posizione di scetticismo nei confronti del cristianesimo, anche se con l’orecchio sempre attento e sempre fermo sostenitore di tutti i principi sui quali si fonda.
Mi sono sentito una sorta di un agnostico-credente, anche se, in effetti, di credente c’era ben poco, dal momento che ritengo che la fede sia qualcosa di assoluto che non ammette aggettivazioni, come la giustizia. E’ improprio parlare di giustizia clemente o giustizia inumana, di fede salda o fede labile, la giustizia, come la fede, è una e incondizionata, o c’è o non c’è, o ci si crede o non ci si crede. Operare coscientemente in nome della giustizia, della fede – e dell’amore puro, aggiungo -, nella stretta osservanza di dogmi, leggi o consuetudini, conduce sempre a univoche soluzioni.
Col tempo, sfumata una certa irremovibilità, ho iniziato ad interrogarmi sulla mia “religiosità” in modo meno settario, e ad avvertire il dovere di operare una scelta, in qualunque direzione, obiettiva e serena. Cosa è successo, allora? Mi sono “concentrato”, quanto più neutrale e refrattario possibile di fronte ad eventuali condizionamenti esterni o fenomeni di suggestione, con l’intento di ascoltare netta e inconfondibile la Voce. Netta e inconfondibile non l’ho mai sentita, per la verità, allora ho pensato che non a tutti, e nelle stesse modalità, si manifesta Dio, e mi sono persuaso che è proprio questo il mistero della fede, altrimenti si tratterebbe di un fenomeno dimostrabile, “scientifico”, e quindi, anche se con contenuto fervore, e qualche perplessità, ho abbracciato la fede, o meglio, ho supposto di farlo nel momento in cui mi sono reso disponibile a ricevere, in piena liberta e gratitudine, tutti i sacramenti possibili, tutti tranne l’unzione, così come una buona metà di tutti gli esseri umani che conosco.
A questo punto mi si può chiedere: è bastato tutto questo a farmi sentire un buon cristiano? E’ bastato a rasserenarmi, a convincermi, ora più che mai, dell’esistenza dell’aldilà, adesso che ho sdoganato, tragicamente, per davvero la morte? E’ bastata la mia “osservanza” ad offrirmi una spiegazione convincente sul senso del libero arbitrio, la non ingerenza di Dio su ogni vicenda umana, sulla smisurata mole – tralasciando gli eventi naturali – di turpitudini, atrocità, infamie, scelleratezze, empietà, ignominie, crimini, misfatti commessi quotidianamente da orde di belve sanguinarie in ogni angolo della terra? Credo proprio di no! Mi manca ancora qualcosa – semmai arriverà.
Vi saluto col proposito di non tornare più sull’argomento, di non cavalcare oltre questo “filone”, soprattutto per non correre il rischio di essere accusato di strumentalizzazione: un sospetto purtroppo fondato.
Alla prossima!

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Giornata mondiale

Chissà quanto sarebbe stato contento dell’evento Vātsyāyana Mallanāga, l’autore del Kamasutra, intorno al III secolo. A proposito, sapete questo tizio cosa teorizzò, relativamente all’argomento.
“I segnali che una donna sta per raggiungere l’orgasmo sono questi: l’abbandono delle membra, gli occhi chiusi, la perdita di ogni pudore e il fatto che lo accoglie sempre più in profondità dentro di sé. Agita le mani, suda, morde, non consente all’uomo di alzarsi, gli tira calci e continua a muoversi su di lui anche dopo che egli ha smesso di fare l’amore.” … e magari vomita pure verdastro e ruota la testa di 360°, lanciando bestemmie con la voce di Ignazio La Russa … roba da padre Amorth.

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