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Archive for novembre 2013

castoro

Prendo spunto dal penultimo post dell’amica Melodiestonate per rivolgere un piccolo appello al neoconduttore Rocco Siffredi: un autentico riferimento “spazio-temporale” per molte persone, oltre che motivo di profondo avvilimento per molti maschietti.
Forse non tutti sanno che Rocco Siffredi, qualche settima fa, ha esordito sul piccolo schermo, sul canale “CieloTV” con “Ci pensa Rocco”, un programma per le coppie che soffrono di calo del desiderio, offendo, attraverso specifici “esercizi”, una semplice ed economica alternativa alle comuni pratiche psicoterapeutiche. Durante l’ultima puntata, tra le diverse posizioni d’accoppiamento, da lui personalmente sperimentate, ha proposto, con tanto di animazione, “la posizione del castoro”.
A questo punto:
Caro Rocco, non so se lo sai, ma il castoro, tranne rarissimi esemplari europei, è una specie animale autoctona del Nord America e del Canada, per cui, se a qualche coppia particolarmente arguta, tra la foltissima e “selezionata” schiera dei tuoi ammiratori, saltasse in mente di esercitarsi fuori orario, e di farlo anche con una certa accuratezza, puntando ad osservare dal vivo le movenze di questo simpatico roditore, dovrebbe sobbarcarsi una costosa ed estenuante trasferta nello Yellowstone National Park.
Non credi che sarebbe stato più semplice (e ti assicuro, molto ma molto più efficace), per soddisfare il desiderio recondito di un numero elevatissimo di coppie, soprattutto della componente maschile, di abbattere ogni barriera inibitoria, far riferimento ad una specie animale meno esotica, più nostrana?
Insomma, roditore per roditore, non sarebbe stato meglio proporre la posizione della zoccola?

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Donna _1

Quelli che amano tacciono.
L’amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.
Il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.

Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l’amore.
Li preoccupa l’amore. Quelli che amano
vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno.
Sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
Sanno che non troveranno mai.
L’amore è la proroga perpetua,
sempre il passo seguente, l’altro, l’altro.
Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre – meno male!- resteranno soli.

Quelli che amano sono l’idra del racconto.
Hanno serpenti al posto delle braccia.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.
Quelli che amano non possono dormire
perchè se si addormentano se li mangiano i vermi.

Nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.

Trovano scorpioni sotto il lenzuolo
e il loro letto galleggia come su di un lago.

Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.

Quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Ridono di quelli che sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile.
Quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
Giocano al lungo, triste gioco dell’amore.
Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.
Vuoti, ma vuoti da una costola all’altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all’alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.
A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d’acqua tenera e cucine.

Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bella vita.

Jaime Sabines

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C’ho detto?

Maschera bianca_2

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Una doverosa precisazione

“La libertà comincia dall’ironia” (Victor Hugo), quest’aforisma ce l’ho stampato nel cervello ancora prima che mi affacciassi al mondo.
Gli amici blogger, specialmente i frequentatori più assidui di questa tana, l’hanno ben compreso. Ammetto che delle volte dell’ironia ne faccio un uso un po’ smodato (mi riservo di spiegarne le ragioni in qualche futuro articolo) spingendomi anche verso limiti estremi, pretendendo, forse, eccessiva concentrazione e perspicacia da parte chi mi legge, ciò nonostante, continuo ad essere convinto che, data l’evidente paradossalità di certe mie conclusioni, il rischio che possa sorgere qualche fraintendimento, anche tra me e dei lettori occasionali, sia davvero minimo. E’ ovvio che il criterio con in quale stabilisco la paradossalità delle mie sortite è soggettivo e non universalmente stabilito. Ciò nonostante ritengo di averlo sufficientemente affinato con il tempo e coi riscontri, come qualsiasi altro mio parametro di valutazione. In ogni caso, dell’eventualità di un malinteso ne tengo sempre conto, confidando poi nella possibilità, concessami soprattutto da questo stesso spazio, di poter chiarire l’equivoco in qualche modo.
Detto tutto ciò, a seguito di uno spiacevole malinteso sorto qualche giorno fa, non tra me ed un visitatore comunque, bensì tra me e mia sorella (pensate un po’), ritengo doveroso precisare pubblicamente che:
L’articolo da me pubblicato in data 13 novembre, col titolo “La mia prima recensione”, E’ ASSOLUTAMENTE IRONICO!!, di conseguenza confermo il mio totale dissenso rispetto alle tesi esposte dallo scrittore tedesco Paul Julius Möbius nel testo da me scherzosamente recensito “L’inferiorità mentale della donna”.
Con la speranza che tale nota possa essere letta anche dai rappresentati provinciali del WWF di Avellino,
cordialmente saluto.

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tantric_ritual

« Esistono due tipi di orgasmo: quello sessuale e quello spirituale. L’orgasmo sessuale viene dal centro inferiore, quello spirituale dal centro superiore. Dal punto più elevato incontri ciò che è più elevato, dal punto più in basso ciò che sta più in basso. Puoi fare questo esercizio anche mentre sei concretamente impegnato nell’atto sessuale: entrambi i partner possono farlo. Muovi l’energia verso l’alto, e l’atto sessuale diventa una sadhana tantrica, si trasforma in meditazione.» Osho Rajneesh

Qualcuno mi spiega come si fa, tralasciando l’orgasmo spirituale e la sadhana tantrica?

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atelier_1

Vi sono strani luoghi, strani cervelli, strane regioni dello spirito, povere e sublimi. Nelle case di periferia delle grandi città, dove i fanali si diradano ed i gendarmi vanno a due a due, bisogna risalire le scale, finché non si può andare oltre, fino alle soffitte spioventi, dove giovani, pallidi geni, delinquenti del sogno, sono assorti nelle proprie meditazioni a braccia conserte; fino agli ateliers, arredati con gusto e poca spesa, dove, nel fumo denso delle sigarette, artisti ribelli e solitari, consunti da intimi travagli, lottano affamati e superbi con gli ultimi confusi ideali. Qui è la fine, il ghiaccio, la purezza, il nulla. Qui non c’è patto, non c’è concessione che valga, non indulgenza, né misura, non un valore assoluto. Qui l’aria é così rarefatta e casta, che i miasmi della vita non possono più svilupparsi. Qui regna la caparbietà, l’estrema coerenza, l’io tiranno e disperato, la follia e la morte.
Thomas Mann, “Padrone e cane”

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elena_gianini_belotti

Per chi non la conoscesse, dal momento che ho fatto riferimento a lei nel post precedente e la considero una delle menti che maggiormente hanno contribuito al processo di liberazione della donna, vi riporto un’interessante scheda di zia Elena

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uomo-truccato-donna

Antonella lasciò il paesello poco più che ventenne. Fu una scelta coraggiosa, dettata più che altro dalla necessità, mascherata da spirito d’avventura (un po’ forzato). Qualche sera prima del commiato, a fine estate, ci trattenemmo in comitiva a parlare dei nostri progetti futuri, delle nostre aspirazioni. Arrivò il mio turno ed io mi lamentai, coscienziosamente, del mio scarso attaccamento allo studio, della mia limitata capacità di concentrazione e di quanto questo avrebbe potuto compromettere le mie prospettive di realizzazione. Avevo 18 anni e non vivevo in un clima familiare sereno. Antonella anziché bacchettarmi per la solita sortita patetica, per l’ennesimo atto di autocommiserazione (espediente romantico, lo definiscono alcuni), mi disse con tono convinto: « Smettila di preoccuparti!! Tu rimedierai sicuramente a quest’avvio un po’ stentato, perché sei intelligente ed hai intuito. » Rimasi in silenzio sperando che d’intuito ne fosse dotata soprattutto lei in quel momento.
Con il passare degli anni ho ripensato alle parole di Antonella e ne ho tratto più di un convincimento. Il primo è che chiunque abbia la consapevolezza di godere della stima e dell’ammirazione di qualcuno, non debba esitate un solo attimo, qualora lo ritenga giustificato, a rivolgergli un apprezzamento o un incoraggiamento. E’ un gesto di spontanea umanità che suscita sempre eterna gratitudine. Io Antonella l’apprezzavo molto.
Il secondo convincimento, purtroppo, è che l’intuito, molto spesso, rimane una dote isolata. Se ne sta lì, sola soletta, senza produrre una beata mazza. Forse salva la vita, chissà! ma di sicuro non offre risoluzioni, se non viene sostenuta dal coraggio, dall’intraprendenza, dallo spirito di reazione. Lo spiega bene Elena Gianini Belotti cosa sia l’intuito: “E’ una qualità difensiva tipica degli oppressi, tanto è vero che si sviluppa anche negli uomini in situazioni di emergenza nelle quali sia di capitale importanza prevedere le reazioni o l’umore degli altri, come accade, ad esempio, in prigionia.”
Voi donne, che tanto vi vantate del vostro intuito (e tanto me ne vanto anch’io), sappiate che: “ Viene celebrata la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano capiti ancor prima di essere formulati e soddisfatti da un essere condizionato a considerare i bisogni degli altri prima dei suoi e spesso contro i suoi.” (E. G. B.)

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Moebius

Il progresso scientifico, si sa, è frutto esclusivo dell’ingegno di menti illuminate e illuminanti. Scienziati che con il loro impegno, il loro intuito, le loro invenzioni, le loro scoperte, hanno contribuito in modo terminante ad accelerare il processo evolutivo dell’uomo, facendo luce su qualsiasi fenomeno che governa il mondo intero.
Una di queste menti, alla quale ogni singolo uomo dovrebbe essere grato per l’indiscusso contributo che ha apportato, nel caso specifico, nella comprensione e divulgazione dei meccanismi fisiologici che determinano le differenze comportamentali tra maschi e femmine della specie umana, è Paul Julius Möbius.
Questo illustre scrittore, neurologo e psichiatra tedesco, in una forma chiara, accattivante e convincente, ha esposto i suoi studi e le sue teorie in un saggio ritenuto unanimemente un’autentica pietra miliare tra i trattati scientifici socioculturali di tutti i tempi.
Möbius, in quest’opera concepita agli inizi del novecento, con impressionante lungimiranza, ha anche correttamente indicato le linee guida, di carattere formativo e organizzativo, alle quali sarebbe opportuno che si attengano, tutti i governanti della terra e chiunque, nel suo piccolo, abbia a cuore il destino dell’universo.
L’opera in oggetto è “L’inferiorità mentale della donna”. Ve ne propongo alcuni passaggi, tra i più significativi e, soprattutto, condivisibili:
« La deficienza mentale della donne non solo esiste ma è necessaria. Se noi vogliamo una donna, la quale sappia adempiere bene al suo compito materno, è necessario ch’essa non abbia un cervello mascolino. Le esaltate modern-style partoriscono male e sono pessime madri. Proporzionalmente alla diffusione della civilizzazione, diminuisce la procreazione. Quanto migliori divengono le scuole, tanto peggiori diventano i puerperi e tanto più scarsa si fa la secrezione del latte, insomma tanto più inadatte alla loro funzione diventano le donne. »
« Resta completamente dimostrato che nella donna, sono meno sviluppate che nell’uomo, porzioni del cervello, le quali sono della massima importanza per la vita psichica, quali le circonvoluzioni del lobo frontale e temporale, e che questa differenza esiste fin dalla nascita.»
« Non appena un uomo imprende un lavoro femminile, si fa sarto, tessitore, cuoco, ecc., tosto produce un lavoro migliore di quello della donna.»
« L’istinto rende la donna somigliante alle bestie, sempre dipendente da influenze estrinseche, sicura di sé e gaia. In essa s’agita la singolare forza dell’istinto, che la rende veramente mirabile e attraente.»
« Il genere umano sarebbe rimasto nel suo stato originario se non fossero esistite altro che le donne. Ogni progresso è opera dell’uomo.»
« La lingua è l’arma delle donne, poiché la loro debolezza fisica impedisce loro di lottare con le pugna, la loro debolezza mentale le obbliga a rinunziare alla prova dei fatti, per cui non resta loro che la piena delle parole.»
« Tutto il significato della vita della donna dipende da ciò: che la fanciulla trovi l’uomo che le si confaccia. »

P.s.: Che dite? Continuo con le recensioni o mi dedico ad altre attività?

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ovulo

Ancor oggi nel 2013, capita di imbattersi in rimpalli di responsabilità, tra maschi e femmine, sulla determinazione del sesso dei nascituri. Prendiamo, ad esempio, quello che dicono le donne:
Gli spermatozoi appartengono a due categorie: quelli che daranno vita a ad una femmina, i ginospermi, provvisti di un cromosoma chiamato X, (designato dai genetisti come 46,XX), e quelli che daranno vita ad un maschio, gli androspermi, provvisti di un cromosoma denominato Y (46,YX). Essendo l’elemento variabile X, Y, introdotto, nell’intero processo, esclusivamente dal maschio, ne consegue che sua è la responsabilità nella determinazione del sesso del nuovo nato.
L’altra campana: quello che dicono gli uomini (su basi scientifiche ancora più specifiche):
“Mia moglie non è capace di fare un maschio.” ; “Mia moglie non sa fare che femmine.”
Chi ha ragione?
Facciamo un po’ di chiarezza, partendo dalle affermazioni più sensate: quelle delle donne.
Gli spermatozoi che contengono il cromosoma sessuale Y sono nettamente diversi dagli altri che portano invece il cromosoma X. La diversità consiste, sul piano della forma, nella caratteristica di una testa più piccola ed arrotondata. Questa forma è stata verificata e confermata al microscopio elettronico. Sul piano della funzionalità, gli androspermi sono più vivaci, più veloci, hanno però meno carica vitale, sono meno resistenti, hanno minore durata e sono più sensibili alle condizioni esterne negative. Gli spermatozoi che contengono il cromosoma sessuale X, i ginospermi, sono, invece, sul piano morfologico, con la testa più grossa e di forma oculare. Sul piano della funzionalità, quest’ultimi sono più lenti, meno veloci, ma in compenso hanno maggior carica vitale, sono più resistenti, più duraturi e meno sensibili alle condizioni esterne negative.
Volendo trarre subito, da queste differenti caratteristiche, alcune deduzioni circa i diversi possibili comportamenti degli spermatozoi ai fini della fecondazione, si può dire che, in condizioni esterne ottimali, se tutti gli spermatozoi, sia androspermi che ginospermi, partono allo stesso momento, saranno solo gli androspermi, però, appunto perché più veloci, che arriveranno primi alla meta: destinazione ovulo. In condizioni esterne disagiate, invece, pur partendo tutti insieme nello stesso momento, solo i ginospermi riusciranno ad arrivare primi, anche se con fatica, proprio per la loro energia e resistenza. Un po’ quello che succede nella vita, osservando l’andamento tra gli stessi maschi e femmine in presenza o meno di difficoltà esistenziali. Ovviamente esistono condizioni esterne intermedie nelle quali le probabilità di successo si ripartiscono equamente, sia nell’utero che nella vita.
L’elemento principale che determina, in funzione della sua variabile consistenza, le situazioni esterne (il grado di fertilità) è il muco cervicale. E’ un processo di ovvia competenza esclusiva della femmina (per chi non lo sapesse) che avviene in modo del tutto particolare e che esige una trattazione lunga e dettagliata.
Da tutto ciò se ne può dedurre, con buona approssimazione, che le responsabilità sulla determinazione del sesso del nascituro sono da ripartirsi, com’è giusto che sia, tra maschi e femmine.
Ritornando, in ultimo, agli spermatozoi, si può comprendere quanto non sia per nulla impossibile, dal punto di vista puramente tecnico, proprio grazie alla loro diversa conformazione strutturale, separare meccanicamente gli androspermi dai ginospermi (per centrifugazione, filtratura, o quant’altro), consentendo, di conseguenza, in fase di inseminazione artificiale intrauterina, una predeterminazione, su richiesta, del sesso del nascituro. Si tratta di una pratica non consentita che vi sconsiglio vivamente di praticare in ambito domestico, con qualsiasi mezzo: filtri, passini, frullatori, Bimby,  nonostante l’elemento primario sia notoriamente a portata di mano.

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