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Archive for 12 novembre 2013

ovulo

Ancor oggi nel 2013, capita di imbattersi in rimpalli di responsabilità, tra maschi e femmine, sulla determinazione del sesso dei nascituri. Prendiamo, ad esempio, quello che dicono le donne:
Gli spermatozoi appartengono a due categorie: quelli che daranno vita a ad una femmina, i ginospermi, provvisti di un cromosoma chiamato X, (designato dai genetisti come 46,XX), e quelli che daranno vita ad un maschio, gli androspermi, provvisti di un cromosoma denominato Y (46,YX). Essendo l’elemento variabile X, Y, introdotto, nell’intero processo, esclusivamente dal maschio, ne consegue che sua è la responsabilità nella determinazione del sesso del nuovo nato.
L’altra campana: quello che dicono gli uomini (su basi scientifiche ancora più specifiche):
“Mia moglie non è capace di fare un maschio.” ; “Mia moglie non sa fare che femmine.”
Chi ha ragione?
Facciamo un po’ di chiarezza, partendo dalle affermazioni più sensate: quelle delle donne.
Gli spermatozoi che contengono il cromosoma sessuale Y sono nettamente diversi dagli altri che portano invece il cromosoma X. La diversità consiste, sul piano della forma, nella caratteristica di una testa più piccola ed arrotondata. Questa forma è stata verificata e confermata al microscopio elettronico. Sul piano della funzionalità, gli androspermi sono più vivaci, più veloci, hanno però meno carica vitale, sono meno resistenti, hanno minore durata e sono più sensibili alle condizioni esterne negative. Gli spermatozoi che contengono il cromosoma sessuale X, i ginospermi, sono, invece, sul piano morfologico, con la testa più grossa e di forma oculare. Sul piano della funzionalità, quest’ultimi sono più lenti, meno veloci, ma in compenso hanno maggior carica vitale, sono più resistenti, più duraturi e meno sensibili alle condizioni esterne negative.
Volendo trarre subito, da queste differenti caratteristiche, alcune deduzioni circa i diversi possibili comportamenti degli spermatozoi ai fini della fecondazione, si può dire che, in condizioni esterne ottimali, se tutti gli spermatozoi, sia androspermi che ginospermi, partono allo stesso momento, saranno solo gli androspermi, però, appunto perché più veloci, che arriveranno primi alla meta: destinazione ovulo. In condizioni esterne disagiate, invece, pur partendo tutti insieme nello stesso momento, solo i ginospermi riusciranno ad arrivare primi, anche se con fatica, proprio per la loro energia e resistenza. Un po’ quello che succede nella vita, osservando l’andamento tra gli stessi maschi e femmine in presenza o meno di difficoltà esistenziali. Ovviamente esistono condizioni esterne intermedie nelle quali le probabilità di successo si ripartiscono equamente, sia nell’utero che nella vita.
L’elemento principale che determina, in funzione della sua variabile consistenza, le situazioni esterne (il grado di fertilità) è il muco cervicale. E’ un processo di ovvia competenza esclusiva della femmina (per chi non lo sapesse) che avviene in modo del tutto particolare e che esige una trattazione lunga e dettagliata.
Da tutto ciò se ne può dedurre, con buona approssimazione, che le responsabilità sulla determinazione del sesso del nascituro sono da ripartirsi, com’è giusto che sia, tra maschi e femmine.
Ritornando, in ultimo, agli spermatozoi, si può comprendere quanto non sia per nulla impossibile, dal punto di vista puramente tecnico, proprio grazie alla loro diversa conformazione strutturale, separare meccanicamente gli androspermi dai ginospermi (per centrifugazione, filtratura, o quant’altro), consentendo, di conseguenza, in fase di inseminazione artificiale intrauterina, una predeterminazione, su richiesta, del sesso del nascituro. Si tratta di una pratica non consentita che vi sconsiglio vivamente di praticare in ambito domestico, con qualsiasi mezzo: filtri, passini, frullatori, Bimby,  nonostante l’elemento primario sia notoriamente a portata di mano.

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