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Archive for febbraio 2014

«Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “Oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avranno fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa.»
Charles Bukowski, “Il gran gioco dell’erba“

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… e non c’è un Dio che decida per noi

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Eve_Ensler

A volte ho la sensazione di fare un torto ad un autore, estrapolando a mio piacimento qualche striminzita citazione, un aforisma, qualche frase. E’ un intento che rende oggettivamente difficile, per chi legge, valutare accuratamente e nella sua interezza le reali qualità di un artista, il suo messaggio, la sua grandiosità: lo stile, la creatività, la capacità espressiva. Purtroppo lo spazio è quello che è. Ciò nonostante, spero di riuscire comunque a suscitare, con piccoli assaggi, in coloro i quali non hanno ancora maturato una specifica conoscenza, un desiderio di approfondimento.
Fatta questa premessa, opportuna più che mai in questo caso, parlando, cioè, di Eve Ensler, un’autentica paladina, un’autrice della quale sarei tentato di riportare l’intera bibliografia, per quanto variegato, affascinate e interessante sia l’intero suo pensiero, a cominciare da “I monologhi della vagina”, vi offro un passaggio tratto da “Io sono emozione. La vita segreta delle ragazze”.
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Le ragazze capiscono tutto. È il loro modo speciale di essere nel mondo. Sanno tutto dell’amore, sanno consolare chi ne ha bisogno, hanno una spiccata intelligenza emotiva e affettiva, sanno anche quali colori vanno bene insieme, ma non per civetteria, solo per un innato senso del gusto. Spesso invece chi le guarda, chi vive con loro, sa poco, o quasi niente delle loro vite. I genitori, la società, la religione, vogliono etichettarle, manipolarle, impedir loro di esprimersi liberamente. Le pretendono belle, perfette, magre, obbedienti, sante. E non è difficile intuire quanto possa essere imprigionante la condizione di ragazza, ma anche come ne renda le menti più attive e sognatrici, più ironiche rispetto a quelle dei loro coetanei maschi, come ne alimenti la forza, la consapevolezza.

ECCO COSA TI DIRANNO:
Trovati un uomo.
Cerca protezione.
Il mondo è spaventoso.
Non uscire.
Sei debole.
Non prendertela tanto.
Sono solo animali.
Non essere così passionale.
Non piangere tanto.
Non fidarti di nessuno.
Non parlare con gli sconosciuti.
La gente approfitterà di te.
Chiudi le gambe.
La ragazze non sono brave:
coi numeri;
coi fatti;
a prendere decisioni difficili;
a sollevare pesi;
a organizzare;
a capire le notizie del mondo;
a pilotare aerei;
a comandare.
Se lui ti violenta, arrenditi,
ti ammazzerà se cerchi di difenderti.
Non viaggiare da sola.
Non sei niente senza un uomo.
Non fare la prima mossa,
aspetta che sia lui a notarti.
Non essere volgare.
Segui il gregge.
Rispetta le leggi.
Non essere troppo colta.
Tieni un profilo basso.
Trovati un uomo ricco.
E’ il tuo aspetto che conta,
non quel che pensi.

ECCO COSA TI DICO IO:
Sono tutte balle.
Non c’è un responsabile, tranne quelli
che fingono di esserlo.
Nessuno verrà a salvarti.
Nessuno capirà d’istinto i tuoi bisogni,
conoscerà il tuo corpo meglio di te.
Ribellati.
Chiedi.
Dì che lo vuoi.
Goditi la tua solitudine.
Prendi il treno per conto tuo e vai in posti
dove non sei mai stata.
Dormi sola sotto le stelle.
Impara a guidare col cambio manuale.
Allontanati finché non avrai più paura di
non tornare indietro.
Dì di no quando non vuoi fare una cosa.
Dì di sì se il tuo istinto è forte,
anche se qualcuno intorno a te non è d’accordo.
Decidi se vuoi essere amata o ammirata.
Decidi se farti accettare è più importante che scoprire
cosa ci fai qui.
Credi nei baci.
Lotta per la tenerezza.
Non reprimere i tuoi sentimenti.
Piangi quanto vuoi.
Fa del mondo un teatro
e appassionati alla vicenda.
Prendi il tempo che ti serve.
Và pure veloce,
se quello è il tuo passo.
Poniti queste domande:
perché sussurro quando ho qualcosa da dire?
Perché metto un punto di domanda in fondo
a tutte le mie frasi?
Perché chiedo scusa ogni volta che manifesto i miei bisogni?
Perché sto tutta curva?
O digiuno mentre mi piace mangiare?
O mi faccio del male mentre vorrei urlare?
Perché aspetto,
piagnucolo,
mi struggo,
mi adeguo?
Tu sai la verità:
a volte fa male;
i cavalli sanno provare amore;
tua madre voleva di più;
è più facile essere cattivi che intelligenti,
ma tu non sei così.

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A classic song …

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brain-map

Toglietemi tutti i libri di elettronica, bruciateli pure, se vi va. Non ho bisogno di ripassi, io sono un violinista di fronte al pentagramma. So leggere uno schema elettronico: quell’infinità di simboli. Ho imparato per passione, ed ho imparato anche a non chiedermi se sia nato per quello oppure no: mi toglie energia.
E’ un sottile appagamento, la consapevolezza delle nostre potenzialità. Quando Qualcuno ci evoca l’azione, il compimento, e ci troviamo soli, nudi, di fronte ad uno specchio, sempre in attesa, accesi, noi e il nostro vigore ancora intonso (proprio come quella scatola di profilattici rimasta per un’intera vacanza in fondo ad uno zaino). Durerà? (non la scatola, intendo … e nemmeno lo zaino)

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http://www.dailymotion.com/video/x10sx7_louis-de-funes-la-grande-vadrouille_fun

Una performance inimitabile di uno dei più grandi comici del cinema: Louis de Funès. Da “Tre uomini in fuga”, la scena del letto.

p.s: Questa versione, purtroppo, è priva di anteprima. Quella postata in precedenza, da me inserita su YouTube, è stata bloccata.

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sorriso falso

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

(Wislawa Szymborska)

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