Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2013

Frog_Prince

La principessa d’Aragona

” Benvenuta principessa,
è finita in una fossa?
Ha un colore paonazzo,
il vestito tutto zozzo.”

« Parli piano, per favore
evitiamo ogni rumore.
Sono uscita di soppiatto.
Il guardiano s’è distratto.

Per raggiungerla in torretta
sono corsa via di fretta.
Inciampando in un pitale
son caduta per le scale.»

” Mi perdoni l’invadenza,
ha bisogno d’assistenza?
Forse ha udito qualche suono.
L’ha svegliata forse un tuono?”

« Altroché, caro tenente,
era un tuono della mente.
Non di rado mi sovviene
di pensare a cose oscene.

Questa notte l’ho sognata.
Ero tutta infervorata.
Brindavamo giù al capanno,
tutti nudi al nuovo anno.»

” Ma è un pensiero dissoluto!!
Mi sorprende l’accaduto.
Quando penso al suo lignaggio
tutto ciò sembra un oltraggio.”

« Lasci stare il mio lignaggio
e dimentichi l’oltraggio.
non è un segno di decoro
una dote in gemme ed oro.

Lei conosce Serafina,
la duchessa, mia cugina?
Quel mandrillo del tutore
le placava ogni bollore.»

” Il suo dire è un po’ indecente,
non si addice certamente
alla figlia di un sovrano,
a chi ha un regno nella mano.”

« Ma non faccia il deficiente
e mi guardi impunemente.
Non la vede, santo cielo!?!
Questa rosa è senza stelo.

Mezza Europa, su per giù,
ambirebbe alla virtù.
Lei continui a fare il fesso
e un bocciolo resta a spasso.»

” PRINCIPESSA D’ARAGONA!!
QUESTO TONO E’ DA BATTONA!!!
Un dovere, ormai mi tocca,
di tappare la sua bocca.”

« Se ritiene necessario,
porre fine a tal frasario,
faccia pure senza indugio,
purché tappi ogni pertugio.»

Read Full Post »

ilcoro-rid

Cos’è una voce fuori dal coro? E’ colui il quale, pur dedicando, inevitabilmente, un piccolo pensiero ad un anno che sta per finire, risponderebbe che non ha alcun senso fare bilanci, tantomeno porsi dei propositi. Tutti inutili cerimoniali, rituali senza senso: l’antifatalismo per eccellenza.
Una voce fuori dal coro non è un semplice pessimista o un semplice depresso. Una voce fuori dal coro è fatto così, aspetta il momento propizio per marcare il suo apparente anticonformismo e il suo più tetro pragmatismo. E’ un sentenzioso, è un guastafeste, è un’incazzato, è uno che spara sentenze, è un provocatore. Anch’io ho la tendenza a stonare, a volte – è la mia parte più immatura e dispettosa -. In questo momento, ad esempio, sarei un po’ tentato di cantare a capocchia, ma faccio un piccolo sforzo. Vi elencherò, alla resa dei conti di quest’irripetibile anno Tredicesimo del Terzo Millennio, ciò che mi ha scosso in modo più significativo in tutta la mia interezza, e quindi l’unica cosa che ricorderò per lungo tempo: tutti i goal di Carlos Tevez (figuratevi!!). Ma non mi fermo qui, esprimo anche un augurio (serio), a tutti quelli come me: che trovino la forza per modificare in modo sostanziale una propria perniciosa abitudine. Una brutta abitudine è un flagello terribile, subdolo, asintomatico. Lo spiega bene Oriana Fallaci (ultimamente sto abusando un po’ di citazioni d’autore, ma chissenestrafrega!!).
Da “Un uomo”:
« L’abitudine è la più infame delle malattie, perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.
Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.»

Read Full Post »

” Svolazzare non è volare. Volare è andare, partire, mirare alto. Svolazzare è farsi un giro, perdere tempo, stare un po’ alto ma anche un po’ basso, far finta di andarsene, ma anche di tornare. Chi svolazza non parte e non torna. Non va da nessuna parte. Svolazzare è inconcludente: non conclude. E’ un cerchio non completo, lasciato aperto. C’è chi dice: io volo! E c’è chi dice io svolazzo…. Ben diverso. I primi mettono il punto esclamativo alla vita, i secondi usano i puntini di sospensione. “
Paola Mastrocola, “E se covano i lupi”

Read Full Post »

Pantofola

” Non capita a tutti, nascendo, di andare a finire esattamente dentro una pantofola, ma a lei capitò. E dormì un gran tempo dentro quella pantofola, sognando di non essere ancora nata. Quando si svegliò, non era più la notte di Natale ma faceva ancora molto freddo. Dal bidone colavano certi succhi un po’ appiccicosi, che le finivano, guarda un po’, giusto in bocca. Così si nutrì per giorni e giorni senza che nessuno la nutrisse. Quando fu abbastanza cresciuta, uscì dalla pantofola. Le si mise ben bene davanti e per la prima volta la guardò; vide le grandi orecchie da topo, i baffi lunghi e gli occhi di vetro luccicanti. Essendo la prima cosa che vedeva, quella pantofola diventò sua madre. La abbracciò, schioccandole un grosso bacio sul muso, e le disse: « Ti voglio bene, mamma ».”
Paola Mastrocola, “Che animale sei?”

Read Full Post »

Il bello delle feste

feste

Questo hanno di bello le feste: ti mettono addosso un infantile euforia. Guardi la Tv dopo pranzo o leggi un articolo in fretta e furia, ma sei distratto, costantemente proiettato al dopo. Qualcosa ti dice che stai perdendo tempo, che non è certo questo il momento per dedicarti ai tuoi egoistici distacchi, e avverti un senso di colpa. Fuori c’è fermento, lo percepisci, e ci sarebbero tante belle cose da fare in compagnia, molto più divertenti, allora tutto diventa una frenetica ricerca di contatto, di voci, di risate, di bambini. Non ci si isola nemmeno col sesso. Ingurgiti cioccolata, panettoni, cinepanettoni, musica, gli ultimi ritrovati high-tech, mentre pensi a qualcuno che non vedi da tempo; a volte persino a Gesù.

Read Full Post »

gelosia

“ … Sono emotiva, un po’ timida, in continua lotta con le mie inibizioni; sono affamata di affetto, sono una pignola rompicoglioni; sono onesta, leale, tenace, e testarda, talvolta egocentrica; a volte razionale altre utopica, comprensiva e a volte patetica (come ora!); intollerante verso la stupidità, aggressiva con chi mi mina alla mia indipendenza; sono un’esagitata e non so stare ferma. Ho un forte senso del dovere, e sono troppo, troppo responsabile.
Amo la vita, la natura, amo questo mondo, nonostante tutto, e amo l’amore.
Sono passionale, esigente, e talvolta possessiva e gelosa, anche nei rapporti di amicizia.
Sono fragile ed insicura. Amo ridere e scherzare, amo l’ironia ed il senso dell’umorismo, amo la spensieratezza e la vita semplice.”

Te la ricordi Maggie questa mail? Sono trascorsi 11 anni. Chissà quanto sei cambiata.
Allora quel: “talvolta possessiva e gelosa, anche nei rapporti di amicizia” mi suonò un po’ strano. Ero convinto che la gelosia fosse un sentimento inammissibile al di fuori dei rapporti di coppia, e nell’ambito di questi, avevo difficoltà a concepirlo. Della gelosia, fino a quel momento, non ne avevo mai avvertito i morsi, in qualunque rapporto. Forse perché i rapporti li ho sempre vissuti in una forma poco partecipativa, chissà! Oppure perché, semplicemente, aldilà della mia indole, non mi sono mai imbattuto in situazioni rischiose. Di certo, il fatto che non siano mai scattati in me impeti di gelosia, non costituiva e non costituisce necessariamente un indice di maturità ed autostima. Le due cose non vanno di pari passo, così come non è scontato che i rischi d’insorgenza s’attenuino con l’età, anzi, spesso aumentano addirittura.
Lo vedi questo blog, amica? Qui ho conosciuto persone meravigliose. Qui non ci scambiamo pacche sulle spalle, né pizzicotti, né sgambetti, né carezze, né versacci, né sguardi d’intesa o mutamenti del tono della voce, né urla, né risate sonore, e nemmeno lacrime e sudore, nulla di tutto questo. Qui ci scambiamo soprattutto essenze. Checché se ne dica, siamo diventati amici e un po’ ci apparteniamo. Proprio così! Tu chiamale se vuoi amicizie virtuali, eppure, io soffro particolarmente per le loro disagio e in altri momenti (quando non sono all’inferno), provo anche un po’ di gelosia. Lo deduco perché delle volte, quando leggo dei commenti un po’ più confidenziali del solito, tra gli amici più intimi ed altri blogger, avverto un impercettibile fastidio, proprio come succedeva tra noi.

Read Full Post »

barca_1

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio;
una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Masters, “Spoon River Anthology”

Read Full Post »

donna-con-cane

Sono una donna felice, come lo dovrebbe essere qualunque donna al riverbero di questa età luminosa.
Ho debolezze eleganti, e cicatrici charmantes.
Non ho più illusioni sulla nobiltà delle persone, e per questo so apprezzare la loro inestimabile arte di convivere con le proprie imperfezioni.
Sono clemente, alla fine, con me stessa e con gli altri.
Così sono pronta ad invecchiare, ripromettendomi di farlo negli eccessi e nelle sciocchezze.
Se l’età adulta ti ha dato quello che volevi, la vecchiaia dev’essere una sorta di seconda infanzia in cui torni a giocare, e non c’è più nessuno che ti può dire di smettere.
Alessandro Baricco, “Questa storia”

 

Read Full Post »

Ancora m’improvviso

urna356

Io ti ho inventata Hera

regina degli dei.

Nel tempio che ti ho eretto

s’affollano i devoti.

Meglio avrei fatto

ad inventarti etera.

T’ho condotta alla fonte del sapere

vestito di ruvida tela.

Per te ho intonato odi

perché godessi il lampo.

Ho accudito le tue verginità,

i sensi incolti,

il tuo fardello.

T’ho regalato un pianto

per l’arcano desiderio che hai mostrato

nel porgermi quel foglio immacolato.

Ho incastonato versi

sull’urna cineraria.

Read Full Post »

Un piccolo chiarimento

In merito alla frase di Nelson Mandela: “ Bisogna guidare da dietro lasciando credere agli altri di essere davanti”, da me selezionata tra un assortimento infinito, colgo l’occasione fornitami dal TADS, a seguito del suo commento al precedente post: “sei andato a scegliere la più discutibile”, per offrire la mia personale interpretazione.
Forse la frase è quella meno comprensibile, in questo senso si può considerare più discutibile. A me piace molto perché, contrariamente a quanto si possa pensare di primo acchito, non significa, secondo me, evitare d’affrontare il nemico faccia a faccia, in prima linea, farsi scudo dei propri combattenti. Vuol dire attuare una strategia molto sottile e lodevole. Fare in modo che un popolo si senta sempre incoraggiato, guidato e rappresentato nella lotta dal proprio paladino, che lo immagini in qualunque momento alla testa della rivolta, senza andare oltre, però. Offrire l’esempio, ma al tempo stesso “defilarsi”, lentamente, sminuire il proprio contributo proprio nel momento in cui la vittoria è a portata di mano. Ottenendo, quindi, d’assegnare il merito esclusivo della conquista al popolo stesso, e renderlo, nel contempo, pienamente responsabile e consapevole della propria forza, della propria capacità d’autodeterminazione, indipendentemente dalla sua guida. Tutto ciò, credo che si possa e si debba applicare, in egual misura, anche nei rapporti educativi genitori-figli o insegnanti–alunni. Questo è ciò che penso.

Read Full Post »

Older Posts »