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Archive for 29 agosto 2013

platone_aristotele

Credo che sia una cosa normale che la completezza o esaustività di una risposta, spesso data anche in ambito professionale, sia funzione del grado d’umore della persona che la fornisce. A me è successo, a volte (raramente in campo lavorativo) di arronzare qualcuno. Per “arronzare” a Napoli s’intende il “dedicarsi a persone o cose, in modo frettoloso, superficiale, senza impegno e senza passione”. In una di queste circostanze, un giovane peripatetico mi chiese: Cos’è la liberta per lei … maestro? (vabbé! maestro l’ho immaginato io. A volte soffro di delirio d’identità: credo di essere Aristotele. Nelle crisi più acute: D’Annunzio o Casanova … non il mago)
Apro una parentesi, a proposito del termine “peripatetico”. Avete mai apprezzato l’oculata disuguaglianza di significato nel passaggio da sostantivo maschile (peripatetico) a sostantivo femminile (peripatetica)? Si passa (opportunamente) da “allievo di Aristotele” a “zoccola” (Ah! I Greci, sono stati sempre degli acuti osservatori … ).
Tornando alla libertà, risposi (arronzandolo): « Innanzitutto la libertà sicuramente non è un’imposizione forzata di un individuo o più individui, nei confronti di un proprio simile, con lo scopo di assoggettarlo, contro la sua volontà, per un proprio esclusivo interesse. Relativamente alla mia persona, l’unica libertà che mi sono concesso fino a dora, e di scegliere (non so con quanta e quale autonomia) il soggetto da cui dipendere. Per una comprensione più completa ti invito a leggere quest’illuminate pensiero del filosofo francese Gustave Thibon. Soffermati sul termine “vocazione”, sarà il prossimo argomento. Molto parte da lì … se non tutto»

” Definire la libertà come indipendenza nasconde un pericoloso equivoco. Non esiste per l’uomo indipendenza assoluta (un essere finito che non dipenda da nulla, sarebbe un essere separato da tutto, eliminato cioè dall’esistenza). Ma esiste una dipendenza morta che lo opprime e una dipendenza viva che lo fa sbocciare. La prima di queste dipendenze è schiavitù, la seconda è libertà. Un forzato dipende dalle sue catene, un agricoltore dipende dalla terra e dalle stagioni: queste due espressioni designano realtà ben diverse. Torniamo ai paragoni biologici che sono sempre i più illuminanti. In che consiste il “respirare liberamente”? Forse nel fatto di polmoni assolutamente “indipendenti”? Nient’affatto: i polmoni respirano tanto più liberamente quanto più solidamente, più intimamente sono legati agli altri organi del corpo. Se questo legame si allenta, la respirazione diventa sempre meno libera e, al limite, si arresta. La libertà è funzione della solidarietà vitale. Ma nel mondo delle anime questa solidarietà vitale porta un altro nome: si chiama amore. A seconda del nostro atteggiamento affettivo nei loro confronti, i medesimi legami possono essere accettati come vincoli vitali, o respinti come catene, gli stessi muri possono avere la durezza oppressiva della prigione o l’intima dolcezza del rifugio. Il fanciullo studioso corre liberamente alla scuola, il vero soldato si adatta amorosamente alla disciplina, gli sposi che si amano fioriscono nei “legami” del matrimonio. Ma la scuola, la caserma e la famiglia sono orribili prigioni per lo scolaro, il soldato o gli sposi senza vocazione. L’uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare. Così il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma in termini di amore. La potenza del nostro attaccamento determina la nostra capacità di libertà. Per terribile che sia il suo destino, colui che può amare tutto è sempre perfettamente libero, ed è in questo senso che si è parlato della libertà dei santi. All’estremo opposto, coloro che non amano nulla, hanno un bello spezzare catene e fare rivoluzioni: rimangono sempre prigionieri. Tutt’al più arrivano a cambiare schiavitù. Sono malati incurabili che si rigirano nel proprio letto. “

(Gustave Thibon)

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