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Archive for ottobre 2013

Cosa avrà voluto dire?

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Ci sono frasi che s’imprimono nella mente come le orme sul bagnasciuga, durano un nulla. Sono le frasi palesemente scontate, demenziali, rozze, volgari. Poi ci sono quelle che feriscono, che suscitano amarezza e delusione. Sono le frasi ingiuriose, spietate, diffamatorie, offensive, quelle che spesso si rispediscono al mittente. Sebbene più insidiose, tendono anche queste a non lasciare traccia, soprattutto se infondate. Ovviamente esistono anche le frasi che si fissano per sempre, con consapevolezza: frasi d’amore, frasi d’autore, frasi d’encomio, di riconoscenza.
In ultimo ci sono le frasi che lasciano interdetti, senza parole. Sono quelle asserzioni logiche ma al tempo stesso insolite e imprevedibili, che assieme a quel quesito che sempre s’accompagna: cosa avrà voluto dire?, s’insinuano nel cervello in modo subdolo. Se ne stanno silenziose in qualche anfratto e di tanto in tanto fanno capolino. Una di queste mi angoscia ciclicamente. Sintetizza la caducità della vita. La mia mente si rifiuta di rimuoverla definitivamente, non so perché. Forse perché non è sufficientemente banale (onestamente, non lo è per nulla) o forse perché, per una forma di masochismo innato, ritiene doveroso ricordarmela proprio nei momenti più bui.
La frase in oggetto (un passaggio conclusivo) la proferì ad una mia amica suo marito, in un momento d’intimità, presumo a scopo “consolatorio”…. boh! Lei scomparve pochi mesi dopo per un tumore.
« Ci pensi, cara, tra cent’anni, non ci sarà più neanche nostra figlia »

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renzi-leopolda-

Giorni fa ho inviato un commento all’amica Luna, in risposta ad un suo articolo sul libro “Novecento” di Baricco. In sintesi le scrivevo che, oltre ad aver letto Novecento”, ed averlo trovato, nonostante la sua semplicità, profondo ed emozionante, dello stesso autore, avevo trovato molto interessante “I Barbari. Saggio sulla mutazione”: un’analisi della società moderna e dei cambiamenti in atto. Un saggio che consiglio a chiunque.
Detto ciò, ho aggiunto una mia considerazione su Baricco, e cioè che a volte sembra ostentare un po’ di narcisismo: sembra porsi in cattedra, con una leggera vena di vanagloria. Anche se così fosse, credo che abbia, comunque, tutte le carte in regola per far sfoggio della sua discreta maestria.
Fatta questa premessa, in questi giorni ho seguito un po’ il fenomeno politico del momento: Matteo Renzi. Ecco, se dovessi esprimere una prima impressione su di lui, mi verrebbe da dire che mi ricorda Baricco. Trovo delle affinità tra i due. In ogni caso m’ispira e lo voterò.
Voterò Renzi perché si propone il rinnovamento, il ricambio generazionale. Voterò Renzi perché parla alla gente in forma diretta, simpatica, umana, rapida, efficace. Voterò Renzi perché consentirà finalmente al Partito Democratico di eliminare le ultime scorie ereditate dal vecchio sistema partitocratico. Voterò Renzi perché dopo vent’anni di berlusconismo e antiberlusconismo può rappresentare l’occasione giusta per ripartire da zero, per superare l’anomalia italiana e diventare un paese normale.

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Charles Trippy è il bassista della band americana “We the Kings”. Quando gli è stato diagnosticato un tumore al cervello la cosa ha sconvolto la sua vita e quella dei suoi fans. Ha quindi deciso di far documentare la sua operazione al cervello  e metterla online. Durante l’operazione, Charles Trippy era cosciente.
Non so perché ma ho visto tutto l’intervento e non ma ha fatto alcuna impressione.

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COPERTINA CALENDARIO 2010

« Non c’è al mondo nulla di più difficile della franchezza e nulla di più facile dell’adulazione. Se nella franchezza anche solo una centesima parte suona falso, subito ne nasce una dissonanza e poi uno scandalo. Se nell’adulazione, invece, è anche tutto falso, fino all’ultima nota, anche allora essa è gradevole, e si ascolta non senza piacere; sarà un piacere grossolano ma è pur sempre un piacere. E per quanto grossolana sia la lusinga, almeno metà di essa sembra assolutamente verità. »

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, “Delitto e castigo”

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onde01

Sale l’onda infondo all’anima

con un vortice impietoso

di quelli che inabissano i ricordi.

Rimpianti e beatitudini.

Il cuore è in una morsa.

Monta l’oblio.

Il buio s’impossessa della mente.

Non so se i sentimenti siano rocce,

né quanto sopravviva una speranza.

Avrei voluto un’onda protettrice

di quelle che inabissano i tormenti.

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Ghe pensi mi!!

Mulo

Cari amici, riprendo a scrivere dopo oltre una settimana. Un po’ per lavoro e un po’ per impegni familiari, non ho potuto seguire le vostre vicende, o meglio: le vostre vicissitudini. Proprio così. Nel leggere alcuni post, mi convinco sempre più che questa piattaforma, per la stragrande maggioranza, è popolata da anime in fermento. Anime che si rivelano intimamente, che si confessano con sincerità, che invocano un parere ragionato. Anime che si sforzano d’uscire dalla solitudine, da un circolo vizioso, da una pericolosa deriva. Ovviamente, anche qui, come qualsiasi altro spazio di condivisione di pensiero, si manifestano i riflessi di un disagio sociale diffuso. Neppure WordPress rimane immune da forme epidemiche di travaglio esistenziale dilagante, com’è normale che sia.
Fatta questa premessa, tra i vari post che hanno attirato la mia attenzione, ce n’è uno di una “collega” (prima o poi s’incazzerà, dal momento che è la seconda volta che la tiro in ballo, ma è più forte di me. Evidentemente abbiamo dei tratti caratteriali significativi in comune). Questa amica conclude il suo articolo con un proposito (un po’ provocatorio): diventare stronza.
Com’è prevedibile, all’articolo hanno risposto in diversi. Tutte risposte sagge e articolate, assolutamente condivisibili, così come il suo intendimento.
Io sull’argomento aggiungo due pensieri. Il primo, è una atto di pura comunanza, di umana solidarietà che parte da una considerazione oggettiva. Chi non è stronzo di natura, ovvero chi non è opportunista, egoista, calcolatore, spesso scansafatiche, come nel suo caso, normalmente ha un livello di sopportazione molto elevato. Riferito ad una persona normale, che interagisce in modo equilibrato ed adeguato con i suoi simili, e che secondo me non si pone, come si può immaginare, in modo equidistante tra stronzi e non stronzi, bensì molto più vicino ai primi (agli stronzi), quando “sbrocca”, in modo totalmente innaturale, per manifestare la propria intolleranza verso soprusi e prevaricazioni di ogni genere, ha già ingoiato, non qualche rospo, ma un intera colonia.
Il secondo pensiero, rivolto non solo a lei ma a chiunque, è più che altro la ricerca di un riscontro.
Io non so se ci sia un nesso, ma ho l’impressione che i non stronzi, oltre ad avere elevato livello di adattamento anche agli stress fisici, siano fatalmente, in qualsiasi attività, anche persone responsabili, scrupolose, precise, concentrate, previdenti (per nulla fatalisti, tendenti al pessimismo). Tutto ciò, oltre a renderli ancor più esposti a istanze d’ogni genere, attira su essi anche certe infamanti accuse, come quella di essere presuntuosi e di non avere fiducia  nel prossimo. Per la verità, se sulla prima ho pochi dubbi sulla sua infondatezza, sulla seconda ne ho molti ma molti di più.

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Litigi

« C’è, nella donna moderna, una perseveranza nel litigio, che scuote anche gli animi più ripiegati. È una cimice, la donna moderna. Sale lentamente lungo tutto il corpo e succhia piccole dosi di sangue. Quando giunge al piede, ricomincia daccapo perché le vecchie bolle si sono ritirate. Nel litigio a tempo indeterminato trova un’intima vertigine di soddisfazione che non la fa desistere. Mai! E’ un avvoltoio della discussione prolungata. Con una convinzione ottusa che, dentro la schermaglia, si annidi la soluzione del problema. Ma dato che la soluzione è complessa secondo loro, allora, per definizione, il litigio deve possedere una sua lunghezza incredibile, estenuante. Se desiste dal conflitto, statene certi, è solo un’interruzione pubblicitaria. Una strategia di vendita del litigio. Una boccata d’aria per ricominciare daccapo, con nuovo vigore. »

Paolo Sorrentino, “Hanno tutti ragione”

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Celeste

Celeste, per la tavolozza dei tuoi colori,
ti regalo il rosa dei petali dell’alba
e il rosso aranciato del tramonto:
con loro dipingerai forza, passione e soavità;
ma il posto centrale l’occuperà l’azzurro
tenue o profondo
perché suo è il mare, come il cielo
che tu guarderai incantata
della sua vastità e bellezza
e fiera del tuo nome, che l’onora.
Ma non ti mancherà il bianco della neve
la tenerezza candida dei fiocchi
a farti spalancare gli occhi dalla meraviglia
quando la vedrai posarsi silenziosa
davanti alla tua casa
e mamma e babbo, quando sarà tanta,
ti costruiranno un pupazzo buffo e tondo
e tu riderai felice
con i tuoi dentini di perle immacolate.
Non dimenticherò di regalarti il verde tenero
dei prati, quello più scuro d’abeti e d’eucalipti
e l’argento allegro degli olivi
quando oscillano lievemente al vento:
perché il verde è pace, ristoro e speranza.
Aggiungerò il giallo, che è calore e vita
la matita che userai all’asilo per il sole
o quando trapunterai di stelle un cielo tutto blu.
Ma sai, tesoro, che anche l’arancione è bello?
Ci colorerai i frutti degli alberi
le foglie ballerine dell’autunno
e le sfumature del cielo
quando s’avvicina la sera piano piano.
Ti donerò anche il marrone:
vedrai com’è bella la castagna
che esce dal suo riccio
e il tronco di pini e di nocciòli!
Di grigio ti regalerò soltanto
le piume delle tortore
e del nero, piccolina
non il buio della notte
ma solamente
l’ala d’inchiostro delle rondinelle.
Se i colori, non bastano, nipotina
a raccontarti il mio infinito amore
vi aggiungo la luce di maggio,
lo splendore del sole sopra le riviere
e i mille fiori della primavera.

Nonna Gisella

(Maria Gisella Catuogno: un’amica prestigiosa – 12 Ottobre 2013 )

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La-nonna-ribelle

« Le donne cambiano soltanto al di fuori, giunge un momento in cui la donna che abbiamo visto giocare con la bambola, poi diventar bambola di se stessa, si sveglia chiusa in una pelle rugosa e secca come le sorelle di Fetonte nella scorza dei pioppi, ma di dentro è sempre giovane, l’animo e il cuore non le sono invecchiati; bisogna che ella li mascheri per metterli in armonia con la sua apparenza esterna, come un uomo mascherato da pulcinella si mette uno speciale fischietto in bocca per far la voce del personaggio che rappresenta. »
Jean Baptiste Alphonse Karr

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Indu_3

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore ad un altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri.
(Proverbio indù … di Samuel Johnson)

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