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Archive for 11 febbraio 2014

Io fotografo

Forse non tutti sanno che la fotografia, come mi ha fatto ricordare Marì (con l’accento sulla “i”), specialmente quella pubblicitaria, è un’attività verso la quale ho provato sempre un’enorme interesse. Per diversi anni ho impegnato risorse di ogni genere, giornate intere in camera oscura, ingranditori, banchi ottici, prodotti chimici, riviste, pubblicazioni di ogni genere –  i trattati di Andreas Feininger – nonché diverse macchine fotografiche, 35mm, 6×4,5, 6×6, Pentax, Nikon, Zenza Bronica, Mamiya .. ecc. ecc., sperando di lavorare per qualche agenzia. Siccome però, da le mie parti, in Campania, questa attività, almeno 20/30 di anni fa, era poco diffusa e poco apprezzata, e soprattutto poco redditizia, avrei dovuto lasciare il mio lavoro e partire all’avventura (ah! L’avessi fatto!). L’unica alternativa, per entrare nel giro, erano i lavori privati, tipo cerimonie; attività che non hanno niente a che fare con la creatività, con l’arte. Con il tempo, quindi, ho dovuto rinunciare (nessuno vicino che mi incitasse). Se ci fosse stato il digitale, sarebbe stato tutto diverso e molto meno oneroso. Quando o iniziato io, con il flash a polvere di magnesio, il banco ottico a soffietto, la tendina in testa e il pappagallo sul trespolo per immobilizzare i soggetti in posa, se sbagliavo un’inquadratura, erano cazzi!! Altro che riprese a raffica digitale. Ora avrei potuto (e non lo faccio per ripicca), divagare, sperimentare, ricercare …
Allora speravo di diventare un piccolo Oliviero Toscani (un Toscanello.. và!), e in un certo senso, con il tempo ci sono anche riuscito … è andato tutto in fumo …

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Jeremy-Rifkin

« La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita; proviamo la sua solitudine esistenziale, la sua sofferenza personale e la sua lotta per esistere e svilupparsi come se fossero le nostre. Il nostro abbraccio empatico è il nostro modo di solidarizzare con l’altro e celebrare la sua vita.»

« Negli anni Cinquanta solo il 12% degli adolescenti fra i 14 e i 16 anni si dichiarava d’accordo con l’affermazione: «Sono una persona importante», ma negli anni Ottanta la percentuale dei ragazzi convinti della propria importanza è salita all’80%. Il problema è che, quando così tanti giovani si sentono speciali e più importanti degli altri, diventano meno tolleranti e meno disposti ad accettare critiche. Sono anche meno capaci di gestire i fallimenti, che sono una parte inevitabile della vita, e di esprimere empatia verso gli altri.»

Jeremy Rifkin, “La civiltà dell’empatia”

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