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Archive for the ‘Parole d’altri’ Category

Eve_Ensler

A volte ho la sensazione di fare un torto ad un autore, estrapolando a mio piacimento qualche striminzita citazione, un aforisma, qualche frase. E’ un intento che rende oggettivamente difficile, per chi legge, valutare accuratamente e nella sua interezza le reali qualità di un artista, il suo messaggio, la sua grandiosità: lo stile, la creatività, la capacità espressiva. Purtroppo lo spazio è quello che è. Ciò nonostante, spero di riuscire comunque a suscitare, con piccoli assaggi, in coloro i quali non hanno ancora maturato una specifica conoscenza, un desiderio di approfondimento.
Fatta questa premessa, opportuna più che mai in questo caso, parlando, cioè, di Eve Ensler, un’autentica paladina, un’autrice della quale sarei tentato di riportare l’intera bibliografia, per quanto variegato, affascinate e interessante sia l’intero suo pensiero, a cominciare da “I monologhi della vagina”, vi offro un passaggio tratto da “Io sono emozione. La vita segreta delle ragazze”.
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Le ragazze capiscono tutto. È il loro modo speciale di essere nel mondo. Sanno tutto dell’amore, sanno consolare chi ne ha bisogno, hanno una spiccata intelligenza emotiva e affettiva, sanno anche quali colori vanno bene insieme, ma non per civetteria, solo per un innato senso del gusto. Spesso invece chi le guarda, chi vive con loro, sa poco, o quasi niente delle loro vite. I genitori, la società, la religione, vogliono etichettarle, manipolarle, impedir loro di esprimersi liberamente. Le pretendono belle, perfette, magre, obbedienti, sante. E non è difficile intuire quanto possa essere imprigionante la condizione di ragazza, ma anche come ne renda le menti più attive e sognatrici, più ironiche rispetto a quelle dei loro coetanei maschi, come ne alimenti la forza, la consapevolezza.

ECCO COSA TI DIRANNO:
Trovati un uomo.
Cerca protezione.
Il mondo è spaventoso.
Non uscire.
Sei debole.
Non prendertela tanto.
Sono solo animali.
Non essere così passionale.
Non piangere tanto.
Non fidarti di nessuno.
Non parlare con gli sconosciuti.
La gente approfitterà di te.
Chiudi le gambe.
La ragazze non sono brave:
coi numeri;
coi fatti;
a prendere decisioni difficili;
a sollevare pesi;
a organizzare;
a capire le notizie del mondo;
a pilotare aerei;
a comandare.
Se lui ti violenta, arrenditi,
ti ammazzerà se cerchi di difenderti.
Non viaggiare da sola.
Non sei niente senza un uomo.
Non fare la prima mossa,
aspetta che sia lui a notarti.
Non essere volgare.
Segui il gregge.
Rispetta le leggi.
Non essere troppo colta.
Tieni un profilo basso.
Trovati un uomo ricco.
E’ il tuo aspetto che conta,
non quel che pensi.

ECCO COSA TI DICO IO:
Sono tutte balle.
Non c’è un responsabile, tranne quelli
che fingono di esserlo.
Nessuno verrà a salvarti.
Nessuno capirà d’istinto i tuoi bisogni,
conoscerà il tuo corpo meglio di te.
Ribellati.
Chiedi.
Dì che lo vuoi.
Goditi la tua solitudine.
Prendi il treno per conto tuo e vai in posti
dove non sei mai stata.
Dormi sola sotto le stelle.
Impara a guidare col cambio manuale.
Allontanati finché non avrai più paura di
non tornare indietro.
Dì di no quando non vuoi fare una cosa.
Dì di sì se il tuo istinto è forte,
anche se qualcuno intorno a te non è d’accordo.
Decidi se vuoi essere amata o ammirata.
Decidi se farti accettare è più importante che scoprire
cosa ci fai qui.
Credi nei baci.
Lotta per la tenerezza.
Non reprimere i tuoi sentimenti.
Piangi quanto vuoi.
Fa del mondo un teatro
e appassionati alla vicenda.
Prendi il tempo che ti serve.
Và pure veloce,
se quello è il tuo passo.
Poniti queste domande:
perché sussurro quando ho qualcosa da dire?
Perché metto un punto di domanda in fondo
a tutte le mie frasi?
Perché chiedo scusa ogni volta che manifesto i miei bisogni?
Perché sto tutta curva?
O digiuno mentre mi piace mangiare?
O mi faccio del male mentre vorrei urlare?
Perché aspetto,
piagnucolo,
mi struggo,
mi adeguo?
Tu sai la verità:
a volte fa male;
i cavalli sanno provare amore;
tua madre voleva di più;
è più facile essere cattivi che intelligenti,
ma tu non sei così.

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Jeremy-Rifkin

« La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita; proviamo la sua solitudine esistenziale, la sua sofferenza personale e la sua lotta per esistere e svilupparsi come se fossero le nostre. Il nostro abbraccio empatico è il nostro modo di solidarizzare con l’altro e celebrare la sua vita.»

« Negli anni Cinquanta solo il 12% degli adolescenti fra i 14 e i 16 anni si dichiarava d’accordo con l’affermazione: «Sono una persona importante», ma negli anni Ottanta la percentuale dei ragazzi convinti della propria importanza è salita all’80%. Il problema è che, quando così tanti giovani si sentono speciali e più importanti degli altri, diventano meno tolleranti e meno disposti ad accettare critiche. Sono anche meno capaci di gestire i fallimenti, che sono una parte inevitabile della vita, e di esprimere empatia verso gli altri.»

Jeremy Rifkin, “La civiltà dell’empatia”

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coppia_29

« Non c’ero io nei tuoi pensieri, chissà a quale donna pensavi nelle tue fantasie, chissà a cosa pensi adesso, mentre spingi tra le mie gambe e hai paura di esplodere. Lo sento che hai paura, e non riesci a guardarmi negli occhi e ti nascondi nell’incavo della mia spalla perché io non ti veda, non ti giudichi, non stai facendo l’amore come non lo sto facendo io, ma stai lottando contro un esercito di nemici, e ti stai concentrando per scacciare il male. Ti chiedi come può fare male una cosa bella, e capisci soltanto adesso che la tua vera condanna è proprio questa, provare dolore per la bellezza, e allora è meglio aprirli gli occhi, per non perdersi in quell’abisso. Apri gli occhi, guardami adesso. Guardami! Non pensare più a niente. Non pensare … più … a niente.»
Francesca d’Aloia, “Il sogno cattivo”

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Anna_Magnani_2

« L’amore? Toglietemi pure tutto, l’Oscar, il denaro, la casa, ma l’amore no, non portatemelo via: l’amore è pioggia e vento, è sole e stella. L’amore è respiro e, lo so, lo so, è veleno. Certe sere mi dico: Anna apri gli occhi, questa è la cotta che ti manda al creatore…. Perché, vedi, lo ammetto ho un carattere eccessivo e smodato. Non mi so frenare, ogni volta che amo mi impegolo fino ai capelli. Sapessi che strazio, poi, uscirne vivi, che tragedia scappare! E una mattina ti svegli nel letto e non hai più sangue. Ma poi ricomincia ed è meraviglioso ».
(Anna Magnani)

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frida-kahlo

« Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh!, spero che tu sappia, se sei lì fuori e dovessi leggere ciò, che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te ».
Frida Kalho

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27 gennaio

shoah-8

ENIGMA

Da Bergen una cassa di denti d’oro,
Da Dachau una montagna di scarpe,
Da Auschwitz una lampada in pelle.
Chi ha ucciso gli ebrei?

Non io, esclama la dattilografa,
Non io, esclama l’ingegnere,
Non io, esclama Adolf Eichmann,
Non io, esclama Albert Speer.

Il mio amico Fritz Nova ha perduto il padre,
un sottufficiale dovette scegliere.
Il mio amico Lou Abrahms ha perduto il fratello.
Chi ha ucciso gli ebrei?

David Nova ingoiò il gas,
Hyman Abrahms fu picchiato e ucciso dalla fame.
Certi firmavano le carte,
e certuni stavano di guardia,

e certi li spingevano dentro,
e certuni versavano i cristalli
e certi spargevano le ceneri,
e certuni lavavano le pareti,

e certi seminavano il grano,
e certuni colavano l’acciaio,
e certi sgomberavano i binari,
e certuni allevavano il bestiame.

Certi sentirono l’odore del fumo,
certuni ne udirono solo parlare.
Erano tedeschi? Erano nazisti?
Erano uomini? Chi ha ucciso gli ebrei?

Le stelle ricorderanno l’oro,
il sole ricorderà le scarpe,
la luna ricorderà la pelle.
Ma chi ha ucciso gli ebrei?

(William Heyen)

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Giovane

La mia scolara della terza G,
che arriva sempre tardi,
è perchè si fa un netturbino ogni mattina.
Con quelle diecimila lei si compera
mutandine di pizzo, sigarette,
profumi sgarbati,
ma nei bar chiede una cioccolata,
unico cielo d’infanzia.

(Daria Menicanti)

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