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Archive for maggio 2013

correre

“ Forse il mio senso morale rifiuta questi discorsi: eppure, in base alla mia esperienza e all’osservazione di me stesso e degli altri, sono arrivato alla persuasione che la sessualità è il centro di gravitazione intorno al quale ruota non solo la vita intima dell’individuo, ma anche tutta la vita sociale “.
Wilhelm Reich

E’ un pensiero assolutamente condivisibile, del quale sono stato sempre un convintissimo sostenitore, ancor prima che venissi a conoscenza della sua divulgazione su scala mondiale. Ma chi è il prestigioso autore che l’ha concepito?
Wilhelm Reich, nato nel 1897 e morto nel 1957, è stato un medico e psichiatra austriaco, uno dei più autorevoli allievi di Sigmund Freud, noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità e per i suoi studi sul rapporto fra autoritarismo e repressione sessuale, nonché per la sua controversa teoria sulla cosiddetta “energia orgonica”.
Per le sue teorie sulla sessualità ed i suoi appelli pubblici per la liberazione dei costumi, Reich è passato unanimemente alla storia come il “profeta” della “rivoluzione sessuale”, quella che scosse l’Europa tra gli anni sessanta e gli anni settanta. (fonte Wikipedia).
Un suo studioso, Lodovico De Cesare, così ne sintetizza l’impegno:
“ Molti considerarono e continuano a considerare Reich un folle, uno psicopatico, ma anche se si volesse condannare l’uomo non si può distruggerne l’opera.
Punti fermi rimangono, nei suoi scritti, l’esaltazione della libertà sessuale e l’affermazione che la sua repressione costituisce la causa principale non soltanto delle turbe psichiche individuali ma dell’oppressione capitalista, dell’insorgere del fascismo, dell’autoritarismo stalinista, insomma la radice di ogni forma di tirannia.
Reich ebbe il merito di intuire e di sottolineare che il paziente, per guarire, avrebbe dovuto essere messo nelle condizioni di ottenere un abbandono completo nella fase dell’orgasmo.
Reich era un comunista, pur essendo divenuto nel corso degli anni un accanito pacifista non violento. Il suo il motto era « L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le vere sorgenti della nostra vita» (come dargli torto) “ (da “Lo psicanalista senza divano”).
Di Reich, della sua vita, dei suoi lavori, si sono scritte pagine e pagine. Anche la sola sintesi richiederebbe un impegno, una competenza ed uno spazio non trascurabili. Ciò su cui intendo soffermarmi io, è un particolare aspetto di natura puramente scientifica.
Reich aveva intuito il ruolo fondamentale di alcuni neurotrasmettitori sull’equilibrio psichico di un individuo. Ad una forma di rilassamento fisico deve associarsi, secondo Reich, una forma di “liberazione mentale” mediante il rilascio a livello cerebrale di Endorfine. All’epoca il sistema più noto (e semplice) per produrre le endorfine era l’orgasmo: qui si fonda, a torto o a ragione, l’importanza che Reich dava all’orgasmo e di conseguenza alla “liberazione dei costumi sessuali” al fine di rendere l’uomo più libero e consapevole della propria sessualità e dei legami tra una “sessualità repressa” e l’insorgere di patologie psicofisiche.
Le Endorfine, giusto per chiarire, sono un gruppo di sostanze prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’Ipofisi, classificabili come neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, ma con portata più ampia.
La comunità scientifica internazionale, successivamente, oltre a confermare la funzione primaria delle Endorfine, ha accertato anche l’incidenza positiva di altri ormoni neurotrasmettitori come la Prolattina, l’Ossitocina, la Dopamina e la Serotonina. Tutte sostanze prodotte durante l’attività sessuale.
Concludendo si può affermare che, senza scendere troppo nel dettaglio, per puntare al raggiungimento, o al semplice mantenimento, di uno stato di benessere psicofisico, di equilibrio, per rilassarsi, per scaricare le tensioni emotive e rendere più efficiente il sistema immunitario, l’unica via efficace risulta essere quella di liberare questi benedetti neurotrasmettitori. Dal momento, però, che qui su WordPress, come si evince da certe confessioni (lagnanze) non per tutti, ahimè!, risulta agevole far ricorso al metodo di produzione più efficace ed auspicabile, e soprattutto più piacevole: un appagante accoppiamento sessuale che vada ben oltre la semplice, sebbene sempre ben accetta, scopata, o il classico surrogato fai da te, ritengo doveroso informare i lettori, qualora ne fossero allo scuro, che l’esercizio fisico praticato con criterio, sortisce gli stessi benefici effetti. A tal proposito, sarebbe consigliabile il raggiungimento della soglia anaerobica o soglia del lattato: l’indice che determina il livello massimo di sforzo fisico che l’organismo può sostenere senza accumulare acido lattico e ioni idrogeno nel sangue e nei muscoli …. vabbè! Lasciamo perdere. Approfittiamo quindi dell’arrivo, sebbene stentato, della bella stagione e CORRIAMO!!
Reprimiamo le tensioni, piuttosto che i “malsani” propositi: basta con l’intolleranza, con l’eccessiva suscettibilità, con l’incazzarsi per nulla. Basta con le imprecazioni!! ECCHECCAZZO!!! … almeno fino al prossimo inverno.

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aqua

Davanti all’acquario si può star delle ore assorti in fantasticherie, come quando si contemplano le fiamme del caminetto o le rapide acque di un torrente. E si imparano molte cose durante questa contemplazione.
Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all’acquario, e sull’altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo!

Konrad Lorenz, “L’anello di Re Salomone”

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lupo solo

” L’opposto di solitudine non è stare insieme. È stare in intimità.” (Richard Bach).

Mi piace quest’aforisma. Sebbene molto sintetico, esprime, nella sua semplicità, la mia idea di solitudine. Non intendo quella che si cerca nella meditazione e nella preghiera, che si sospinge nella ricerca dell’ispirazione o della contemplazione estatica, intendo quella più deprimente e deleteria, sinonimo d’isolamento ed emarginazione. E’ una condizione che mi appartiene, aldilà delle apparenze, e che ho cercato più volte di comprendere nelle sue stratificazioni.
Ritorno all’aforisma dove dice: “E’ stare in intimità”.
Per me l’intimità, aldilà della sua definizione classica, ovvero una condizione di particolare vicinanza, fisica e/o emotiva, fra due o più esseri umani, presuppone un requisito essenziale: la condivisione della verità. Quella che dimora infondo ai nostri cuori: l’unica, totale, autentica. Quella che troppo spesso sussurriamo sottovoce, velata, mistificata, persino a noi stessi. Quella che non ammette aggettivi, come l’amore vero o la giustizia – la mezza giustizia o l’equa giustizia. La giustizia è una sola: o è giustizia o non lo è -.
Tornando all’intimità, non ci può essere vera intimità, o profondo scambio di essenze, se non ci si apre nella forma più totale e sincera; direi anche: disinibita. Questo limite ci spinge alla solitudine. Spalanca le porte ad uno tra i vizi più subdoli: l’autocommiserazione.
Più si restringe il cerchio dei depositari dei nostri più intimi segreti, per viltà, per vergogna, per mancanza di profondo convincimento, per stanchezza, depressione o anche per orgoglio o supponenza, più si tende a rifugiarsi nella solitudine. Si protende a quella forma di auto-appagamento che non ha niente che fare con la libertà e l’indipendenza.
A parer mio, uno dei doveri principali che ci tocca rispettare su questa terra, con rispetto ed onestà verso chiunque, è l’iterazione sociale; ma non solo, qualora gli eventi, o la nostra stessa natura, ci abbiano dirottato, bisogna puntare alla nostra piena riabilitazione reclamando corrispondenza, con fiducia ed entusiasmo.
Questo è ciò che penso, o meglio, ciò di cui soffro … a volte.
Vostro luporenna.

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Henry_Miller_aphorism

Pure, non riesco levarmi di mente lo scarto che c’è fra idee e vita. Uno scarto permanente, per quanto noi cerchiamo di celarlo con lucida tenda. E non va. Le idee debbono sposarsi all’azione; se in loro non vi è sesso, non vita, non c’è azione. Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero. Le idee sono in rapporto con la vita: idee di fegato, idee di reni, idee interstiziali, ecc. Se fosse stato sol per amore di un’idea, Copernico non avrebbe infranto il macrocosmo esistente e Colombo non avrebbe dato alla fonda nel Mar dei Sargassi. L’estetica dell’idea produce vasi di fiori e i fiori si mettono alla finestra. Ma se non c’è né pioggia né sole a che serve mettere i fiori alla finestra?

Henry Miller, “Tropico del Cancro”

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daisy

Daisy

Ormai non v’è alcun dubbio,
un fiore basterebbe.
Un fiore malandrino
che sbuchi di soppiatto.

Daisy è l’essenza,
la brama che sovrasta,
che argina i rigurgiti d’un tempo.
Daisy è la musa.
Daisy è la tana.

Daisy è il tuo lui,
il maschio un po’ tutto,
che riempie il silenzio,
che avverte il momento,
che libera il freno.
Ti trascina sul treno.

Daisy è con noi,
libra con noi,
gioca con noi,
ci pizzica il culo
e ci rende felici.

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napoli al tramonto

Non sono abbastanza forte per il nord: là imperversano gli spiriti pedanti ed artefatti, che non sanno fare altro che lavorare alle norme della convenienza, come il castoro alla sua costruzione.
Ho vissuto tutta la mia gioventù fra gente simile! Mi è venuto in mente all’improvviso, mentre per la prima volta vedevo il cielo grigio e rosso della sera scendere su Napoli, un brivido di compassione per me stesso, l’idea di cominciare a vivere da vecchio, e lacrime, e, all’ultimo istante, la sensazione di essere ancora in tempo per salvarmi.

(Friedrich Wilhelm Nietzsche)

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pensare

Pensando a momenti straordinari che ho immaginato di vivere, a “contropartite considerevoli”, mi chiedo a volte, lucidamente: come ho potuto credere di riuscire a realizzare quel sogno? Come ho potuto sottovalutare tutte le difficoltà e gli insormontabili ostacoli che si frapponevano (e si frappongono tuttora) tra me e quel mirabile traguardo? Quanto e come incide nella definizione di un riscatto, la passione, il desiderio sessuale? Cosa ha a che fare tutto questo con una sana speranza, con la legittima ambizione? E l’egoismo? E’ sempre dietro l’angolo? E’ sempre da combattere?
E’ questo il mio tormento, la mia cronica follia: un continuo andirivieni tra miraggi e tristi risvegli. Ed il tempo, ahimè, non m’ha guarito. Io volo ancora, per brevi esplorazioni: ho il sonno più leggero e consapevole. Capita a volte, addirittura, che l’immaginazione preceda di un nulla il raziocinio, quasi a sfiorarlo.
Il giorno in cui la ragione presiederà la mente, e chiuderà le porte alle utopie, o a semplici illusioni, allora forse si, sarò maturo, serenamente equilibrato, oppure tragicamente rassegnato?

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meccanico

Io potrei non lavorare, proprio così. Diciamo che potrei vivere di rendita. Potrei starmene nella mia tenuta di montagna a coltivare gli ortaggi o a scolpire il legno, oppure a dedicarmi ad un hobby qualsiasi, sia fisico che mentale. Nessun marcatempo, niente badge, niente registro, nulla di tutto questo. Ho già dato. Un giorno, forse, ve ne spiegherò la ragione. Eppure non riesco a non lavorare. Odio l’ozio, il “cazzeggiare”, tranne che affiggere qualche introspezione sulla parete di questa tana.
In questa settimana, ad esempio, per una serie di sfortunate coincidenze, nell’azienda dove opero come consulente tecnico polivalente multidimensionale, sono stato molto impegnato su tre, e dico tre, grosse macchine CNC (a controllo numerico computerizzato).
In questi tipi di macchinari, generalmente, interagiscono: circuiti idraulici, oleodinamici, pneumatici, elettrici, elettronici (hardware), e software (applicativi dedicati), e se non si possiede un minimo di capacità di concentrazione, di intuito, di puntiglio, di conoscenza specifica sulla funzionalità di ogni singola sezione, non “CI SE NE ESCE” (scrisse Carlo Levi in “Cristo si è fermato ad Eboli”), culo a parte, e non è il mio caso. Intendo quelle persone “illuminate” che con la sola imposizione delle mani, e qualche attrezzo da scasso, risolvono i problemi senza alcuna cognizione, o quantomeno, non li risolvono ma non apportano danni ulteriori.
Beh! Devo ammettere che alla fine, quando tutto riprende magicamente a funzionare, compresa la mia FIAT Multijet Diesel, dopo la sostituzione della Centralina Preriscaldo Candelette, contro il parere di diversi meccanici, un po’ di soddisfazione la si prova.
“Il lavoro nobilita l’uomo” e ne accresce dignità ed autostima, oltre distrarlo quanto basta, nella forma più efficace e produttiva.

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saramago-giornale

La Cosa Berlusconi

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese,  significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Berlusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Berlusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Berlusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del  secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?

José Saramago – 8 giugno 2009

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libro

“ Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell’incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l’improvvisa puntura di un ago, e io l’ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare, come comportarsi, come non comportarsi, chi detestare e chi ammirare, cos’abbracciare e quando scappare, cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficiale, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come restare un’anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere andato in giro per anni con l’aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: ascoltando. “

Philip Roth, “Ho sposato un comunista”

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