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Archive for the ‘Poesie d’autore’ Category

leone in gabbia

Magari!! Potessi sempre … E’ quello che vorrei. E’ come ci si dovrebbe comportare. Diciamo che, sufficientemente, saprei anche cavarmela, senza apparire troppo patetico e scontato. Per fortuna esistono i grandi poeti – in fondo, che ci stanno a fare?

Sii gentile

Ci viene sempre chiesto
di comprendere l’altrui
punto di vista,
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

Uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

Ma l’età è la somma
delle nostre azioni.
Sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa?
Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

L’età non è un crimine
ma l’infamia
di un’ esistenza
deliberatamente
sprecata,
in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate, lo è.

(Charles Bukowski)

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Whitman

Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio io ti guardo,
tu devi essere colui che io cercavo, o colei che cercavo
(mi arriva come un sogno),
certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia,
con te.
Tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro,
fluido, amorevole, casto, maturo.
Sei cresciuto con me, sei stato ragazzo o ragazza con me,
io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato
qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha
lasciato  che il mio restasse mio soltanto.
Mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne,
mentre io passo tu ne prendi in cambio
dalla mia barba, dal  mio petto, dalle mie mani.
Non devo parlarti, devo pensare a te quando seggo da solo
o veglio la notte da solo.
Devo aspettarti, non dubito che t’incontrerò ancora,
e a questo devo badare, di non perderti.
(Walt Whitman)

 

“I più grandi brani di poesia vanno accostati solamente a una certa distanza, a quel modo che talvolta cerchiamo di notte le stelle, non fissandole direttamente, ma spostando lo sguardo da una parte.” (W.W.)

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cielo_2

Il cielo

Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un’apertura e nulla oltre,
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l’ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c’è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è assunta in cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.

Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

Dividendo il Cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E’ solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l’estasi e la disperazione.

(Wislawa Szymborska)

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merini_2

Ho bisogno di silenzio,
come te che leggi col pensiero,
non ad alta voce,
il suono della mia stessa voce,
adesso sarebbe rumore,
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio,
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina,
disorientate dal mio rapido buongiorno,
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio,
tanto ho parlato, troppo,
è arrivato il tempo di tacere,
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

(Alda Merini)

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Statistica_1

Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro … forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità
– al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli, se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo,
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatre;

prima o poi,
degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.

(Wislawa Szymborska)

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psicofarmaci

Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte,
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.
So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti,
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo, una donna, ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?
Consegnami il tuo abisso,
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato, grata, per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c’è più.

(Wislawa Szymborska)

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donnachelegge

Non innamorarti di una donna che legge

Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride
o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica,
lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

(Martha Rivera Garrido)

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funerale_pioggia

Funerale

“così all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, chi poteva pensarlo”
“così, così, grazie”
“scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, deve essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuta”
“se l’è voluto, era un impiccione”
“doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di prendere l’ombrello”
“era il piu’ in gamba di tutti, e a che gli è servito?”
“una stanza di passaggio, Baska non vorra’”
“certo, aveva ragione, ma non è un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere, indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi, che bisogno aveva”
“soltanto azzurre, e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu avresti potuto”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“bé, non so, probabilmente parenti”
“il prete è un vero Belmondo”
“non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimento”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“però in latino era più solenne”
“è la vita”
“arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“il quattro o il dodici”
“io vado per di là’”
“noi per di qua”

 (Wisława Szymborska)

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Pfly-Forest

Non ce l’ho con la primavera perché è tornata.
Non la incolpo perché adempie come ogni anno ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla, è solo al vento.
Non mi fa soffrire che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto che la riva di un certo lago
è rimasta come se tu vivessi ancora bella come era.
Non ho rancore contro la vista,
per la vista sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare che degli altri, non noi,
siedano in questo momento sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto a sussurrare, ridere e tacere felici.
Suppongo perfino che li unisca l’amore
e che lui stringa lei con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre, e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo, ora color zaffiro, ora nere.
Una cosa non accetto: il mio ritorno là.
Al privilegio della presenza ci rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

(Wislawa Szymborska)

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Il dono

Tramonto_2

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza anche il pianto),
non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”.
Ad ogni giorno che tramonta io dico: “Sarà domani”.
Scorre intanto il fiume del mio sangue vermiglio
alla sua foce: e forse il dono che puoi darmi,
il solo che valga, o vita, è questo sangue:
questo fluir segreto nelle vene, e battere dei polsi,
e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.

(Ada Negri)

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