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Archive for 2 settembre 2014

Una storia particolare

MT2

Mancavano un paio di settimane al suo 60° compleanno – il 12 febbraio 2014 – il giorno in cui Maria Teresa si sottopose ad un esame ecografico per una sospetta colecistite. L’esame ne conferma l’infiammazione, e fatto ancor più grave, evidenzia un aneurisma dell’aorta addominale. Dopo qualche giorno viene eseguita un’angio-tac. Il responso è preoccupante: una dilatazione massima di 6,5 cm per una lunghezza di circa 20. Il rischio medio di rottura, in queste condizioni, è intorno al 40-50%. Maria Teresa si consulta con degli amici medici, delle persone fidate, le quali le consigliano di rivolgersi ad un famoso chirurgo vascolare: il dottor nonpossofareilnome – per non rischiare il danno oltre la beffa. Lo stimato primario, dopo aver visionato l’esame, fissa un incontro con Maria Teresa per fine febbraio. In quella occasione, dopo le raccomandazioni di rito, la invita a consultare un cardiologo – la paziente soffre di leggera ipertensione – e le comunica che entro qualche settimana, in funzione dei tempi di realizzazione di un’endoprotesi personalizzata, l’avrebbe informata sulla data approssimativa dell’intervento, ovviamente, da praticare con tecnica endovascolare. Nel successivo contatto telefonico, prospetta alla sua assistita un intervento per metà giugno, dal momento che la protesi, proveniente dall’Inghilterra, non sarebbe stata pronta prima di due mesi circa. Maria Teresa da il suo assenso e nel frattempo – tra marzo e aprile – si sottopone ad un intervento di colecistectomia, praticato con metodo tradizionale, per evitare rischi. Un intervento perfettamente riuscito.
A metà giugno, Maria Teresa contatta il dottor X per un sollecito. Il dottore la informa che l’endoprotesi non sarebbe stata più fornita da un’azienda inglese bensì da una azienda australiana, e non prima di settembre/ottobre, senza fornire ulteriori spiegazioni. In quel periodo la paziente inizia ad avvertire forti fastidi alla schiena, sempre più intensi. Di questo informa il dottor X, il quale la rassicura, dicendole che l’origine di quel fastidio non è da mettere in correlazione con la sua patologia.
Dopo la notizia del rinvio, a chiunque, soprattutto le figlie, l’invitava, ragionevolmente (troppo ragionevolmente) a sondare soluzioni alternative, a contattare altri centri, Maria Teresa, nonostante qualche perplessità, continuava a tranquillizzare chiunque, manifestando fiducia incondizionata nei medici che la seguivano: il dottor X e gli amici che gliel’avevano consigliato.
Si arriva al mese di agosto, il giorno 19. Com’era probabile, passeggiando su e giù per un tempo biblico su di un campo minato, Maria Teresa becca una mina. Non è stata una mina potente, di quelle che lasciano 2/3 minuti di vita, bensì una dissecazione di circa 6 cm – un’emorragia tra le pareti interne dell’aorta – la prima di una serie. Viene ricoverata d’urgenza presso l’ospedale di San Giovanni Rotondo, informando telefonicamente del’accaduto il dottor X. Una nuova angio-tac, ad oltre sei mesi di distanza dalla prima, rivela una dilatazione di 8,5 cm ed una lunghezza complessiva di 25cm.
Dopo un giorno in reparto di rianimazione e successivi quattro nel reparto di chirurgia vascolare, il pomeriggio di sabato 23, a seguito di una successiva crisi, documetata da una nuova angio-tac, viene trasferita in autoambulanza presso il San Camillo di Roma, dove giunge a notte fonda, dopo oltre 4 ore di viaggio. Il primario dell’unità di chirurgia vascolare, il dottor Cao, alle 4 di mattina, allerta il suo staff per preparare un intervento d’urgenza, un intervento che, incredibile a credersi, se solo Maria Teresa si fosse presentata a Roma meno malconcia, si sarebbe potuto effettuare nel giro di qualche giorno col trattamento endovascolare – testuali parole del dottor Cao – lo stesso proposto dal dottor X. C’è da chiedersi come sia possibile.
L’intervento col metodo tradizionale, uno dei più invasivi in assoluto, è iniziato, più o meno, alle otto di mattina di domenica 24, con un’emorragia addominale in atto. Dal punto di vista dell’innesto artificiale della protesi aortica, l’intervento è tecnicamente riuscito. E’ durato nove ore, tre delle quali – 172 minuti, per l’esattezza – con circolazione extracorporea: una condizione purtroppo inevitabile, estremamente stressante. Tre giorni dopo, alle prime luci dell’alba di mercoledì 27 agosto, Maria Teresa muore per arresto cardiaco.
Se vi è stato qualche disguido, qualche imprevisto o qualche sottovalutazione, credo che sia giusto che si sappia, lo riteniamo noi tre – i suoi fratelli – le due giovani figlie, il marito, e tutte le persone che soffrono di questa subdola patologia e che attendono un intervento – se questi sono i tempi d’attesa credo che sia assolutamente opportuno metterli in guardia. Per ultimo, lo desiderano due anziani genitori, di 82 e 87 anni, costretti, dopo un’esistenza spesa in attesa di una meritata serenità, a vivere ultimi anni della loro vita oppressi da un’insostenibile fardello.

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla, ma non nel linguaggio delle parole, nel silenzio.”
(Tiziano Terzani)

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