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Archive for novembre 2014

Omaggio ad una Stella

L’audio, purtroppo, non è un granché ma le parole …

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leone in gabbia

Magari!! Potessi sempre … E’ quello che vorrei. E’ come ci si dovrebbe comportare. Diciamo che, sufficientemente, saprei anche cavarmela, senza apparire troppo patetico e scontato. Per fortuna esistono i grandi poeti – in fondo, che ci stanno a fare?

Sii gentile

Ci viene sempre chiesto
di comprendere l’altrui
punto di vista,
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

Uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

Ma l’età è la somma
delle nostre azioni.
Sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa?
Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

L’età non è un crimine
ma l’infamia
di un’ esistenza
deliberatamente
sprecata,
in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate, lo è.

(Charles Bukowski)

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rainbow

«Vengono i crampi alla vita, in una bella giornata di sole a guardar piovere dentro, a voler buttare fuori l’arcobaleno, la magia, secoli di rabbia, attimi d’immenso.
Riprendere fiato, ripulire il respiro e chiedere all’amore di entrare come un debuttante entra all’esordio della primavera.
E sentire d’improvviso l’applauso del vento.»
Massimo Bisotti, “La luna blu – Il persorso inverso dei sogni”

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Non esistono
ragioni o convenienze
che fomentano
pulsioni estenuanti.
Penso ai padri missionari,
penso agli eroi.
Penso ai matti,
ai saltimbanchi.
Penso al genio di quell’uomo
che dall’alto della vetta
più imponente del Nepal
urlò al cielo a squarciagola:
“CHE VEDUTAAA!!”

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Svignarsela …

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Case di pescatori_

«Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembrano navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga.
Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi difficili ma io, per qualche strana ragione, ero felice.»
Stefano Benni; “Il bar sotto il mare”

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lr_testo

… eppure sembrava una normalissima sigaretta.

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Perché dovrei spiegarne la ragione? Per darvi l’opportunità d’una ragionevole ragione che, ragionandoci su, servirebbe solo a dare una ragionevole risposta a voi stessi non a me?
Abbiamo provato, tentato, io a dire la mia voi le vostre ragionate ragionevoli ragioni, cercando di proseguire come se la ragione data fosse veramente ragionevole, ignorando (o non accettando) ciò che realmente è “irragionevole”.
Tutto ci riporterebbe inevitabilmente al medesimo punto: alla ragionata ragione, al non volervi spiegare per l’ennesima volta la ragione, e nel caso che, irragionevolmente, vi volessi dare quella ragione – come se non fossero state sufficienti le mille volte precedenti – darvi l’ulteriore possibilità di offrire le vostre ragioni, valide solo per continuare a dare ragione a voi stessi.
Una ragnatela inestricabile che, probabilmente, non c´è ragione sia districata. E che rimanga pure per il resto della nostra comune irragionevole esistenza ingarbugliata. Ognuno si tenga ben strette le sue ragioni!
Qui casca l’asino, però, – almeno per me – perché voi andreste via felici, contenti con il vostro “buono ragione” in tasca da sbandierare a piacere, ed io continuerei a chiedermi: “Perché devo tenermela questo cazzo di ragione se in realtà l’irragionevolezza, la perdita definitiva della ragione – quest’appendice utile solo per gli altri ma inutile, anzi nociva per me – è ciò a cui aspiro?”.
Non conosco la risposta, la ragione. Ho provato più di una volta con tutti i mezzi disponibili ad estirparla. Ho tappato la bocca per tacere, segmentando il cervello, tagliuzzando gran parte delle parole pensabili, esistenti, sensate, contenute, ma non ho raggiunto l’obiettivo. Ho perso parole, non son riuscito a bloccare il corso dei pensieri e della ragione.
In conclusione sapete cosa vi dico? Andiamo tutti al diavolo!! Voi con i vostri “punti ragione” e io con la mia ragione, ridotta a un “punto!”.

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Metafora

«C’è cattivo gusto e cattivo gusto: c’è il cattivo gusto sano e rigenerante che consiste nel creare orrori per fini salutari, purgativi, gioiosi e virili, come una buona vomitata; e poi c’è l’altro cattivo gusto, apostolico, che, offuscato da quel grazioso rigurgito, ha bisogno di una tuta stagna per aprircisi un varco. E quello scafandro è la metafora, che permette al metaforizzatore di esclamare sollevato: «Ho attraversato Tacht da parte a parte e non mi sono sporcato!»
Amélie Nothomb; “L’igiene dell’assassino”- (Prétextat Tacht)

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Indifferenza

«Dietro la maschera della libertà spesso si nasconde la noncuranza, il desiderio di non essere coinvolti. C’è un confine sottilissimo, passarlo o non passarlo è questione di un attimo, di una decisione che si prende o non si prende; della sua importanza ti rendi conto soltanto quando l’attimo è trascorso. Solo allora ti penti, solo allora comprendi che non ci doveva essere libertà ma intrusione: eri presente, avevi coscienza, da questa doveva nascere l’obbligo ad agire.»
Susanna Tamaro, “Và dove ti porta il cuore”

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