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Archive for 18 marzo 2014

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La discussa legge Merlin, che nel 1958 vietò le “case chiuse” in Italia, potrebbe presto essere modificata. È stato infatti presentato un D.D.L. Prostituzione che supererebbe la vecchia legge e regolarizzerebbe l’esercizio della professione nelle abitazioni private. Ciò non significherebbe riaprire le “case di tolleranza”, bensì permettere alle donne e agli uomini che si prostituiscono volontariamente per lavoro (vedi le escort) di ottenere tutele come tutti i normali lavoratori e di pagare le tasse, il tutto condito da regole sanitarie ed autorizzazioni specifiche. Il D.D.L. è di natura bipartisan, in quanto le promotrici sono le senatrici Maria Spilabotte del PD ed Alessandra Mussolini di FI.
“Riconoscere i diritti di prostitute e gigolò e limitare il fenomeno delle tratte”. Sono questi gli obiettivi del D.D.L. Prostituzione, che probabilmente farà tanto discutere nei prossimi giorni. Ecco come funziona. Per esercitare la professione bisognerà ottenere delle apposite autorizzazioni. Dopo aver inoltrato la domanda, sarà la Camera di Commercio a dare l’ok per svolgere l’attività. Per ottenere tale autorizzazione bisognerà ottenere dall’ASL un certificato di idoneità psicologica che attesti la libera volontà di svolgere la professione, scongiurando possibili padroni e sfruttamenti. Una volta ottenuta l’autorizzazione (che dovrà essere rinnovata ogni 6 mesi al prezzo di 6mila euro, o 3mila se part-time), la prostituta avrà un “patentino professionale” ed dovrà aprire una partita IVA per pagare le tasse. A questo punto dovrà avvertire il Comune di riferimento per ottenere il permesso di esercitare prostituzione dentro la propria abitazione, secondo norme sanitarie ben precise (tra cui l’obbligo del preservativo).
Il D.D.L. farà sicuramente discutere. Composto da 7 articoli, sono due quelli che faranno più clamore. Seppur il D.D.L. si riferisca alle sole abitazioni private, l’art.3 dà facoltà agli Enti locali di individuare luoghi pubblici per esercitare la prostituzione e di estendere dunque il campo della normativa. In pratica, il D.D.L. non riaprirebbe le “case chiuse” ma darebbe comunque ai Comuni la possibilità di farlo. Anche l’art.7 potrebbe creare polemiche, poiché proporrebbe di introdurre nelle scuole secondarie l’insegnamento di 20 ore di educazione sessuale. Discussioni a parte, oltre alle prostitute, anche i proprietari degli immobili potrebbero trovare giovamento da una legge del genere. Non sarebbe infatti più punibile chi affitta (consapevolmente o no) una casa, al cui interno si esercita la prostituzione. Ovviamente chi esercita la professione deve essere in regola con le autorizzazioni.
(Fonte: International Business Times – 6 Marzo 2014 )

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