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Archive for aprile 2013

Anziano-che-balla

Per chi non lo sapesse, per “Farmaco generico” s’intende quel medicinale non più sottoposto a copertura brevettuale. Per l’esattezza, ciò che viene sottoposto a copertura è il principio attivo del farmaco (la molecola).
Per copertura brevettuale s’intende quell’intervallo di tempo entro il quale la ditta che ha brevettato il farmaco mantiene l’esclusività nella commercializzazione. In Italia tale periodo è fissato in 20 anni. Questo non esclude che la ditta che detiene il brevetto non possa cederne la produzione, dietro compenso (royalty), ad altre ditte farmaceutiche.
Si tratta di una pratica atta a contenere effetti speculativi, a tutto vantaggio dei consumatori. Grazie ad essa, quindi, i farmaci generici costano almeno il 20% in meno rispetto ai farmaci di “marca”. Questo costo inferiore è dovuto al fatto che le ditte produttrici di farmaci generici devono sostenere solo le spese di produzione e non quelle di ricerca. In moltissimi casi la riduzione di prezzo può raggiungere anche il 40-50%.
Facciamo un esempio – a qualcuno può interessare -: Il prossimo mese di Giugno scade in Italia la copertura brevettuale di un farmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Pfizer. Tale farmaco viene venduto attualmente, in confezione da 4 compresse a dosaggio intermedio, a 54 euro. La riduzione di prezzo prevista si aggira intorno al 30-40% – uno sconto notevole -. Questo ne consentirà la vendita al dettaglio, ad un prezzo oscillante tra i 32 e 38 Euro.
Per completezza d’informazione, aggiungo un piccolo dettaglio, benché irrilevante: il farmaco si chiama Viagra …… ihihihihih!

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governo_letta

” Anche i più strenui difensori della libertà di cambiare idea non possono non notare che di questo diritto si fa un certo abuso, a volte. Soprattutto quando cambiano le maggioranze politiche o le egemonie culturali e scoppiano le transumanze.”

Claudio Sabelli Fioretti

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rospo

Pensando all’attuale situazione politica, vi siete mai chiesti, in piena sincerità, cos’è che fa storcere il naso alla gran parte degli elettori di sinistra ed una parte consistente degli stessi deputati?
Partiamo dall’elemento più attuale e significativo: la composizione del nuovo governo e la sua agenda.
Elementi di novità sono sotto gli occhi di tutti, accompagnati anche da buoni e condivisibili propositi. La cosa, se da un lato acquieta i politici, da un altro placa a stento il risentimento di molti simpatizzanti, me compreso.
Un osservatore neutrale, potrebbe immaginare che la nostra ritrosia sia incentrata su principi, definiamoli tecnici, programmatici: il criterio con il quale si stabiliscono certe priorità – più o meno -.
Si tratta di un dato fisiologico presente in ogni società evoluta. Paesi nei quali, aldilà dei protocolli o delle contrapposizioni ideologiche, persino radicate, regna comunque un clima di tollerante e civile confronto/scontro politico. Ciò è valso anche per noi italiani fino ad una ventina di anni fa, che io ricordi: i tempi del PCI ed il famigerato pentapartito. Cos’è cambiato da allora? Qualcuno è comparso all’improvviso sulla scena politica inoculando il più letale agente patogeno: il virus dell’odio e dell’intolleranza. Tutti ne sono rimasti contagiati. Un evento senza precedenti nella nostra storia repubblicana.
Sulla sua diffusione si sono spesi fiumi di parole: elenchi interminabili. Non starò qui a riproporveli, la rete è stracolma. Voglio semplicemente spingervi ad una riflessione.
Ieri 28 Aprile, ho visto seduti al tavolo del governo, nella loro prima seduta – purtroppo, d’emergenza – fianco a fianco Enrico Letta e Angelino Alfano. E’ stata la volta in cui, quest’ultimo, mi è parso più normale del solito, meno ributtante.
Per un attimo mi si è riproposta l’immagine, con le dovute differenze, di quando discussero tra loro alcuni artefici del famoso compromesso storico. Due su tutti: il democristiano Benigno Zaccagnini e il compagno Chiaromonte. Poi il pensiero è andato oltre. Ho cercato d’immaginare lo stesso Zaccagnini, in qualità di segretario nazionale della DC, chiamare a raccolta i propri rappresentanti per manifestare davanti al tribunale di Milano o, ancora peggio, sostenere compatti in parlamento il presunto legame di parentela tra Ruby rubacazzi e il presidente Mubarak, per parare il culo ad Aldo Moro e beffeggiare un’intera nazione. Schioccante !! Per fortuna è durata poco. Un vero incubo ad occhi aperti

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strada-senza-fine

“ Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.”

José Saramago, “Viaggio in Portogallo”

Vi sono viaggiatori e viaggiatori che avvertono entrambi il desiderio di ricominciare con la stessa identica passione, e probabilmente provano anche la stessa voglia di condivisione. La differenza tra gli uni e gli altri, sta nel come accolgono il viaggio la prima volta. Tutto qui.
Le persone che non vivono il presente, sempre protese, non si sentono mai appagate totalmente, pur apprezzando appieno le bellezze della vita: il viaggio, appunto.
Se per alcuni ripeterlo non è essenziale, per altri lo è. Colma un vuoto.
Io la ripetizione di un viaggio la metto in conto da subito. Sempre. E’ una necessità di completamento.

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Bayern-Barcellona

Bayern – Barcellona

Accenti melodiosi penetranti
sospingono duelli volteggianti.

“Drizza la picca, infila l’anello”

Brandelli d’alterigia variopinta
sostengono i diletti nella lizza.

“Punta l’ariete, maestra è la porta”

I volti disegnati, ebbre le menti.
Indotte son le lacrime dai cerberi.

“Pronta la mira, scocca il dardo”

 Dell’uno o l’altro labaro la gloria

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amore_1

” Cos’è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio? Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino? Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos’è che lo rende molle, più molle della cera? È l’amore! Cos’è che è più vecchio di tutto? È l’amore. Cos’è che sopravvive a tutto? È l’amore. Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? È l’amore. Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto? È l’amore. Cos’è che sussiste, quando tutto frana? È l’amore. Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno? È l’amore. Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? È l’amore. Cos’è che rimane, quando viene abolito l’imperfetto? È l’amore. Cos’è che testimonia, quando tace la profezia? È l’amore. Cos’è che non scompare, quando cessa la visione? È l’amore. Cos’è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro? È l’amore. Cos’è che dà benedizione all’abbondanza del dono? È l’amore. Cos’è che dà energia al discorso degli angeli? È l’amore. Cos’è che fa abbondante l’offerta della vedova? È l’amore. Cos’è che rende saggio il discorso del semplice? È l’amore. Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta? È l’amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro. “

Søren Kierkegaard

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serracchiani

La gente, spesso, è sorprendente, si dimostra più responsabile e comprensiva di chi la governa.
E’ successo ieri, 22 Aprile, quando in piena autonomia, una parte dell’elettorato del Friuli, ha dato una prova significativa di tolleranza e intelligenza, riconoscendo e premiando, indipendentemente dai demeriti del suo schieramento d’appartenenza, l’impegno e le qualità morali di Debora Serracchiani: onestà, coerenza, incorruttibilità.
Un segnale d’insperata fiducia, per gli scellerati strateghi del PD e per i suoi nuovi amministratori, nella speranza che lo sappiano cogliere in ogni sfumatura.
Un esempio dal quale ripartire con umiltà e profonda riconoscenza verso coloro i quali hanno deciso di reiterare il proprio sostegno, nonostante tutto.
Spetta a voi, quindi, eredi nel bene e nel male di un inestimabile patrimonio di risorse umane e principi, fornire una dimostrazione di rinnovata trasparenza, pragmatismo, lungimiranza, ma soprattutto le riposte a quei pochi inquietanti interrogativi che la mirabile Debora, ed un milione di delusi elettori, vi hanno calorosamente rivolto.

A presto!
( … sapessi almeno con chi sto parlando …)

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