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Archive for the ‘Comunicazioni’ Category

Avviso ai lettori

napolitano

Nell’eventualità che qualcuno, tralasciando i contenuti dei miei articoli, dovesse trovare il mio stile di scrittura – chiamiamolo così -, per nulla accattivante, molto formale, poco scorrevole, privo di enfasi, quindi, assolutamente non idoneo a qualsiasi genere letterario, soprattutto narrativo, beh! sappia che ha tutta la mia approvazione. A mia discolpa, aggiungo, semplicemente, che se faccio ricorso a questa forma – un po’ meno nei racconti – è per esigenza di sintesi, per tentare di condensare nel minor spazio possibile il maggior numero di concetti, informazioni, ecc.. Nel rileggermi, a volte, molti dei miei post sembrano dei verbali dei carabinieri, pieni zeppi di termini tecnici e avverbi. I migliori assomigliano a dei discorsi di Napolitano. Si può dire che nel mio caso, più che il “Verbo”, “L’avverbio s’è fatto carne”, rispettosamente, ovviamente.

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WikimediaFoundation

Caro/a Tommaso,
Ti ringraziamo per il tuo inestimabile contributo nel diffondere la conoscenza per tutti in tutto il mondo.
Mi chiamo Lila Tretikov e sono la Direttrice Esecutiva della Wikimedia Foundation. L’anno scorso, donazioni come la tua hanno alimentato i nostri sforzi per estendere l’enciclopedia in 287 lingue e renderla più accessibile in tutto il mondo. Ci battiamo soprattutto per raggiungere coloro che altrimenti non avrebbero alcun accesso all’istruzione. Portiamo la conoscenza a persone come Akshaya Iyengar, che vive a Solapur, in India. Crescendo in questo piccolo villaggio dedito alla produzione tessile, ha utilizzato Wikipedia come fonte pricipale di apprendimento. Per gli studenti di aree come questa, dove i libri sono un’eccezione ma esiste l’accesso ad Internet, Wikipedia è fondamentale. Akshaya si è infine laureata in un college indiano e adesso lavora come ingegnere informatico negli Stati Uniti, e proprio a Wikipedia riconosce il merito di metà della sua preparazione.
Non si tratta di un esempio isolato. La nostra è una missione nobile e presenta grandi sfide. La maggior parte delle persone che utilizzano Wikipedia è sorpresa nel venire a sapere che è gestita da un’organizzazione senza scopo di lucro, finanziata dalle vostre donazioni. Ogni anno, riceviamo donazioni da un numero di persone appena sufficiente per mantenere l’insieme della conoscenza umana a disposizione di tutti. Grazie di rendere questa missione possibile.
A nome del mezzo miliardo di persone che legge Wikipedia, delle migliaia di volontari e dello staff della Fondazione, ti ringrazio per aver contribuito a mantenere Wikipedia online e senza pubblicità per quest’anno.
Grazie,
Lila

Lila Tretikov
Direttrice esecutiva,
Wikimedia Foundation
donate.wikimedia.org

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Prendo spunto da un’osservazione che mi è stata mossa per chiudere il cerchio su un argomento abbastanza delicato, spiegandovi il mio rapporto con esso.
Dovete sapere che da giovane, influenzato da certe dottrine materialistiche, politico-filosofiche, che molto hanno in comune con la dottrina cristiana, ma che non contemplano in alcun modo il concetto di religione, anch’io ho assunto, come tanti, una posizione di scetticismo nei confronti del cristianesimo, anche se con l’orecchio sempre attento e sempre fermo sostenitore di tutti i principi sui quali si fonda.
Mi sono sentito una sorta di un agnostico-credente, anche se, in effetti, di credente c’era ben poco, dal momento che ritengo che la fede sia qualcosa di assoluto che non ammette aggettivazioni, come la giustizia. E’ improprio parlare di giustizia clemente o giustizia inumana, di fede salda o fede labile, la giustizia, come la fede, è una e incondizionata, o c’è o non c’è, o ci si crede o non ci si crede. Operare coscientemente in nome della giustizia, della fede – e dell’amore puro, aggiungo -, nella stretta osservanza di dogmi, leggi o consuetudini, conduce sempre a univoche soluzioni.
Col tempo, sfumata una certa irremovibilità, ho iniziato ad interrogarmi sulla mia “religiosità” in modo meno settario, e ad avvertire il dovere di operare una scelta, in qualunque direzione, obiettiva e serena. Cosa è successo, allora? Mi sono “concentrato”, quanto più neutrale e refrattario possibile di fronte ad eventuali condizionamenti esterni o fenomeni di suggestione, con l’intento di ascoltare netta e inconfondibile la Voce. Netta e inconfondibile non l’ho mai sentita, per la verità, allora ho pensato che non a tutti, e nelle stesse modalità, si manifesta Dio, e mi sono persuaso che è proprio questo il mistero della fede, altrimenti si tratterebbe di un fenomeno dimostrabile, “scientifico”, e quindi, anche se con contenuto fervore, e qualche perplessità, ho abbracciato la fede, o meglio, ho supposto di farlo nel momento in cui mi sono reso disponibile a ricevere, in piena liberta e gratitudine, tutti i sacramenti possibili, tutti tranne l’unzione, così come una buona metà di tutti gli esseri umani che conosco.
A questo punto mi si può chiedere: è bastato tutto questo a farmi sentire un buon cristiano? E’ bastato a rasserenarmi, a convincermi, ora più che mai, dell’esistenza dell’aldilà, adesso che ho sdoganato, tragicamente, per davvero la morte? E’ bastata la mia “osservanza” ad offrirmi una spiegazione convincente sul senso del libero arbitrio, la non ingerenza di Dio su ogni vicenda umana, sulla smisurata mole – tralasciando gli eventi naturali – di turpitudini, atrocità, infamie, scelleratezze, empietà, ignominie, crimini, misfatti commessi quotidianamente da orde di belve sanguinarie in ogni angolo della terra? Credo proprio di no! Mi manca ancora qualcosa – semmai arriverà.
Vi saluto col proposito di non tornare più sull’argomento, di non cavalcare oltre questo “filone”, soprattutto per non correre il rischio di essere accusato di strumentalizzazione: un sospetto purtroppo fondato.
Alla prossima!

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Semplicemente grazie

Chissà perché, ho sempre immaginato che far visita ai parenti dei defunti, negli attimi successivi al decesso, fosse un gesto poco opportuno, o quantomeno inefficace, se non addirittura un’indelicata intromissione. Mi son sempre detto: «Figuriamoci se in questi momenti posso essere di conforto a qualcuno. Forse non si accorgeranno neanche della mia presenza». A volte non ho partecipato neppure a funerali per questa ragione. Non è così! I parenti dei defunti non sono bestie ferite con i sensi ottenebrati dal dolore. I parenti dei defunti, sebbene profondamente angosciati, osservano, ascoltano, apprezzano. Discernono perfettamente tra abbracci sinceri e abbracci formali, forse ancor più che in un secondo momento, quando subentra la rassegnazione, e a tempo debito sanno essere riconoscenti.
Diceva Cesare Pavese, sebbene in un altro contesto: “Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita si dibatte …” e quando l’istinto della vita si dibatte, nel tentativo, spesso vano, di opporsi ad una grave ingiustizia, i sensi sono acuti. Credo che sia questa la spiegazione. Ne terrò conto d’ora in poi, ciò nondimeno, intendo ringraziare, nella forma più profonda, tutte le persone che sono passate da qui, soprattutto quelle che hanno lasciato un messaggio, un saluto, un cenno d’affetto, una testimonianza, anche per altre vie, in altre forme.
Vi lascio con una poesia del mio adorato Edgar Lee Masters. La dedico al sottoscritto e a tutti quelli che si tormentano nel Dubbio …

Le Roy Goldman

«Che cosa farete in punto di morte,
se per tutta la vita avrete rifiutato Gesù,
e saprete a quel punto, che Lui non vi è amico?»
continuavo a ripetere io, il predicatore.
D’accordo! Ma ci sono amici e amici.
E benedetto tu sia, dico io, ora che so tutto,
tu che hai perduto, prima della morte,
il padre o la madre, o il vecchio nonno o una sorella,
un’anima bella che visse con forza la vita,
e ti conobbe a fondo, e ti amò sempre,
e non mancherà di parlare per te,
e fare a Dio un ritratto approfondito della tua anima,
come solo può fare chi è della tua carne.
Quella è la mano cui la tua mano tenderà,
perché ti conduca lungo il corridoio
fino al tribunale dove nessuno ti conosce!

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Una storia particolare

MT2

Mancavano un paio di settimane al suo 60° compleanno – il 12 febbraio 2014 – il giorno in cui Maria Teresa si sottopose ad un esame ecografico per una sospetta colecistite. L’esame ne conferma l’infiammazione, e fatto ancor più grave, evidenzia un aneurisma dell’aorta addominale. Dopo qualche giorno viene eseguita un’angio-tac. Il responso è preoccupante: una dilatazione massima di 6,5 cm per una lunghezza di circa 20. Il rischio medio di rottura, in queste condizioni, è intorno al 40-50%. Maria Teresa si consulta con degli amici medici, delle persone fidate, le quali le consigliano di rivolgersi ad un famoso chirurgo vascolare: il dottor nonpossofareilnome – per non rischiare il danno oltre la beffa. Lo stimato primario, dopo aver visionato l’esame, fissa un incontro con Maria Teresa per fine febbraio. In quella occasione, dopo le raccomandazioni di rito, la invita a consultare un cardiologo – la paziente soffre di leggera ipertensione – e le comunica che entro qualche settimana, in funzione dei tempi di realizzazione di un’endoprotesi personalizzata, l’avrebbe informata sulla data approssimativa dell’intervento, ovviamente, da praticare con tecnica endovascolare. Nel successivo contatto telefonico, prospetta alla sua assistita un intervento per metà giugno, dal momento che la protesi, proveniente dall’Inghilterra, non sarebbe stata pronta prima di due mesi circa. Maria Teresa da il suo assenso e nel frattempo – tra marzo e aprile – si sottopone ad un intervento di colecistectomia, praticato con metodo tradizionale, per evitare rischi. Un intervento perfettamente riuscito.
A metà giugno, Maria Teresa contatta il dottor X per un sollecito. Il dottore la informa che l’endoprotesi non sarebbe stata più fornita da un’azienda inglese bensì da una azienda australiana, e non prima di settembre/ottobre, senza fornire ulteriori spiegazioni. In quel periodo la paziente inizia ad avvertire forti fastidi alla schiena, sempre più intensi. Di questo informa il dottor X, il quale la rassicura, dicendole che l’origine di quel fastidio non è da mettere in correlazione con la sua patologia.
Dopo la notizia del rinvio, a chiunque, soprattutto le figlie, l’invitava, ragionevolmente (troppo ragionevolmente) a sondare soluzioni alternative, a contattare altri centri, Maria Teresa, nonostante qualche perplessità, continuava a tranquillizzare chiunque, manifestando fiducia incondizionata nei medici che la seguivano: il dottor X e gli amici che gliel’avevano consigliato.
Si arriva al mese di agosto, il giorno 19. Com’era probabile, passeggiando su e giù per un tempo biblico su di un campo minato, Maria Teresa becca una mina. Non è stata una mina potente, di quelle che lasciano 2/3 minuti di vita, bensì una dissecazione di circa 6 cm – un’emorragia tra le pareti interne dell’aorta – la prima di una serie. Viene ricoverata d’urgenza presso l’ospedale di San Giovanni Rotondo, informando telefonicamente del’accaduto il dottor X. Una nuova angio-tac, ad oltre sei mesi di distanza dalla prima, rivela una dilatazione di 8,5 cm ed una lunghezza complessiva di 25cm.
Dopo un giorno in reparto di rianimazione e successivi quattro nel reparto di chirurgia vascolare, il pomeriggio di sabato 23, a seguito di una successiva crisi, documetata da una nuova angio-tac, viene trasferita in autoambulanza presso il San Camillo di Roma, dove giunge a notte fonda, dopo oltre 4 ore di viaggio. Il primario dell’unità di chirurgia vascolare, il dottor Cao, alle 4 di mattina, allerta il suo staff per preparare un intervento d’urgenza, un intervento che, incredibile a credersi, se solo Maria Teresa si fosse presentata a Roma meno malconcia, si sarebbe potuto effettuare nel giro di qualche giorno col trattamento endovascolare – testuali parole del dottor Cao – lo stesso proposto dal dottor X. C’è da chiedersi come sia possibile.
L’intervento col metodo tradizionale, uno dei più invasivi in assoluto, è iniziato, più o meno, alle otto di mattina di domenica 24, con un’emorragia addominale in atto. Dal punto di vista dell’innesto artificiale della protesi aortica, l’intervento è tecnicamente riuscito. E’ durato nove ore, tre delle quali – 172 minuti, per l’esattezza – con circolazione extracorporea: una condizione purtroppo inevitabile, estremamente stressante. Tre giorni dopo, alle prime luci dell’alba di mercoledì 27 agosto, Maria Teresa muore per arresto cardiaco.
Se vi è stato qualche disguido, qualche imprevisto o qualche sottovalutazione, credo che sia giusto che si sappia, lo riteniamo noi tre – i suoi fratelli – le due giovani figlie, il marito, e tutte le persone che soffrono di questa subdola patologia e che attendono un intervento – se questi sono i tempi d’attesa credo che sia assolutamente opportuno metterli in guardia. Per ultimo, lo desiderano due anziani genitori, di 82 e 87 anni, costretti, dopo un’esistenza spesa in attesa di una meritata serenità, a vivere ultimi anni della loro vita oppressi da un’insostenibile fardello.

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla, ma non nel linguaggio delle parole, nel silenzio.”
(Tiziano Terzani)

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Ballerina_

«E adesso propongo un bel brindisi per il futuro sposo!!»
“EVVVAI!!! … E siamo a 10.”
“Ragazzi!! Ringrazio tutti per la bellissima cena. Siete stati davvero fantastici!!”
«Ringraziaci più tardi, dopo le preghiere.»
“Le preghiere?! … Uagliù! Nun facimm strunzat’.”
«Non ti preoccupare … Seguici.»

Arrivati al piano superiore della bettola entrammo in una stanza completamente vuota. C’era solo una vecchia cassettiera accostata a una parete, con un paio di candele accese, e tutta una serie di sedie disposte a semicerchio lungo le pareti. Al centro della stanza c’era il trono riservato al festeggiato: il nostro futuro sposo.
All’improvviso si spensero le luci. Tutti quanti, a lume di candela, tranne i tre, quattro organizzatori di quella seduta apotropaica, rimanemmo in attesa che da un momento si presentasse qualcuno a consegnarci un rosario; le premesse sembravano quelle … invece … Da una porta secondaria, affianco alla cassettiera, assieme alle note di “Giù la testa”, di Ennio Morricone – almeno quelle mi sembravano – entrò una specie di pistolera.
Era caruccia, dai bei lineamenti, magrolina, altezza media, tutta vestita di nero: cappello, stivali, pantalone (a strappo rapido), gilet (borchiato) e pistole, ovviamente. Tutto lasciava presagire che non fosse li per forgiare barboncini e coniglietti con i palloncini colorati, piuttosto per mostrare un altro genere di effetti illusori – e ne creò qualcuno molto ma molto suggestivo.
Dopo circa una decina di minuti, quest’improbabile sceriffo, rimase semplicemente con gli stivali, un frustino e un triangolo isoscele. Ad un tratto, passò in rassegna tutti quanti, e, incredibile a credersi – posso citare numerosi testimoni a tal proposito, compreso mio fratello – arrivò di fronte a me e si sedette sulle gambe. Chi ha avuto a che fare con i bambini piccoli, sa bene che quando questi salgono sulla ginocchia, per istinto si è portati a infilare una mano sotto un ascella, per evitare che cadano; beh!! Questa premura mi costò una frustata …

“Giù le mani dalla mercanzia!! Non si tocca!”
«Azz!!! … Ma veramente non era nelle mie intenz … Vabbé!!»

La cosa andò avanti per qualche altro minuto, noi sempre intorno, lei che girava infervorando gli animi e il festeggiato al centro, finché la giovinetta non decise di esibirsi nella performance più strabiliante: la luce dell’anima. Completamente nuda, poggiò una torcia a terra. Un colpo di magia e voilà!! La torcia cominciò a sollevarsi dal pavimento senza l’ausilio delle mani, stretta nella morsa dell’origine del mondo – quella di Courbet, per intenderci.
Nella congrega calò il silenzio. La tensione raggiunse l’apice. Un turbinio di giravolte, capriole e scie luminose che si proiettavano sul soffitto, sulle pareti, sui nostri volti esterrefatti. In passato avevo sentito parlare di uomini rimasti abbagliati alla vista di una Jolanda ma non credo con quella intensità. Ad un certo punto mi venne da sussurrare sottovoce, da maniaco quale sono, senza troppa convinzione, però, per timore di una nuova reazione:

«Scusa! Hai anche la luce della retromarcia?»

Captai solo in parte il senso della colorita risposta in dialetto siciliano – la terra d’origine dell’amazzone.
Quello che avvenne dopo – per carità, nulla di indecente – fu da tipico addio al celibato: il festeggiato al centro della stanza, le mani legate, bendato e la ninfetta che gli praticò lo streap senza la minima delicatezza, fino a lasciarlo in mutande. I bottoni della camicia partirono a raffica. Per il pantalone, invece, si dovette far ricorso ad un trinciapollo, preso in prestito dal locale …

“Ué! Ué! Bella!! Che è ‘sto rumore? … Non vedo niente. Che stai facenn? … NOOOOO!!! ‘O PANTALONE NOOO! … MANNAGGIA ‘A MISERIA!! … E’ NUOVO!! TI PREGO!! … Evvabbuò!! Amen!”

E tutto finì in preghiera, come preannunciato.

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babbuini_2

Correva l’anno 1985. Prime due settimane d’agosto. Nord della Riviera di Makarska, Croazia (all’epoca dei fatti: Jugoslavia), nei pressi di Spalato. I nomi esatti dei due alberghi, a 4 stelle, uno a settimana, e la loro precisa ubicazione, non li ricordo. Chiedo lumi a te, miss Posillipo (la mia compagna di vacanza), semmai dovessi trovarti a leggere questo post. Rammento solo che la quota giornaliera per la mezza pensione era di 30mila lire (15€ circa), irrisoria già a quei tempi.
La prima settimana trascorse egregiamente, senza alcun imprevisto: sistemazione ottima, spiaggia pulita e poco affollata, sebbene poco ampia. D’altra parte, trovare in Croazia un tratto di costa che non sia devastato da spuntoni rocciosi è davvero un’impresa. Principali attività diurne: sbracamento toltale ed escursioni su di un arcipelago antistante l’albergo. Attività notturne: “considerazioni esistenziali” in essenza di pivo, una specie di birra poco alcolica e dolciastra.
La settimana successiva, dopo aver sistemato i bagagli nel nuovo albergo, ci dirigemmo verso la spiaggia privata.

«Azz!! Qua pare ‘e stà a Mondragone!»

“Mamma che folla, Tommy, e mò che facciamo?”

«Incamminiamoci da quella parte, cara! Seguiamo quel sentiero; quello lì immerso in quella macchia mediterranea.»

“Ecco!! Cominciamo a dire fesserie! Chi ti ha detto che si tratta di macchia mediterranea?”

«Conosci, per caso, un posto di mare, e non solo di mare, dove non ci sta ‘sta cazz’ ‘e macchia mediterranea? ‘Sti posti so’ tutti uguali: sempre ‘e stesse piante.»

Dopo 300/400 metri …

“Noooo!!! Tommy, guarda quei due anziani che passeggiano … Come è possibile? … Torniamo indietro.”

«Hai! Hai! Miss Posillipo, sono sfiorato da un sospetto …»

“Quale sospetto? … Io mi sento in imbarazzo. Sembriamo due guardoni.”

«Non ti preoccupare, prosegui! Fai la tipa distratta.»

Superata una collinetta, una distesa di sabbia bianca, pulitissima, molto meno affollata della precedente e popolata, a perdita d’occhio, da culi, tette e sanguisughe giganti, senza un minimo rivestimento.

«Porca Troia!!»

“Oh! Mioddio!! Io me ne torno in albergo”

«Ma quando mai!! Stai calma! Ragioniamo un attimo … La spiaggia è bellissima; non c’è folla; il mare è uno spettacolo; nessuno ci conosce … ma che ce ne fotte!»

E fu così che iniziò la mia prima e unica settimana in una spiaggia per nudisti. Il primo giorno, abituati già a lunghi periodi di esposizione, tornammo in albergo come due babbuini. Quella sera camminammo tantissimo, fino allo stremo delle forze, senza mai sederci. Per un giorno e mezzo andarono a farsi benedire anche le considerazioni esistenziali. Il lieve disagio psicologico iniziale, invece, durò pochissimo, solo qualche minuto. Più passava il tempo, e più tutto ci sembrava nomale, naturale, spontaneo. E’ un’esperienza simpatica, liberatoria, che consiglio a chiunque. I racconti di maschi meridionali, retrogradi, costretti in campi nudisti, a pancia sotto, a lasciare la propria postazione al tramonto, dopo ripetute trivellazioni del sottosuolo, sono solo una leggenda metropolitana, non c’è che dire, soprattutto in posti come quelli, dove le femminucce non praticano (almeno a quei tempi) alcuna forma di depilazione. Ovviamente, di tanto in tanto, compariva qualche silfide teutonica, e magari qualcuna di queste non si curava affatto – chissà fino a che punto, involontariamente – di evitare di evocare antiche pratiche catartiche, quando si spalmava la crema, massaggiandosi in ogni dove, con gesti accurati e cadenzati. Per fortuna, in ogni angolo della terra, la natura offre sempre un rimedio per qualunque afflizione. Alle prime avvisaglie, VIA!! Un bel tuffo in acqua e tutto rientrava nell’alveo della normalità; tutto si ridimensionava … anche troppo!!

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Ringrazio cherryorange per avermi simpaticamente insignito del “Premio Curiosità 2014”. Concordo con Cherry sul fatto che sia un’idea simpatica e stuzzicante per conoscere dettagli inediti della vita privata degli amici blogger.
Parto con le domande alle quali, per un fatto di cortesia nei confronti dei vostri colleghi, se lo riterrete opportuno, potete anche evitare di rispondere:

1) Come ti chiami realmente?

Tommaso Francesco Renna

2) Qual è la tua vera età?

Quella falsa è 36

3) E quella che vorresti avere?

36

4) Qual è l’ultimo sms che hai ricevuto?

Il tuo abbonamento Premium sta per scadere, per rinnovarlo collegati al sito www.monadifata.it

5) Com’è stato il tuo primo bacio?

Ricordo esattamente che ci trovavamo in bagno. Eravamo arrivati in caserma da pochi giorni.

6) Cos’hai sognato stanotte?

Inizialmente buchi e poi il tunnel della Manica, passando da fase REM a fase RUM.

7) Domani parti: dove vai?

In Inghilterra, da mio fratello … appunto!

8) A cosa stai pensando?

A qualche tecnica di suicidio che occulti la volontarietà. Se mi sgamassero, non reggerei i sensi di colpa.

9) Cosa farai stasera?

Quello che farò domani, dopodomani, domani l’altro, posdomani, tra cinque giorni …

10) Se potessi incontrare dal vivo solo un blogger chi sceglieresti? Perché?

Ehm …. vorrei evitare di fare un torto a qualcuno manifestando il desiderio di uscire con lui. Il perché, però, potrei svelarlo, ma non su questo blog; ci tengo al decoro.

E qui di seguito nomino i blogger che ritengo meritevoli, a loro volta, di questo riconoscimento:

Chiunque reputi di meritarlo …

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Evoluzione della specie

Ragazza_lupo_1bis

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Renzi_il_magnifico_2

Nono so perché ma ci sono giorni nei quali mi sento orgoglioso di essere italiano. Molto, ma molto meno di essere del sud.

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